mercoledì 16 luglio 2014

2014 07 16 – Primo intermedio : avanzo + 160



2014 07 16 – Primo intermedio : avanzo + 160.
Il titolo evoca i riferimenti cronometrici sportivi.
Penso allo sci in particolare: sport assommante capacità di governo di leve, forze di gravità, centrifughe e centripete relative a un “sistema sciatore” in equilibrio dinamico instabile. Mi pare calzante.
Perché si, siamo in una corsa contro il tempo in cui le forze da governare sono molteplici e spesso antagoniste. Come i muscoli che servono per sciare.
Oggi vorrei soffermarmi su una sommatoria intermedia.
Siamo partiti, in questo viaggio nei conti pubblici italiani, con le ipotesi della prima tabella qui sotto (quella in rosso e verde).
Dopo una serie di ragionamenti e analisi sono stati prodotti i post in azzurro nella seconda parte di tabella.
La somma di essi fa 160 miliardi in più, rispetto allo stato attuale di bilancio.
E 60 miliardi di euro in più rispetto alle ipotesi iniziali rosse e verdi.
La conoscenza produce davvero materia, quindi. Nello specifico soldi. Materia monetaria.
Oggi le ipotesi iniziali mi sembrano molto più realistiche di quando si è cominciato.
Incredibile a priori, o no ?


Le principali variazioni sono le due seguenti.
  1. Evasione.
 + 40 miliardi. Avevo ipotizzato 10 miliardi di recuperi in più, poi guardando i dati di evasione mi sono convinto che si debba recuperare molto di più di 12,5 attuali + 10 miliardi ulteriori. Obiettivo almeno + 50. Come si fa ? Qualche idea l’ho già data.
Ma che ce lo dica anche l’esercito preposto.
Oggi noi abbiamo 60.000 persone in Guardia di finanza, che costano circa 4 miliardi di euro all’anno a cui aggiungere 40.000 persone in Agenzia delle Entrate di cui non ricordo il dato puntuale, ma che è verosimile costino in proporzione circa 3 miliardi di euro. Totale 7.
Per recuperare 12 miliardi di quel mare magnum ? Tanto varrebbe chiudere baracca e burattini.
  1. Regioni e Comuni
Anche in questo caso ero partito con l’idea di recuperare 10 miliardi dalle regioni e 5 dai comuni.
L’analisi prodotta arriva a 35. + 20 miliardi.

Ulteriori margini
Comuni.
Nei 35 miliardi delle regioni non si contempla il taglio del numero di Comuni, per il quale ipotizzavo di passare da 8.000 a 4.000 con un teorico ulteriore risparmio tra 2 e 4 miliardi (a costo medio per Comune rispettivamente di 500.000 e 1.000.00 di euro).

Le partecipazioni statali.
Ho prodotto un’analisi, ma non ho quantificato l’importo recuperabile. La Corte dei Conti ha parlato di 26 miliardi di costi all’anno.

Hammer review.
I post legati alla spending review producono 25 miliardi di risparmi nella tabella di cui sopra. In realtà nel post ne raggiungevo 23 applicando un “algoritmo democratico”.
Esiste un altro modo di fare i budget. E’ quello che si basa su quella che a me piace chiamare “procedura a martellate”.
Consiste nell’”andarci dentro con la scure”, nella convinzione di avere buona sensibilità per capire dove ci siano margini di risparmio. E imporre il da farsi. Poco democratico, in effetti.
Si basa sulla certezza, di cui anche in seguito, che i tagli a priori apparentemente “impossibili”, una volta realizzati non compromettano il funzionamento di tutto il sistema. Il sistema trova in se la capacità di riassestarsi. Di adattarsi.
Io l’ho fatto questo esercizio. Sulle stesse tabelle che producevano i 23 miliardi. E sono arrivato a un importo tra 35 e 40 miliardi, che su 450 miliardi di costi Stato sono sempre e comunque marginali.
Non le allego sia perché forse ci farò un post, sia per non rimbambire tutti di numeri.

Totale ulteriori margini inespressi
+4+26+15 = 45 miliardi in più rispetto ai 160.
Che ci porterebbero a 205.
Come si vede, quando si inizia a cercare, le strade poi si manifestano.

Sistema globale
Oggi ho letto due notizie, di seguito riportate in stralcio, che mi hanno fatto sperare che forse il pensiero stia davvero circolando più che in passato.
E magari anche che l’Italia possa diventare un modello per tutti. Sempre se non fallisce prima.

