mercoledì 23 luglio 2014

2014 07 23 – Bilancia corrente dei pagamenti e Convenzioni per il Turismo



2014 07 23 – Bilancia corrente dei pagamenti e Convenzioni per il Turismo
Perché è rilevante questa notizia?
Vogliamo parlare ancora della Concordia? No,  quello che c’era da dire lo abbiamo già detto.
Il tema emergente è un altro: forse siamo capaci di rendere turisticamente appetibile un ammasso di ferraglia.
Dobbiamo adoperarci per fare altrettanto con ogni granello di terra del nostro Bel Paese.

La bilancia corrente dei pagamenti
Tempo fa scrissi che le maledette parità dell’euro per noi “al raddoppio” secondo me nascevano da una sorta di diktat germanico di questo tenore: “noi garantiamo il vostro debito, ma in cambio vi raddoppiamo il prezzo delle nostre esportazioni. La nostra Volkswagen Golf ce la pagate il doppio”.
Non può essere che sia così semplice ?
Si guardino i dati FMI sulla bilancia corrente dei pagamenti tedesca (verde) e italiana (rosso) dal 2000 ad oggi (sono in miliardi di dollari).
Balza agli occhi, o no? Da un totale di -32,8 miliardi di dollari, la Germania è passata a +273 miliardi anno. Mentre noi siamo rimasti al palo.

Come si aumenta la bilancia
  1. Meno import di beni o servizi = meno uscite di moneta verso l’estero.
  2. Più export di beni o servizi = più entrate di moneta a casa nostra
Tra i secondi c’e ne uno “particolare” : l’esportazione di servizi turistici.
Che è particolare perché esporto senza muovermi da casa mia.
In pratica importo quota di mercato a cui vendo un “diritto di utilizzo a pagamento, temporalmente limitato”, sulle mie bellezze.
Invece di esportare auto, importo persone. Mercato.
Mi ripromettevo di analizzare meglio i dati Istat http://www.istat.it/it/archivio/turismo per ora invece parlo di convenzioni, e mi concedo un po’ di ironia che spero gradevole.

Alcune generiche considerazioni sui nostri asset
Io credo che il mondo sia tutto strabiliante.
Che in ogni angolo ci sia tutto da vedere e tutto da imparare.
Che ogni Paese abbia lunga storia da raccontare.
E così via.
Ma c’è una cosa che credo quasi nessun altro abbia, a parte l’Italia.
E’ la concentrazione di differenti bellezze, storie e patrimoni in così poco spazio.
E’ la “patrimoniodiversità spaziocompressa”.
Con in più l’aggiunta di una considerazione climatica. Tolte le regioni più nordiche, dove per altro si può sempre puntare sullo sci, in tutte le altre la distribuzione climatica è piuttosto stabile e buona.
Mica per niente ci chiamano ‘o paese d’o sole.
Pensate che sia irrilevante ? Non è così.
In questo mondo ci saranno sempre più persone vogliose di fare i turisti ma con poco tempo a disposizione.
Penso a come è cambiato il turismo da fine ‘800 a oggi. Mi vengono in mente le elite inglesi e americane in Costa Azzurra o in Costiera Amalfitana.
Quel modello non esiste più, come sappiamo e vediamo.
Ma sbagliano quelli che pensano che oggi sia peggio. Quelli della teoria che il turismo di massa porta pochi soldi perché ogni singolo spende poco.
Dipende da quanti ne arrivano.
Ed in ogni caso più persone viaggiano, più si omogeinizza la cultura. Ci si conosce. E ci si abitua a vedersi come fratelli.

Convenzioni
Ho gia esternato una mia provocazione “estremista” : diamo il centro-sud in concessione ai cinesi. Che ci portino 100 milioni di turisti in più ogni anno.
Gli organizziamo dei bellissimi tour in giro per tutta Italia.
Oggi parlo di Convenzioni.
Con una breve digressione ironica, che però mi pare rappresentativa.

