mercoledì 23 ottobre 2024

2024 10 23 – Il volo della pulce

 2024 10 23 – Il volo della pulce

 

La pulce saltava.

La si credeva gioiosa.

Così deducette qualunquemente l’uomo di tutte le scienze.

Cercava il giusto pelo.

La pulce non lo scienziato.

Abbastanza rado da potercisi infilare.

Alla ricerca del suo pane quotidiano.

Del suo pane di sangue.

Fu frettolosamente incasellata parassita.

E rinsecchita sotto qualche vetro di teca di museo naturalia, naturaliter.

Fu per fascino dell’etimo che venne fuori che parassita voleva dire commensale.

Composto da para presso e sitos cibo.

Insomma il parassita stava dove se magna, Francia o Spagna.

E per arrivarci la creazione l’aveva dotato della sua grottesca semovenza.

A conferma delle mirabilie non senza inutili apparenze.

La pulce si chiamava Berta.

E Berta filava ma mica la lana.

Filava la gomma.

Già usata dagli insetti volatori per far tornare indietro le ali ad ogni battito.

Polipotenza dell’adattamento insomma.

Funzionamento garantito, più elastico di tanti esperimenti.

Siamo nel regno di mirabilandia come in quello della tela del ragno, più tenace di certe fibre sintetiche.

E vabbè, ve lo dico cosa l’è.

Si chiama resilina.

Per saltare Berta piega e blocca le zampe posteriori, poi contrae i muscoli del torace comprimendo la resilina. 

Sbloccate le gambe, la proteina si distende come una molla e rilascia tutta la sua spinta.

Berta per mangiare può riuscire a saltare fino a 200 volte la sua lunghezza.

Se l’uomo potesse saltare come le pulci, con un balzo arriverebbe sopra un grattacielo.

Un giorno mentre Berta succhiava si sentì afferrata bloccata nei suoi saltazionismi.

Pinzette d’acciaio da scienza la sbatterono su uno di quei tavoli d’acciaio che promettono sventure.

Lo scienziato era sicuro di quella sicumera che gli faceva credere che il salto fosse questione di cellule di zampe.

E sperimentò.

Con la pinzetta strappò una zampa a Berta, e fece il verso del comando del salto.

Hop.

Berta saltò di dolore e di paura.

A prescindere.

Lo scienziato annotò meticoloso che anche con solo tre zampe la pulce resta della sua natura.

E salta.

Procedette analogo analogico con la seconda zampa e al comando Berta risaltò.

Stavolta bestemmiò un orcodighel non tanto dissimile da quello del ragno a cui spazziate la tela ogni giorno.

Lo scienziato fece “hop” e solo per questione di concomitanze Berta saltò.

Lo scienziato annotò sempre più tronfio di dettaglio senza visione di insieme.

Alla terza zampa l’urlo del salto fu talmente forte che lo sentirono anche nel regno dei ragni.

Impauriti di zampe ben dotati.

Lo scienziato annotò che anche senza tre zampe la pulce asseconda la sua natura e salta.

Pronto per l’ultima zampa così la strappò.

Berta sognò filamenti di amianto e svenne.

Lo scienziato comandò: “salta”.

Ma Berta era svenuta.

Lo scienziato annotò la sua deduzione.

Senza quattro zampe…

la pulce diventa sorda.

Orcodighel santa ignuransa.

 

Kalimmudda ipsum dixit

E Berta filava, filava l'amianto del santo

 



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