2025 03 23 – L’insalata Riviera no
Chi sia stato psichiatrizzato lo
saprebbe.
Si dice macedonia di parole.
È quel particolare stato di
confusione.
Di parole e di pensieri.
Che sfocia nella accelerata fuga
delle idee.
Se preferite il salato al dolce la
macedonia diventa insalata.
Lo psichiatrico viene comunque accalappiato
ed internato.
In realtà sembra vero che non si
capisca un cazzo.
Ma è soltanto perché non
viaggiate abbastanza veloci.
Né siete presenti simultanei in
mondi paralleli.
Così siete buoni solo ad
appioppare croci.
Poi metti che arriva pure l’ammissione
di sincronicità.
Il pensiero nato quà ti rispunta
in qualche altro là.
Si parta dall’epopea della
maledizione di mannaggia
al trancetto.
Invettiva rivolta al tradito sconto
promesso.
Con tanto di suadente packaging
di plasticazza.
Sempre poco verde e sempre più
ingombrante.
Delegato smaltimento a chi la
compra per differenziare.
La Grande
Delinquenza Organizzata uno già la brucerebbe.
Poi tocca sopportare certi
eventi.
Mi chiedono una confezione di
insalata impacchettata.
Naturalmente sono tutte
incelofanate.
Lo scaffale illuminista mi
propone una versione ricca.
Il colore arancione mi cattura.
E poi è ricca.
Sto per chiudere ed andare.
Ma vedo un lampo sincronico.
Mi fa credere proprio cronico.
Mi ricordo di Gaza.
Li non è la plasticazza che ti
ammazza.
Ma il bisogno di deporto per
fare spazio.
A quella proposta di vera insalata
di pensieri.
Ci facciamo la Riviera.
Questa sì che è roba da
elettrosciocc.
Ma la Gdo sa fare pure di meglio.
Il lampo che mi attrae è sempre
arancione di carote.
Ma il titolo è pieno di
clamorosa indecenza.
Tutti sguerci a non vedere che va
tolta dallo smercio.
Miliardari ricottari sempre
attaccati ai centesimi.
La mangerei solo per non morire
di fame a Gaza.
Che sia buona solo per aiuti
umanitari.
Vederla per credere.
È l’insalata di maiuscola Riviera.
Kalimmudda ipsum dixit

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