2024 03 28 - Scemo di guerra, subito resa
Scemo
di guerra.
Oui
c’est moi monsieur macroleòn.
Così venivano chiamati a livello popolare.
Avevano perso la ragione a causa di eventi bellici.
Presentavano disfunzioni motorie e cognitive.
Mutismo, allucinazioni e "stati stuporosi”.
Io mi sono portato avanti da decenni.
Se si parla di guerra sono conclamatamente stuporosissimo.
Ma cerco ancora di districarmi nel che succede.
Per una sindrome di perversione pacifista.
Mi affascinano le questioni geopolitiche e strategiche.
Di cui però non so quasi nulla.
Se non quello che ho imparato sul terreno.
Della mia battiglia confusionale.
Di solito non amo fare nomi.
Ciò che mi interessa sono schemi strutture e processi.
Non le persone singole spesso intrise di culto del personaggio.
Oggi però faccio un’eccezione.
Per menzionare l’esimio venerandissimo professore Lucio
Caracciolo di Limes.
Lo seguo più o meno regolarmente.
E ora me lo sono trovato alla Camera.
Tema
sono gli incontri strategici Italia e Francia.
“Come
(ci) cambia la guerra e quali prospettive di pace”.
https://webtv.camera.it/evento/27713.
3
ore di corazzata Potëmkin.
Se
non fosse che la conferenza andrebbe insegnata dalla scuola.
Con altri luminari si dibatteva, dunque, di accordi e
rapporti Italia e Francia.
Ovviamente prima inquadrando la sconfortante situazione
globale.
Nella mia ingenuità politica mi aspettavo il contrario.
Che gli esperti fossero chi ci rappresenta e poi governa.
Vedere dal vivo il contrario fa un effetto deprimente e
preoccupante.
Però mi sforzo di apprezzare l’impegno di comprensione, una
bella innovazione.
Il quadro emergente è che una guerra grossa, piccola,
classica, o moderna ci sarà.
Il politico mediocre è l’ultimo dei problemi, direte voi.
E invece no, proprio in situazione critica.
Preferisco chi sappia andare oltre il populismo del caro
bollette.
E qui mi spunta la terza osservazione.
La presenza di un generale pieno di mostrine.
La Camera mi è sembrata a mano armata.
Per altro, visto il quadro, anche opportunamente.
Però il messaggio nel sublimine mi resta quello.
Che per reagire o agire ci vogliono eserciti e colonnelli.
Non è il mio genere, e chiudo.
Ho avuto una fidanzata americana con il padre generale.
Era di stanza ad Heidelberg, all’epoca più grande base Usa in
Europa.
Impressionante ingranaggio di fianco alla cittadina
universitaria.
Dalla passeggita di pensieri dei filosofi sono passato alla
lamiera della parata dei carri armati.
Il generale, saputo che non avevo nemmeno fatto il militare,
smise di parlarmi direttamente.
Ebbene io i colonnelli
non ce li voglio.
Un esercito di filosofi molto meglio.
Ma comunque mi sono preparato.
Se mi arriva in casa l’invasore io mi arrendo subito.
Per principio categorico a priori.
A meno che non mi vogliano fare fuori.
Proprio a me, io povero scemo di guerra.
Kalimmudda ipsum dixit
Topolin, topolin,
viva topolin. Full metal jacket
Parata
in via dei Fori Imperiali

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