Le convenzioni. Dialogo immaginario tra Matteo e Angela
Pronto, Angela ?
Ciao Angela sono Matteo.
Senti, ho da chiederti un favore.
Se non ci date una mano qua succede un casino.
In più mi hanno fatto vedere che da quando c’è l’euro in 12 anni tu c’hai avuto 2.000 miliardi di bilancia corrente in più.
Pare che sia perché ci vendi le tue Golf al doppio di prima.
Angela, ma non sarà che sei stata cattiva ? Lo sai che non va bene approfittarsi dei più deboli ?
Lo sai che si può anche andare all’inferno ?
Guarda che l’inferno è una roba brutta, sai ?
Qua da noi, a Firenze, c’era uno che tanti anni fa ha inventato una cosa chiamata contrappasso.
Funziona che se fai un peccato da viva, poi da morta ti torna indietro in misura esponenziale.
In pratica, se sei cattiva e vendi le Golf troppo care, poi vai all’inferno nel girone degli imperialisti e ti tocca comprare 1.000 cinquecento. E dimmi tu: cosa te ne fai dopo ?
Ma non ti preoccupare. Ci parlo io con quel tizio li di Firenze, che è pure casa mia, e gli dico di aspettare. Di parcheggiarti in purgatorio, che una soluzione la troviamo.
Si ci ho già pensato io.
Facciamo delle belle convenzioni.
Iniziamo con i dipendenti Volkswagen. Tu ce li mandi una settimana in vacanza in Italia e noi invece che fare pagare il pacchetto 1.500 euro, gli facciamo lo sconto a 1.250.
E siccome so che tu sei una attenta al portafogli, a te Stato tedesco ti riconosco anche le provvigioni di 125 euro. Il 10 %.
Poi proseguiamo con altri tuoi connazionali a tua scelta.
Ricorda però, che ci devi mandare almeno 10 milioni di tedeschi in più in un anno, così noi facciamo 10 miliardi di Pil in più. Altrimenti……

Ti sto già organizzando i pacchetti. Senti a cosa sto pensando. Guarda la cartina, che ti spiego.

Giorno 1
Arrivo a Malpensa, Milano. In Lombardia. Li ti faccio vedere,…mhh sto pensando. A Milano, ti posso far vedere la Borsa. Ma no, non va bene: ce l’avete più grossa voi. Vabbè, allora ti porto a vedere Montenapo. No, no, non va bene: mi stai portando gli operai. Allora ho trovato: ti porto a vedere i Navigli! Ma che bischerate mi vengono in mente? Voi c’avete il Reno navigabile, e io ti porto su due canaletti ? A ecco: il Castello Sforzesco. Ma anche questo non va bene. Voi siete un paese di castelli. La Baviera, la Romantische Strasse….
Strasse, Strasse,…ecco ! Questa funziona: Strasse=Strada=Autostrada= Tangenziale.
Tutti in tangenziale !
E vi faccio giocare a chi conta più Golf !
Mi sa che la Lombardia è meglio saltarla.

Giorno 2
Drin. Drin. Sveglia Angela.
Cartina alla mano: guarda, ho pensato che ti porto verso destra. Verso est.
Dopo la Lombardia arriviamo subito in Veneto. Ma bisogna fare in fretta, che tra poco potrebbe non essere più nostro.
A proposito, dammi qualche consiglio.
Come la gestite voi la questione dei Lander secessionisti? Io qua divento matto, tutti che si vogliono staccare.
Ma come è possibile, come fate?
Ah.
Voi non ne avete. Capisco.
E come mai?
Perché siete uno stato che funziona.
Mhh….
Scusa, c'è una parola che non capisco. Cosa vuol dire “che”?
……
Vabbè :ti sbalordirò col classico colpo di genio italiano. Col solito coniglio dal cilindro. L’unica cosa su cui puntiamo sempre per salvarci. Vi porto tutti a …..Venezia !!! Sorpresona, eh!
Vi faccio vedere pure il Mose. No, Angela. Non Mosè, magari! Che quello almeno ci apriva la laguna come il Mar Rosso. No, il nostro è senza l’accento. Sai com’è: a noi ci manca sempre un centesimo per apparare un euro. No il nostro non spartisce i mari. Spartisce i danari. Ehmm…. (imbarazzo generale).
Ma tranquilli, vi porto anche a Murano. Vi ho fatto preparare, compreso nel prezzo, un souvenir speciale tutto per voi. Un irrinunciabile gadget creato apposta per voi dai nostri innumerevoli Maestri Designer Italiani. Dai Principi del nostro amato “meidinitali”: in vetro soffiato, ecco a voi in esclusiva mondiale…… la “Gondoleta modello Golf”.
Angela, scusa mi sa che facevo meglio a portarvi in Trentino Alto Adige. Almeno li vi sareste sentiti a casa vostra.

