2024 05 10-Padre Polemos
Il
padre del logorio della vita moderna.
Ricordi
di carciofi liquorosi.
Non
sono scomparso.
Non
è scomparso.
Perlomeno
non come avrei voluto.
Scomparso
dall’olimpo categorico.
Dall’ambrosia
dell’uranio.
Dall’empireo
del sacro blog.
Sono
stato impegnato in questioni edili.
Di
piccolo cabotaggio.
E
a me tocca sempre quel lirico dire.
Mi
hanno messo la scopa in culo per ramazzare la casa.
Con
l’obiettivo di risparmiare, da una parte.
E
di fotterti a dovere, dall’altro
E
così mi sono trovato tra schiere di personaggi.
Frotte
di artigianali fornitori tutti intenti a dare buoni consigli.
Perché
non possono più dare il cattivo esempio.
In
nome del dio danaro conservato e di quello presunto salvato.
Finchè
ho visto the light, visto che siamo nell’era del luminescente dezain.
Un
microcosmo di polemica.
Tutti
a tirare acqua al proprio mulino.
Tutti
pieni di sé.
Tutti
a guerreggiare.
Mai
nessuno a mediare.
Per
dell’oro degli allocchi.
La
ricchezza vera è in connessioni.
Non
in talleri o soldoni, ne metallo in convenzioni.
E
mi sono chiesto perché.
Perché
mi trovassi quella scomoda scopa.
E
la risposta è sempre quella.
La
morale è sempre quella.
Facessimo
merenda con girella.
E
fintanto che prevale lo iosè, non ne veniamo fuori.
Serve
terapia di massa.
Autoanalisi
del gregge.
O
così sempre ho creduto.
Fino
a tastare il tessuto sociale figurato in edilizia.
Una
polemica di mattoni.
Una
guerra di parole.
Che
diventa logoverbo.
Che
diviene poi pensiero.
Perché
se è polemica per un mattone, ecco che la guerra assurge a divinità del logos.
Polemos
per i greci era Ares, il demone della guerra.
Padre
onomatopeico di Alalà, personificazione di grido di battaglia.
E
altri a frotte.
Da
polemos deriva la nostra parola italiana "polemica".
Ma
si capisce che il logoproblema è più profondo.
La
polemica di guerra ce l’abbiamo dentro i geni.
E
che vi aspettate, da tanto affollamento di guerreggianti entità.
Almeno
arguzia ove non astuzia, questo ci vorrebbe.
Mentre
qui si fa la guerra dentro il mare di ogni opposto.
Satanasso
d’ Aristotile, col suo trancio tutto a metà.
E
l’arguzia langue arsa come pece morta.
E
che volete sarà l’istinto di sopravvivenza.
Accumulo
in mille scienze e tecniche senza arte.
Sarà
colpa di Physis, all’antitesi dell’arte di Τέχνη.
Intanto
miei artigiani mi si inculano polemici.
Mentre
sereni approdano al chiringuito normanno.
A
sorseggiare calvadòs.
Kalimmudda
ipsum dixit

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