venerdì 31 maggio 2024

2024 05 29 – Il karma è una puttana di gomma

2024 05 28 –  Il karma è una puttana di gomma

 

E poi dimmi che il karma non esiste.

Il karma di gomma.

Come il muro.

Ti rimbalza.

Ho raccontato del riatto di una casa.

Ma non cosa c’entri con il karma.

E come funzioni, dato per scontato che esiste.

Per quantistica struttura universale.

Roba che se siamo cattivi, quelle le porzioni di universo interessate ci rimbalzano e ce la fanno pagare.

Ce l’abbiamo anche da noi, questo siddetto charma.

Solo che è una tantum, da morti singolari.

Mentre gente venuta dall’est diceva che in fondo era uguale, perchè si reincarnava.

Invece il sommo poeta lo chiamava contrappasso.

Ma sempre credevo che valesse da morto.

E invece.

Nel bosco urbano un giorno arrivò il lupo.

E la vecchietta andò via, magnata in un bocconcino solo.

Io mi addoloro di nostalgia se vado due giorni in albergo.

Figuratevi la vecchietta ultrasettantenne.

Ma il driver universale è sempre money, money, money.

Quattro ceci di money tra l’altro.

Comunque dato che il padreterno, quello che esiste sempre per quantistica struttura universale,

ha un karma grande così, un giorno incontro la vecchietta per caso.

Vuole parlare, il lupo fu sprezzante.

Money, money, money.

Mi disse che lo sapeva che non ero io, una così brava persona.

Ma io non risposi e non feci niente.

Opere e omissioni.

Tornai a casa con una certezza.

Questa ci torna indietro,

E arriviamo al tangibile muro di gomma.

Quella mi abbraccia e scoppia a piangere.

Io tenni la posizione del lupo.

Con inutile vergogna.

Oggi la casa ci rimbalza il karma di gomma.

Problemi tecnici di sorta, per la vecchietta secondari ma non per noi.

Strutture da rifare, lavori vari necessari, litigi familiari.

Quotazioni in contestazione.

Salute in precariato per la rabbia e per lo stress.

Aiuti da trovare per la gestione.

Alla fine scommetto che il money sarà lo stesso, solo se va bene.

Il karma non è sempre di gomma.

A volte ci si scontra.

Contro il duro mattone di muro.

Perché il karma è pure una puttana.

 

Kalimmudda ipsum diit

Karmacoma

 



 

Sintesi appropriata : https://www.songtell.com/it/massive-attack/karmacoma 

2024 05 28 – I figli perdonano, sperèm

 2024 05 28 – I figli perdonano, sperèm

 

Sperèm, così diceva mia mamma.

Che non so se ho mai perdonato.

E’ molto semplice.

Evitiamo psicopippe.

Preso dal dolore della mia rabbia, ho offeso il tuo di dolore.

Per quanto effettiva potesse essere una ragione, non sei tu la causa.

Ti chiedo perdono.

Mi stecchisce con un si ma me lo chiedi sempre dopo.

Ha ragione.

Chiedo perdono lo stesso.

Non ho altre armi.

Ti voglio tanto bene.

Papà.

 


Papà con la bambina


 


 

venerdì 24 maggio 2024

2024 05 24 – Atarasso dentro l’acqua

 2024 05 24 – Atarasso dentro l’acqua

 

M’atarasso.

Voce del verbo atarassarsi, prima singolare.

Steso sul matarasso, resto imperturbabile.

Almeno credo sia possibile se non probabile.

Cirri e nembi si addensano all’orizzonte nella mente.

Noi non lo sappiamo, ma come cani li usmiamo prima da lontano.

Mi hanno somministrato una nuova magica pozione.

Che si chiama atarasso, per assonante pubblicità.

Mi dovrebbe fare dormire, posponendo la manìa da profezia.

Affogandomi alla fine nello stato di totale tranquillità.

Che si soffochino i moti d’ansia che mi passano attraverso.

