2024 08 28 – Tra culti mitraici , mitra e scudo verbale
Nell’universo
della mia pazzia ho una nuova teoria.
Lo
stato confusionale generale è più che imperiale.
E’
universale.
Bisogna
risalire ad antiche origini e moderne incomprensioni.
Quelle
tra mitra e mitra.
Divinità
di culti solari e innovazioni di guerra più mortali.
E
ad una notizia che lascia di sasso.
Che
ci si chiede chi lo tira, il sasso.
Nello
stagno della neurosfera.
E
quanto gravi sono le onde nel mare del campo ristagno.
Ci
siamo scordati di quanto piccoli siamo.
Proprio
in senso astrofisico, sine metafore.
E
l’importanza dello scudo verbale.
Un
conto è venerare la stella solare.
Altra
cosa è idolatrare la capacità di quanto sparare.
Voi
credete che il nesso sia lontano.
Ma
invece procede e si instrada.
Questa
storia dei droni ricorda il salto involutivo di quando si inventò la
mitragliatrice.
Subito oggetto di culto l'innovazione del mitra.
Questa
guerra distante crea devastazione e dolore.
Per
facilità da mancato contatto.
E' cattiva più di prima per squilibrio sulla gente.
E
voi dimenticate sempre l’onda generata nell’universale gravità.
Con
la sua reciproca risacca.
Il
vero armamento lo chiameremo wordsdome.
Ovvero
scudo verbale.
Che vedrete se ci serve.
La
notizia non è stata filata manco de pezza.
Tutti
intenti a spararsi.
Bombardato
di dolori corazzati, assorbe e assorbe.
Fino
a che ci riscaracchia via con i suoi venti.
La
profezia dei Maya aveva un fondamento.
Basato
sulle pulsazioni stellari e sul battito solare.
Quella
volta ce la siamo cavata grazie ad una compatta neurosfera.
Girava
come vinile con i suoi rotori di parole ancorati ai centri di gravità della
mente.
E
scavò una grande ansa nel tessuto dello spazio.
Quello
che vi piace chiamare spaziotempo.
Senza
fondamento perchè il tempo non esiste.
Quel
che c’è è solo il motospazio gravità.
Nella
gravità e nel suo campo omnipervaso.
Dentro
questa ci scavammo e nascondemmo come blatte.
E
l’onda lunga gravitazionale ci passò sopra.
Come
fossimo surfisti nel tunnel.
Eravamo
protetti da una scudo o una trincea.
Fatta
di parole e di pensiero.
Attaccati
all’universo intero.
Una
neurosfera più compatta.
Non
sfrangiata in mille rivoli.
Tenuti
insieme con fragili sacchetti di sabbia.
Se
arriva adesso un’onda, ci si sbatte dritta in faccia.
Non
abbiamo un pensiero solido.
E
allora sì che si riparte tra millenni.
Sempre
se torniamo indietro con la risacca del tempo.
Che a fare moto avanti e indietro invece si che è buono ed esiste.
Diremmo moto ondoso.
Perciò
Kalimmudda dice venerate il sole come dio.
Come
in antichi culti di proto religioni.
Costruitevi
bastioni coi neuroni.
Resteranno
nel vinile che ci avviluppa e gira e sfila.
E
seppellite il dio mitra.
Ricostruite
l’identità umana a partire dal dio sole.
Con
tante scuse al troppo spesso arcano vaticano.
Che
i segreti della scienza noi sappiamo che li sanno.
E
pregare sì funziona.
Ma
spesso non sufficie mica.
Kalimmudda
ipsum dixit.
All'incontraire.

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