venerdì 23 maggio 2025

2025 05 22 – “Che” Vittoria.

 2025 05 22 – “Che” Vittoria.

 

Voglio ricordare come si concludeva una precedente lettera.

Quella dal titolo Memorie di educazione vittoriana.

Tu sei stata e sempre sarai la nostra vittoria.

Oggi io so che hai la forza per trovare le tue vittorie.

Per chi legge, l’antefatto è che Vittoria ha trovato il suo primo lavoro.

Quando ho visto la lettera con cui confermavano l’assunzione questa volta non mi sono commosso.

Insomma, un pochino si ma solo con qualche lacrimuccia.

La caparbietà di giovane donna è stata premiata.

Ha fatto tutto da sola.

Alla fine anche un pizzico di fortuna è arrivata.

Funziona così, mon tresòr.

Tuo nonno Carlo amava ripetere che perfino Napoleone preferiva un generale fortunato ad uno bravo.

Ma la fortuna non è un caso.

E’ questione di bilanciamenti, di pareggi, di restituzione, di ritorni.

Tutto quello che fai e dai prima o poi ti torna indietro.

Anche l’immenso amore testimoniato dal dolore per mamma.

Comunque sempre tuo nonno diceva che nella vita ci sono locomotive e vagoni.

Tu, come ero anche io, mi sembri proprio una locomotiva.

Ma ancora non lo vedi del tutto.

Sei ancora un treno in costruzione.

Ma lo intuisci quando lanci i tuoi giudizi tranchant.

Quelli con la tua pertinente ironia.

Quelli densi di critica.

Ma per fidarti hai bisogno di qualche successo.

Come questo.

Nato come frutto di tutte le scelte che hai fatto.

Oggi puoi dirti che non c’è niente che hai sbagliato.

Tutto ti ha guidato con il cuore.

Tra poco sarai pronta per continuare a costruirti.

Libera dai legacci che ti stai sciogliendo dentro.

Io a volte ti riconosco.

Pensa che quando ho finito l’università mio padre aveva già organizzato tutto.

Tesi con il rettore della Bocconi e poi lavoro in studio da lui.

Ci misi qualche secondo da locomotiva in corsa.

Magari vedi se ti ricordo qualcuno.

Io non sapevo cosa volevo fare.

Ma di certo non quello.

E me ne scappai nella più grande azienda italiana.

Grazie alla intercessione di zio Sergio.

Volevo vedere i numeri del mondo.

Volevo sapere come funzionava questo gioiello di macchina globale.

Il migliore mondo mai esistito, anche se spesso non lo sembra.

Non mi interessavano i soldi.

Io volevo sporcarmi le mani, costruire, revoluzionare.

Ma quello naturalmente ero io, non tu.

Quello che riconosco in te però è la voglia di vedere.

E quando invece dici no è perché è no.

Anche se non sai perché tu segui il tuo cuore.

Questa è la tua forza.

Questo è il mio orgoglio.

Un giorno ti accorgerai di essere un condottiero.

Una locomotiva.

Lo si è e si vede fino dai dettagli.

Non vuol dire essere imperatori.

Ogni cosa che fai può essere una piccola rivoluzione.

Le locomotive lo sanno e tirano.

Gli altri si accontentano e seguono.

Se vorrai tu sarai un condottiero, come un piccolo Che Guevara.

Testa dura e cuore puro.

E farai le tue rivoluzioni.

Buone per generazioni e generazioni

Anche se adesso ancora non ti perdoni.

Ora perdona invece un vecchio che si diverte a giocare con le parole.

Ma mai con i pensieri e con le anime.

Stamattina dopo averti scritto ho preso il metrò.

E’ salito un ragazzo.

Gli ho detto dispiaciuto che non avevo monete.

Mi ha sorriso.

E si è messo a suonare….

Che Guevara.

Ho pensato a te e a mamma.

Niente accade per caso.

E tutto concorre al bene.

Spesso con grande fatica.

Ma senza mai essere soli.

Ma grande puce financière.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Che Guevara.

  



 




 

Memo . 2025 03 05 – A Vittoria. Memorie di educazione vittoriana.

 

E’ carnevale e c’è la festa di quartiere.

Dal balcone guardo i bambini giocare.

Ogni volta che lo faccio è un colpo al cuore.

