mercoledì 30 ottobre 2024

2024 10 20 – Ecco la guerra

 2024 10 20 – Ecco la guerra

 

Nessun lirismo sdolcinato e smanceroso.

Una ricorrenza a me come a tanti sconosciuta.

Persa nei marasmi dei miasmi di ogni trattato “de bello”.

Me la segnala il mio bastone da vecchio.

Insistente, convinta, delicata non molla la spinta di chi sa.

Ecco.

Riporto estratti della cronistoria di un debito da l’Avvenire.

80 anni fa la strage di Gorla, le bombe e la memoria.

Ricostruzione di memoria con una nota finale.

E’ solo una di poche gocce nel mare.

Ma è davvero attuale.

Scelgo una sola testimonianza di occhio di bambino.

Non trova nessuna meraviglia ma solo stupore.

Mi ha commosso un’epoca racchiusa in una boccetta di inchiostro prezioso.

“Ho alzato gli occhi e ho visto enormi grappoli neri che cadevano su di noi.

“Allora sono corsa via con la cartella e l’inchiostro in mano”.

A quel punto l’inferno.

Tutto crolla, boati, polvere.

“E io stranamente pensavo solo che se avessi perso la cartella e l’inchiostro mia mamma mi avrebbe sgridata”.

Tornata la quiete sono uscita.

Davanti al portone dove ero caduta erano tutte macerie.

Una volta fuori mi sembrava un altro mondo.

La giornata era ancora stupenda e tutto brillava al sole.

Ma era tutto rotto.

Agli sguardi martoriati degli occhi di bambino era incomprensibile.

La bambina non poteva sapere di tecnicismi della devastazione.

Non immaginava di essere nel distretto industriale tra fascisti e alleati.

Lei pensava all’inchiostro.

La giornata era ancora splendida e il sole brillava.

Limpida perfetta per bombardieri alleati ed amici.

La devastazione non si insegna in materia fredda glaciale di storia o di religione.

E se dimenticata sta alle origini di ogni danno collaterale.

Questione di rotte, di gradi, di chili, di mappe.

Ecco un rimando di disgustoso dettaglio.

Enciclopedico sintetico.

Precisione soffocante, nauseante, meticolosamente e scientificamente annotata.

E’ tutto calcolato.

Tranne 184 bambini frantumatisi in angeli.

Si dice che questa sia una memoria dimenticata.

Forse è troppa vergogna.

Sopportare il ricordo di quasi dieci plotoni di anime strappate ai loro sogni.

Non fa poesia nemmeno il testimone solitario.

Professore di storia americano, poveretto correo solo per nazione.

Una costante presenza dei venti di ottobre.

Fu dunque infine un problema di scelta di danni collaterali.

Libero arbitrio su dove sganciare 80 tonnellate di bombe.

Cinque camion piovuti dal cielo.

Per non precipitare prima di riatterrare scaricati leggeri.

E un ordigno più maligno degli altri 350.

Infilatosi per demoniaco sbaglio giù per le scale piene di bambini.

E vi avevo detto di amarvi come fratelli, dice la memoria di bronzo.

Ma forse nessuno vuole ricordare.

E omette pure di insegnare il ricordo.

Siamo a Gorla.

In ogni Gorla del mondo.

Mentre vi avevo detto di amarvi come fratelli.

E invece ecco la guerra.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Il mio nome è mai più - 21 10 2024

 

 



venerdì 25 ottobre 2024

2024 10 25 – Proesia per poveri di elastici

 2024 10 25 – Proesia per poveri di elastici

 

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it . Parola : flessibilità

 

Partiamo dalla fine, con una gragnuola di inflessioni nella mente.

Ci piacciono gli elastici che si piegano e si flettono, si adattano.

E dopo restano flessi o ritorno, si riadattano.

Flessibilità.

E vai con l’etimo?

Pas encore, che si dice ancòr.

Fonétimo come del rumòr che splascia un tuffo d’àncora.

Cioè, finalmente si è ancorata qui sull’onda la corazzata di etimi alla fonda.

Quieto e tranquillo posso fare l’elastico.

E concentrarmi sul ciò che rimbalza reale delle parole.

Quello che sta nel vero etimo di etimo.

Ci giochiamo come in una foresta di giunchi.

Flessibili a loro insaputa si chinano e non si spezzano.

