2025 03 05 – A Vittoria. Memorie di educazione vittoriana.
E’
carnevale e c’è la festa di quartiere.
Dal
balcone guardo i bambini giocare.
Ogni
volta che lo faccio è un colpo al cuore.
Un
ricordo di dolori mai svaniti.
Siamo
figli persi nati e ritrovati.
Il
telefono mi distoglie dai pensieri.
È
mia figlia che mi chiama da Londra.
Caparbia
testa dura ha seguito il cuore.
A
Londra voleva andare e a Londra è approdata.
Lo
racconto a tutti con fiero orgoglio.
Pure
a lei che mi mostra una lettera che ha scritto.
Malsana
pratica da qualcuno ereditata.
Si
deve presentare per trovare lavoro.
Vuole
e cerca ambiti di numeri e finanze.
E’
diventata grande.
Con
un brivido me ne ricordo.
Mentre
io mi guardo e vedo uno specchio vecchio.
Poi inizio e leggo.
Petite, j’adorais accompagner mon père à
son travail.
Enfin… adorer, c’est un grand mot.
Ce qui me captivait était, les décisions
à prendre, les chiffres à analyser et les discussions stratégiques.
Un jour, en voyant mon air perplexe devant
ses tableaux Excel, il m’a dit : « La finance, c’est comme un jeu d’échecs :
chaque décision compte, et il faut toujours avoir trois coups d’avance. »
Mon père m’a initiée à la finance en me
faisant suivre la gestion de mes propres affaires.
Toujours avec ses conseils en
arrière-plan.
En appliquant ces principes j’ai réalisé
que c’était un univers dans lequel je voulais évoluer.
Et à quel point ce domaine me passionnait.
Tutto un fremito mi attraversa.
Da
genitori spesso non sappiamo più essere figli.
E
a volte i figli sono costretti ad educarsi da soli.
E
noi a credere di sapere cosa sia meglio.
Sotto
piogge di consigli per imporsi ai controvoglia.
Sono
doloranti teste sbattute “a capa e muro”.
Le
citai che “si sa che la gente da buoni consigli.
Quando
non può più dare cattivo esempio”.
L’educazione
vittoriana è ricerche a tentativi solitari.
Ma
ora so che ha funzionato perché ho pianto a goccioloni.
A
Vittoria “ma puce reine” dico quello che già sa.
Siamo
multilingue poliglotti perchè tuo è tutto il mondo.
Te
lo dico quindi con regale lingua di napoletano.
Quello
di tuo nonno Carlo mio papà mai conosciuto.
Fermo
educatore vittoriano che per te sarebbe uscito pazzo.
'A
vita è 'nu muorzo ca nisciuno te fà dà' 'ncoppa a chello ca tene.
La
vita è un morso che nessuno ti fa dare su quello che ha.
Perciò
stammi a sentire.
Perdi
tempo a guardarti dentro.
Non
sarà mai tempo perso.
Io
sarò sempre nel sottofondo in arriere-plan.
Come
una pulce nell’orecchio.
Così
diceva sempre tua nonna Paola, vittoriana per
davvero.
Se
vorrai chiedere un consiglio saremo tutti qui per te.
Poi
segui sempre il vento del tuo cuore.
Sentirai
quanto arriva a fondo il nostro amore.
Infine.
Tu
sei Vittoria in memoria del papà di tre cugine che papà e mamma li persero da
piccole come te.
Tu
ti chiami Vittoria perché tanto cercata, desiderata, infine arrivata e amata.
Tu
sei stata e sempre sarai la nostra vittoria.
Enfin… adorer, c’est un grand mot.
Mais nous oui que t’adorons.
Kalimmudda
ipsum dixit.
Piccola lezione di
napoletano viento 'e terra
Mille voci mille colori


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