Un ricordo di dolori mai svaniti.

Siamo figli persi nati e ritrovati.

Il telefono mi distoglie dai pensieri.

È mia figlia che mi chiama da Londra.

Caparbia testa dura ha seguito il cuore.

A Londra voleva andare e a Londra è approdata.

Lo racconto a tutti con fiero orgoglio.

Pure a lei che mi mostra una lettera che ha scritto.

Malsana pratica da qualcuno ereditata.

Si deve presentare per trovare lavoro.

Vuole e cerca ambiti di numeri e finanze.

E’ diventata grande.

Con un brivido me ne ricordo.

Mentre io mi guardo e vedo uno specchio vecchio.

Poi inizio e leggo.

Petite, j’adorais accompagner mon père à son travail.

Enfin… adorer, c’est un grand mot.

Ce qui me captivait était, les décisions à prendre, les chiffres à analyser et les discussions stratégiques.

Un jour, en voyant mon air perplexe devant ses tableaux Excel, il m’a dit : « La finance, c’est comme un jeu d’échecs : chaque décision compte, et il faut toujours avoir trois coups d’avance. »

Mon père m’a initiée à la finance en me faisant suivre la gestion de mes propres affaires.

Toujours avec ses conseils en arrière-plan.

En appliquant ces principes j’ai réalisé que c’était un univers dans lequel je voulais évoluer.

Et à quel point ce domaine me passionnait.

Tutto un fremito mi attraversa.

Da genitori spesso non sappiamo più essere figli.

E a volte i figli sono costretti ad educarsi da soli.

E noi a credere di sapere cosa sia meglio.

Sotto piogge di consigli per imporsi ai controvoglia.

Sono doloranti teste sbattute “a capa e muro”.

Le citai che “si sa che la gente da buoni consigli.

Quando non può più dare cattivo esempio”.

L’educazione vittoriana è ricerche a tentativi solitari.

Ma ora so che ha funzionato perché ho pianto a goccioloni.

A Vittoria “ma puce reine” dico quello che già sa.

Siamo multilingue poliglotti perchè tuo è tutto il mondo.

Te lo dico quindi con regale lingua di napoletano.

Quello di tuo nonno Carlo mio papà mai conosciuto.

Fermo educatore vittoriano che per te sarebbe uscito pazzo.

'A vita è 'nu muorzo ca nisciuno te fà dà' 'ncoppa a chello ca tene.

La vita è un morso che nessuno ti fa dare su quello che ha.

Perciò stammi a sentire.

Perdi tempo a guardarti dentro.

Non sarà mai tempo perso.

Io sarò sempre nel sottofondo in arriere-plan.

Come una pulce nell’orecchio.

Così diceva sempre tua nonna Paola, vittoriana per davvero.

Se vorrai chiedere un consiglio saremo tutti qui per te.

Poi segui sempre il vento del tuo cuore.

Sentirai quanto arriva a fondo il nostro amore.

Infine.

Tu sei Vittoria in memoria del papà di tre cugine che papà e mamma li persero da piccole come te.

Tu ti chiami Vittoria perché tanto cercata, desiderata, infine arrivata e amata.

Tu sei stata e sempre sarai la nostra vittoria.

Enfin… adorer, c’est un grand mot.

Mais nous oui que t’adorons.

 

mercoledì 21 maggio 2025

2025 05 20 - Il caprone espiatorio

2025 05 20 - Il caprone espiatorio

 

Per stigmate intendiamo segni.

Quelli cattolici sono fisici.

Per etimologica precisione sono marchi.

E marchiare vuol dire bollare.

Bolli fisici psichici  o sociali.

Lasciati in soggetti o gruppi da eventi vari.

E che ne vengono bollati.

Così stigma diventa segno distintivo.

Portatore di mal giudizi a priori.

Privi di analisi e critica fondata.

Generalizzato pregiudizio negativo.

Dal potere di innesto superiore.

Ti si infila nel cervello con un meme.

Perché poggia su quel marchio agevole.

Sempre senza critica ed analisi.

Da quel seme cresce la mala pianta.

Generalizzante soffocante rampicante.

Allora dico in culo a stigmate e marchio.

Io scelgo di farmi bersagliare trasparente.

Per vedere chi è davvero il demente.

Non è che sia un esercizio divertente.