Ho il dubbio che non facciano foresta.

Un dubbio, rapace come un nibbio veloce, mi attanaglia feroce che qua mi inchiodano in croce.

In effetti l’urbanismo palustre le chiama altrimenti cenòsi.

Etimo certo di scienza di greci senza menti paludose.

Sta per unione.

E’ un coro del tutto che si piega nel vento di danze e flessioni.

Oh, bisogna certo essere flessuosi.

Ma precisi nei pensieri recisi.

E tanti peni.

Come pensieri nostalgici rimangono solidi, soli in rigidi oblii.

E’ il dubbio che li renderebbe flessibili.

Ma sono le certezze che spezzano le unioni.

Chiudono le porte all’io sarei altro.

Con rigido intento ed effetto maldestro.

E così dopo tante teste di peni eccoci qua.

Ultima parentesi, flessa a dir graffa, come la terra promessa.

Il fascino delle parole sta nella congregazione.

Non nel senso settario.

Ma il fatto è che non c’è etimo che non risalga alla stessa origine.

Gutturale e vocale.

E così il “ka”, che pur potendo non è il “pe”, striscia sinuoso nelle flessioni della mente.

In pieghe pieghevoli, flessibili come di un cobra rapace o un pitone sornione.

Ma sempre sinuabile serpente dentro la mente.

E cresce adattato nessuno sa come, fino a sublimarsi da suono in parole.

In pensiero Kalogos per natura flessibile nella sua totipotenza.

Ke se non fosse capace di flesso non sarebbe cresciuto indefesso.

Insomma senza inflessioni eravate ancora gibboni.

Ora però basta contorsioni, è ora della lezione di piano.

Ke vedrete ka c’entra facile.

Un buon parolista raccontò di un piano rimasto solista.

Un padre imprenditore lo donò infine alla sua sottocasta.

Incerto dubbioso, venne infine adattato a poesia di lezioni.

Non lezioni nel silenzio, ma infinite elastiche combinazioni delle sue sette di note.

Questo crea la musica artigiana quando pizzica, flette e interstizia le elastiche corde dell’anima.

Elastiche, gommose, flessuose, flessibili vibrazioni.

Mi ricorse un ricorso rotondo e pensai a mio padre al mondo.

Stesso schema di piano.

Pur con qualche lieve inflessione di tono.

Per le lezioni non dovevamo fare collette, ma io ci ero costretto.

Il maestro era nell’anima. 

Ma chiuso nel suo rigido golfo mistico ribolliva scudisciandomi pietà.

Noi con mio padre maestro si camminava a volte vicino all’istituto per bambini ciechi.

Io venivo rapito dall’immagine di quelle onde flessibili di note invisibili.

Finchè un giorno presi io flessibile atto del mio essere inetto.

E per non so quale forza elastica dissi a mio padre che mai avrei saputo scudisciare assai il caro piano.

Meglio farne dono a chi le note le sentiva vibrare nei flessi dell’anima. 

E non solo dentro occhi ed orecchi.

Così quella volta fummo concordi nel fletterci nello schema comune.

Lievi differenze di armonia.

Stesso conduttore di poesia.

Quindi perdonate la protratta parentesìa.

Esistono schemi, piegati, adattati, flessibili.

Congregazioni ripetute, spezzate, piegate e ricostruite.

Di questo si vive e di tutte  le danze di vibrazioni, flessioni e cenosiche unioni di giunchi.

Cercare di coglierle è intento che mi rende contento.

Aprire strade che flettono elastici còmma.

Affinché si divenga più di un insomma.

A volte più di una somma.

Ma sempre di duttile gomma.

 

Post flectio.

Se poi vi sono sembrato troppo flessibile e incomprensibile ondivago, vi posso sempre proporre una alternanza con un volatile inflessibile saggio sull'evoluzione della flessibilità salariale nella rigidità contrattuale sindacale globale.

Mondiale.

Ma questa si capisce solo in parte si.

E in parte no, “pe”.

Ma no, ma “ke” “ka”.

Ora basta nessi, basta flessi, basta rigidità in crogiuolata flessiabilità.

Siamo fatti di flessibilità, cosa ci volete fare.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Il maestro  è nell'anima

Ma siamo flessibili, scegliamo se non essere rigidi ma sinuosi e flessuosi.

Il kobra non è un pitone, ma un pensiero indecente

Ke flessuoso.

