venerdì 7 giugno 2024

2024 06 06 – All’ultimo sbarco

2024 06 06 – All’ultimo sbarco

 

Mi permetto il disturbo.

Parlo di me con un preciso perché.

Sono stati giorni cupi quelli recenti.

Umore tinto di nero.

Lugubri vagiti e valli di lacrime per i figli dell’uomo.

Una comoda rappresentazione in odore di religione.

Un riferimento a schiere opposte di angeli e demoni.

Le mie, i miei.

Mi impongo di scrivere.

E mi accingo a farlo di quelle schiere di anime sbarcate, ma anche di quelle schiacciate.

E’ l’anniversario di ennesima rinascita di questo mondo.

Sempre e comunque il migliore esistito da allora ed ancora.

Non lo ricordavo.

Avevo esaurito le pile del mio piccolo crogiuolo di io.

Bisogna difenderlo questo mondo di bene.

Ma ecco a che servono gli angeli.

Sfoglio notizie di celebrazioni grate di dolore e rispetto.

Fino a che un segno mi coglie.

A volte mi capita.

Mi sento guidato.

E l’occhio cade su questa notizia.

Diventa madre a 63 anni.

Gravidanza fortissimamente voluta.

Concepita a Kiev, in realtà, e non in Versilia dove è data solo per nata, prematura.

“Poi la nuova fecondazione lo scorso autunno quando la donna, nonostante la guerra, torna in Ucraina, dove non esiste il limite dei 50 anni”.

Ora il piccolo è nel reparto prematuri.

Pesa solo due chili.

Appena raggiunto il peso forma la sua mamma potrà portarlo a casa dove l'aspetta anche la nonna di 93 anni.

Mi colpisce un altro schiaffo al mio mancato rispetto.

Per la forza del bene e di quella della vita.

Il parto è avvenuto lunedì scorso, quasi d'urgenza.

La pressione sanguigna si era alzata e il dottore ha ritenuto opportuno intervenire subito.

Dopo una gravidanza tranquilla.

Il creaturo prematuro pare avesse fretta di uscire.

Chissà, magari è quantisticamente connesso con le anime della guerra di Kiev.

E ha un messaggio da portare, per cui deve tornare proprio ora che ci sporgiamo sul baratro.

Magari raccoglie la schiera di quelle anime del mondo sbarcate su quella spiaggia maledetta.

Che lo aspettavano da 80 anni.

Chissà quanti messia ci sono sbarcati sotto il naso.

Chissà in quale preciso momento l’anima si innesta nella carne.

E chissà quanta folla di traffico può contenere.

Ma quando vedo segni poi mi dicono che sono malato.

Ma no.

Questa è troppo plateale.

Chissà come si chiamerà il creaturo dall’anima dalla scorza dura.

Chissà che la sua non sia una missione di pace.

Certe volte ne basta uno di sbarco in terra, ma di quelli giusti.

E ti ritrovi un messia senza che nessuno lo sappia.

Condottiero pieno di armate di angeli, è uno sbarco alla vittoria.

Bisogna dargli un nome.

Peccato non sia femmina.

Si poteva chiamare Futura.

Ma va bene anche un futuro.

Contra malum a muso duro.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Futura  

 

La angelica testuggine ve saluta



Futura con intro di Lucio Dalla


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