domenica 20 ottobre 2024

2024 10 20 - La seconda setta

 2024 10 20 - La seconda setta

 

La setta della meraviglia dello sguardo di bambino rapace

No, la seconda non è questa.

Chi l’ha detto che si abbia una setta alla volta.

Io me ne faccio e me ne tengo una di scorta.

E’ benessere, abbondanza, tracotanza.

La setta del rapace feroce dagli occhi di furore di brace.

Così mi piace chiamarla.

Mi giro e mi rigiro e cadono come mosche.

Tutti quelli che non c’è nessuno come me.

Vorrei più rabbia vorrei la furia.

E invece mi trovo solo squallore di miseria.

Come è misera la vita negli abusi di potere, si cantava.

Se ne compiono dovunque, è cultura dominante.

Arrogarsi ogni diritto e poi pretesa di quiete.

Non disturbare, dobbiamo comperare.

Tutto è ridotto ad appropriazione e per consumo.

Poi un giorno arriva quell’ultimo vagone di mazzate, di botte e bastonate.

Di cazzate.

Bella buona e giusta quella storia dello sguardo del rapace.

Mentre i lampi di pace si spengono tra accettate che ti scopri feroce.

Proletari dell’anima e salariati della mente, a voi no che non vi rispetto.

Nella miseria in cui pure esistete, nel vostro dentro c’è pieno di vuoto di niente.

Niente idee, niente valori, men che meno uguale a zero.

Anzi vi dirò che io sono fiero di essere zero, non come voi che siete il nulla.

Un esercito di storie vuote sprecate, mai riempite di santi dolori.

Siete mobili bersagli da mirare e da puntare con lo sguardo iniettato di scarlatto di fuoco.

Le bastonate si possono sopportare, ma prima o poi vi rimbalzano quello che vi devono dare.

Ci si sforza di sagacia di invettiva che tanto lascia tutti indifferenti.

Servono botte fanciullesche, per voi tante generazioni davvero perse perdute e mai ritrovate.

Allora ecco l’invettiva dell’io che vi odio, anzi ignoro.

Voi che non siete come me.

 Io vi odio benpensanti.

Giudiziosi borghesucci.

Conformisti dei neuroni.

Con davanti i rigatoni.

 Io vi odio nonpensanti.

Vi detesto e vi contesto.

Se potessi vi arrostisco.

Prima che la bocca apriste.

 Io vi odio malpensanti.

Che suonate becco fesso.

Siete peggio di un ascesso.

E buttatevi nel cesso.

Io vi odio tutti quanti.

Goffa cricca di ruffiani.

Siete tanti e deficienti.

Intrigati dallo storto.

 Quando mai acculturati.

Meritate manrovesci.

Alle vostre idee flosce.

Dentro vite perse mosce.

 Siete morta geografia.

Carne morta della storia.

Chiusi dentro alle  prigioni.

Senza ori piene di ottoni.

 Io vi odio proprio tanti.

Brutte bande lestofanti.

Siete marci nel midollo.

Siete molli come fichi, fichi marci fino al collo.

 Come cambia l'orizzonte, il tempo, il modo di vedere.

Cambio passo e posto e non chiedo scusa.

Ma qui non c'è nessuno come me

 

 Kalimudda ipsum dixit

Furore

 



 

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