 

Ndr: mondiale è locuzione partenopea che sta per eccezionale.

 



mercoledì 23 ottobre 2024

2024 10 23 – Il volo della pulce

 2024 10 23 – Il volo della pulce

 

La pulce saltava.

La si credeva gioiosa.

Così deducette qualunquemente l’uomo di tutte le scienze.

Cercava il giusto pelo.

La pulce non lo scienziato.

Abbastanza rado da potercisi infilare.

Alla ricerca del suo pane quotidiano.

Del suo pane di sangue.

Fu frettolosamente incasellata parassita.

E rinsecchita sotto qualche vetro di teca di museo naturalia, naturaliter.

Fu per fascino dell’etimo che venne fuori che parassita voleva dire commensale.

Composto da para presso e sitos cibo.

Insomma il parassita stava dove se magna, Francia o Spagna.

E per arrivarci la creazione l’aveva dotato della sua grottesca semovenza.

A conferma delle mirabilie non senza inutili apparenze.

La pulce si chiamava Berta.

E Berta filava ma mica la lana.

Filava la gomma.

Già usata dagli insetti volatori per far tornare indietro le ali ad ogni battito.

Polipotenza dell’adattamento insomma.

Funzionamento garantito, più elastico di tanti esperimenti.

Siamo nel regno di mirabilandia come in quello della tela del ragno, più tenace di certe fibre sintetiche.

E vabbè, ve lo dico cosa l’è.

Si chiama resilina.

Per saltare Berta piega e blocca le zampe posteriori, poi contrae i muscoli del torace comprimendo la resilina. 

Sbloccate le gambe, la proteina si distende come una molla e rilascia tutta la sua spinta.

Berta per mangiare può riuscire a saltare fino a 200 volte la sua lunghezza.

Se l’uomo potesse saltare come le pulci, con un balzo arriverebbe sopra un grattacielo.

Un giorno mentre Berta succhiava si sentì afferrata bloccata nei suoi saltazionismi.

Pinzette d’acciaio da scienza la sbatterono su uno di quei tavoli d’acciaio che promettono sventure.

Lo scienziato era sicuro di quella sicumera che gli faceva credere che il salto fosse questione di cellule di zampe.

E sperimentò.

Con la pinzetta strappò una zampa a Berta, e fece il verso del comando del salto.

Hop.

Berta saltò di dolore e di paura.

A prescindere.

Lo scienziato annotò meticoloso che anche con solo tre zampe la pulce resta della sua natura.

E salta.

Procedette analogo analogico con la seconda zampa e al comando Berta risaltò.

Stavolta bestemmiò un orcodighel non tanto dissimile da quello del ragno a cui spazziate la tela ogni giorno.

Lo scienziato fece “hop” e solo per questione di concomitanze Berta saltò.

Lo scienziato annotò sempre più tronfio di dettaglio senza visione di insieme.

Alla terza zampa l’urlo del salto fu talmente forte che lo sentirono anche nel regno dei ragni.

Impauriti di zampe ben dotati.

Lo scienziato annotò che anche senza tre zampe la pulce asseconda la sua natura e salta.

Pronto per l’ultima zampa così la strappò.

Berta sognò filamenti di amianto e svenne.

Lo scienziato comandò: “salta”.

Ma Berta era svenuta.

Lo scienziato annotò la sua deduzione.

Senza quattro zampe…

la pulce diventa sorda.

Orcodighel santa ignuransa.

 

Kalimmudda ipsum dixit

E Berta filava, filava l'amianto del santo

 



domenica 20 ottobre 2024

2024 10 20 - La seconda setta

 2024 10 20 - La seconda setta

 

La setta della meraviglia dello sguardo di bambino rapace

No, la seconda non è questa.

Chi l’ha detto che si abbia una setta alla volta.

Io me ne faccio e me ne tengo una di scorta.

E’ benessere, abbondanza, tracotanza.

La setta del rapace feroce dagli occhi di furore di brace.

Così mi piace chiamarla.

Mi giro e mi rigiro e cadono come mosche.

Tutti quelli che non c’è nessuno come me.

Vorrei più rabbia vorrei la furia.

E invece mi trovo solo squallore di miseria.

Come è misera la vita negli abusi di potere, si cantava.

Se ne compiono dovunque, è cultura dominante.

