sabato 12 aprile 2025

2025 04 12 – Leonardo e la Cina cognitiva

 2025 04 12 – Leonardo e la Cina cognitiva.

 

Gatti bianchi e gatti neri.

Abbiamo appena raccomandato di riconoscere i gatti bianchi nella guerra cognitiva.

E avevamo parlato nel dazionario di guerra di indifendibilità del nostro beloved madeinitaly.

Come noto a tutti siamo in tempo e campo di guerre ibride.

Bastarde parenti di quella cognitiva.

Che sintetizzo essere quella in cui non ci puoi capiscere nu’ cazzo.

Intanto qui a Milano siamo persi nella guerricciola del desaign e della grana.

Vi trasloco dove abito nei pressi di piazzale Brescia.

È una zona residenziale bonificata da rifiuti umani di varia natura.

Sta appena al di qua dello spartiacque della leggendaria circonvallazione 90 91.

Rubicone limite da non valicare verso una delle casbah metropolitane.

C’è una bella casa antica rimasta per decenni in stato di semiabbandono.

Ha un bel parco con tanto di stagnetto occultato da una perimetrica cannucciata.

Qualche mese fa il parco di incanto si anima.

Sempre in incognitiva discrezione.

Prima di tutto viene rimosso il cannucciato.

Come fosse un invito a guardare pure come si fa.

Ad animare il parco sono degli orientali, diremmo cinesi.

Tanto sono in talmente tante varianti che non vuol dire niente.

Arrivano molte casse da imballaggio di legno.

Vengono accatastate in tutto il parco.

Mentre piccoli manipoli di lavoranti fanno ordine zitti zitti.

Per questo mi convinco che devono essere proprio cinesi e li categorizzo.

Arriva quel deus ex machina della nostra tragedia di lamentosi esportatori.

Il mitico salone internazionale del mobile.

Col suo fuorisalone e tanto di oltresalone e metasalone di desaign.

Lì in via Paris Bordone 9 ci sono ancora quelli che sono i resti della Cascina Bolla.

Luogo in cui ha vissuto Leonardo da Vinci in buona parte di un suo soggiorno milanese.

La via è piuttosto decentrata e ai tempi era campagna.

Si dice che dalla cascina partisse anche una via sotterranea.

Che la collegava al Castello Sforzesco.

Io ho sempre pensato che la soluzione della mia guerra cognitiva fosse la concessione.

Quella di dare ai cinesi di nascosto tutto il nostro patrimonio da valorizzare.

Da farci il parco giochi del mondo.

Mica per sempre, solo un paio di secoli tipo Hong Kong.

Perché in Paris Bordone i lavoranti oggi ricevevano loro eleganti emissari.

Le casse aperte rivelavano che contenevano dei mobili.

Che Leonardo poteva disegnarli facili con il mignolo di un piede.

Ma invece anche un sinodesaigner.

E infatti ci avranno copiato come sempre.

Una dirimpettaia borghese signora di quartiere saluta il sinoboss.

Quello non se la fila manco de pezza e fa solo segno che è tutto a posto.

La signora guarda dal balconcino il parco ripulito.

E canticchia ignara cognitiva l’esportato Paolo Conte.

Il popolo applaude e ringrazia quel poco che sa.

Di Cina di Buddha e di chi resta qua.

Siamo davvero cani da pagliaio.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Sijmadicandhapajiee  

 

Sinocognitivi in incognito



 

2 commenti:

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  2. Si accende, risplende, s'incendia
    E rimane in aria la vampa sorride
    È nel ciclo buio e si stampa
    Il popolo applaude e ringrazia
    Quel poco che sa
    Di Cina, di Buddha, ma i cani
    Gli scappano già.
    sijmadicandhapaijiee
    Qualcuno è un meccanico
    Un altro da lì mi manda
    A farmi aggiustare il volante
    E non mi domanda
    Né soldi né grazie né niente che tanto di là
    Si vede la branda occupata dal sonno che ha
    Sijmadicandhapaijiee
    Infine pochissimo importa
    Se là qualche donna ha preso alle stelle
    Una musica che non darà a nessuno
    Il permesso di un ballo con lei
    È gente per cui le arti stan nei musei
    Sijmadicandhapaijiee

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