Giorno 3
Stamattina, sempre cartina alla mano, ci riprovo. Stavolta ti porto a sinistra. Della Lombardia, intendevo.
Ti porto in Piemonte, Val d’Aosta e Liguria. Come ? Mi chiedi se il Piemonte è quello dove ci sono i biscotti savoiardi ?
No, Angela. Cioè si, ma forse tu volevi dire i Savoia, i nostri Re?
Come dici ? Non ti risultano ?
Si, capisco.
Però per favore non ti rubare anche le nostre battute.
A noi in Italia, secondo Jannacci, è la mafia che non ci risulta.
I Savoia purtroppo ci risultavano eccome: abbiamo cercato di evitarli ma non ci siamo riusciti.
Vabbe’ però adesso pieno di orgoglio, ti porto sul Monte Bianco. La più alta montagna d’Europa.
Sta pure da noi. Fico, eh? Come dici? E’ un panettone su cui sale anche un ragazzino? Voi sfidate l’Annapurna, che è alto come il cielo. In Europa l’Eiger, che è dritto come un grattacielo.
Angela, per piacere fai la brava.
Ho capito; ti porto al mare.
Tutti a Finale Ligure. Come dici? Ti sembra un cesso? E poi senti odore di cinquecento? Si in effetti molti operai Fiat venivano mandati in vacanza in Liguria nelle colonie.
Come dici ? Ti senti offesa? Se per una cinquecento li mandavano a Finale, a voi per la Golf vi dovevo portare alle Maldive?

Giorno 4
Matteo si sveglia presto, prima di Angela e pensa: qua bisogna inventarsi qualcosa, perché non stiamo mica andando molto bene. Per ora direi che Italia – Germania siamo 0 a 3. Dobbiamo “segnare” almeno 4 giornate.
Ma adesso vi frego io. Ragazzi, sveglia! Oggi “se magna”!
Questa funziona sempre, a tutti piace mangiare e dai noi si mangia innegabilmente bene.
Concentriamo Emilia-Romagna e Umbria. Presto tutti a fare colazione. Vi ho fatto preparare delle belle tagliatelle bolonaise e delle belle fettucini al tartufo di Norcia.
Perché mi guardate stupiti? Non sapevate che da noi la pasta, come la pizza, si mangia a tutte le ore ? Non sapete che noi ci alleviamo anche i neonati, che gli facciamo dei bei biberon pieni di pastapizza frullati tutti insieme con il Lambrusco? Non lo trovate pitoresko ? Ma non siete voi che ci chiamate mangiaspaghetti ?
Ah, dite che è tutto molto buono ma vi viene da vomitare ?
(Ehmmm, Matteo pensa) Qua se non invento qualcosa e perdo anche il giorno 4 siamo fuori. Al massimo sulla settimana potremmo perdere 4 a 3.
Ah, ho trovato. Emilia-Romagna e Umbria.
Umbria.
Assisi.
Tutti ad Assisi: non ci resta che pregare San Francesco.
Ragazzi: tutti in marcia ad Assisi.
Oremus!
(Tanto un tedesco il latino non lo capisce, eh,eh,eh. Noi italiani siamo sempre i più furbi).

