2024 07 14 – Tira più un pelo di fessa di un pirla di fesso
Scrupolosamente
mi attengo al mio codice antologico.
Pirlone,
era deontologico.
O
forse proprio ontologico.
Sepolto
perso nella mia privata antologia.
Aborrisco
ogni notizia di cronaca.
Non
barrisco di emozione ad un arresto.
O
a questioni di politiche maldestre.
Sempre
errate a posteriori.
Contingenti
non strutturee.
Si
lo so che si dice ali, ma con quelle volo via.
Mentre
qua mi tocca stare.
A
cercare occhiate di rapace.
Una
cosa mi ha fatto ridere di gusto.
Il
fuggiasco preriscaldato.
Preso
perché condizionato surgelato.
Non
ci sono più i malfattori di una volta.
Come
i giovani e le stagioni.
In
compenso tirano fuori i coglioni due regali re leoni.
Nuotatori
per amore.
Forse
per testosterone.
Io
li ho visti i re leoni.
Mi
hanno fatto più paura bufali, coccodrilli e ippopotamoni.
Poveretto
il re leone, sempre a caccia di caggiagione.
Ma
non è mica proprio vero.
Io
li ho visti sonnecchiosi, sotto il sole africano.
Forse
avevano già mangiato.
Se
avessero avuto l’aria condizionata digerivano più attivi.
Ma
col rischio di essere scoperti fuggitivi.
Fuggitivi
per amore questa volta.
Per
1 chilometro intatto prima mai affrontato.
E
da questo tipo di esperienze nasce la constatazione della forza dell’amore.
E
dell’odore di tutto quel suo nettare motore.
Gravitale
universale muove il sole figurati un pelo.
Quello
che tira pure più di un carro di buoi.
Ma
un bue non è feroce.
Nemmeno
quando si trova tra i pericoli di una foce.
Mentre
tu vuoi mettere un leone.
Io
li ho visti anche cacciare.
Con
i muscoli a reazione.
Verso
il pelo al feromone.
Morale,
estremizzo il noto detto.
Tira
più un pelo di leonessa.
Che
l’intera propria fessa.
Fate
solo attenzione.
C’è
vicino alla savana, dell’epilazione una assassina.
Pilo
piluzzo, tu non sei solo pilo di culo.
Ti
tosano pure, non fare solo il bue.
Attenziò,
depilaziò.
Kalimmudda
ipsum dixit

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