Arrogarsi ogni diritto e poi pretesa di quiete.

Non disturbare, dobbiamo comperare.

Tutto è ridotto ad appropriazione e per consumo.

Poi un giorno arriva quell’ultimo vagone di mazzate, di botte e bastonate.

Di cazzate.

Bella buona e giusta quella storia dello sguardo del rapace.

Mentre i lampi di pace si spengono tra accettate che ti scopri feroce.

Proletari dell’anima e salariati della mente, a voi no che non vi rispetto.

Nella miseria in cui pure esistete, nel vostro dentro c’è pieno di vuoto di niente.

Niente idee, niente valori, men che meno uguale a zero.

Anzi vi dirò che io sono fiero di essere zero, non come voi che siete il nulla.

Un esercito di storie vuote sprecate, mai riempite di santi dolori.

Siete mobili bersagli da mirare e da puntare con lo sguardo iniettato di scarlatto di fuoco.

Le bastonate si possono sopportare, ma prima o poi vi rimbalzano quello che vi devono dare.

Ci si sforza di sagacia di invettiva che tanto lascia tutti indifferenti.

Servono botte fanciullesche, per voi tante generazioni davvero perse perdute e mai ritrovate.

Allora ecco l’invettiva dell’io che vi odio, anzi ignoro.

Voi che non siete come me.

 Io vi odio benpensanti.

Giudiziosi borghesucci.

Conformisti dei neuroni.

Con davanti i rigatoni.

 Io vi odio nonpensanti.

Vi detesto e vi contesto.

Se potessi vi arrostisco.

Prima che la bocca apriste.

 Io vi odio malpensanti.

Che suonate becco fesso.

Siete peggio di un ascesso.

E buttatevi nel cesso.

Io vi odio tutti quanti.

Goffa cricca di ruffiani.

Siete tanti e deficienti.

Intrigati dallo storto.

 Quando mai acculturati.

Meritate manrovesci.

Alle vostre idee flosce.

Dentro vite perse mosce.

 Siete morta geografia.

Carne morta della storia.

Chiusi dentro alle  prigioni.

Senza ori piene di ottoni.

 Io vi odio proprio tanti.

Brutte bande lestofanti.

Siete marci nel midollo.

Siete molli come fichi, fichi marci fino al collo.

 Come cambia l'orizzonte, il tempo, il modo di vedere.

Cambio passo e posto e non chiedo scusa.

Ma qui non c'è nessuno come me

 

 Kalimudda ipsum dixit

Furore

 



 

venerdì 11 ottobre 2024

2024 10 11 – La setta della meraviglia dello sguardo di bambino rapace

 2024 10 11 – La setta della meraviglia dello sguardo di bambino rapace

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.itParola: sguardo

 

Ho deciso, è fatta.

Fonderò anche io la mia setta.

Ne ho parlato, l’ho già detto.

Ora è l’ora di proselitare.

Ci guiderà un principio.

Solo l'irrazionale percezione di occhio di bambino rende giustizia alle mirabilie del creato.

Sono spesso còlte brevi e fugaci.

Bisogna allenarsi a sguardarle rapaci.

Gli sprazzi di anima del mondo affiorano tra le braci.

Se non siete esercitati vi passano dentro da dietro.

Trasparenti come vetro.

Come per ogni setta ci vuole però una regola, una norma, un precetto, un maestro.

Eccolo.

Studia da ingegnere, conta da ragioniere, misura da controllare, computa da calcolatore.

E la parte più importante, osserva da bambino.

Studia da ingegnere.

Tutto ha un suo ethos, un suo paradigma di comportamento. Dobbiamo chiederci come mai qualsiasi cosa sia come è, in modo da riconoscerne le varianze.

Conta da ragioniere.

A tutto si può attribuire una proprietà numerica che misuri la rilevanza nella vita.

Misura da controllore.

Perché tutto è collegato serve una visione di insieme, consuntiva e predittiva.

Computa da calcolatore.

Veloce e preciso si tiene il tempo della vita che vi scorre dentro veloce in apparenza fugace, mentre si aggiornano istantaneamente percezioni visioni e previsioni. 

E infine il precetto maestro.

Osserva da bambino.

Perché solo lo sguardo di meraviglia di bambino rende giustizia alle mirabilia del mondo.

E solo la meraviglia sa creare il futuro.