Assorbire offese e preconcetti latenti.

Ma permette una scelta consapevole.

Un discernimento del fanculo.

Può allora capitare che si generalizzi.

Che su un individuo ci si focalizzi.

Che la generalizzazione si individualizzi.

Normalmente toccherà a un poco brillante.

Un fenotipo di bovino perspirante.

Di quelli che si fanno inchiodare la testa.

Senza manco un’ombra di protesta.

Un profeta di caprone con le corna da muflone.

Con le sue stigmate tutte in fronte.

Coglitore di ogni briciola di stigma.

Che si faccia portatore d’espiazione.

Della specie del caprone espiatore.

Imbelle lui che pagherà per tutti.

Basta aspettare l’occasione.

Metti tutti in auto in coda a clacsonare.

La pazienza è la virtù dei forti.

Così disse il poeta Guglielmo.

Scende dalla macchina Pierpaolo.

Ma vedi un po’di anna’ affanculo.

Così nostrano urlando declamò.

Forse non fu tecnicamente espiatorio.

Certamente fortemente liberatorio.

Ma che ‘nce frega, caproni o pecoroni.

Era solo per ve ce manna’.

Espiatorio generale affanculo.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Ma che te ne fotte

 

Il  caprone è un muflone con auree corna



 

 



Ndr :

2023 02 21 – Il mio orgoglio e il vostro pregiudizio

Wikipedia - Il capro espiatorio

 


lunedì 19 maggio 2025

2025 05 19 – Scoperto lo spirito santo

 2025 05 19 - Scoperto lo spirito santo.

 

Extra, extra, edizione straordinaria.

Scoperto lo spirito santo.

Eh lo so che sono categorie cattoliche.

Ma questa è tanta roba.

Finalmente una notizia di spessore.

E nessuno se l’è filata.

Tutti presi dalla cronaca del dolore e delle guerre.

Sempre pronti a martoriare terre.

I viventi emettono una debole luce che svanisce con la morte.

Più precisamente gli esseri viventi emettono una debolissima luce.

Essa si riduce drasticamente dopo la morte.

Succede sia nei topi che nelle piante.

Prima di continuare ci vuole un requiem.

Per i topi immolati sull’altare dell’eutanasia.

Del bisogno di appropriarsi.

Di possedere ogni sapere.

Mamma mia però che miopecentrismo.

La luce è valutata debole.

Non si sa chi ha deciso quanto deve essere intensa.

Affinché sia notabile.

E poi svanisce.

Chissà in che meandro d’universo.

Poi precisa l’articolo che forse non sparisce.

Ma si riduce drasticamente.

Fa una bella differenza.

Vuol dire sapere come è fatta ogni essenza.

Cosa sono le oscure porte di infiniti.

Ma che ci frega non è mica rilevante.

Così pare dicano gli scienziati.

Gli studiosi dell’immanente mondo fisico.

Che si confondono col trascendente.

Il fenomeno è probabilmente legato all'attività metabolica delle cellule.

Praticamente sarebbero capaci di illuminare.

Forse per miracolosi mitocondri fotogenici.

Ma si parla sia di topi che di piante.

Mi sento in un film.

Di reincarnazioni e connessioni.

Di avatar in su fino a visnu.

Un mondo elettrochimico tutto connesso.

In cui tutta l’energia è soltanto presa in prestito.

Mi ricordo quel furore maniacale che mi investì.

Che meraviglia di chiarezza e limpidezza.

C’era un cameriere di arcangelica bellezza.

Faceva ridere mia figlia con mille trovate.

Gli chiesi perché tutti mi guardassero.

Lui mi fece alzare e mi portò davanti a uno specchio.

E mi disse solo guardati.

Brilli come un lampadario.

Vuoi vedere che lo spirito santo non pesa come l’anima.

Ma ha solo il nullo peso del fotone.

Provate pure qualche mantra di preghiera.

Garantito che quella non vi ucciderà.

Credevamo che l’anima avesse massa.

E invece bisognava solo accendere la luce.

Quella dello spirito santo.

 

Kalimmudda ipsum dixit

No superstition


Requiem per i topini



domenica 18 maggio 2025

2025 05 18 - Il mestiere di giardino

 2025 05 18 - Il mestiere di giardino.

 

Il giardino pulsa di primavera.

