2025 03 08– Una Giornata del Genere.
Quando nulla è cambiato meglio ricorrere
al passato.
2024
08 03 - Una festa del genere che se la paghi
quello alfa.
Lo ripeto e lo riammetto sono
del genere ignorante.
Consapevole però, e perciò mi
documento un po’.
Prima di fare come tanti di
altro genere.
E di scrivere falliche minchiate
rivendute da vulvate.
Cosa penso l’ho già detto, quando
ho parlato di un manipolo di donne.
Delle donne
dei miei nervi.
Io lo so che sono più toste dei
maschiucci.
Mi ha soccorso pure la fortuna e
la figlia mi è uscita femmina.
Speriamo sempre che siano femmine.
Fino a che non sia sancito che
non esiste parità di genere che tenga.
Le femmine sono meglio, altro
che pari.
Ma rassegnatevi voi alfetti, vi
riservo la conclusione.
Però intanto un poco di
didattica.
Non si chiama giornata o festa della
donna, già discriminatoria.
Ma Giornata
internazionale dei diritti della donna.
E sono scie
di parole di tutt’altro alto spessore.
La giornata sottolinea
l'importanza della lotta per i diritti delle donne e per la loro emancipazione.
Ricorda le conquiste sociali,
economiche, politiche.
Riporta l'attenzione su
uguaglianza di genere, diritti, discriminazioni e ogni violenza contro le
donne.
Nella accezione comune viene quindi
erroneamente definita come festa della donna.
Ma è corretto definirla Giornata
internazionale dei diritti della donna.
Poiché la motivazione alla base
della ricorrenza non è una festività, ma la riflessione.
Ci sono voluti millenni di
dolori.
Da soprusi fino ai roghi o alla
corda.
Di evoluzione di coscienza.
E ancora pensate sia stata una
festa.
Qua c’è puzzo di maschiuccio.
Come puzza il sogno Onu che
invita a raggiungere nel mondo l’effettiva parità di genere entro il 2030.
E’ tra 5 anni, e se lo vedo non
ci credo.
Siamo in tanti convinti che il
mondo delle donne sarebbe meglio.
Sono fatte per creare vita e dare
amore, non per giocare a maschie guerre.
Sono stato noioso, si vede che
sono maschiuccio un poco ciuccio.
Ma mi salvo alla fine con la
solita chiosa ad effetto.
Quando ero giovane io pensavo da
assolutista.
Niente festa ne celebrazione.
Mi sembrava un non dare la
parità già per scontata.
Mentre per me era una evidenza
di un dato di fatto.
Una evidenza non va mica
celebrata.
Casomai testimoniata.
Oggi invece penso al dolore e
alla sofferenza millenaria.
Se non chiamarla festa perlomeno
celebriamo.
Allora sarà per tutti la Giornata
dei diritti della donna.
E con tutte queste mimose, doppia
festa per le fioriste donne.
Tanto una festa del genere la paga
quello in Alfa dell’inizio.
Che credeva di trovare una donna
ad aspettare sdraiata sul cofano all’autosalone.
Che
gli diceva prendimi maschiaccio libidinoso….
Coglione.
Kalimmudda ipsum dixit

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