Giorno 5
Matteo pensa: questa la gioco in casa. Breve passaggio a Urbino, e poi Firenze, Siena, Lucca, Pisa, Elba, Isole. Roma me la conservo per domani. Questa la vinco io sicuro, pensa Matteo.
Angela, Sveglia! Oggi facciamo un bel bagno di cultura. Università, pittura, scultura, architettura.
Angela si sveglia e fa: Matteo caro, noi tedeschi siamo e abbiamo tra i più grossi studiosi e accademici della vostra storia e cultura.
E hai ragione, è tutto straordinario.
Ma noi vi conosciamo a memoria.
Ci hanno segnalato invece di un’isola con il nome di un fiore.
L’ibisco, forse. No,no, il gladiolo. No, ecco : Il Giglio !!
Ci hanno consigliato di andare li a vedere questa straordinaria opera di iperbolico bizantinismo navale: la Relicto Resurretionis.
Devo dirti in tutta onestà che forse non sai che si accettavano anche scommesse in tutto il mondo.
La probabilità che l’Italia non facesse un casino era data a quote enormi. Oltre 10 a 1.
Così sai cosa abbiamo fatto ?
Abbiamo scommesso le 10 cinquecento che ci sono in Germania.
E se vinciamo sai cosa ci danno ? Indovina un po’?
Una Golf !
Ti prego, ti diamo vinta la giornata ma portaci al Giglio!

Giorno 6
Matteo non demorde. Tiene duro. Ma capisce che deve cambiare strategia.
Così non suona la sveglia pensa di aspettare che si sveglino da soli.
Scende a fare colazione, convinto di avere un po’ di tempo e… sorpresa.
I tedeschi sono già tutti “lavati e mangiati” pronti a muoversi.
Matteo, un po’ scoraggiato ma sempre “sul pezzo”, applica la nuova strategia e chiede: potreste dirmi cosa vorreste fare oggi?
E i tedeschi tutti in coro: “Matteo sei ammirevole, ti vogliamo bene, la convenzione te la firmiamo, ma portaci al mare e non ci rompere i coglioni”!

Giorno 7
E fu così che Matteo, stravolto dalla fatica ma con in tasca l’ancora di salvataggio della convenzione, il settimo giorno si riposò.

lunedì 21 luglio 2014

2014 07 22 – Progressività e idea di sviluppo



2014 07 22 – Progressività e idea di sviluppo
Imposizione italiana
Basta con questa storia che in Italia la madre di tutti i problemi è l’imposizione fiscale troppo alta.
A me da l’idea di saccenza demagogica in tema di struttura dello Stato che si governa.
E’ populismo. Al limite, il livello di imposizione è solo una delle tante difficoltà.
Per me, a costo di ripeterlo fino alla nausea, il problema sta in :
  1. evasione e sommerso
  2. come si “spendono”, troppo e male, i soldi pubblici.
Quelli che seguono sono alcuni dati da Fondo Monetario.

Certo che l’imposizione italiana è elevata, ma con le seguenti osservazioni.
La tabella precedente prende in considerazione 63 dei 190 paesi censiti FMI. Sono i paesi con più di 100 miliardi di dollari di Pil/anno. I dati sono poi stati convertiti in euro per comodità.
Il dato di entrate (e di uscite) del FMI include anche i contributi previdenziali, per questo arriva a 720 miliardi rispetto ai 400/450 di sole entrate fiscali a cui siamo abituati, e forse esclude alcune altre voci di entrate marginali. Ma va bene così : è un dato omogeneo per tutti i paesi e quindi confrontabile.
In termini di percentuale di entrate dello Stato sul PIL in Italia siamo al 48% (sempre per il Fmi). Siamo al 10° posto. E’ vero che siamo in alto, ma basta guardare la tabella per capire che siamo in buona compagnia.
Inoltre se anche si ipotizzasse un taglio di imposte di 150 miliardi (irrealizzabile) che ci porti dal 48 al 38 %, saremmo sempre nella Top 20.
In termini di importo per abitante (calcolato come totale entrate/60 milioni) siamo a circa 12.000 euro a persona. Bambini e anziani compresi, naturalmente.
Siamo al 15° posto. Ma anche in questo caso basta guardare la tabella per capire che siamo sempre in buona compagnia.
Insomma secondo me bisogna mettersi l’anima in pace: le tasse esistono e vanno pagate.
Il modello zero tasse e tutti i servizi non esiste e non è nemmeno utopizzabile.
Per lo meno io non riesco a immaginarlo.
E non capisco come qualcuno continui ad usarlo come leva di manipolazione collettiva.

