2025 03 01 – Le stagioni dei baci.
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Bacio.
Ovvero l’atto compiuto
applicando e premendo le labbra su persona o cosa.
In segno di amore, venerazione,
devozione e simili, chissà quali.
Così principia la veneranda
santissima enciclopedia.
Minchia ma che squallore di asettico
definizionismo.
Neanche un briciolo di romantico
trasporto.
Allora vi trasporto dove dico
io.
Viaggeremo nel tempo delle
stagioni.
Io mi affido alla mia ciclopica
pedia che chissà che cosa sia.
Con un bacio dico addio a quella
cosa asettica.
Con un bacio accolgo la follia
di quella mia.
E baci e abbracci a tutti quanti,
sia all’indietro che in avanti.
Racconterò una storia di mie stagioni
e loro baci.
Io non ricordo il mio primo
bacio, ma so che l’emozione mi ha travolto.
Lo so perché quando me ne hanno
privato per mesi non ho più mangiato.
La seconda primavera di stagione
richiese una attesa di un decennio.
Il ricordo vivido del primo bacio
sembrava infine digerito.
Ma la paura di perderlo ancora
mi uccideva e lasciai per sempre quelle labbra.
La terza stagione era piena di
ricerche e tentativi.
Baci accennati, approfonditi,
sensuali, consumati e comunque tutti mai sprecati.
La quarta volta fu il primo
bacio di una serie di strazianti addio.
Il bambino mio nipote fu
rinchiuso da un tumore e morì nell’ospedale.
Lo baciai solo nel cuore, di
nascosto per pudore dell’altrui dolore.
Arrivò il turno dei baci di
morte ai genitori.
Curai mio padre per una stagione
lunga anni con filiale affetto e devozione.
Senza smancerie né baci, solo con
un’unica carezza nell’ultimo ti voglio bene.
E fui baciato dalla dea fortuna
per essere liberato tutta la vita.
Arrivò la stagione di mia madre
e la baciai soffocante per cercare di farla respirare.
Fu un bacio di perdono e in
cambio ricevetti tutte le stagioni dopo.
Era ancora la stagione delle
morti e baciai così anche mia moglie.
Ora rimando ad un suo bacio che
era sembrato quello di un giuda.
La stagione che seguì fu di baci
libertini, dati e presi come in attesa.
La scoperta si rivelò con un
bacio di furore illuminato, come di essere toccato.
Passarono anni a cercare una
stagione di altri baci.
Con in fondo la fiducia che
sarebbero arrivati.
E arrivò con mille baci
immaginari a mia figlia ignara, donati di nascosto.
Sempre risuonanti nelle lacrime
e nei brividi come campane tibetane.
Le vibrazioni arrivarono fino a
dove dovevano.
Un bacio rubato risvegliò tutte quelle
anime baciate e ritorno.
E si reincarnarono in una nuova
giovane famiglia piena di baci.
Sono baci diventati grandi,
cresciuti in sorrisi carezze e tenerezze.
Sono i baci di questa ultima
stagione di pace forza e amore.
Sono i baci sereni di alte vette
dalle arie rarefatte.
Sono i baci di rispetto da venerabile
maestra.
Sono i baci di animo nobile.
Sono i baci da guardare con la meraviglia
di bambino.
Sono i baci di risvegli di una
nuova era.
L’era vera della roccetta marmotta
guerriera.
Kalimmudda ipsum dixit
Funkyss,
musica leggera per baci di peso
Meraviglia di bambini

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