La prima notizia.
Il debito degli Stati Uniti dovrebbe raggiungere il 106% dell'economia entro il 2039 dal 74% di quest'anno. E' la stima del 'Congressional Budget Office'. Per avviare le finanze federali su un sentiero più sostenibile, bisogna "aumentare il fatturato, tagliare la spesa" o trovare soluzioni virtuose combinate. "La natura del debito è insostenibile - si legge in una nota di previsioni - se non saranno fatti cambiamenti sostanziali al programma sanitario e sulla 'Social Security', la spesa per questi programmi raggiungerà una percentuale sempre maggiore del Pil nel futuro, arrivando a livelli mai visti in passato".
Bene: rispetto alla pluridecennale storia del nostro bilancio criminale italiano, c’è qualcuno che capisce di doversi muovere per tempo.
Bene secondo me anche che la via indicata sia spiccatamente “micro contabile”, ragionieristica : “aumentare il fatturato, tagliare la spesa”.
Sembra tremendo tagliare la spesa di programmi sanitario e Social Security, eppure io sono convinto che quando una cosa sembra impossibile, esista sempre un altra via per raggiungere l’obiettivo. Magari più difficile. Ma alla fine efficace. Teoria dello scoiattolo. La chiamo così. Nello specifico penso a tagli “di aggiustamento” che non compromettano il funzionamento complessivo.
La seconda notizia
Nel silenzio generale, approfittando della febbre per i Mondiali di Calcio, il Parlamento tedesco ha approvato un piano che costringerà i creditori e i correntisti a salvare le banche. Un progetto di legge che richiama alla memoria il piano di un prelievo forzoso citato dal Fmi in un suo report che ha fatto molto discutere. Secondo l'organizzazione internazionale, imporre un prelievo dai conti correnti delle banche europee superiori ai 100 mila euro sarebbe stato sufficiente per mettere per sempre alle spalle la crisi del debito europeo. Un po' come è successo a Cipro. Mercoledì scorso l'aula parlamentare tedesca ha approvato un piano che prevede il salvataggio delle banche a partire dal 20015, un anno prima di quanto richiesto dall'Europa per mettere al sicuro il settore bancario e evitare nuove eventuali crisi di panico. C'è un solo problema etico: è giusto fare pagare i correntisti per gli errori del management o per crisi del sistema finanziario per cui loro non hanno colpe?
Ecco, io continuo a dirlo.
La soluzione a tutti i problemi mondiali è li a portata di mano. Sono i soldi off-shore. La massa monetaria fantasma.
Certo anche il prelievo forzoso in-shore su importi “grandi” (anche se 100.000 euro non sono un grande patrimonio, di sicuro chi vive in povertà non ce li ha) ha la sua logica.
Lo ipotizzavo anche io nel piano per l’Italia. E’ la patrimoniale progressiva.
La chiamano “prelievo forzoso” per fare meno paura.
Io comunque continuo a pensare a:
  1. Una patrimoniale off-shore in conto capitale una-tantum
  2. Una emersione globale del sommerso che venga quindi cooptato nelle singole economie di Stato.
  3. Una ridistribuzione delle risorse così ricavate, o di risorse ricavate in altro modo.

In qualche modo mi pare di essere coerente, o almeno confinante, coabitante, con l’idea di James Tobin. http://it.wikipedia.org/wiki/Tobin_tax che resta sempre affascinante.
La Tobin tax, dal nome del Premio Nobel per l'economia James Tobin, che la propose nel 1972, è una tassa che prevede di colpire tutte le transazioni sui mercati valutari per stabilizzarli (penalizzando le speculazioni valutarie a breve termine, a quei tempi non esistevano gli strumenti derivati), e contemporaneamente per procurare entrate da destinare alla comunità internazionale.
L'aliquota proposta sarebbe tra lo 0,05% e l'1%. I suoi sostenitori affermano che ad un tasso dello 0,1% la tassa Tobin garantirebbe ogni anno all'incirca 166 miliardi di dollari, il doppio della somma annuale necessaria per sradicare dal mondo la povertà estrema.

Buttarsi per imparare a nuotare.
Di una cosa sono convinto.
Sembra tutto difficile, ma si tratta di buttarsi e imparare a nuotare.
Una volta fatte :
  • le strutture di singoli bilanci nazionali;
  • l’integrazione off-shore;
  • la distribuzione di ricchezza di Tobin.
Ne saremo tutti contenti.

Imagine.
Provate a immaginare.
Lo 0,1% di Tobin garantirebbe 166 Miliardi di dollari che secondo Wikipedia sarebbero il doppio di quanto serve a sradicare la povertà estrema.
E l’1 % ? Invece che 166, i miliardi diventerebbero 1.660.
Ci facciamo il giardino dell’Eden planetario.
Imagine, cantava uno.


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Tobin tax
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La Tobin tax, dal nome del Premio Nobel per l'economia James Tobin, che la propose nel 1972, è una tassa che prevede di colpire tutte le transazioni sui mercati valutari per stabilizzarli (penalizzando le speculazioni valutarie a breve termine, a quei tempi non esistevano gli strumenti derivati), e contemporaneamente per procurare entrate da destinare alla comunità internazionale.
L'aliquota proposta sarebbe tra lo 0,05% e l'1%. I suoi sostenitori affermano che ad un tasso dello 0,1% la tassa Tobin garantirebbe ogni anno all'incirca 166 miliardi di dollari, il doppio della somma annuale necessaria per sradicare dal mondo la povertà estrema. I suoi detrattori sostengono che la cifra realmente incassata sarebbe molto minore visto che il grosso delle transazioni finanziarie sono fatte per lucrare sulle micro variazioni dei prezzi e sarebbero insostenibili con la tassa. Si cita l'esempio del tentativo svedese[1] effettuato nel 1984 di applicazione di una tassa simile che portò ad incassi inferiori del 75% di quanto preventivato a causa della diminuzione del numero di transazioni. La Svezia cancellò la tassa nel 1992.
Nel 1972, poco dopo lo scandalo Watergate in cui rimase invischiata l'amministrazione Nixon, e poco dopo che Nixon aveva ritirato gli Stati Uniti dal sistema di Bretton Woods, Tobin suggerì un nuovo sistema per la stabilità valutaria internazionale, e propose che tale sistema includesse una tassa internazionale sulle transazioni in valuta straniera. Tobin ricevette in seguito il Premio Nobel per l'economia nel 1981, e il suo nome rimase legato per sempre a questa proposta, che rimase dormiente per più di 20 anni. Nel 1997 Ignacio Ramonet, redattore di Le Monde diplomatique, rinnovò il dibattito attorno alla Tobin tax con l'editoriale "Disarmare i mercati". Ramonet propose di creare un'associazione per l'introduzione di questa tassa, che venne chiamata ATTAC (Associazione per la Tassazione delle Transazioni finanziarie per l'Aiuto dei Cittadini).

