2024 07 16 – Cento vaste speranze
Per
www.parolebuone.org su www.shareradio.it . Speranza e puntata
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La
speranza spezzata, la mia eredità.
Fallimento
di una vita, di coraggio e di viltà.
Prevarico
ogni diritto d’autore, rivendico il copyleft.
Siamo
uomini più vasti.
Rigetto
l’appropriazione del ritorno da ogni specchio.
Un
riflesso che trovato ci riempie di speranza.
Trattengo
la turpe voglia di copiare un testo intero.
Mi
allevierei pure di un fardello, non so scrivere un gioiello.
Non
so dare la speranza, ma c’è chi lo sa e lo fa, con pazienza e con costanza.
Pillole,
parole e pensieri in onde radio con frequenza.
Le
aspettiamo in una attesa che è ricolma di speranza.
Speriamo
con ardore che ci allevi un po’ il dolore.
Partirono
in pochi, ma furono abbastanza.
Lunga
marcia bersagliera mentre armiamo la cartuccera.
Una
certezza, un punto fermo, ma attenzione a questo allarme.
Che
paura la speranza, quando manca di fidanza.
E’
mattanza di credenza, lascia il dubbio che è perdenza.
Svuota
il senso di ogni preghiera, di speranza battagliera.
E
però sperém de no, che non sia una malattia.
La
conosco bene io, ce l’aveva mamma mia.
Per
lei era tutto un tono di dubbio, sempre chiuso con sperèm.
Un
mondo di scettico dubbio senza fiducia, rispecchiava solo l’aspettare di
finire.
La
speranza spezzata, la mia eredità.
Senza
neanche più fiducia, restano solo dubbiose pulci nell’orecchio.
Invece
qua ci sono le onde, lucidatele le orecchie.
Cito
un motto bersagliere, appropriato quanto è vero.
“Dove
gemono i dolori, primo accorre il bersagliere,
che
dà al misero i tesori, di bontade e di fortezza.”
Incidetene
il vinile, nelle scie delle parole attorno al sole.
Noi
strombazziamo claudicanti, sulle onde di speranza.
Alla
carica plotone, conduciamo fiduciosi.
Partirono
in pochi, arrivarono a cento e più.
Furono
abbastanza, a far musica da specchi.
Suonarono
cento cariche, con baldanza da fanfara.
Tregue
di oblio, tra mattanze di dolori e fiorire di desideri.
Ogni
volta che finiva una puntata restava fede in quella dopo.
Traboccanti
di speranza, che non basta mai abbastanza.
Ritmo
tronco militare allora, che ricarica lo spirito in allerta.
Con
in testa onde e voci, da grattare come pulci.
Ora
oggi è stato bello, ci vediamo a onda mille.
Luce
chiara che ti abbaglia, volo via per la basaglia.
Alla
carica, a volare.
La
speranza è il sognatore.
Siamo
noi siam tutti noi.
Siam
facchini senza abbaglio.
Siamo
angeli terrestri.
Siamo
uomini più vasti.
Siamo
uomini celesti.
Siamo
musica maestri.
Kalimmudda
ipsum dixit
Da
Battisti, via Mogol, fino a un ritmo che fa gol.
Chissà
perché mi devo sempre trattenere dall’assalto di doppi sensi, dubbie rime, ritmi alterni e
frasi inverse.
Tipo
greci od alemanni, credo proprio siano malanni.
Meno
male che tra spazi e onde c’è abbondante psichiatria.
Loro
si che san curare, che ti insegnano a sperare.
Ti
accompagno in farmacia.
Tanti
saluti e così sia.
Per la rima, appunto, senza offesa e senza resa.

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