2024 09 22 –La morte da angelico curaro
Steso
sul lettino aspetto non senza paura.
Ma
decido di non averne.
E
funziona.
Un
senso di benessere mi pervade.
E’
l’idea della fine.
Mi
legano con imbarazzo.
Non
sanno che sono uso a pratiche di contenzione.
Glielo
dico io.
Per
metterli tranquilli.
Magari
è la volta buona.
Che
sbagliano dosaggio.
Che
manco l’atterraggio.
Curaro.
Questa
è l’ultima parola che sento.
Evoca
veleni tribali.
Associo
amazzoni con le frecce.
Poi
sprofondo inerme.
Fino
in fondo al blu.
Immagino
di immaginare.
Ma
sono proprio in coma.
Non
percepisco niente.
Nessun
dolore.
Nessun
colore.
Forse
nel subconscio.
Passa
il tempo che non so.
Mi
sogno staccato dalle connessioni.
So
che ho perso le visioni.
Fino
a che mi riportano alla vita.
La
prima immagine rinata è il viso del mio angelo donato.
Mi
specchio nel suo sorriso.
Con
uno strappo allo scettico nichilismo.
Mi
scopro felice del ritorno da lei.
Credevo
mi sarei sentito defraudato.
Del
mio mondo disegnato.
Cerco
segni del curaro.
Ma
non trovo nulla di raro.
Solo
una coniglietta.
In
un angoletto.
Parla
come faceva mia madre.
Ma
la taccio.
Contenzione
non ne voglio.
Rifletto.
Odio
le guerre senza anestesia.
Nostalgia
di cacciagione.
Con
le frecce intinte una alla volta.
Paralizzanti
non finenti.
Per
eserciti miobloccanti.
Ed
ipnotica amnesia.
Per
il tempo che ci va.
Fino in cima a questo blu.
Fino a che si torna qua.
Kalimmudda
ipsum dixit
Ndr. Agghiaccianti
contraddizioni degne di curaro.

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