E che io resti vivo di vibranti emozioni e sensazioni, molto oltre l’intelletto.

Che peccato quest’occidente.

Dove una benedizione viene confusa in malfunzione.

Ma così sia.

Io il dono l’ho parcheggiato per amore di prossimi e lontani.

Che non so se corrispondano o confondano quel che è buono e per chi.

E così sono cappone, castrato nel mio varietà di pillole, pastiglie, consigli e perentori bagagli di bisbigli.

Coi neuroni a far da pulci nelle orecchie, le menti urlano latrati come cani da pagliai.

Come conigli dal cilindro ogni parola è una trovata di una strada da scoprire.

Una strada in giravolte e girotondi, una danza che è distanza e vicinanza e che allontani la mattanza.

E la vita diventa matarasso, da cui non alzarsi più.

Atarassia.

Imperturbabilità di storia ed uso greco antico, sempre loro copiatori seriali.

Stato di perfetta tranquillità e serenità d'animo, raggiunto dal saggio una volta libero da passioni ed emozioni.

Si raggiunge con pratiche diffuse in tanto mondo e modo, o con la nuova chimica di scienza.

Emerge dal subconscio dentro ai sogni più leggeri quando dormi grazie al chimico scienziato.

Terapeuta a tradimento del tormento.

Sono sogni da profeti, tarassi ed inquieti, lascianti segni e disegni nei sonni più leggeri.

Così la nuova chimica mi mette sereno leggero nella beata inquietudine del sogno.

Erano decenni che non sognavo nitido, il che me lo rende interessante.

Mi ritrovo a inseguire un io mio puntatore gps di taxi perso in un taxi col gps in una sorta di paradosso del taxi, che ad elastico non finisce mai.

Uh, se hai voglia che vuol dire.

Poi chiamatela pure ansia, se passa solo con la chimica.

Certamente sono psicopippe.

Se non avessi la schiscètta e la michètta altri sarebbero i bisogni, ed i sogni.

Ma non è che non ci siano per davvero.

Che non accendano sinapsi da fare adottare comportamenti latenti.

Presto o tardi emergerà come un profeta.

E una volta emerso il profeta terapeuta non lo si chiamerà più giosè.

Apprenderà e insegnerà l’emersione da intelletto privato a scambio collettivo.

Io, e sé e basta giosè.

Ecco il sogno d’atarassia.

Volere non volere.

Essere per essere.

E un solo bisogno da soddisfare.

Ciotolina di riso per tutti.

Come si farà.

Col bromuro del serrano montalbano anostrano

Atarasso dentro l’acqua.

Atarasso e tutti in pace.

Ne berremo come ambrosia.

Tutti in pace senza contro.

Tutti ciucchi come ciuchi.

Un baleno di colori.

Ricordandoci abbastante.

Quella ciotola di riso.

E magari un pieno di goccine.

Lise.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Stay Atarax, so u can give peace a chance

 



 

 


 

 

 


martedì 21 maggio 2024

2024 05 21 – Fenicottero zoppo a terra

 2024 05 21 –  Fenicottero zoppo a terra

Persianocheista. 

Alaspirale in volo.

Controllo a missione, rispondete.

Silenzio gracidante.

Controllo a missione, allora!

Ehhh, assunta sugno.

Chi è che mi scassa a questa ora da tango zulù.

Assunta, ma chi cazzo sei.

Ti ordino di identificarti e fare rapporto.

Eh, ma quante vuommeche, tra detti napoletani.

Sogno la donna de puliscere.

Accà nun ci sta nisciuno.

Sono tutti asciuti a festeggiare un sogno.

Pare fosse questione di regni

E di teste intagliate, di legno.

Assunta, contegno, ritegno e pure disdegno, ad abundantiam.

Rientri nei ranghi.

Richiami tutti ‘sti nato stanchi.

E ci ragguagli.

Che con tutti i suoi agli e fravagli è meglio lei.

Come comandate voi, comandante.

Pare che il fenicottero nero sia stato azzoppato.