1.1         Indice

Poiché una nazione che agisse da sola troverebbe molto difficile applicare questa tassa, si sostiene che sarebbe meglio gestirla, mediante un'istituzione internazionale, come una tassa globale da applicare a tutti i mercati finanziari (regolamentati e non) nei quali queste transazioni hanno luogo. Una tassazione globale eviterebbe una fuga degli investitori e degli speculatori verso i mercati a tassazione più favorevole, e fenomeni di arbitraggio per trarre beneficio dai differenti regimi fiscali dei vari Paesi.
La gestione di questa tassa da parte delle Nazioni Unite risolverebbe il problema e darebbe all'ONU una grande fonte di sovvenzionamento, indipendente dalle donazioni degli stati membri. Ci sono state comunque iniziative a livello nazionale riguardanti la tassa.
L' idea della Tobin tax è stata oggetto di molte discussioni in Europa nell'estate del 2001. Il 15 giugno 2004, la Commissione Finanze e Bilancio del Parlamento Federale Belga approvò l'implementazione della Spahn tax (versione della Tobin tax proposta da Paul Bernd Spahn). In base a questa decisione il Belgio introdurrà la Tobin tax se tutte le nazioni dell'eurozona introdurranno una legge simile.
In Canada è stata ampiamente rianimata grazie agli sforzi degli attivisti canadesi negli anni 1990, e nel marzo 1999 la Camera dei Comuni canadese passò una risoluzione diretta al governo per "promulgare una tassa sulle transazioni finanziarie in concerto con la comunità internazionale."
Nel Sud America la Tobin tax è stata appoggiata dal presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, e da quello venezuelano Hugo Chávez, che ha recentemente annunciato che sta attualmente studiando un'applicazione di tale tassa.
In Italia, l'associazione ATTAC raccolse 180.000 firme a favore di una legge di iniziativa popolare per l'introduzione di un'imposta sulle transazioni valutarie. La proposta, redatta con il contributo dell'economista Emiliano Brancaccio, venne depositata in Parlamento nel luglio 2002. È entrata in vigore venerdì 1º marzo 2013 in modo più limitato rispetto alle indicazioni della Unione europea[2].
Ad aprile del 2011 mille economisti di varie nazionalità pubblicano su "The Guardian" un appello rivolto al G20 a favore dell'introduzione della Tobin tax.[3]

1.2         L'idea originale e il movimento antiglobalizzazione

In un'intervista[4] rilasciata nel luglio 2001[5] a Radio Popolare James Tobin prese le distanze dal movimento antiglobalizzazione. «Ci sono agenzie, gruppi, che in Europa hanno usato la Tobin Tax come un tema di più ampie campagne, per ragioni che vanno ben oltre la mia proposta. È stata fatta diventare una sorta di pietra miliare di un programma antiglobalizzazione». Questa presa di posizione di Tobin venne citata dall'allora ministro degli Esteri italiano Renato Ruggiero nel corso di un dibattito parlamentare alla vigilia del vertice G8 di Genova, il 12 luglio 2001. Successivamente Tobin ribadì le sue distanze dal movimento antiglobalizzazione anche in un'intervista rilasciata a Der Spiegel nel settembre 2001.[6] Comunque Tobin continuò a sostenere la validità della sua proposta (anche se alcuni oppositori della tassa sostennero il contrario).
Non ho assolutamente niente in comune con questi ribelli antiglobalizzazione. Naturalmente sono compiaciuto; ma il plauso più forte sta arrivando dalla parte sbagliata. Guardi, io sono un economista, e come molti economisti, io sostengo il libero scambio. Inoltre, io sono a favore del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, dell'Organizzazione Mondiale del Commercio. Questi hanno preso in ostaggio il mio nome ... La tassa sulle transazioni in valuta estera venne concepita per ammortizzare le fluttuazioni dei tassi di cambio. L'idea è molto semplice: ad ogni scambio di valuta in un'altra, una piccola tassa verrebbe applicata - diciamo lo 0,5% del volume della transazione. Questo dissuade gli speculatori poiché tanti investitori investono i loro soldi su una base a brevissimo termine. Se questi soldi vengono improvvisamente ritirati, le nazioni devono aumentare drasticamente i tassi di interesse per far sì che le loro valute restino attraenti. Ma alti tassi d'interesse sono spesso disastrosi per una economia nazionale, come hanno dimostrato le crisi degli anni novanta in Messico, sud-est asiatico e Russia. La mia tassa restituirebbe qualche margine di manovra alle banche emittenti delle piccole nazioni e sarebbe una misura di opposizione ai dettami dei mercati finanziari.
Tobin osservò che, mentre la sua proposta originale aveva il solo scopo di porre un freno al traffico in valuta estera il movimento antiglobalizzazione aveva evidenziato le entrate da tasse con cui volevano finanziare i loro progetti per migliorare il mondo. Egli si dichiarò non contrario all'uso di queste entrate da tassazione, ma sottolineò che non era l'aspetto importante della tassa.
ATTAC e altre organizzazioni hanno riconosciuto ciò, e mentre considerano ancora come supremo l'obiettivo originale di Tobin, pensano che la tassa potrebbe produrre fondi disponibili per i bisogni di sviluppo del sud del mondo, e permettere ai governi, e quindi ai cittadini, di reclamare parte dello spazio democratico concesso ai mercati finanziari.