Alla fine è calcolo fertile, non crediatelo arido, sta nei neuroni sguardo, è roba da campioni.

Lo sguardo del rapace beccherà occorrenze o coincidenze sbalorditive per pertinenza di immanenza.

Ma non vi preoccupate.

Non dovete fare quasi nulla.

Solo un poco di esercizio e di fiducia.

E di naturale attenziò e concentraziò.

Poi pensa a tutto il vostro occhio.

Interno nel grigio e esterno colorato.

A questo serve la vostra anima annidata forse nel cervello.

A connetterci con quel tutto di mirabilie.

Per riconoscerle diffonderle e proteggerle.

Dai demoni e dal demonio.

Da fare attenzione a evitarne il matrimonio.

Trappola di oblio della meraviglia.

Vi rifionda nel terreno del parapiglia.

Che ancora vi imbriglia con le ali a terra.

Dimenticando che vedete e sapete volare il futuro.

Ma dentro e fuori è di nuovo la guerra.

Dimentichi della bellezza in purezza.

Scordati dello sguardo del rapace.

Allenato fugace a cogliere ogni minimo lampo di segno di pace.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Nun è rapace - Un lampo di Gragnianello

 Rapace di pace e rapace feroce


L’esempio empirico per San Tommaso

Pensate a dovere attraversare una strada trafficata.

Il semaforo è verde ma diventa subito rosso e voi decidete di volere attraversare lo stesso.

Il vostro ingegnere sa come funziona il traffico : da due direzioni opposte arrivano sciami di macchine.

Il vostro ragioniere sa quante macchine ci sono : le ha contate.

Il vostro ragioniere fa anche di più. Sa che le macchine vanno ad una certa velocità, la misura ad occhio.

E il vostro controller fa il vostro business plan : le macchine mi raggiungono in x secondi.

Quindi, il vostro calcolatore fa il suo lavoro e vi dice: devi attraversare in x -1 secondi.

Ad un tratto mentre state per attraversare, spunta una macchina in sorpasso.

Contate che va più veloce delle altre.

Allora rimisurate distanza e velocità e il risultato è che dovreste attraversare in x-5 secondi invece di x-1.

Computate, e capite che il business plan va riaggiornato.

Anzi lo riaggiornate mentre computate, perché il cervello umano è un dono straordinario, pieno pure di neuroni fatti apposta per contare.

Se attraversate alla vostra velocità, che conoscete perché la contate sempre, sarete investiti.

Computazione veloce, e risultato del business plan : venite schiacciati come una cotoletta.

Quindi ricalcolate e : non attraversate.

Ecco, avete appena predetto il futuro.

E lo avete anche cambiato.

Non siete morti di quella morte che sarebbe stata certa se non aveste seguito il “paradigma ingegnere, ragioniere, controllore, calcolatore”.

E tutto perché la regola vi aveva addestrato a riconoscere le cose con il fugace sguardo del rapace.

Immaginate ora di disporre di un cervellone, come si dice in gergo.

E di potere elaborare contemporaneamente una montagna di informazioni in input, ma anche di scenari di output, i quali ad esempio cambiano anche solo a seconda di come inserisco gli input, non solo a seconda di quali siano questi input.

Otterrete l’oracolo di Delfi

Il grande divinatore.

Ma, prima ancora, il grande conoscitore.

Oggi con qualche principio simile ci faranno forse la famigerata AI, non so.

Non mi interessano le brutte copie della bellezza.

Ma ne passerà di tempo prima che arrivino allo sguardo del rapace.

 

giovedì 10 ottobre 2024

2024 10 10 – L’autonomia lumbarda veneta

 2024 10 10 – L’autonomia lumbarda veneta

 

L’autonomia differenziata.

Mi viene in mente tosta la raccolta differenziata.

E per forza che al fascista è venuto un casino.

Ups ma no, ho sbagliato.

Era la fascista autonomia differenziata.

Già di immondizia evocata.

Qualunquemente concepita da un innegabile vetero legatorista.

Meno male che adesso c’è qualche nerone in nero.

Sono sicuro che vigilerà sulle regioni come fossero urbane.

Io non ho seguito mica tanto bene questa questione fondante della tenzone Stato regioni.

Pare affare di battaglie di competenze decentrali e costituzione nazionale.

Ma a me puzza più di vile grana.