Modello di consumi
Concentrarsi sull’imposizione vuol dire perseguire implicitamente un modello di crescita basato sui consumi. Quelli interni in primo luogo. Vale a dire non generati da esportazioni o da turismo, ad esempio.
E’ un modello che nella nostra situazione è impossibile. Irrealizzabile.
Facciamo un’ ipotesi, più realistica del taglio di oltre 100/150 miliardi (dal 48% al 38% di cui sopra): tagliamo le tasse del 10%.
Che sarebbe tantissimo.
Risparmiamo sulle 3 principali, IRE IRES e IVA (il cui totale è di 320 miliardi anno : 173, 40, 107), 30 miliardi di tasse all’anno.
Diciamo che, tutti inebriati da queste nuove fiscali mirabilie, ci spendiamo tutto senza pensarci.
Dopo pochi giorno però il “fiscal miracle” smette di palesarsi.
E noi siamo costretti ad andare a fare i conti.
E,….oh cazzo!: ma 30 miliardi su 60 milioni di persone faceva solo 500 euro a testa.
E sono finiti subito.
L’anno dopo, ammettendo che questi 500 euro me li diano ancora, col cavolo che me li spendo.
Già che la bella vita da modello televisivo comunque non la posso fare, cerco di risparmiarli.
Che non si sa mai.
Anche se valgono solo 4 ceci.
E così la crescita per consumo se ne va a puttane alla velocità della luce.
E intanto abbiamo sfasciato un altro pezzo di Stato.

Modello di investimenti, con una buona notizia
Continuo a insistere.
C’è solo una via, secondo me : investimenti.
E non consumi.
I quali devono arrivare per conseguenza.
E soprattutto devono essere strutturali. Definitivi.
Ma per far investimenti servono i soldi.
E si ritorna a quanto già scritto finora nei post precedenti.
Io non vorrei più questa Italia che svende qualsiasi cosa.
Ho sentito dell’intenzione di una nuova ondata di privatizzazioni in vista. Si parla delle municipalizzate. Siamo quindi nell’area delle partecipazioni dello Stato, che sono troppe. Ma io credo che sia sbagliato. Le municipalizzate sono preposte all’erogazione di servizi irrinunciabili di prima necessità. E in quanto tali, questi servizi devono essere remunerativi per ordine naturale delle cose. Si parla di luce, gas, acqua, rifiuti. Liberarsene perché mal gestite è delittuoso. Si provi ad esempio a pensare al collegamento con la notizia ENI di cui qui sotto: dall’estrazione al fornello o all’impianto industriale. Filiera completa = valore inestimabile. Le partecipazioni da eliminare, delle quasi 8.000 esistenti, sono altre.
Ma in ogni caso, io vorrei un’Italia che compra.
Che compra aziende straniere e ci manda a lavorare persone italiane.
Che compra impianti, macchinari e attrezzature.
Che finanzia direttamente chi deve comprarle, ad esempio a “tassi di sistema” prossimi a 0% e non a tassi bancari.
Che spenda in ricerca e sviluppo.
Che assuma cervelli e scienziati a bizzeffe.
E così via.
Questo che segue nei due link sotto riportati è, secondo me, parte del modello vincente.
Ed è finalmente una buona notizia, proprio per la sua rilevanza quantitativa.
L’ENI fattura 120 miliardi all’anno, e fa un MOL del 20%. 20-25 miliardi circa.
Vale in borsa 70 miliardi di euro
Investe tra i 10 e i 15 miliardi all’anno www.eni.com - investimenti tecnici
E da occupazione a più di 80.000 persone, anche se non tutte italiane. Contando i familiari, vuol dire 250.000 persone “sistemate”.
E senza considerare l’indotto.
E non è mica l’unico esempio di eccellenza italiana.
Perché non dobbiamo riuscirci con tutto lo Stato?
Immaginate infine di fare la proporzione: se Eni fa tutto questo con 10/15 miliardi di investimenti all’anno, cosa potremmo fare investendo un avanzo di Stato di 100 miliardi all’ anno?