1.3         Dibattito sulla tassa e critiche

Le opinioni sono divise tra chi ritiene che la Tobin tax migliorerà l'economia delle nazioni che sono danneggiate dalla speculazione finanziaria e i difensori degli obiettivi della globalizzazione, che credono che essa vincolerà la globalizzazione in modi che sono in conflitto con le politiche di istituzioni economiche come l'Organizzazione Mondiale del Commercio e la Banca Mondiale, e che quindi deve essere rigettata. Altri sostengono che la tassa promuoverà la globalizzazione ma ne limiterà gli effetti negativi.
Fra gli stessi economisti non è ancora chiaro quanto l'idea della Tobin Tax sia appoggiata o meno[7][8]. In tal senso spicca la netta posizione a favore dell'imposta fatta dall'economista Avinash Persaud.[9]
Un sostegno inatteso alla Tobin tax è arrivato dallo speculatore multimilionario George Soros, il quale ha dichiarato che, mentre la tassa va contro i suoi interessi personali, crede che la sua introduzione avrà effetti positivi sull'economia mondiale.
La rubrica "City Notebook" del quotidiano britannico The Guardian del 30 agosto 2001, pose il caso contro tale tassa in termini diretti. In essa si diceva che gli speculatori sulle valute sono "un gruppo eccezionalmente utile, lavorando giorno e notte, rischiando il loro benessere per fornire una cosa chiamata liquidità. Senza liquidità, i mercati si prosciugano, i prezzi diventano volatili e i beni diventano difficili da muovere." Con la Tobin tax in vigore, continuava l'editoriale, quell'utile lavoro non verrebbe conseguito. "Il risultato netto è che tutti i soggetti coinvolti — produttori, contrattatori, acquirenti — diventano più poveri, non più ricchi".

1.3.1   High frequency trading

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Per approfondire, vedi High frequency trading.
Altra critica riguarda la concreta applicabilità di una tassa all'High frequency trading, un sistema di transazioni che avvengono in tempi di millesimi di secondo. Tuttavia, la tassa è già applicata da anni in mercati dove si pratica l'HFT (a partire dalla Borsa di Londra).
Un limite può risiedere, nel caso specifico, nel modo in cui la tassa viene congegnata: per essere efficace contro l'High frequency trading, la tassa deve colpire tutte le transazioni intermedie e non solo le transazioni a fine di un determinato periodo. Inoltre, bisogna tenere conto del fatto che gli effetti perturbativi prodotti sul mercato dal trading ad altra frequenza sono determinati non solo dalle transazioni concluse ma anche dalle proposte di transazione prodotte inserite, con alta frequenza, nel sistema dei mercati dai software HFT.
L'attuale disciplina italiana (legge 228/2012 e il suo decreto attuativo del 21/02/2013) prevede un meccanismo, da molti considerato facilmente eludibile, per colpire l'HFT con un'aliquota pari allo 0,02%.

 

martedì 15 luglio 2014

2014 07 15 – Bilancio criminale



2014 07 15 – Bilancio criminale

C’era una volta il 130.
C’era una volta, tre o 4 mesi fa.
Ma ora è andato.
Giocato.
Fumato.
Con il debito a 2.166 siamo al 140 %.

Ma come è successo ? Quando è iniziato ? E’ un problema di recente manifestazione ?
E’ stato l’euro ? Non credo
E’stata la crisi ? Si, certamente
Ma soprattutto 13 anni di politica alla deriva. Non è colpa di un solo singolo, quindi.
E di seguito si trova la dimostrazione.
Ho guardato i dati FMI (Fondo monetario internazionale) nel database dei principali indicatori macro per tutti i paesi del mondo.
Il risultato è quello che segue.
Lo immaginavate già? Beh, adesso lo sappiamo con numerica certezza.

Le argomentazioni ai dati IMF
Riga 1 : il Pil nominale cresce da 1,2 a 1,56 miliardi. 0,26 miliardi all’anno in più.
Riga 8 : il Pil depurato dall’inflazione si riduce di 100 milioni, 8,7% in meno. Ma tutto sommato direi che sta tenendo.
Riga 9 : gli investimenti depurati dall’inflazione si riducono di 60 miliardi anno : da 243 a 182 mld.
Riga 12 : il risparmio depurato dall’inflazione si riduce di 50 miliardi. Da 241 a 190.
Riga 16 : nonostante il cambio con il dollaro (Riga 3) le esportazioni calcolate a volume (e non a valore – metodo IMF) aumentano del 34 %. Anche in questo caso direi che il sistema tiene. Da verificare con i valori.

Il punto come sempre sono entrate e uscite dello Stato.
Riga 17 : le entrate crescono del 38%, il che è assimilabile alla crescita del PIL (30%) anche se è comunque superiore. Certo che in valore assoluto si parla di 200 miliardi in più all’anno.
Riga 18 : le spese crescono del 44%, quasi 250 miliardi all’anno.
Riga 21: la riga evidenzia il netto entrate – uscite di cui sopra. Balzerà gli occhi che il netto è sempre negativo. A fine dei 13 anni la somma è di 675 miliardi in più.
Riga 23 : analoga alla riga 21 ma anche con interventi non strutturali. Il totale è di 795 miliardi in più.
Riga 29 : debito pubblico : il totale aumenta di 766 miliardi, omogeneo con il totale di riga 23.

