sabato 20 luglio 2024

2024 07 20 – La disfida della tecnica al pompino

 2024 07 20 – La disfida della tecnica al pompino

 

Ma quante madonne tirate sono volate.

Oggi è un giorno di mestizia, eppure in barba alla mia avarizia di innovazione.

Dopo venti anni di onorato servizio, ho dovuto pensionare il mio macinino piccì.

Si, si il nòtbuch, quello nato per scrivere e fare di conto e disegno.

Poverino si era perso due tasti numerici, la e accentata, il sistema operativo registrato, il lettore dvd.

Alla fine ho dovuto cedere, prima di restare con la sola cpu, tutta dentro su per il cu, nostalgico simbolo per quando ancora dentro c’era rame e non solo terre rare.

Non l’ho eutanasiato, per rispetto, per amore e preveggenza, ma appoggiato solo sotto quello nuovo.

Speravo che l’ai connettesse dischi fissi e processori per amicale sovrapposizione.

Invece no, ma io lo sapevo dall’inizio ed ero pronto alla battaglia.

Ne avevo già avuto una avvisaglia, di giornata che non quaglia d’elettronica fragaglia.

Rientrato a casa dopo giorni, era mancata momentanea la luce, forse per eccessi condizionati.

La parte più intelligente della elettronica domotica se ne era accorta certamente e lampeggiava allegramente.

Frigo un frego, roba bella, la più cara, non riparte in solitaria.

E’ talmente caro fuoco che è progettato da qualche tecnico che presume un maggiordomo che stia pronto di vedetta a schisciare una sequenza.

Risultato: tutto marcio.

Lancio l’assalto al nuovo portatile, e trovo il secondo pirla, nascosto dentro al tasto di accensione.

C’è un motivo se mettere una pubblicità su un sito in alto a sinistra costa più caro che in basso a destra.

E’ neurosciensa. Il nostro occhio coi suoi schemi di neuroni è abituato da piccino a guardare da sinistra verso destra. Se eravamo arabi era il contrario. Ma il secondo pirla ha messo l’onoff piccino a trequarti in cima a destra. Persa mezz’oretta d’occhio a sinistra.

Bevo, fumo, smadonno e accendo. Trovo office in inglese. Seguo ogni alternativa in svariati tentativi fino a che desisto. Ogni opzione ed ogni flag conferma che è tutto in italiano, dice il tecnico, ma il picci non lo sa.

L’apoteosi della giornata sta nel misuratore di visite di questo blog. Gioiello d’informatica tracciata, da una parte dica 10 e dall’altra dice 20. Qui il tecnico è bastardo. Dopo ore faccio la spunta a manina da ragioniere.

Nuova release del 2023, quindi dimentica dei postini creati prima.

Tecnico bastardo che l’ha progettata, mica te lo dice, e ci credo.

Il blog nato nel 2014 segna 16.000 viste di cui vado molto fiero in neurosfera. Se prendo il tecnico rilasciatore se ne perde qualche migliaio nel suo motore.

Dietro ogni errore o malfunzione c’è un gruppo di tecnici.

E mi ricordo di mio padre.

Ingegnere e conoscitore di molto più.

Diffida dei tecnici, si innamorano della loro tecnica e perdono di vista la visione di insieme.

Che peccato, pensando all’etimo tradito.

Tecnica viene dal greco téchne, stessa parola di arte, ma nel senso di perizia, saper fare, saper operare.

Arte mi piace pensarla come la capacità di cogliere bellezza, a volte fino al bello supremo.

Diffida dei tecnici non è questione di tecnica ma questione di sé, di ego, di io.

Appropriatosi di una fetta di perizia collettiva.

Quindi dopo mio padre ricordo un risicultore.

E un venditore di tecnica pieno di io monetario che magnifica un macchinario artificiale.

Sa fare questo, sa fare quello, sa fare tutto.

Il risicultore di cultura contadina lo guarda e chiede senza ironia.

D’accordo, mi ha quasi convinto.

Ma sa fare anche i pompini?

Eh, no i pompini veramente no.

Allora per quest’anno ci teniamo le mondine.

AI, saprà fare anche i pompini?

Se no, no quiero no.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Luna, evviva il pompino

 


Tecnica e arte

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