2025 03 11 – Milano è la goccia.
Apro
la finestra al nuovo giorno.
E
subito vedo grigio tutto intorno.
Il
primo orizzonte è di un grigio lievemente colorato.
Come
tinte pastello di colori da acquarello.
Il
secondo grigio è più scuro di palazzi.
Ma
sempre non vividi quanto dei fiori a mazzi.
L’orizzonte
che arriva in fondo non tradisce.
Milano
è di un grigio da topo nano.
Scendo
in strada e sono tutti ancora vivi.
Lo
capisci perché si muovono.
Altrimenti sul cemento e sull’asfalto per lo più stan grigio neri.
Sono
di quel grigio mediolano tono su tono.
C’è
chi ha il fumo di Londra
E
c’è a chi tocca il bigio topo grigio.
Oggi
non c’è nebbia e non c’è uggia.
Ma
quando arriva non si scappa.
Le
nuances di tutti i toni si dissolvono in una cappa.
Bianco
latte sporco che diciamo pure grigio beige.
Anche
i suoni si trasformano più sordi.
E
gli umori diventano più ingordi.
Sarà
per quello che fioriscono banche cambi e ristoranti.
Milano
gambe aperte paga, compra, ride e si diverte.
Prende
a cadere la scighera, finta pioggia grigia vera.
Mille
gocce si attaccano ad ogni filo.
Formano
riflessi dell’idea di arcobaleno.
Ma
rigonfiano cristalli anche loro pieni di grigi.
Fino
a che si gonfiano abbastanza.
E cadono
dai fili giù nell’aria.
Su
qualche tetto di una industrietta di lamiera.
Queste
fanno un suono più pesante.
Regolare
battente intermittente.
Un
partenopeo le ascolta attento.
Sta
cercando la poesia dentro al tutto grigio.
Ascolta
fisso quel rumore con dolore.
Nel
suo umore è un errore tricolore.
Tic, tac, tic, tac, tic, tac.
Ricorda
sua madre quando era piccolo.
In
quel grigio senza orizzonte ci moriva.
Non
vedere il mare ancora ancora.
Ma
almeno l’orizzonte a vederlo lo pretendeva.
Mio
padre allora caricava tutti in auto.
E
dritti via al bel mare di Lombardia.
Sul
piatto bordato di verde dell’Autosole.
O
verso un occidente sempre falso e cortese.
Nella
speranza che lì si vedesse l’orizzonte.
Al
ritorno la goccia di pioggia ancora scandiva.
Sognavamo
al suo ritmo un posto dignitoso.
Per
non dovere fuggire via da te Milano velenosa.
Ma
poi si tornava a dormire per l’agognato riposo.
La
goccia di poesia cadeva sempre sulla stessa lamiera.
Tic, tac, tic, tac, tic, tac.
Un poeta di coloriti colori disse
solo una cosa.
E
che scassamiento di cazzo ‘sta goccia di grigia uggia.
Kalimmudda
ipsum dixit
Uggiosa
mente

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