E ‘mo provaci tu a volare in pezzetti a milioni.

Si ma ogni volta con questi nato terroni è una mission impossible.

Speriamo che funzionino le manguste a disegno da leonardo.

Bisogna preparare l’offensiva.

Ma che offensiva, site scèmi?

Chista è un’operazione di intelligence.

Intelligence arti officiali.

Assunta azzarda un che minchia stanno dicendo.

Black copter down, it is official.

Eh?

All dead and stecchiti.

Ma giusto per dovere e amore di codice non possiamo ne confermare ne negare che il fenicottero monartico nero non può più decollare, figuratevi volare.

Mah.

Assunta, che borbotti.

E’ la nostra migliore tradizione in copertura.

Siamo campioni predatori.

L’incidente col colpo di stato.

Abbatto un regime e ne piazzo un altro.

Basta un meglio drone nato, 

In apparenza pure cattivo, il regime.

In realtà accattato in qualche emirato.

Zitti e dubbi, per la pubblica opinione.

Assunta prende coraggio

Si ma questo mica è il nicaraguo muso giallo

Questi sogno impero.

Da molto prima del vostro usàno.

Il tutto con israele gongolante in altalena.

Dondolandosi manicheo tra sommi bene e male.

Assunta, ma che hai schisciato il bottone on air?

Ma che cazzo era la radio, mica vuol dire in volo in aria.

Ci hai mandato tutti in onda senza goldcriptex.

Con il kopteron che alleggia alato.

Nero stormo d’ arma di morte..

Ma che palle con 'sti imperi.

Torno a casa, dove sono nato.

Inusa

Ma magari. 

Borbotta assunta sempre in onda.

Fusse la madonda.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Born in the Usa : criticamente boss

 

Persianocheismo



lunedì 20 maggio 2024

2024 05 20 Il mio nome è Daniela

 Vivo a Milano.

Città dove abito e lavoro.

Il mio nome vuol dire colei che osserva ma non giudica.

Attitudine in cui mi riconosco, senza eccedere in infondata tolleranza.

Tale attitudine ritengo sia importante nel lavoro che svolgo.

Mi occupo di gestire pratiche nella U.O. Assicurazioni e Leasing agevolato.

Prima di approdare in Alba Leasing SpA ho maturato una ventennale esperienza in ambito

assicurativo.

Mi ritengo una persona versatile, curiosa e sempre pronta a mettersi in gioco.

Tanto da riprendere, alla mia età, gli studi universitari.

Tra le mie passioni vi sono la fotografia e l’Africa.

Luogo che ho avuto la fortuna di visitare più volte.

Sia all’avventura che in solitaria sempre , con l’incontro di preziosi abbracci inaspettati.

L’attenzione per il dettaglio e la capacità di osservazione mi hanno permesso di cogliere e racchiudere

nel mio cuore e nei miei scatti fotografici colori e sensazioni che mai potrò dimenticare.

Il mio sogno nel cassetto sarebbe quello di organizzare una mostra fotografica.

Condividere i miei ricordi africani.

Mostrare a chi non vi è mai stato aspetti sociali e culturali tanto distanti da noi ma così profondi e veri.

Il futuro dopo Alba.

Un biglietto di sola andata con destinazione per quella parte di mondo bisognoso.

In missione come volontaria.

Il mio nome è Daniela.

Heal the world 


domenica 19 maggio 2024

2024 05 19 – Oggi si vola

 2024  05 19 – Oggi si vola

 

Quanta  paura che serpeggia tra loro.

Il mio gineceo di psichiatre e di dame è in allarme.

Sono circondato in effetti a tutti gli effetti.

Recenti accadimenti sembrano potere spostare la soglia del buon senso.

Sorrido e poi ci rido.

A me non sembra, ma in effetti sono loro quelle esperte per mestiere.

Che mi vedono volare fuori da un balcone.

Mentre gioco con l’orbe a pallone.

