2025 05 22 – “Che” Vittoria.
Voglio
ricordare come si concludeva una precedente lettera.
Quella
dal titolo Memorie
di educazione vittoriana.
Tu
sei stata e sempre sarai la nostra vittoria.
Oggi
io so che hai la forza per trovare le tue vittorie.
Per
chi legge, l’antefatto è che Vittoria ha trovato il suo primo lavoro.
Quando
ho visto la lettera con cui confermavano l’assunzione questa volta non mi sono
commosso.
Insomma,
un pochino si ma solo con qualche lacrimuccia.
La
caparbietà di giovane donna è stata premiata.
Ha
fatto tutto da sola.
Alla
fine anche un pizzico di fortuna è arrivata.
Funziona
così, mon tresòr.
Tuo
nonno Carlo amava ripetere che perfino Napoleone preferiva un generale
fortunato ad uno bravo.
Ma
la fortuna non è un caso.
E’
questione di bilanciamenti, di pareggi, di restituzione, di ritorni.
Tutto
quello che fai e dai prima o poi ti torna indietro.
Anche
l’immenso amore testimoniato dal dolore per mamma.
Comunque
sempre tuo nonno diceva che nella vita ci sono locomotive e vagoni.
Tu,
come ero anche io, mi sembri proprio una locomotiva.
Ma
ancora non lo vedi del tutto.
Sei
ancora un treno in costruzione.
Ma
lo intuisci quando lanci i tuoi giudizi tranchant.
Quelli
con la tua pertinente ironia.
Quelli
densi di critica.
Ma
per fidarti hai bisogno di qualche successo.
Come
questo.
Nato
come frutto di tutte le scelte che hai fatto.
Oggi
puoi dirti che non c’è niente che hai sbagliato.
Tutto
ti ha guidato con il cuore.
Tra
poco sarai pronta per continuare a costruirti.
Libera
dai legacci che ti stai sciogliendo dentro.
Io
a volte ti riconosco.
Pensa
che quando ho finito l’università mio padre aveva già organizzato tutto.
Tesi
con il rettore della Bocconi e poi lavoro in studio da lui.
Ci
misi qualche secondo da locomotiva in corsa.
Magari
vedi se ti ricordo qualcuno.
Io
non sapevo cosa volevo fare.
Ma
di certo non quello.
E
me ne scappai nella più grande azienda italiana.
Grazie
alla intercessione di zio Sergio.
Volevo
vedere i numeri del mondo.
Volevo
sapere come funzionava questo gioiello di macchina globale.
Il
migliore mondo mai esistito, anche se spesso non lo sembra.
Non
mi interessavano i soldi.
Io
volevo sporcarmi le mani, costruire, revoluzionare.
Ma
quello naturalmente ero io, non tu.
Quello
che riconosco in te però è la voglia di vedere.
E
quando invece dici no è perché è no.
Anche
se non sai perché tu segui il tuo cuore.
Questa
è la tua forza.
Questo
è il mio orgoglio.
Un
giorno ti accorgerai di essere un condottiero.
Una
locomotiva.
Lo
si è e si vede fino dai dettagli.
Non
vuol dire essere imperatori.
Ogni
cosa che fai può essere una piccola rivoluzione.
Le
locomotive lo sanno e tirano.
Gli
altri si accontentano e seguono.
Se
vorrai tu sarai un condottiero, come un piccolo Che
Guevara.
Testa
dura e cuore puro.
E
farai le tue rivoluzioni.
Buone
per generazioni e generazioni
Anche
se adesso ancora non ti perdoni.
Ora
perdona invece un vecchio che si diverte a giocare con le parole.
Ma
mai con i pensieri e con le anime.
Stamattina
dopo averti scritto ho preso il metrò.
E’
salito un ragazzo.
Gli
ho detto dispiaciuto che non avevo monete.
Mi
ha sorriso.
E
si è messo a suonare….