E a dire il vero l’ho fatta oggetto di disconnessione selettiva per notizie di giornalismo di soluzione.

Disconnettere mi sono disconnesso.

E la soluzione giornalistica non l’ho capita.

E nemmeno cercata.

E allora mi sono rivolto alla fedele università.

Che vi sbatto qua.

https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-cosa-prevede-davvero-la-legge-sull-autonomia-differenziata-e-perche-e-tanto-controversa

C’è alla fine una tabella strutturale.

Storia nota ma sempre efficace.

Santa lombardia motorino d’Italia.

Rivendica che ci mantiene tutti.

E gli altri affanculo.

Col suo grattacielo tangente al cielo.

Tanto oggetto di controversi trasferimenti.

Non quelli dovuti allo Stato.

Quanto quelli da asporto di tangenti.

Svetta di luci e colori.

Mentre lenisce i nazionali dolori.

Credevo.

Poi un giorno ho visto la luce.

O meglio, nella nebbia ho visto che la luce non c’era.

E la lombardia era sparita dallo skyline.

Secessione gridai.

Come novella piccola vedetta lombarda.

Hanno capito.

E si sono tirati giù le regioni.

Inutili orpelli.

Raddoppiati fardelli.

Ma che avete capito.

Mica le vendiamo le lombardie.

Le regioni le ricentralizzo.

Statalizzo per uno Stato imprenditore migliore.

Guerriero senza nebbia nei neuroni.

Combattente nei fronti di oriente e di occidente.

Accidente.

Questa si che è una visione.

Politichismo di soluzione.

E il lumbard ghe minga più.

A laurà senza autonomia.

Asservito al me io Stato.

Risparmiando un bel centello.

Tolto ogni politico fardello.

Ciumbia ma che bello che sarebbe.

Ma invece era solo un nebbiùn.

Che si taglia con il coltello.

 

Kalimmudda ipsum dixit

In questo mondo di ladri

 



 

 

 

 

 






martedì 8 ottobre 2024

2024 10 08 – La soluzione è che andrà tuttoapposto

2024 10 08 – La soluzione è che andrà tuttoapposto

 

Questo titolo sembra un taùto.

Evocativo di una parola che vuol dire sé stessa.

Ma che in meridione vuol dire carro da morto.

Allegria.

Inappropriato sentimento in veste di ironico paramento.

Titoli che fungono da pescatori.

Da acchiappatori di lettori.

Sempre meno efficaci e briosi.

Sempre più mendaci e fallaci.

Già dai tempi del virus si era verificato un rigetto neurale.

La reiterazione continua rendeva le presunte notizie superflue.

Oggi non se ne può più.

Non per assenza di rispetto per il dolore.

O forse anche si.

Ma per autodifesa vilipesa.

Allora annichilo il mio chilo di carne grigia.

Mentre mi chiedo quanto può sopportare all’etto.

Insomma non si può mica campare con il costante mantra di soli taùti.

Ma questa è storia vecchia e ritrita.

Cultura del terrore che alimenta avventizio bisogno di risolutori.

Mentre si attende un profeta.

Un messìa della disconnessione selettiva per notizie di giornalismo di soluzione.

E voilà, io sono qua.

Fornitore di prospettiva e possibili vie di uscita.

In salsa di ironia ove mai possibile allegria.

Senza pretendere che si legga sotto missili, bombe e droni.

E senza indulgere in compiacimento.

Ma almeno che si legga.

Perché la disconnessione è rimozione.

In assenza di pensiero critico e spirito empatico.

Ci vorrebbe allora un sito bilancia, un contrappeso che infonda fiducia.

Un www.andràtuttapposto.it

Che misuri l’avanzamento della revoluzione perenne.

Perché la revoluzione esiste ed è fiducia nella evoluzione in atto.

Infatti.

Cresce a 828 milioni il numero di chi ha fame.

https://www.ansa.it/canale Terraegusto/ Nel mondo fame acuta sempre piu grave per 282 milioni

Notizia da 282 milioni postata su Terra e Gusto.

Come si dice a Napoli pure cornuti e mazziati.

Ecco un esempio calzante di andràtuttoapposto e gionalismo evolutivo.

Hanno postato la tragedia in una sorta di rubrica da mulino bianco.

Dove fare l’amore con il sapore.

E noi armati di fiducia, contribuiamo.