Conclusioni
Non c’è un anno in cui siamo stati in utile
Non c’è un anno in cui siano calate le spese.
Presi singolarmente, i singoli anni avranno tutti la loro buona giustificazione.
Ma il risultato finale di questa “deriva contabile”, è lampante.
A Napoli si dice che “tanti niente ammazzarono il ciuccio”.
Qua siamo agli sgoccioli.





sabato 12 luglio 2014

2014 07 12 - I conti dello Stato : le Regioni




Il mantra crescita occupazione
http://it.wikipedia.org/wiki/Mantra : Mantra è un sostantivo maschile sanscrito (raramente sostantivo neutro) che indica, nel suo significato proprio, il "veicolo o strumento del pensiero o del pensare", ovvero una "espressione sacra" e corrisponde ad un verso del Veda, ad una formula sacra indirizzata ad un deva, ad una formula mistica o magica, ad una preghiera, ad un canto sacro o a una pratica meditativa e religiosa.
……Crescita Occupazione, Crescita Occupazione, Crescita Occupazione……
Questo sembra: un veicolo di pensiero, speriamo.
Ma più che altro una preghiera.
Tutti ne parlano, tutti le chiamano, tutti le cercano.
E questo è bene.
Al tempo stesso non bisogna nascondersi dietro le parole.
Non bisogna cadere nella tentazione della appropriazione indebita di idee.
Se si sa qualcosa, bisogna spiegarlo ed essere chiari per tutti.
In sintesi, se si sa, bisogna spiegare :
·         come si fa a materializzare il mantra ?
·         come si fa a trasmutare il pensiero in materia ?

Nel mondo che conosciamo oggi, quelle che seguono sono le concatenazioni logiche da tenere a mente.
1.      Per creare occupazione serve la crescita.
2.      Per generare la crescita servono investimenti.
3.      Per fare investimenti servono i soldi.
4.      Per avere i soldi bisogna risparmiare.
5.      Per risparmiare serve la cultura, la conoscenza.

Una volta c’era una scorciatoia : i soldi si potevano stampare. Creare dal nulla.
Oggi qualcuno lo fa ancora, ma tutto sommato credo che quelli in circolo siano già abbastanza.
Si tratta di distribuirli meglio.

Sempre nel mondo che conosciamo oggi i soldi possono essere di privati o dello Stato.
Quelli privati devono essere riorientati ad una concezione più entetica: fare impresa (di qualsiasi tipo : dall’industria, ai servizi, alle banche) è anche una questione di interesse collettivo.
Che diventa quindi una questione morale.
Meno lusso, meno possedimenti, meno concentrazione di ricchezza, meno tesori nascosti.
E più bene comune, magari proprio partendo da investimenti per tutti.
E il bene comune alla fine diventerà tangibile per tutti. Diventerà materia, appunto.

I soldi dello Stato invece la loro funzione di utilità collettiva dovrebbero averla nel DNA.
Lo Stato per sua natura dovrebbe mediare gli interessi dei singoli, e soprattutto dovrebbe pensare al futuro di tutti.
E pensare al futuro di tutti è concetto del tutto coerente con quello di investimenti.
Ecco perché è importante cercare di mettersi in condizione di avanzo strutturale di bilancio.
E’ per avere regolarmente ogni anno una bel gruzzolo da dedicare al bene futuro: agli investimenti.
Sapendo che nell’immediato non vedrò nessun risultato.
Sapendo che i frutti li vedrà qualcun altro.
Rinunciando al desiderio di autoreferenza.
E rinunciando quindi a quello di egoismo.
Pensando ai posteri, senza cadere nell’ironia di Woody Allen: perché mai dovremmo preoccuparcene ? Cosa hanno fatto per noi ?
Per riassumere :
·      spendere 80 euro a persona oggi può essere buona cosa. Da ossigeno. Ma di sicuro non risolve il problema del domani.
·      Risparmiare 80 miliardi di euro (ma io spererei di più) e investirli ogni anno, di sicuro al domani farà bene.

E’ tutto più chiaro se si seguono queste semplici concatenazioni logiche. O no ?
Torniamo dunque al piano strategico per lo Stato.
Nello specifico eravamo arrivati alle regioni.

Le regioni
Partiamo da un dato statale. Si deve ricordare che lo Stato centrale costa 450 miliardi di euro all’anno.
Di questi, tra 80 e 100, sono veicolati come trasferimenti alle 20 Regioni.
Di queste 5 sono a statuto speciale, che vuol dire maggiori autonomie e anche maggiori trasferimenti e imposte. Da wikipedia :  Lo statuto speciale garantisce una particolare forma di autonomia, ciò è tangibile nell'autonomia impositiva. Il Friuli-Venezia Giulia trattiene per sé il 60% della maggior parte dei tributi riscossi nel territorio regionale, la Sardegna il 70%, Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige il 90%, la Sicilia il 100% delle imposte (il cui diritto sancito dalla Costituzione Siciliana del 1946 non è stato ancora pienamente attuato).
Le regioni, poi costano tra 170 e 180 miliardi anno (nella definizione di Impegni e non di Pagamenti), dei quali circa 100/110 sono dedicati alla sanità.
Vuol dire che le altre spese, tra ordinarie e in conto capitale, sono tra 70 e  80 miliardi.
In ogni caso, l’impatto netto sulla collettività è di 100 miliardi in più, rispetto ai 450 dello stato centrale. Dato che nasce da :
170/180 miliardi di costo totale regioni
70/80 miliardi già contati nei 450 dello Stato come trasferimenti
=
100 miliardi

Per finanziarsi questi 100 miliardi in più, in effetti le regioni ricorrono ad imposizioni ulteriori rispetto a quelle statali, per circa 100 miliardi.
Insomma tutto quadra : si spendono altri 100 miliardi in più che vengono finanziati tassando decentralmente.
E mancano ancora le spese e le tassazioni locali ed eventuali ulteriori.
Come la si volta o la si gira, siamo prossimi a 600 miliardi di spese che per 60 milioni di persone, fanno 10.000 euro a testa.
Sono tanti ? Sono troppi ? Sono pochi ?
Come in tutte le cose ogni questione è relativa. Dipende da come si usano, in primo luogo.

