domenica 7 luglio 2024

2024 07 07 – Tornello fratello negro

 2024 07 07 – Tornello fratello negro

 

All’uscita dal metrò trovi mille suoni colori e odori.

Sensazioni di frontiera piena di gente, quella vera.

E’ una fermata di confine, senza manco un consumanista.

Di quelli che tremerebbero di orrore anche solo per la vista.

C’è il parcheggio multipiano per chi sogna d’essere urbano.

Lascia l’auto per i binari ogni giorno ogni domani.

Chiama chiama i commissari, m’han graffiato lo specchietto.

Manco fosse per dispetto là vicino c’è un distretto.

E’ un presidio di quell’urbe che dà loro solo turbe.

Non è grande, non fa comune, e nemmeno una frazione.

Fazzoletto di terreno per un ghetto a quattro ruote.

Campo rom di gente povera, tutti ladri e malfattori.

Se potessimo bruciarli, tutto a posto per incanto.

Torno dentro al casello pullulante di negri fileggianti.

Sono grossi come alberi, sono vestiti di colori.

Niente griffe e nemmeno strass, solo i loro quattro stracci.

Devo uscire dal disagio, sia dal mio che in senso lato.

Ma c’è un negro appena sceso giù dal bus della speranza.

Il tornello l’ha tradito, l’hanno fatto intelligente.

Ma mai quanto un frato negro, d’intelletto ben più antico.

Nel continente nero mica c’era, pensava il poverino.

Gli altri sono archeologia, con la fessura da tagliando.

I negri del bus, i tornelli di natale se li sognano in corriera.

Ma che importa, non sono qui per far carriera o per comperar la cameriera.

Dai e dai la coda cresce gonfia come spire di anaconda.

Resta tutto una lucina, uno schermetto, una fessura.

Manca solo un meno tonto, con la freccia come indiano.

Ma il tornello serve a quello, conta carne da macello

Seleziona il privilegio di chi può pagare pedaggio.

Mica tutti sono ammessi.

E’ allo studio il tornello intelligente pro imbecilli.

Quello pallido di pelle che si barrica nelle ville.

Tutto questo ha una morale, è lo sguardo del rapace.

Quello allenato a riconoscere ogni minimo segno di pace.

Siamo estremi nella stazione.

Il negrone osserva il deflusso.

Un incrocio dello sguardo, e con gli occhi fa traguardo.

Quello mi accenna con una occhiata che all’opposto c’è un tornello bello vuoto.

Troppo intelligente ed in incognito, sembra un albero di natale.

Mica c’è nel continente negro, non c’è manco la corrente.

Ma dribblando tutte le code, ne approfitto e mi ci fiondo.

All’uscita alzo lo sguardo, il negrone mi osservava.

Faccio un cenno grazie, con la mano bene alzata.

Quello alza il pollice all’insù.

Me lo immagino capotribù.

Se non forse più imperiale, soppiantato coloniale.

Ci si incrociano gli sguardi per un istante.

Schemi a specchio nei cervelli.

Imbecilli consumanisti.

Senza graffiti feroci siete solo piastrellisti.

Io vi dono fratellastri, negri, rossi, gialli e verde.

Mentre voi restate merde, buoni al vento che disperde.

Senza sguardo del rapace, che non compra mai vorace.

Kalimmudda ipsum dixit

20 bottiglie di vino, per lo sguardo del rapace di fuoco

 



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