Circonferenza, cerchio, sfera, globo, inclusa l'orbita di un pianeta.

Che poi quale mestiere.

Come si fa a pensare ad una attività specifica appresa per lo più con la pratica e il tirocinio ed esercitata quotidianamente e a scopo di guadagno.

Così dice il dizionario.

Ma si può pure sbagliare.

Non  e’ solo pratica quotidiana.

Casomai un’attitudine circadiana.

Una struttura del giose’.

Così detto per non renderlo un più ostico io se’.

Ed infine il guadagno di pecunia.

Per campare certamente, ma io sento un altrimenti.

Chiuse monache dentro stanzette che paiono cellette.

E’ un mestiere, certo si.

Ma che si fa per empatìa e per passione.

Io ci vado con piacere e pure gioia.

A interloquire senza essere da circuire.

Mi dipanano i meandri del cervello.

Scardinando lentamente col setaccio del crivello e con lo scalpello tagliaferro.

Così adesso sono pre occupate.

Che io possa decollare.

Se non riesco più  a dormire.

Proiettarmi fuori d'orbita.

A zonzare nell’universo.

Ma io  le metto tranquille.

E dove e’ tutto il problema.

Ci mettiamo in carovana.

Seguirete la mia strada.

Pifferaio tra le stelle.

Oggi il meglio che vi può accadere.

E’che impariate a volare.

E non pensiate sia sconfitta del mestiere.

E’ soltanto la ragione.

Mica il tutto, solo un tuffo.

Ve lo insegno io a sorprendervi.

Come un tonio che sa volare su poesia.

Messo in piedi su una sedia.

Sopra a piscio ed a una rosa.

Ma capace di carpiarsi.

Tra pensieri a fuoco arsi.

Nella mente universale.

Situazione lieve grave.

Quella detta neurosfera.

Quella nostra d’astri nave.

Volo, ecco, atarasso.

Nell’universo della mia teoria.

Ove non c’e’ nessuna pazzia.

 

Kalimmuda ipsum dixit

Doppium

Il matto Ivano abbraccia il mondo che sente attraversargli la mente

 

Ma:

vi regalerò una cosa

  


 

 

venerdì 17 maggio 2024

2024 05 17 –Betsabea, era di maggio

2024 05 17 –Betsabea, era di maggio

 

Cagnetta bella morire di maggio, ci vuole tanto troppo coraggio.

Cagnetta bella dritta dall’inferno, ti ho preferito portare via prima che di inverno.

Siamo in un’area di mare a maggese, dove l’erba alta riposa la terra sotto la canicola.

Sono strade di polvere di latte, perse tra onde rosse di mille papaveri.

Non siamo lì per caso, ne credo possa capitare a nessuno.

Siamo lì per 200 chilometri di buon cuore di cavalli vapore delle figlie della mamma delle zucchine.

Un’anima buona si è fatta 200 chilometri in auto per portarci in un rifugio per cani.

Amici per un pelo sembra un nome presagio di emergenza evitata giusto per un pelo.

Mi affacciano su magnificenti balla coi lupi di bianco vestiti.

Ma in effetti fanno un po’ di indecifrabile ancestrale paura, attenti al lupo.

Facciamo un po’ di passerella tra cani ingestibili, aggressivi, tignosi, paurosi o bastonati, prima del rifugio.

Nessun colpo al cuore, nessun primo amore, giriamo, guardiamo.

Ci portano infine in una gabbietta marginale, occupata da una nuvoletta dalla bianca chiazzata lìvrea.

E’ la figlia dei cavalli vapore che la nota per prima, allargando un sorriso grande quanto un suv.

Affogata di piscio e di merda, la cagnetta intendo, non osa nemmeno muoversi per una carezza, incerta se fidarsi o rimanere nel proprio depresso lerciume.

E vorrei vedere voi se vi scopriste accalappiati.

Unico moto è quello di due pupille giallo di sole, a lento oscillante tergicristallo.

E una impercettibile pigra inutile usmatina.