Piccola digressione sulla partita doppia
Ancora una volta, scorrendo anche le centinaia di pagine di documenti dei singoli bilanci delle regioni, balza all’occhio sia il solito frazionamento informativo (il bilancio della sola Lombardia è di circa 700 pagine), sia un sistema di conti farraginoso e arcaico che rende tutto più complicato.
Sulla differenza tra realtà e cassa un esempio lo voglio fare, riportando l’ultima pagina del bilancio Lombardia come ultimo allegato a questo scritto.
Risulta evidente che da un lato ci sono i residui 2013 per 16 miliardi, dall’altro la cassa 2013 per 42 miliardi e poi le previsioni che dovrebbero essere i dati “normalizzati” per il 2014 e anni seguenti che sono pari a circa 30 miliardi all’anno.
Ma insomma, quanto costano ogni anno ? 16, 42 o 30 miliardi ?
In particolare la solita questione di cassa e competenza rende tutto più difficile da capire e da gestire.
Fortunatamente c’è un documento fruibile intitolato MEF I_bilanci_delle_regioni_in_sintesi_-_2012.
Anche in questo però esiste la differenza tra stanziamenti ed entrate o uscite. Nel caso delle uscite ho usato le sezioni definite “impegni”.
Però a me sembra tutto reso più complicato del dovuto. Forse è irrilevante ai fini di questo scritto, ma perché non si può usare una normale contabilità in partita doppia tradizionale ?
La partita doppia è un’invenzione geniale. Non può sbagliare perché ogni euro di costo o di ricavi e quindi di conto economico deve avere un altro euro di contropartita patrimoniale.
Tutto si riassume quindi in conto economico e stato patrimoniale, dove il primo altro non è che la variazione di consistenza dello stato patrimoniale (il nostro patrimonio) da un anno all’altro.
Potrei semplificare come segue, per far capire quanto sia facilmente comprensibile un bilancio una volta che si è acquisita la logica. E come siano fuorvianti logiche distorsive.
Mettiamo che abbia patrimonio fatto di :
+ 10 euro in banca
+ 90 euro di casa
= 100 euro totali

In un anno ho :
+ 5 di ricavi da stipendi
- 4 di costi da cibo, bollette e altro
= 1 euro di utile

Alla fine dell’anno il mio patrimonio sarà :
+10 euro in banca
+ 90 euro di casa
+ 1 euro di utile da destinare a quello che voglio : risparmio in banca, nuovi mobili, o altro
= 101 euro totali

In tutto questo ragionamento la cassa non entra mai. Ed è giusto così perché la cassa è solo una conseguenza. O meglio: solo il risultato finale di tutta una serie di eventi e accadimenti.
Entrerà in gioco solo se a fine anno tutti i miei 5 euro di stipendi me li avranno pagati e tutti i miei 4 euro di costi li avrò a mia volta pagati.
Se per assurdo non mi pagassero 1 dei 5 euro di stipendio, a quel punto avrei ancora un utile di 1 euro, ma una cassa da spendere pari a zero.
Al posto della cassa avrò un’altra grandezza patrimoniale che si chiama “credito”. Fino a che non mi pagano non potrò spendere quel 1 euro di utile (o guadagno).
Ma se invece io inizio a spendermi quello che non ho ancora guadagnato o quello che non ho ancora incassato ecco che apro la porta ad un futuro disastro.
A me sembra lineare. Chiaro come un lago senza fango. O no ?
Ma andiamo avanti.

Breve quadro sui costi delle regioni (tra parentesi i numeri di colonna della tabella)
La prima delle 5 tabelle che seguono la potremmo chiamare “Summa Regionorum”. Un bel bigino compatto, frutto di parecchi assemblaggi di dati e tabelle e documenti.
La tabella è suddivisa in 4 blocchi (quelli “bordati”):
  1. Dati macro
  2. Spese correnti
  3. Spese conto capitale
  4. Indicatori
Nella seconda parte sottostante della tabella vi sono i calcoli di ristrutturazione. Di seguito si procede ad una breve spiegazione dei 4 blocchi, con alcune relative osservazioni e possibili soluzioni di risparmi.
Le regioni sono ordinate in base al totale di spese correnti, prima le regioni ordinarie fino al Molise e poi quelle a statuto speciale.
I dati macro delle provincie autonome di Trento e Bolzano sono stimati ripartendo il totale Trentino al 50%. Mentre i dati di bilancio (sezioni B e C) sono effettivamente derivati dalla contabilità delle due province.
Si noti anche che i dati di numero di persone impiegate (Colonna 10 – in corsivo) sono ricavati dividendo il totale di spese del personale per un costo medio di 50.000 euro a persona che è un’ipotesi di costo medio ricavato dall’'analisi dell’ 1,7 milioni di dipendenti statali.
Sarò rimbambito ma il dato puntuale di personale per regione non l’ho trovato.
In ogni caso il personale incide 6,2 miliardi sul totale di 149 di spese correnti, per cui non è la determinante unica. E la stima può andare bene comunque.