Ogni giorno si rigonfia di alchimia.

Le piante fanno metamorfosi continua.

Seguono i loro ritmi circadiani.

Accumulano luce di giorno.

Nel silenzio della notte continuano a pompare.

Senza mai smettere.

Come per paura di perdere la stagione.

Non sanno che è il loro mestiere.

Sono intente a fare fotosintesi.

Ma non solo.

Sono asili e nidi per le anime.

Giocano semplici il miracolo della rinascita.

Nemmeno le rose sanno che è il loro mestiere.

Mentre noi lì che arranchiamo

Tutti i giorni loro salgono di scala.

Nella rincorsa alla perfezione naturale.

Guardano con distacco il dramma degli umani.

Di quel mondo che a loro indubbiamente doveva sembrare cattivo.

Il filo d’erba è diventato spettatore.

Mentre l’umano si è incarnato predatore.

Il giardino è una fortezza.

Quattro mura di alte piante di verzura varia.

Di recente l’uomo ha scoperto che comunicano.

In quella folle corsa alla tanta scienza.

Entra in campo il deus in macchina.

Un po’ paciosa aquila un po’ marmotta.

Stanno appollaiate su di una cengia.

Nell’onirico giardino ingabbiato di corrente.

Essa solleva i pensieri in un vortice.

E lo spara fuori dalle mura a spirali fatte a scale

Si rimirano la valle della sapienza.

Chiuse in quel quadrante di porzione.

Sono diventate perfezione di evoluzione.

La marmotta guarda l’aquila nella sua mente.

L’aquila si staglia immobile ben visibile nel cielo.

La marmotta chiede “e adesso?”.

Non c’è nessun adesso, la metamorfosi è terminata.

Siete essere perfette.

E io non ho più fame da vorace rapace.

Mi nutrirò di aria, di acqua e di luce.

Come piante nella perfezione di alchimisti naturali.

Questa era la mia ultima reincarnazione.

Il mio compito era fare selezione.

Perché la marmotta regnasse pacifica sul suo quadrante di creato.

Questo è quel regno dei peli che vi cantate fin dalla notte dei tempi.

L’aquila si alzò per il suo ultimo maestoso volo.

A dorso di un raggio di luce imbrigliato nel suo occhio aquilino.

Generò infinti versi persi al vento di tutti i pensieri.

“L’Io non serve più. Io non servo più”

Disse mentre si scioglieva in un ultimo battito d’ali nel tutto.

La marmotta tardiva voleva parlarle una serie di ultime parole.

Si girò, ma non c’era nessuno.

Un filo d’erba le sorrise danzando con i suoi simili alle onde del vento.

Distratta dalla ragione non riconobbe quel brivido.

Il popolo del giardino rise di gusto.

Lunga la via ancora da fare.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Le rose profumano non sanno che è il loro mestiere

 



 Ndr. Ermelotta sincronizzata e aquila astigmatica

sabato 17 maggio 2025

2025 05 17 - Barcangeli a vela

 2025 05 17 - Barcangeli a vela

 

Condizioni da sogno a lungo attese.

Il vento tira teso in direzioni opposte.

La barca lo risale di bolina.

Giunta abbastanza lontano dalla costa stramba.

E se lo mette in poppa sotto l’onda lunga.

Accelera surfando come un delfino.

Punta dritto verso i monti della costa.

Appena prima di schiantarsi dal govone spunta un cannone.

Lancia un arpione come quelli di una baleniera.

Ma si apre innocuo in un pallone a vela.

I venti opposti fanno ora un mulinello.

L’aria sorge calda d’alba per il sole.

Sale a forma di spirale.

Il pallone viene risucchiato ascensionale.

E sale, sale, sale.

Fino a che incontra una altra corrente.

Gravitazionale.

La barca dà segnali di alterazione genica.

Chiude cupolini sul pozzetto e tutti i boccaporti.

Srotola l’albero maestro.

Si apre una vela magnetica.

Non è più una barca a vela.

E nemmeno una da volo.

È una astronave giunta in orbita.

Ma con rispetto di scienze dure delicate.

Senza strappi al motore nè deliri di potenza.

Ma certamente con tantascienza.

A quel punto si apre il gavone di poppa.

Semina reti da pesca di satelliti a fiotti.

Si dispongono in rete elettromagnetica.

