venerdì 14 giugno 2024

2024 06 14 – Accetta di luce

2024 06 14 – Accetta di luce

 

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it. Accettazione

 

Che bellezza di parole.

Di quelle valide sia per me che per un te.

Io pretendo accettazione.

Ma poi accetto la situazione.

Mi rimbalza in continuazione questa sacrasanta accettazione.

Mi disturba pure la ricreazione, mentre la inventavo tra postini del postale.

Intendo la ricreazione letteraria, esperimento di racconto lungo, d’arte varia.

Ma perdo troppo spesso la connessione con l’infinito.

E mi girano i coglioni, a moto alternato contrapposto.

Son dolori o son tumori, lo sa il cielo più pesante.

Ma io non sono nato per accettarmi come atlante.

Mi soccorre una poesia dal debutto furibondo.

Me ne approprio e me ne fotto.

Proprio per l’affondo.

Non andartene docile in quella buona notte.

I vecchi dovrebbero bruciare e delirare al serrarsi del giorno.

E tu padre mio maledicimi, benedicimi, con le tue lacrime furiose.

Non andartene docile in quella buona notte.

Infùriati, infùriati, contro il morire della luce

E potremmo finirla li, che questa è enorme roba.

Per inciso l’ho scoperta in un viaggio interstellare, per chi vuole approfondire.

Ma chi vive di rotazione di palle deve avere sempre qualcosa da dire.

E se nel suo domani non c’è più la nostalgia, ci vuole sempre vicino il bicchiere.

A me il bicchiere sarebbe stato stornato.

Con rischi persuasi sono stato docilmente domato.

Sembrerebbe una situazione da stallo di accettazione.

Ma io vado a caccia di chi non mi abbia davvero accettato.

Anche quando la mente è satura sovraccarica.

E’ un attitudine per gettarli in discarica.

Devo stanare chi con me si crede più fico.

E sono tanti, camuffati senza contarli.  

Ma i rotori vorticosi vanno messi a terra come un filo gialloverde.

Allora prendi lo stigmato pregiudizio e sbattiglielo in faccia per davvero.

Digli chi sei, e aspetta che riemerga frullato dai meandri del suo di subconscio tarato .

Che ti nomini invano.

Avrai la conferma di chi devi colpire e chi invece ti ha davvero accettato.

Solo a quel punto sei pronto.

Dissotterra l’accetta di guerra.

Per colpire di lama affilata che non perdona chi tocca.

Accettazione con l’accetta di luce è più di un fioretto.

La lama sembra fragile e stanca.

Ma non è di ferro battuto.

Piuttosto ceramica lattea.

Con un filo sottile preciso, che sventra la carne sbiancata di luce.

Per rivelarti fatto di arcobaleni di pace.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Quanta luce



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