  1. Dati macro
I dati macro principali delle regioni sono :
  • Popolazione (Col. 1)
  • Superficie (Col. 2)
  • Densità (Col. 3)
  • Nr. Province (Col.4)
  • Nr. Comuni (Col 5)
  • Abitanti per Comune (Col 5/b)
  • Pil da Wikipedia (Col 6)
Al riguardo si osserva soltanto come la distribuzione di numero medio di abitanti per Comune sia molto variabile.
Si va dai 1.700 abitanti a Comune della Val d’Aosta ai 15.700 della Puglia. Più alto è il numero, minori sono i costi relativi dell’amministrazione totale. Almeno in teoria. Diciamo che si fanno “economie di scala”.
Ovviamente è terreno di possibili efficienze. Va da se che se invece che 8.000 comuni l’amministrazione funzionasse con 4.000 sarebbe meglio. 1 milione di euro risparmiato a comune farebbe 4 miliardi in meno di costi.
Le province dovrebbero essere già state oggetto di intervento.

  1. Spese correnti
Le regioni, a dati 2012, costano 150 miliardi (149) di euro di spese correnti (Col 24) e 20 miliardi di euro di spese in conto capitale (Col 31). Totale 170 miliardi come già detto.
Dei 150 correnti, 110 circa sono per la sanità (Col 16 – in rosso), ai quali vanno aggiunti buona parte dei 6 miliardi di altri trasferimenti in conto capitale (Col 26).
Le spese correnti “non sanità” sono quindi pari circa a 40 miliardi totali e sono così dettagliate.
a.       1,1 spese istituzionali (Col. 7)
b.      6,2 personale (Col. 9)
c.       7,2 acquisti beni e servizi (Col. 12)
d.      1,5 trasferimenti a amministrazioni centrali (Col. 14)
e.       3 trasferimenti a province (Col. 18)
f.       12,2 Trasferimenti a Comuni (Col. 20)
g.      5,5 Trasferimenti ad altri (in prevalenza imprese) (Col. 22)
h.      3,5 Varie (Col. 23)
I 40 miliardi sono suddivisi quindi in queste 8 voci di spesa.
Risulta evidente, come in altre analisi precedenti, che non esiste una soluzione unica definitivamente risolutiva.
Di fianco ad ogni colonna c’è l’incidenza sul totale costi per ogni regione. Nella media ad esempio, la sanità pesa per il 73%. 86% in Emilia, 73% in Lazio e 67% in Sicilia.
Ogni siffatta variabilità di percentuali è valida argomentazione per la ricerca di riaggiustamenti.
Tanta differenza vuol dire anche differenza di struttura organizzativa e quindi di costi.

  1. Spese in conto capitale
Le spese in conto capitale sono 20 miliardi (Col. 31).
Oltre ai 6,3 di cui già prima spesi in prevalenza per la sanità (Col. 26) si osservano:
i.        2,9 investimenti fissi (Col.25)
j.        0,8 trasferimenti a province (Col. 27)
k.      2,97 trasferimenti a comuni (Col. 28)
l.        6,1 ad altri (in prevalenza imprese) (Col. 29)
m.    1,6 altri vari (Col. 30)
Valgono le stesse considerazioni delle spese correnti.
Margini ce ne sono sempre.
E però evidente che questa voce nel suo totale dovrebbe corrispondere al concetto di investimenti. Pertanto oltre a capire e tagliare eventuali spese ingiustificate, bisogna fare in modo che siano investimenti reali, e non semplice distribuzione di soldi in giro.
La logica dei “finanziamenti a pioggia” non credo sia più attuale e attuabile.

  1. Indicatori
n.      Spese correnti su Pil regionale (Col. 32)
o.      Ripartizione teorica delle principali entrate fiscali dello Stato (stima 300 miliardi circa di IRPEF, IRES e IVA) in base al Pil regionale  (Col. 33)
p.      Percentuale teorica delle uscite (n) rispetto alle imposte generate (o) (Col. 34)
q.      Euro di spesa a persona (Col. 35)
r.        Spese totali a Province (Col. 36)
s.       Spesa totali a Comuni (Col. 37)
t.        Spesa media per Provincia (Col. 38)
u.      Spesa media per Comune (Col. 39)

Anche in questo caso risulta evidente la grande variabilità di valori delle percentuali. Il che secondo me è valida argomentazione per la ricerca di riaggiustamenti. Tanta differenza vuol dire anche differenza di struttura organizzativa e quindi di costi.
Tra le regioni ordinarie le spese correnti su Pil vanno dal 6,4% della Lombardia dal 16,7% del Molise.
Ma spiccano anche il 10% del Lazio e il 15,7% della Campania.
Le regioni a statuto speciale mostrano percentuali elevate, il che è normale proprio in ragione della loro specialità. Sicilia 18%, Sardegna 20%, per citarne due.
Il dato di spese correnti rispetto alla teorica tassazione per lo Stato centrale è indicativo, visto che la tassazione totale teorica (300 miliardi) è ripartita indicativamente in base al PIL “regionale” (è una formula tautologica). Però una idea ce la si può fare comunque. Anche se la conclusione è ovviamente analoga a quella relativa a spese/PIL.
Invece, l’indice di spese correnti per persona residente nella regione sembra più o meno stabile tra i 2.000 e i 3.000 euro. Media = 2.500 circa .Ci sono picchi nelle regioni a statuto speciale. Ma bisogna fare attenzione: mille euro di differenza su base 60 milioni di italiani, farebbe sempre 60 miliardi. Così è meglio prendere a riferimento i 2.155 euro della Lombardia o i 2031 del Veneto, che non i 2.821 del Lazio, i 2.755 della Sicilia o i 3.700 della Sardegna
Le ultime 4 colonne sono relative a trasferimenti a province e comuni.
Le colonne 36 e 37  sommano spese correnti a spese in conto capitale sia per le Province che per i Comuni.
In totale mostrano 3,9 mld di uscite per le Province e 15,2 mld dei Comuni.