Ed iniziano la pesca miracolosa.

Pescano parole, pensieri, anime e arcangeli.

In ordine crescente di leggera etereità.

Sono reti di pescatori della neurosfera.

Circumnavigano le orbite dell’anima del mondo.

Sono auree forma di spirale

La neurosfera appare densa ma tersa.

Immersa nel suo campo vola una sostanza.

Poi di incanto prende forme.

Come nuvole nel cielo con cui giocano i bambini.

Un signore si rivela.

Ha un sorriso di compassione.

Dice questa è la aletheia.

Volevate una prova.

Sono io rivelazione.

Ecco questa è l’essenza degli arcangeli.

La neurosfera si assemblò in infinite forme a vela.

Sotto uno sguardo di compassione miserevole.

Fu un trasporto di salvifiche bisarche.

Fu un diluvio di barcangeli a vela.

 

Kalimmudda ipsum dixit

There must be an angel


Ndr

L'astrobarca Katagea e la vista di aletheia 

America's cup sulla strada di aletheia

 

Uno sguardo di miserevole compassione.



 

 

giovedì 15 maggio 2025

2025 05 15 – Incanto di rondini, delfini e bambini

 2025 05 15 – Incanto di rondini, delfini e bambini.

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it . Parola : incanto.

 

Sto appollaiato sul balcone.

Batto il ritmo con le sigarette.

Reggo una melodia che forse è armonia.

Continuo ad ammirare le rondini.

Sono schiavo di quel volo frenetico isterico.

Con il loro suono tipico.

L’allegro stridulo garrito.

È l’estate che si avvicina.

Fanno così da primavera inoltrata.

È una orchestra che le accompagna.

Io lo so che cerco gli schemi.

Ricorrenze di un qualche ordine.

Ma più le guardo più mi convinco.

L’ordine che cerco lì non c’è.

Il loro ordine sta in quel disordine.

Con rasoiate alate fanno il pelo ai balconi.

Circolano in vortici nella corte quadrata.

Forse seguono la fibonaccia.

Perché volano a spirali.

Ma non sono mica sceme.

Solamente se bastante la bonaccia.

Io lo so che dicono qualcosa.

Ma sono intriso di curiose spiegazioni.

Appropriazioni per cui mi perdo l’evidenza.

La ritrovo nel ricordo di Potenza.

Io lo schema l’ho già visto.

Dove volano i delfini con i cuccioli bambini.

Che con la barca vogliono solo giocare.

Chiamo il mio centro di gravità.

Lei che tiene a terra la mia mente.

Lei è i ritmi della terra.

Lei è pace senza guerra.

Roditore tanalingo di una immobile montagna.

Le espongo i miei deliri di demente.

Lei ascolta e non favella, è bella.

Il giorno dopo osserva le creature.

Compare in cielo una nuvola di panna.

Giochiamo alle forme in cielo.

Vediamo un delfino volante.

O una rondine subacquea, non so bene.

Sparo una minchiata a caso.

Uno di quei giochi di parole per cui sono dotato.

Non costano un cazzo e la fanno sfringuellare.

La nostra orchestra risuona di garriti di rondine.

Si aggiungono i canti dei delfini.

E la nostra ridacchiata di bambini.

Lo schema mi si rivela lampante.

Siamo certi che vogliono giocare.

Rondini, delfini e noi con i bambini.

Ci guardiamo e poi ridiamo ancora.

Sotto il cielo delle stelle.

La terra trema con un fremito di brivido.

Io li sento o forse era un peto.

Ma lo so che lei terra gaia è contenta.

Mi dice all’orecchio che per ora rimanda l’eccidio.

Forse un giorno lo vedrete quello schema per cui foste risparmiati.

Proprio in nome di amore e pace.

Solo per gioco di tutti i bambini.

 

Kalimmudda ipsum dixit

L'incanto della favola antica

 

2025 01 15 - La memoria dei bambini feroci


 

mercoledì 14 maggio 2025

2025 05 14 - Il tempo non è bellissimo

 2025 05 14 - Il tempo non è bellissimo.

 

Si dice che il tempo è relativo.

Che dipende dal punto di vista di chi osserva.

Lo dice Einstein mica un pirla qualunque.

Ma non è vero e il tempo non esiste.

