domenica 18 maggio 2025

2025 05 18 - Il mestiere di giardino

 2025 05 18 - Il mestiere di giardino.

 

Il giardino pulsa di primavera.

Ogni giorno si rigonfia di alchimia.

Le piante fanno metamorfosi continua.

Seguono i loro ritmi circadiani.

Accumulano luce di giorno.

Nel silenzio della notte continuano a pompare.

Senza mai smettere.

Come per paura di perdere la stagione.

Non sanno che è il loro mestiere.

Sono intente a fare fotosintesi.

Ma non solo.

Sono asili e nidi per le anime.

Giocano semplici il miracolo della rinascita.

Nemmeno le rose sanno che è il loro mestiere.

Mentre noi lì che arranchiamo

Tutti i giorni loro salgono di scala.

Nella rincorsa alla perfezione naturale.

Guardano con distacco il dramma degli umani.

Di quel mondo che a loro indubbiamente doveva sembrare cattivo.

Il filo d’erba è diventato spettatore.

Mentre l’umano si è incarnato predatore.

Il giardino è una fortezza.

Quattro mura di alte piante di verzura varia.

Di recente l’uomo ha scoperto che comunicano.

In quella folle corsa alla tanta scienza.

Entra in campo il deus in macchina.

Un po’ paciosa aquila un po’ marmotta.

Stanno appollaiate su di una cengia.

Nell’onirico giardino ingabbiato di corrente.

Essa solleva i pensieri in un vortice.

E lo spara fuori dalle mura a spirali fatte a scale

Si rimirano la valle della sapienza.

Chiuse in quel quadrante di porzione.

Sono diventate perfezione di evoluzione.

La marmotta guarda l’aquila nella sua mente.

L’aquila si staglia immobile ben visibile nel cielo.

La marmotta chiede “e adesso?”.

Non c’è nessun adesso, la metamorfosi è terminata.

Siete essere perfette.

E io non ho più fame da vorace rapace.

Mi nutrirò di aria, di acqua e di luce.

Come piante nella perfezione di alchimisti naturali.

Questa era la mia ultima reincarnazione.

Il mio compito era fare selezione.

Perché la marmotta regnasse pacifica sul suo quadrante di creato.

Questo è quel regno dei peli che vi cantate fin dalla notte dei tempi.

L’aquila si alzò per il suo ultimo maestoso volo.

A dorso di un raggio di luce imbrigliato nel suo occhio aquilino.

Generò infinti versi persi al vento di tutti i pensieri.

“L’Io non serve più. Io non servo più”

Disse mentre si scioglieva in un ultimo battito d’ali nel tutto.

La marmotta tardiva voleva parlarle una serie di ultime parole.

Si girò, ma non c’era nessuno.

Un filo d’erba le sorrise danzando con i suoi simili alle onde del vento.

Distratta dalla ragione non riconobbe quel brivido.

Il popolo del giardino rise di gusto.

Lunga la via ancora da fare.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Le rose profumano non sanno che è il loro mestiere

 



 Ndr. Ermelotta sincronizzata e aquila astigmatica

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