E’ nato il bambino 282 milioni e 1.

Dopo una settimana è ancora vivo.

Come si fa in questo bordello a infondere spirito positivo.

Mh, ricordo una bambina carina.

Era un poco blasfemina.

Mi ispira un gridolino da Pasolini.

La bestemmia non è una cosa brutta.

In fondo è un sommo grido di protesta di chi crede di non credere ma crede.

E’ questo è un altro taùto.

In un circostanziato orcodighel.


Kalimmudda ipsum dixit

E allora vai con un po' di violenza



  

domenica 6 ottobre 2024

2024 10 06 – Geobaratto non mi hai sedotto

 2024 10 06 – Geobaratto non mi hai sedotto

 

Straordinario.

Edizione straordinaria.

Trovata la soluzione alla crisi che investe il continente.

L’Ucraina entra nella Nato.

Ma lascia alla Russia i territori occupati.

Territori occupati de facto, mica de iure.

Per noi magnatori de bucatini vuol dire evocare protettorati colonialisti.

Tipo mandati britannici o pure francesi, che alla fine, dai e dai, oggi sono Dom Tom.

De iure.

Come a confermare che si parte de facto e si baratta il diritto.

A delineare lo scenario è il Financial Times dopo oltre 950 giorni di guerra.

Ma che bella trovata.

Il baratto dei confini.

Eppure è sotto il naso una occupazione di Palestina de facto.

Che i confini ce li aveva già.

E come funziona bene.

Allora ho io una soluzione.

Visto che il latino non funziona.

Il Financial Times, troppo financial e poco al passo coi times, presenta un'ipotesi di soluzione del conflitto e, contemporaneamente, la chiave per aprire a Kiev le porte dell'Alleanza Atlantica.

Geo baratto :  Ucraina nella Nato se cede territori occupati de facto.

De iure, de facto.

Troppo complicato per una povera testa di mente catto.

Ma ancora capace di elaborare de facto un modello che sembra davvero bello.

Si sperimenta una segregazione bilaterale.

Se vi sembra improbabile ci hanno fatto ad esempio il Pakistan e il Bangladesh,

E altre geo polveriere tracciate a matita sulla mappa globale.

Allora il modello molto bello passa proprio nell’America dei financials

Prendete i due stati meno popolosi della già terra promessa.

Sono Wyoming ed Alaska, anche belli lontani.

Ritaglio una riserva ciascuno, una riservona.

E ci deporto sia Israeliani che Palestinesi.

Un protettorato mandato ciascuno.

Tanto il centro America serve solo ad avere elettori di ceppo bianco.

Così non arrivano manco missili di sorta, troppo lontani.

So far away i just can't see.

Così si fanno i confini.

Con l’asporto.

Financials cretini.

Su yachts da diporto.

Aspettando il nuovo profeta.

Dedicato al continuo geo baratto.

Riscatto non mi hai sedotto.

 

Kalimmudda ipsum dixiti

Baratto, sei tu che mi hai distratto

 

Traccianti confini



 

 

venerdì 4 ottobre 2024

2024 10 03 – Spacciatori di vigliaccheria

 2024 10 03 – Spacciatori di vigliaccheria


 Ndr: qualche utile riferimento.

https://www.adnkronos.com/internazionale/esteri/israele-guerra-da-piu-di-100-mld-di-dollari-mette-in-ginocchio-leconomia_6riMHaLTqHoHZI9KZNhHJ3?refresh_ce#google_vignette

https://www.truenumbers.it/armi-da-guerra/

https://it.wikipedia.org/wiki/MBDA

https://www.ascai.it/MBDA-ITALIA.html

https://www.exportusa.us/forniture-militari-statiuniti.php

https://it.kompass.com/a/missili-aria-terra/2962001/

https://www.rsi.ch/info/mondo/Ecco-l%E2%80%99arsenale-ma-Hezbollah-non-ha-solo-armi--2262244.html

Esportazione armi italiane, ecco quali sono i nostri principali clienti (truenumbers.it)

https://it.wikipedia.org/wiki/Industria_bellica

 

Mentre tutti si vola, i più accorti viaggiano in container e su anonima gomma e rotaia.

I carichi ingombranti pesano troppo in scomparti e doppi fondi per non dare nell’occhio.

Il grossista ha piazzato la merce, è ora di consegna.