E’ così sporca e immobile che chiedo se è malata.

Morirla di maggio non avrei davvero abbastanza coraggio.

Mi rispondono che no, anzi le piace giocare.

Alla seconda visita infine ce la affidano.

Pesava 25 chili di pelle e ossa, buoni solo a frenare, per non farsi portare lontano dalla sua casa gabbia.

Timida e titubante che a peso morto e zampe aperte pesava quanto un elefante.

Aiutare gli indecisi, ci dicemmo allora.

E ce la caricammo in braccio di forza fino alla carrozza della diligenza dei cavalli vapore.

La chiamammo Bea, mentre era ancora al rifugio.

Ci piacque così, rappresentativo di bellezza d’embléè.

Io che sono campione di nobiliare artifici iniziai a diffondere leggende metropolitane.

Mentre si acclimatava nelle sua nuova regale dimora, la battezzai in giro di purissima razza di maremmano nano albino.

E forse ci ho preso davvero.

Finchè mi iniziò a rimbalzare in testa un vezzeggiativo dilungativo opposto del già breve Ugo di Troisi.

E siccome mi veniva in mente frequente Babbea mi dissi che era improponibile.

Anche perchè della babbea Bea non aveva più niente.

Al peso attuale di quasi 30 chili di massa muscolare veterinaria pesata, Bea non è più un peso piuma.

E’ la nostra million dollars babe.

E’diventata possessiva e difensiva.

Si, ringhia un po’ a caso, ma io non è che la dissuada.

E a bassa voce le dico sempre brava.

Decisi quindi che era ora di darle un nome non nomignoloso.

Altisonante.

E per me diventò Betsabea, nobiliare regale pura meticcia.

Con tanto di insegna fregiata pettorina catarifrangente neroscudata.

Nobiliare bastarda scudata Bea.

O anche Betsy.

Ma solo per gli amici.

Agli altri noi ci ringhiamo.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Betsabea : Mad about you

 


Ndr

Canzone dall'album di Sting del 1991 The Soul Cages, esplora l'ossessione di Davide per Betsabea

 

Betsabea o Bersabea[1] (in ebraico בת שבע?Baṯ-Šeḇaʿ, "settima figlia" o "figlia del giuramento") era dapprima la moglie di Uria l'Ittita e più tardi del re Davide, cui partorì tre figli, il secondo dei quali fu Salomone e il terzo Natan. La Bibbia parla di lei soprattutto nel Secondo libro di Samuele e nel Primo libro dei Re.

 



E pure un meraviglioso Rembrandt

 

  

domenica 12 maggio 2024

2024 05 12 – Dedizione alla contemplazione

2024 05 12 – Dedizione alla contemplazione

 

Per www.parolebuone.org  su www.shareradio.it . Dedizione.

 

Una bella storia.

Di grandezza d'alma e piena di gloria

Una storia di futura memoria.

Di quelle per posteri senza vanagloria.

Dopodiché, l’archiviamo in contingenza.

E ci mettiamo in posizione di dedizione.

Spesso rimango stupefatto dalle parole.

Dedizione pare avere valenza positiva.

E invece mi ritrovo che in arcaica resa vuole dire capitolare.

Mica il consueto dedicarsi interamente e con spirito di sacrificio a una persona, a un’attività, a un ideale.

Ma sempre roba di guerra.

Padre Polemos, guerra senza arte, senza alcuna techne.

Arte persa tra gli antichi.

Altra parola sorprendente.

Mestieri per noi.

Arti nei secoli.

Allora in un mondo di dedizione alla guerra, la cura ce la ho io.

Rallentate fino a uscire fuori dal tempo.

E contemplate.

Contemplate la creazione.

In ogni particolare.

Nel miracolo di una molecola di cemento.

Tanto vivo quanto un airone.

E’che a correre lo si perde.

Il mio ideale di dedizione.

Alla contemplazione.

Ma lo facessimo noi tutti.

Vedremmo con limpido rispetto il disegno sacro .

