2024 07 24 - Harris bar
Ho
perduto una cara amica.
Una
rara amica a specchio.
Non
ho mica tanta voglia.
Ne
di ridere ne di scherzare.
Ma
si presenta l’occasione ideale.
Show
must go on.
Da
noartri sta per deve continuare.
Leggerezza
elementare, mister wesson e mister smith.
A
me tutta questa smania di spettacolo elettorale mi fa proprio cagare.
Comizi
a tifo, trombette, coccarde, marcette, coriandoli e fighette.
E
che cazzo.
Possibile
che ancora li seguiate.
E’
che vi hanno intossicato.
Di
amex essere drogato.
Traghettati
nel consumanesimo.
Con
la loro plastic money.
Mercificio
di ogni cosa.
Partecipazione
per finzione
Fino
al colosseo alla Nerone.
Con
le fiere e con il gladio.
Quasi
in ogni continente.
Qua
da noi sono grotteschi.
Caricature
a scimmiottare.
Ma
perché sei tanto anti americano.
Ci
han portato i telefilm e le sigarette.
Ma
infatti non è vero.
Io
mi compro tutti i giorni il tumore nel pacchetto.
Insomma,
io all’America sono tanto grato.
Ma
sono tanti anni e tante storie e non se ne va.
E
adesso mi propinano pure un Harris
Trump testa a testa.
Dopo
che Donnie
Lou santo si è anche fatto sparare, in testa.
Tutti
tifiamo, purché non sia Donnie.
Ma
non mi è chiaro perché pensiate che ci sia del meglio.
E’
sempre l’ egemone, l'impero.
Ed
è sempre un impero a mano armata.
E
consumata.
Avete
avuto un secolo per testarne il primato.
Esisterà
pure di meglio.
Magari
lontano qualche miglio.
Provo
comunque a lanciare un appiglio.
Se
proprio devo, scelgo Harris.
Perché
ha un nome intrigante.
Che
mi ricorda qualcosa
Provate
a ricordare un western saloon.
Stivali
e speroni con whisky a boccioni.
Poggiano
la mitica colt, pronti all’alzata di cane.
Ma
i piedi non devono restare appesi.
E
si poggiano proprio sul bar.
Manco
il poggiapiedi ci hanno lasciato.
L’hanno
chiamato bar.
Alla
sbarra, tutti a giudizio.
Con
la colt bene chiusa in fondina.
E
ci vediamo da Kamala.
Al nostro Harris
bar.
Kalimmudda
ipsum dixit

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