venerdì 23 maggio 2025

2025 05 22 – “Che” Vittoria.

 2025 05 22 – “Che” Vittoria.

 

Voglio ricordare come si concludeva una precedente lettera.

Quella dal titolo Memorie di educazione vittoriana.

Tu sei stata e sempre sarai la nostra vittoria.

Oggi io so che hai la forza per trovare le tue vittorie.

Per chi legge, l’antefatto è che Vittoria ha trovato il suo primo lavoro.

Quando ho visto la lettera con cui confermavano l’assunzione questa volta non mi sono commosso.

Insomma, un pochino si ma solo con qualche lacrimuccia.

La caparbietà di giovane donna è stata premiata.

Ha fatto tutto da sola.

Alla fine anche un pizzico di fortuna è arrivata.

Funziona così, mon tresòr.

Tuo nonno Carlo amava ripetere che perfino Napoleone preferiva un generale fortunato ad uno bravo.

Ma la fortuna non è un caso.

E’ questione di bilanciamenti, di pareggi, di restituzione, di ritorni.

Tutto quello che fai e dai prima o poi ti torna indietro.

Anche l’immenso amore testimoniato dal dolore per mamma.

Comunque sempre tuo nonno diceva che nella vita ci sono locomotive e vagoni.

Tu, come ero anche io, mi sembri proprio una locomotiva.

Ma ancora non lo vedi del tutto.

Sei ancora un treno in costruzione.

Ma lo intuisci quando lanci i tuoi giudizi tranchant.

Quelli con la tua pertinente ironia.

Quelli densi di critica.

Ma per fidarti hai bisogno di qualche successo.

Come questo.

Nato come frutto di tutte le scelte che hai fatto.

Oggi puoi dirti che non c’è niente che hai sbagliato.

Tutto ti ha guidato con il cuore.

Tra poco sarai pronta per continuare a costruirti.

Libera dai legacci che ti stai sciogliendo dentro.

Io a volte ti riconosco.

Pensa che quando ho finito l’università mio padre aveva già organizzato tutto.

Tesi con il rettore della Bocconi e poi lavoro in studio da lui.

Ci misi qualche secondo da locomotiva in corsa.

Magari vedi se ti ricordo qualcuno.

Io non sapevo cosa volevo fare.

Ma di certo non quello.

E me ne scappai nella più grande azienda italiana.

Grazie alla intercessione di zio Sergio.

Volevo vedere i numeri del mondo.

Volevo sapere come funzionava questo gioiello di macchina globale.

Il migliore mondo mai esistito, anche se spesso non lo sembra.

Non mi interessavano i soldi.

Io volevo sporcarmi le mani, costruire, revoluzionare.

Ma quello naturalmente ero io, non tu.

Quello che riconosco in te però è la voglia di vedere.

E quando invece dici no è perché è no.

Anche se non sai perché tu segui il tuo cuore.

Questa è la tua forza.

Questo è il mio orgoglio.

Un giorno ti accorgerai di essere un condottiero.

Una locomotiva.

Lo si è e si vede fino dai dettagli.

Non vuol dire essere imperatori.

Ogni cosa che fai può essere una piccola rivoluzione.

Le locomotive lo sanno e tirano.

Gli altri si accontentano e seguono.

Se vorrai tu sarai un condottiero, come un piccolo Che Guevara.

Testa dura e cuore puro.

E farai le tue rivoluzioni.

Buone per generazioni e generazioni

Anche se adesso ancora non ti perdoni.

Ora perdona invece un vecchio che si diverte a giocare con le parole.

Ma mai con i pensieri e con le anime.

Stamattina dopo averti scritto ho preso il metrò.

E’ salito un ragazzo.

Gli ho detto dispiaciuto che non avevo monete.

Mi ha sorriso.

E si è messo a suonare….

Che Guevara.

Ho pensato a te e a mamma.

Niente accade per caso.

E tutto concorre al bene.

Spesso con grande fatica.

Ma senza mai essere soli.

Ma grande puce financière.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Che Guevara.

  



 




 

Memo . 2025 03 05 – A Vittoria. Memorie di educazione vittoriana.

 

E’ carnevale e c’è la festa di quartiere.

Dal balcone guardo i bambini giocare.

Ogni volta che lo faccio è un colpo al cuore.

Un ricordo di dolori mai svaniti.

Siamo figli persi nati e ritrovati.

Il telefono mi distoglie dai pensieri.

È mia figlia che mi chiama da Londra.

Caparbia testa dura ha seguito il cuore.

A Londra voleva andare e a Londra è approdata.

Lo racconto a tutti con fiero orgoglio.

Pure a lei che mi mostra una lettera che ha scritto.

Malsana pratica da qualcuno ereditata.

Si deve presentare per trovare lavoro.

Vuole e cerca ambiti di numeri e finanze.

E’ diventata grande.

Con un brivido me ne ricordo.

Mentre io mi guardo e vedo uno specchio vecchio.

Poi inizio e leggo.

Petite, j’adorais accompagner mon père à son travail.

Enfin… adorer, c’est un grand mot.

Ce qui me captivait était, les décisions à prendre, les chiffres à analyser et les discussions stratégiques.

Un jour, en voyant mon air perplexe devant ses tableaux Excel, il m’a dit : « La finance, c’est comme un jeu d’échecs : chaque décision compte, et il faut toujours avoir trois coups d’avance. »

Mon père m’a initiée à la finance en me faisant suivre la gestion de mes propres affaires.

Toujours avec ses conseils en arrière-plan.

En appliquant ces principes j’ai réalisé que c’était un univers dans lequel je voulais évoluer.

Et à quel point ce domaine me passionnait.

Tutto un fremito mi attraversa.

Da genitori spesso non sappiamo più essere figli.

E a volte i figli sono costretti ad educarsi da soli.

E noi a credere di sapere cosa sia meglio.

Sotto piogge di consigli per imporsi ai controvoglia.

Sono doloranti teste sbattute “a capa e muro”.

Le citai che “si sa che la gente da buoni consigli.

Quando non può più dare cattivo esempio”.

L’educazione vittoriana è ricerche a tentativi solitari.

Ma ora so che ha funzionato perché ho pianto a goccioloni.

A Vittoria “ma puce reine” dico quello che già sa.

Siamo multilingue poliglotti perchè tuo è tutto il mondo.

Te lo dico quindi con regale lingua di napoletano.

Quello di tuo nonno Carlo mio papà mai conosciuto.

Fermo educatore vittoriano che per te sarebbe uscito pazzo.

'A vita è 'nu muorzo ca nisciuno te fà dà' 'ncoppa a chello ca tene.

La vita è un morso che nessuno ti fa dare su quello che ha.

Perciò stammi a sentire.

Perdi tempo a guardarti dentro.

Non sarà mai tempo perso.

Io sarò sempre nel sottofondo in arriere-plan.

Come una pulce nell’orecchio.

Così diceva sempre tua nonna Paola, vittoriana per davvero.

Se vorrai chiedere un consiglio saremo tutti qui per te.

Poi segui sempre il vento del tuo cuore.

Sentirai quanto arriva a fondo il nostro amore.

Infine.

Tu sei Vittoria in memoria del papà di tre cugine che papà e mamma li persero da piccole come te.

Tu ti chiami Vittoria perché tanto cercata, desiderata, infine arrivata e amata.

Tu sei stata e sempre sarai la nostra vittoria.

Enfin… adorer, c’est un grand mot.

Mais nous oui que t’adorons.

 

1 commento:

  1. Chi si guarda nel cuore, sa bene quello che vuole, e prende quello ch c'è. (Fossati, la pianta del tè)

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