venerdì 31 maggio 2024

2024 05 31 – I tigli dei droni - La saga - Venire anche tu?

 2024 05 31 – I tigli dei droni-La saga-Venire anche tu?

 

Racconto di quartiere contro il logorìo della psiche moderna

 

I tigli ho detto, i tigli.

Mica i figli.

Che lasciali da parte.

O scateni un putiferio planetario.

Uno strappo orbitale.

Un elastico globale.

Neurosfera universale. 

Che prima del ritorno all’orbita normale, le scie delle parole devono fare il giro attorno al sole.

Mentre quelli, e stavolta dico i figli, non ringraziano, in barba al karma, puttana di gomma.

E che quando l’ho detto e’ scoppiato ‘sto pandemico casino.

Un putiferio di inabili troppo seri, porta segnali, i primi segnali.

La censura imperiale la farà da padrona.

Almeno due postini, di pregio, stroncati nell’esercizio delle loro funzioni.

I postini sono esseri metalogici.

A metà tra numeri binari e creature della postalità.

Da cui il loro nome comune di piccoli post.

Assumono varie forme, la più comune delle quali è il piccionismo.

Creature biotecniche, di poca carne e cuore messo in allarme.

Leggere di carbonio, volano radenti rasenti con ali taglienti a battiti fendenti.

Fanno da un tiglio in avanti a uno indietro e costante ritorno.

Nessuno sa finora il perché e il percome.

Solo che siamo nel nostro piccolo imperativo autoritario vialetto sotto i tigli.

Modesta urbanesima arteriola certamente non imperiale, ma scelta come apparente dimora dai pigeones che non sono solo di Spagna.

E invece no, è ora che lanciamo un allarme con tanto di sorbole.

Scoperta la vera natura di quei che non sono piccioni.

Si tratta di droni dell’ultima generazione, pure dotati di un qualche generatore motore.

Sono figli di intelligenza artificiale, adottati dalle forze dell’ordine per combattere il disordine.

Generale e proprio lì, unter den linden  quello nostro, quello dritto, quello corto, un centinaio di metri.

Pattugliato a camionette, brigatine, squadrette e pure con questi congegni volanti bassi.

Tanto bassi da inquadrarvi nel mirino del riconoscimento facciale a tu per tu.

E trasmettervi la faccia dritto dritto giù in centrale, che sta giù, davvero giù.

Bisogna premettere che questi o altri droni esistono in varianti di molte scale.

La dove nell’oscurità della notte lavorano ad esempio piccoli uomini talpa.

Piccoli quanto certo norreno piccolo popolo di folletti e altri scide

Che ogni mattina lasciano traccia della notte passata a scavare buche.

Mimetiche di merde di cane, coprono in realtà gallerie reticolate sempre di forze d’ordine.

Che tutte puntano di quartiere in quartiere anche per migliaia di metri.

Una per ogni municipalità zonale, e una che sappiamo dove sta.

Seppellite a volte sotto volte antiche, le centrali sono tradite da spie luminose e porte di grande sicurezza.

Di queste una ormai scoperta non sta sotto i tigli, ma nei pressi della trinità dei tonti.

Quel complesso di grattiamoceli a forma di banana e rispettivo bipriapismo, dove passano davvero facce a fiotti, per le compere.

La città della vita, e che, mica cazzi.

Fertile crogiuolo di menti cui all’inglese aggiungerei un the, vengono inquadrate e riconosciute e misurate a comperare inutiliterie.

Quelle che una volta si chiamavano cineserie e oggi sono tutterie, misurate con cervelli inscatolati in quantità maggiore di dieci dentro scatole di scarpe.

Sempre sotto vigile occhio delle forze dell’ordine, che partite dal vialetto dei tiglietti, sono girati per tutta la città a megafonare.

In realtà a consegnare, raccogliere e infine circolare informazioni con appositi devices di cui parliamo un’altra volta.

Questi grossi come alberi sono gli abituali droni poliziotto.

A volte confusi tra megafono e manganello.

Hanno un capo assai elegante.

Che si vede che è tiglioso.

Viaggia a raccattare rifiuti in blazer blu, mica in mimetica d’ordinanza.

Qui regnamo in eleganza, e si mette anche a disposizione dell’urbana popolazione.

Spiegando che la gente a faccia feccia dovrà essere cacciata dal quartiere.

E’ ora, non se ne può più.

Traslochiamo.

Tanto senza tetto un posto vale l’altro

Si son fatti passi avanti, passi da giganti, senza usare manco le mani.

Solo urlando armati a mano.

Fino a che salta il link con la centrale che controlla da sotterra.

E quello in blazer parte e urla ad un poveretto il mantra del te ne devi andare.

Il poveretto sbraita a sua volta.

E vi riporta nel mondo degli umani.

Si vabbene noi andare, ma tu spiegare dove cazzo e’ che noi andare?

Venire anche tu?

In effetti tanta logica che manco un drone.

O no?

 

Kalimmudda ipsum dixit

Venire anche tu? No tu no, ci scommetterei

 

Tale padre, tale figlio questione di geni– Da vedere 




 

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