2024 10 25 – Proesia per poveri di elastici
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Parola : flessibilità
Partiamo
dalla fine, con una gragnuola di inflessioni nella mente.
Ci
piacciono gli elastici che si piegano e si flettono, si adattano.
E
dopo restano flessi o ritorno, si riadattano.
Flessibilità.
E
vai con l’etimo?
Pas
encore, che si dice ancòr.
Fonétimo
come del rumòr che splascia un tuffo d’àncora.
Cioè,
finalmente si è ancorata qui sull’onda la corazzata di etimi alla fonda.
Quieto
e tranquillo posso fare l’elastico.
E
concentrarmi sul ciò che rimbalza reale delle parole.
Quello
che sta nel vero etimo di etimo.
Ci
giochiamo come in una foresta di giunchi.
Flessibili
a loro insaputa si chinano e non si spezzano.
Ho
il dubbio che non facciano foresta.
Un
dubbio, rapace come un nibbio veloce, mi attanaglia feroce che qua mi inchiodano
in croce.
In
effetti l’urbanismo palustre le chiama altrimenti cenòsi.
Etimo
certo di scienza di greci senza menti paludose.
Sta
per unione.
E’ un coro del tutto che si piega nel vento di danze e flessioni.
Oh,
bisogna certo essere flessuosi.
Ma
precisi nei pensieri recisi.
E
tanti peni.
Come pensieri nostalgici rimangono solidi, soli in rigidi oblii.
E’
il dubbio che li renderebbe flessibili.
Ma
sono le certezze che spezzano le unioni.
Chiudono
le porte all’io sarei altro.
Con rigido intento ed effetto maldestro.
E
così dopo tante teste di peni eccoci qua.
Ultima
parentesi, flessa a dir graffa, come la terra promessa.
Il
fascino delle parole sta nella congregazione.
Non
nel senso settario.
Ma
il fatto è che non c’è etimo che non risalga alla stessa origine.
Gutturale
e vocale.
E
così il “ka”, che pur potendo non è il “pe”, striscia sinuoso nelle flessioni
della mente.
In pieghe pieghevoli, flessibili come di un cobra rapace o un pitone sornione.
Ma sempre sinuabile serpente dentro la mente.
E cresce adattato nessuno sa come, fino a sublimarsi da suono in parole.
In pensiero Kalogos per natura flessibile nella sua totipotenza.
Ke
se non fosse capace di flesso non sarebbe cresciuto indefesso.
Insomma
senza inflessioni eravate ancora gibboni.
Ora
però basta contorsioni, è ora della lezione di piano.
Ke
vedrete ka c’entra facile.
Un
buon parolista raccontò di un piano rimasto solista.
Un padre imprenditore lo donò infine alla sua sottocasta.
Incerto
dubbioso, venne infine adattato a poesia di lezioni.
Non
lezioni nel silenzio, ma infinite elastiche combinazioni delle sue sette di note.
Questo crea la musica artigiana quando pizzica, flette e interstizia le elastiche corde dell’anima.
Elastiche, gommose, flessuose, flessibili vibrazioni.
Mi
ricorse un ricorso rotondo e pensai a mio padre al mondo.
Stesso schema di piano.
Pur con qualche lieve inflessione di tono.
Per
le lezioni non dovevamo fare collette, ma io ci ero costretto.
Il maestro era nell’anima.
Ma chiuso nel suo rigido golfo mistico ribolliva
scudisciandomi pietà.
Noi
con mio padre maestro si camminava a volte vicino all’istituto per bambini ciechi.
Io
venivo rapito dall’immagine di quelle onde flessibili di note invisibili.
Finchè
un giorno presi io flessibile atto del mio essere inetto.
E
per non so quale forza elastica dissi a mio padre che mai avrei saputo
scudisciare assai il caro piano.
Meglio farne dono a chi le note le sentiva vibrare nei flessi dell’anima.
E non solo dentro occhi ed orecchi.
Così quella volta fummo concordi nel fletterci nello schema comune.
Lievi
differenze di armonia.
Stesso
conduttore di poesia.
Quindi perdonate la protratta parentesìa.
Esistono
schemi, piegati, adattati, flessibili.
Congregazioni
ripetute, spezzate, piegate e ricostruite.
Di questo si vive e di tutte le danze di vibrazioni, flessioni e cenosiche unioni di giunchi.
Cercare di coglierle
è intento che mi rende contento.
Aprire
strade che flettono elastici còmma.
Affinché
si divenga più di un insomma.
A
volte più di una somma.
Ma sempre di duttile gomma.
Post
flectio.
Se poi vi sono sembrato troppo flessibile e incomprensibile ondivago, vi posso sempre proporre una alternanza con un volatile inflessibile saggio sull'evoluzione della flessibilità salariale nella rigidità contrattuale sindacale globale.
Mondiale.
Ma
questa si capisce solo in parte si.
E
in parte no, “pe”.
Ma
no, ma “ke” “ka”.
Ora basta nessi, basta flessi, basta rigidità in crogiuolata flessiabilità.
Siamo fatti di flessibilità,
cosa ci volete fare.
Kalimmudda
ipsum dixit
Ma
siamo flessibili, scegliamo se non essere rigidi ma sinuosi e flessuosi.
Il kobra non è un pitone, ma
un pensiero indecente
Ke flessuoso.
Ndr:
mondiale è locuzione partenopea che sta per eccezionale.

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