E' solo convenzione di variazioni dello spazio.

Poi sul tempo si arrovella tutto il mondo.

C’è chi lo dice circolare.

In uno spazio finito con un tempo infinito tutto si ripete.

È l’eterno ritorno di corsi e ricorsi.

C’è chi dice che il tempo è un gran dottore.

Un curatore che legato stretto lo butteresti in fondo al mare.

Di sicuro so che qualcuno sa per certo cosa sia il tempo.

Mentre fingo di pensare si presenta l’evidenza.

Arriva pure lui, il sultano mediatore guaritore.

La pace passerà da zaristi a turchi sultani ottomani.

In mezzo sono tutti buoni a parole.

Sparate a ritmo di tono profondo.

In folli tonali danze tribali.

Questo è il tempo delle quadriglie.

Chi ti lascia e chi ti piglia.

Tutti che vanno in passerella.

Tra quarti di carne come al bordello.

E intanto il tempo passa.

Lui non lo sa che non deve esistere.

Lui lo sa che è solo variazioni dello spazio.

Distolgo lo sguardo dalla Palestina.

Resto rivolto in Ucraina.

Cerco una misura di grandezza del dramma.

È il nuovo ritorno di quello chiamato sultano.

Sono passati 3 anni.

In continua quadriglia di guerra tribale.

Misuratela in chili di morti.

Mentre i potenti diplomatici giocano e ballano.

Sono loro i soggetti alla pace preposti.

Ma passa il tempo e spacciano tregue.

Si compiacciono sulla pelle dei logorati.

Svendono un meglio che niente.

Il resto è qualche parola persa nel tempo.

Allora scoprirete che non è più relativo.

Cambia solo di nome.

La gente sotto le bombe sa bene cosa è il tempo.

Ha un nome preciso.

La chiamano speranza.

Abusata parola nel vento del tempo.

Uccidete pure quella.

Vi tornerà indietro il macello.

Ma voi lo sapete già.

È vostro il bordello.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Sei bellissima

Se becco chi ha detto che il tempo è un gran dottore.

Lo lego stretto stretto e poi lo butto in fondo al mare.

 

Palestina, Ucraina. A tutte le ine e oltre



 

martedì 13 maggio 2025

2025 05 13 – Libero canto di criptico incanto

 2025 05 13 – Libero canto di criptico incanto.

www.parolebuone.org su www.shareradio.it Parola: incanto

 

Disincanto, discanto, canto, incanto.

Libero canto di criptico incanto.

Passi sparsi e morsi nel vento.

Sculture di acqua e lapidi d’aria.

Lenti respiri e dubbi movimenti.

Precise parole di oscure canzoni.

Si va avanti di come dire e di come fare.

Di come fare a capire i battiti nel cuore.

Tra fasi della luna e ritmi della terra.

Danze di intelligenze di intermittenze.

Troppo spesso fiaccate da incontri mediocri .

Stanche di promesse di alti tra bassi.

Questo è il libero canto di benedetta condanna .

Siamo nel mezzo di un’eclissi.

Tra intermezzi di fabbricatori.

L’antenna interrotta non riceve segnali.

Resi invisibili per non riuscire a riceverli.

Così è il tempo del disincanto.

Perduta meraviglia.

Da ricercare e trovare dentro al canto.

E nei segni monitori.

Lavoro da minatore nel discanto.

Tra le parole dove la gente vola.

È una pesca di precisione.

È speranza di accensione.

È fiducia di ascensione.

Giorni pieni di finta l’allegria.

Quanto amaro disincanto.

Poco abili anche noi.

A non dubitare mai.

Di una libertà indecente.

A tutto ciò appioppano un nome.

Che io rifiuto con belcanto.

Malattia o disturbo questo è il dono.

Quando è buio da ricordarne il suono.

E condividerlo in comune.

Senza ingiusta appropriazione.

Rotolando si vive per far festa.

Insieme in danza di passo sbagliato.

Un giorno sarà scritto.

Il libro di tutte le cose già scritte.

Intanto d’incanto giocate a trova l’intruso.

Ammesso che invece non sia un invitato.

Presto allora vi tornerà la meraviglia.

E d’incanto tutto sarà di nuovo incanto.

.

Kalimmudda ipsum dixit

Discanto da incanto

 

Poco criptica incantevolemente.