venerdì 5 luglio 2024

2024 07 16 – Cento vaste speranze

 2024 07 16 – Cento vaste speranze

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it . Speranza e puntata 100

 

La speranza spezzata, la mia eredità.

Fallimento di una vita, di coraggio e di viltà.

Prevarico ogni diritto d’autore, rivendico il copyleft.

Siamo uomini più vasti.

Rigetto l’appropriazione del ritorno da ogni specchio.

Un riflesso che trovato ci riempie di speranza.

Trattengo la turpe voglia di copiare un testo intero.

Mi allevierei pure di un fardello, non so scrivere un gioiello.

Non so dare la speranza, ma c’è chi lo sa e lo fa, con pazienza e con costanza.

Pillole, parole e pensieri in onde radio con frequenza.

Le aspettiamo in una attesa che è ricolma di speranza.

Speriamo con ardore che ci allevi un po’ il dolore.

Partirono in pochi, ma furono abbastanza.

Lunga marcia bersagliera mentre armiamo la cartuccera.

Una certezza, un punto fermo, ma attenzione a questo allarme.

Che paura la speranza, quando manca di fidanza.

E’ mattanza di credenza, lascia il dubbio che è perdenza.

Svuota il senso di ogni preghiera, di speranza battagliera.

E però sperém de no, che non sia una malattia.

La conosco bene io, ce l’aveva mamma mia.

Per lei era tutto un tono di dubbio, sempre chiuso con sperèm.

Un mondo di scettico dubbio senza fiducia, rispecchiava solo l’aspettare di finire.

La speranza spezzata, la mia eredità.

Senza neanche più fiducia, restano solo dubbiose pulci nell’orecchio.

Invece qua ci sono le onde, lucidatele le orecchie.

Cito un motto bersagliere, appropriato quanto è vero.

“Dove gemono i dolori, primo accorre il bersagliere,

che dà al misero i tesori, di bontade e di fortezza.”

Incidetene il vinile, nelle scie delle parole attorno al sole.

Noi strombazziamo claudicanti, sulle onde di speranza.

Alla carica plotone, conduciamo fiduciosi.

Partirono in pochi, arrivarono a cento e più.

Furono abbastanza, a far musica da specchi.

Suonarono cento cariche, con baldanza da fanfara.

Tregue di oblio, tra mattanze di dolori e fiorire di desideri.

Ogni volta che finiva una puntata restava fede in quella dopo.

Traboccanti di speranza, che non basta mai abbastanza.

Ritmo tronco militare allora, che ricarica lo spirito in allerta.

Con in testa onde e voci, da grattare come pulci.

Ora oggi è stato bello, ci vediamo a onda mille.

Luce chiara che ti abbaglia, volo via per la basaglia.

Alla carica, a volare.

La speranza è il sognatore.

Siamo noi siam tutti noi.

Siam facchini senza abbaglio.

Siamo angeli terrestri.

Siamo uomini più vasti.

Siamo uomini celesti.

Siamo musica maestri.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Uomini celesti a centinaia

 Nota del redottore.

Da Battisti, via Mogol, fino a un ritmo che fa gol.

Chissà perché mi devo sempre trattenere dall’assalto di doppi sensi, dubbie rime, ritmi alterni e frasi inverse.

Tipo greci od alemanni, credo proprio siano malanni.

Meno male che tra spazi e onde c’è abbondante psichiatria.

Loro si che san curare, che ti insegnano a sperare.

Ti accompagno in farmacia.

Tanti saluti e così sia.

 

Per la rima, appunto, senza offesa e senza resa.

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