La meglio roba, americana, russa e anche italiana, consorziata d’Europa Mbda.

Niente di israeliano che l’arsenale se lo tengono stretto e gli serve in casa loro per Iron dome.

Cupola di ferro, letteralmente li mortacci.

Che produciamo anche noi con orgoglio anticostituzionale nazionale.

I produttori sono i soliti e spacciano di tutto.

Chissà se nasce prima l’uovo o la gallina.

Cioè chissà se il problema è chi le vende o chi le compra, le armi.

Spacciatore o tossico.

L’intermediario riflette con la memoria nostalgica di quando si combatteva a terra con gli AK e gli M16.

Adesso è tutta una questione missilistica, balistica per darsi un tono.

Condita di questi maledetti droni.

Certo vanno via come il pane, ma non c’è duello, confronto, scontro.

Non è nemmeno storia tra cecchini.

E’ tutta una distante vigliaccata.

Tiro un missile, faccio un cratere, e poi conto che era pieno di gente.

Questa non è nemmeno guerra.

Solo vigliacca macelleria.

Mi documento un po’ e trovo alcuni link interessanti in testa riportati, se no non li leggete.

Un missile di cupola di ferro si stima costi 50.000 dollari.

Hezbollah pare sia stato armata dall’Iran e adesso ha un arsenale di 130.000 missili vari.

Nella precedente guerra del 2006 erano 15.000.

Nel frattempo la guerra distrugge l’economia di Israele.

Che tanto era solida ed arriva per ora ad un sostenibilissimo debito/Pil del 70%.

L’unica ratio plausibile sembra volontà di occupazione.

Un brutto vizio culturale inestirpabile.

E allora immaginate.

Immaginate una colonna di blindati tutti bianchi alla frontiera del Sempione, la più sfigata.

La scavallano e arrivano a Milano, tirano giù i teloni bianchi e compare la livrea mimetica.

Gli svizzeri, piccoli e arsenalmente cazzimmosi come Israele, ci hanno dichiarato guerra, anzi ci invadono diretti.

Con una spaventosa volontà di distruzione di ogni segno culturale precedente.

O raclette e fondue o morte alla pizza, dice l’insegna stampigliata su ogni missile della cupola di ferro.

Si era infatti scoperto che ai missili Iron Dome basta girarne la batteria di 180 gradi.

E da strumenti di difesa diventano micidiali raffiche di offesa.

L’elvetico ariano non è più neutrale, verifica posto e obiettivo più adatto, tolgono tutti sincroni la capote ai camion cabriolet, caricano e fiù...la pioggia di missili parte dalla batteria, scodinzolante.

E rade al suolo il castello di tanta sfarzesca memoria.

Imbocca la via del sommo poeta ….fiù, la madunina rasa al suolo grida silente santa vendetta e cattolica controcontroriforma.

Stroncata la speranza di una religione di pace, bisogna fiaccare lo spirito del borghese consumanista.

Fiù...e la gente per strada inizia a realizzare che siamo sotto attacco, svizzero. 

Cose di pazzi inaspettate.

Siamo come palestinesi.

Vogliono auto invadersi ed estirparci dal Ticino, già loro, pure tutti i soldi italiani nascosti.

Senza manco un referendum.

Il camion bianco UN intanto si è svelato e replicato ovunque.

Hanno scoperto il telone e mostrano batterie di missili visibili su ogni media.

Arsenale a tante ruote per una raffica di contrappasso.

Un tesoro di arsenale di missili, missilini, misssiletti e pure droni.

Glieli avevano venduti proprio gli euroitaliani, vedi tu, via consorzio tipo Igp del salame.

Sembravano strumenti di difesa e invece con un click diventavano da attacco.

Inizia quindi la sarabanda di pioggia di fuoco.

Il primo a nascondersi fu un ragioniere con la sua borsa.

Per deformazione professionale iniziò a contare i sibili.

Erano ovunque e non si fermavano più.

Ma quanti sono si chiedeva.

Maledetti produttori.

Tra spacciati e spacciatori.

E gli venne in mente il contrabbandiere trafficante che prometteva produzioni all’ingrosso senza limite.

Il problema anche in Ucraina è ordunque la gallina.

Codardi invasori transfrontalieri .

Spacciatori di vigliaccheria.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Dogs of war

 

L’evoluzione crypto della guerra