Ho
pensato a te e a mamma.
Niente
accade per caso.
E
tutto concorre al bene.
Spesso
con grande fatica.
Ma
senza mai essere soli.
Ma
grande puce financière.
Kalimmudda
ipsum dixit
Memo . 2025
03 05 – A Vittoria. Memorie di educazione vittoriana.
E’
carnevale e c’è la festa di quartiere.
Dal
balcone guardo i bambini giocare.
Ogni volta
che lo faccio è un colpo al cuore.
Un ricordo
di dolori mai svaniti.
Siamo
figli persi nati e ritrovati.
Il
telefono mi distoglie dai pensieri.
È mia
figlia che mi chiama da Londra.
Caparbia
testa dura ha seguito il cuore.
A Londra
voleva andare e a Londra è approdata.
Lo
racconto a tutti con fiero orgoglio.
Pure a lei
che mi mostra una lettera che ha scritto.
Malsana
pratica da qualcuno ereditata.
Si deve
presentare per trovare lavoro.
Vuole e
cerca ambiti di numeri e finanze.
E’
diventata grande.
Con un
brivido me ne ricordo.
Mentre io
mi guardo e vedo uno specchio vecchio.
Poi inizio e leggo.
Petite, j’adorais accompagner mon père à son travail.
Enfin… adorer, c’est un grand mot.
Ce qui me captivait était, les décisions à prendre,
les chiffres à analyser et les discussions stratégiques.
Un jour, en voyant mon air perplexe devant ses tableaux
Excel, il m’a dit : « La finance, c’est comme un jeu d’échecs : chaque
décision compte, et il faut toujours avoir trois coups d’avance. »
Mon père m’a initiée à la finance en me faisant suivre
la gestion de mes propres affaires.
Toujours avec ses conseils en arrière-plan.
En appliquant ces principes j’ai réalisé que c’était
un univers dans lequel je voulais évoluer.
Et à quel point ce domaine me passionnait.
Tutto un
fremito mi attraversa.
Da
genitori spesso non sappiamo più essere figli.
E a volte
i figli sono costretti ad educarsi da soli.
E noi a
credere di sapere cosa sia meglio.
Sotto
piogge di consigli per imporsi ai controvoglia.
Sono
doloranti teste sbattute “a capa e muro”.
Le citai
che “si sa che la gente da buoni consigli.
Quando non
può più dare cattivo esempio”.
L’educazione
vittoriana è ricerche a tentativi solitari.
Ma ora so
che ha funzionato perché ho pianto a goccioloni.
A Vittoria
“ma puce reine” dico quello che già sa.
Siamo
multilingue poliglotti perchè tuo è tutto il mondo.
Te lo dico
quindi con regale lingua di napoletano.
Quello di
tuo nonno Carlo mio papà mai conosciuto.
Fermo
educatore vittoriano che per te sarebbe uscito pazzo.
'A vita è
'nu muorzo ca nisciuno te fà dà' 'ncoppa a chello ca tene.
La vita è
un morso che nessuno ti fa dare su quello che ha.
Perciò
stammi a sentire.
Perdi
tempo a guardarti dentro.
Non sarà
mai tempo perso.
Io sarò
sempre nel sottofondo in arriere-plan.
Come una
pulce nell’orecchio.
Così
diceva sempre tua nonna Paola, vittoriana per davvero.
Se vorrai
chiedere un consiglio saremo tutti qui per te.
Poi segui
sempre il vento del tuo cuore.
Sentirai
quanto arriva a fondo il nostro amore.
Infine.
Tu sei
Vittoria in memoria del papà di tre cugine che papà e mamma li persero da
piccole come te.
Tu ti
chiami Vittoria perché tanto cercata, desiderata, infine arrivata e amata.
Tu sei
stata e sempre sarai la nostra vittoria.
Enfin… adorer, c’est un grand mot.
Mais nous oui que t’adorons.