Non dico mica roba da bigotti.

Ma scienze, che dall’origine si spacchettino a fiotti.

Ci fotte la fretta di aprirli questi pacchetti.

Così voglio ancora dedizione.

Alla contemplazione.

Dedizione ad un creato.

Soluzione già creata.

Che spacchetti il primo bit.

Fino a diventare tit.

Si, perchè che palle.

Sempre a farsi psicopippe.

Dedizione a contemplazione.

Il cemento e si vabbè.

Ma davvero c’è di molto meglio.

Una maglietta ben bagnata.

Da gelata una secchiata.

Contemplazione ignuda perdizione.

Ne trarrò malefizione.

Trasparenza mattutina.

Molto meglio una sbirciata di un'occhiata.

Tutta dedita.

Committed.

To the titties fifty bucks.

 

Kalimudda ipsum dixit

Dissacrante contemplation of a wet t-shirt  

 

 



Ndr.

Dalla opera rock Joe’s Garage

 


venerdì 10 maggio 2024

2024 05 10-Padre Polemos

 2024 05 10-Padre Polemos

 

Il padre del logorio della vita moderna.

Ricordi di carciofi liquorosi.

Non sono scomparso.

Non è scomparso.

Perlomeno non come avrei voluto.

Scomparso dall’olimpo categorico.

Dall’ambrosia dell’uranio.

Dall’empireo del sacro blog.

Sono stato impegnato in questioni edili.

Di piccolo cabotaggio.

E a me tocca sempre quel lirico dire.

Mi hanno messo la scopa in culo per ramazzare la casa.

Con l’obiettivo di risparmiare, da una parte.

E di fotterti a dovere, dall’altro

E così mi sono trovato tra schiere di personaggi.

Frotte di artigianali fornitori tutti intenti a dare buoni consigli.

Perché non possono più dare il cattivo esempio.

In nome del dio danaro conservato e di quello presunto salvato.

Finchè ho visto the light, visto che siamo nell’era del luminescente dezain.

Un microcosmo di polemica.

Tutti a tirare acqua al proprio mulino.

Tutti pieni di sé.

Tutti a guerreggiare.

Mai nessuno a mediare.

Per dell’oro degli allocchi.

La ricchezza vera è in connessioni.

Non in talleri o soldoni, ne metallo in convenzioni.

E mi sono chiesto perché.

Perché mi trovassi quella scomoda scopa.

E la risposta è sempre quella.

La morale è sempre quella.

Facessimo merenda con girella.

E fintanto che prevale lo iosè, non ne veniamo fuori.

Serve terapia di massa.

Autoanalisi del gregge.

O così sempre ho creduto.

Fino a tastare il tessuto sociale figurato in edilizia.

Una polemica di mattoni.

Una guerra di parole.

Che diventa logoverbo.

Che diviene poi pensiero.

Perché se è polemica per un mattone, ecco che la guerra assurge a divinità del logos.

Polemos per i greci era Ares, il demone della guerra.

Padre onomatopeico di Alalà, personificazione di grido di battaglia.

E altri a frotte.

Da polemos deriva la nostra parola italiana "polemica".

Ma si capisce che il logoproblema è più profondo.

La polemica di guerra ce l’abbiamo dentro i geni.

E che vi aspettate, da tanto affollamento di guerreggianti entità.

Almeno arguzia ove non astuzia, questo ci vorrebbe.

Mentre qui si fa la guerra dentro il mare di ogni opposto.

Satanasso d’ Aristotile, col suo trancio tutto a metà.

E l’arguzia langue arsa come pece morta.

E che volete sarà l’istinto di sopravvivenza.

Accumulo in mille scienze e tecniche senza arte.

Sarà colpa di Physis, all’antitesi dell’arte di Τέχνη.

Intanto miei artigiani mi si inculano polemici.

Mentre sereni approdano al chiringuito normanno.

A sorseggiare calvadòs.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Ebbi dubbie canzonette