La ristrutturazione regionale
E arriviamo alla “ciccia”. Tanta analisi non serve a niente se poi non si fanno almeno delle ipotesi.
Partiamo dalla fine.
Le ipotesi di seguito illustrate valgono risparmi per 27,55 mld di spese correnti (Col. 24) + 1,85 mld in conto capitale (Col. 31).
Quasi 30 miliardi di euro. Nel piano iniziale di questo “viaggio nei conti pubblici” se ne ipotizzavano 10 sulle regioni e 5 sui comuni.
Qua si arriva al doppio. Sono interventi di stravolgimento ? Oppure sono sopportabili ?
Ritengo si possano definire aggiustamenti.
L’unica cosa veramente stravolgente in termini di fatica sarebbe riuscire a realizzarli tutti insieme.

4 Regioni minori eliminate
Secondo alcuni le regioni andrebbero eliminate in toto.
Come sempre, conoscendo il malaffare pubblico italiano, è una ipotesi suggestiva. Ma se ci addentriamo su questo terreno viene la voglia, magari anche giustificata in certi casi, di tagliare tutto di tutto.
Io ho cercato comunque di ragionare su di un compromesso.
Sono eliminate le quattro Regioni Ordinarie più piccole : Abruzzo, Umbria, Basilicata e Molise.
L’ipotesi sarebbe di accorparle a Regioni limitrofe o accentrarle a livello Centrale Statale (che si ricorda, occupa 1,7 milioni di persone).
Ma ciò non vuol dire abolire tutta la spesa relativa. Se si guardano i dati in verde della colonna 24 si vedrà che su 2,8+2,1+1,3+0,9=7,3 miliardi totali se ne tagliano 0,54+0,4+0,3+0,255 = 1,5 miliardi.
Le ipotesi sono di risparmiare tutte le spese per organi istituzionali, tutte le spese di personale (3.700 persone circa) e tutte le spese per acquisti.
La sanità viene tagliata del 10%, stessa percentuale di tutte le altre regioni.
Sono anche eliminati i trasferimenti a Province, che in teoria non esistono già più.
I trasferimenti a Comuni sono ridotti di 1/3.
I trasferimenti ad altri soggetti sono ridotti del 20%. La logica è che sono i buona parte anche trasferimenti a imprese, che depurati da clientele e malaffare, hanno sicuramente una logica e una utilità futura.
La voce “Altri” è ridotta del 10%
In totale si risparmiano 1,6 miliardi (1,5 correnti e 1,6 in conto capitale). In maniera abbastanza indolore: il totale di partenza delle 4 regioni era 7,3 di spese correnti e 1,3 in conto capitale..
La logica poi potrebbe essere estesa anche alle due regioni precedenti in classifica, Liguria e Marche, ma dato che le loro spese hanno delle incidenze relativamente basse sui Pil relativi (9%) per ora si è optato per qualche taglio di spesa mirato.

Regione Lazio eliminata
Potrebbe sembrare una logica di vendetta contro la corruzione. O di rivincita verso Roma ladrona.
Invece la logica è tutt’altra.
Ed’ è semplicissima: nel Lazio c’è Roma. Roma è sede dello Stato con i suoi 1,7 milioni di dipendenti ivi coordinati se non impiegati. E Roma è anche la città con il maggior Comune d’Italia, la Capitale.
Gli altri comuni laziali inoltre sono relativamente piccoli: Frosinone, Latina, Rieti, Viterbo.
Dovrebbe essere possibile gestirli con l’esercito di impiegati statali e comunali che già abbiamo.
A questo punto le voci di spesa sono tagliate con le stesse logiche e quote delle 4 Regioni precedenti. Mantenendo sanità e altre voci di cui prima.
In totale si risparmiano 3,1 miliardi di euro.

Altre regioni e spese
Sono trattate tutte allo stesso modo
·         Le spese per organi istituzionali sono tutte tagliate del 50%. Meno rappresentanza, più sostanza.
·         Le spese di personale sono tagliate del 50%. Alcune stime anche allegate sostenevano che un terzo dei dipendenti regionali sia in eccesso. Con un po’ di “fortuna” quelli in eccesso saranno anche quelli a costo maggiore, alzando quindi la media dei risparmi.
·         Gli acquisti sono tagliati del 50% : che si spendano 7,2 mld in totale per acquisti di beni e servizi rispetto a 6 di personale mi pare un bel campanello di allarme.
·         La sanità è tagliata del 10%. Senza operare stravolgimenti, che in 110 miliardi/anno ce ne siano 10 rubati o sprecati non mi sorprenderebbe.
·         I trasferimenti a Province sono tagliati del 100%. Ci si basa sull’idea che non esisteranno più.
·         I trasferimenti a Comuni sono tagliati del 33%. Si rientra nella razionalizzazione degli 8.000 Comuni
·         I trasferimenti ad altri (tra cui imprese) sono tagliati del 20%. L’idea è quella di concentrarsi su quelli clientelari o improduttivi.
·         I costi altri sono tagliati del 10%.
In totale la media di 27,5 miliardi di tagli totali su 149 è pari al 18%.

A questi si aggiungono
·         I Trasferimenti a Province in conto capitale sono tagliati del 100%. Sempre perché non esisteranno più.
·         I Tasferimenti a Comuni in conto capitale sono tagliati del 33%. Stessa logica di cui sopra.
In media i tagli in conto capitale sono pari al 9% del totale di 20 miliardi.

Se si potesse fare, insieme a tutti gli altri interventi del piano, sarebbe un bel risultato. O no ?