Proporzionalità e Progressività
Tornando alla fiscalità.
Ho sentito di recente qualcuno di questi giovanotti politicanti predicare di nuovo una imposizione ad aliquota fissa per tutti. A volte ritornano, le brutte idee.
Si chiama principio della proporzionalità. http://it.wikipedia.org/wiki/Proporzionalità
In contrapposizione a quello per cui chi più guadagna più paga.
Che è sacrosantamente cosa buona e giusta
Ed è sancita dalla nostra costituzione.
Wikipedia-La progressività è una caratteristica dell'ordinamento tributario italiano; l'art. 53 della Costituzione dispone in tal senso: "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività".
Il che ci fa già capire che questi giovanotti non sanno davvero niente del paese che dovrebbero governare.
Oppure che nelle loro idee di riforme istituzionali ci sia anche l’articolo 53 della Costituzione.
Ma è più probabile che siano indotti in errore da una forma di pensiero deviato. L’imposta proporzionale al 20% infatti esiste già : ma è l’IVA. Solo un po’ di confusione tra consumi, redditi e chissà cos’altro, quindi.
O forse facevano confusione con le modalità di sistema elettorale. Mi pare plausibile, vista la naturale predisposizione della classe politica italiana a passare il tempo per lo più a fare elezioni, accordi, e simili.
Forse hanno loro insegnato a pensar ad elezioni proporzionali e adesso ogni volta che aprono la bocca, neanche fossero pappagalli, esce solo “prroporzionale”.
Come il cadenzato, feroce, “cambio dollari” del Baarìa di Tornatore.
Elezione : “prroporzionale”
Tassazione : “prroporzionale”
……zione : “prroporzionale”.

La Progressività aggiustata
Persone fisiche
Io invece penso che si debba cercare di alleggerire la pressione, ma sui più deboli. Questo si.
E soprattutto in periodi che continuo a ripetere essere drammatici, credo sia giusto che i ricchi paghino di più.
Perché i ricchi o benestanti in Italia ci sono. E ce ne sono a frotte. Non serve l’Istat per capirlo. A fronte di 10 milioni di poveri, Milano è già mezza vuota.
Per questo ipotizzavo nel nostro “piano strategico” 5 miliardi in più di entrate, ma da progressività.
I ricchi se ne andranno dall’Italia ?
Se si sentiranno davvero, una buona volta, ben governati non credo.
D’altronde se fino ad ora, per 50 anni e più, sono rimasti vuol dire che all’Italia ci credono.
Una idea che ho io è che si debba comunque provare ad adattare un po’ il sistema degli scaglioni e relative aliquote, ma non è cosa semplice.
Naturalmente per fare qualsiasi cosa bisogna prima guardare la distribuzione delle entrate per tipologia e fascia di contribuenti.
Si riporta anche una tabella ricapitolante gli scaglioni tratta dal link seguente.

Reddito imponibile
Aliquota
Irpef (lorda)
• fino a 15.000 euro:
23%
23% del reddito
• da 15.001 a 28.000 euro:
27%
3.450 + 27% sulla parte oltre i 15.000 euro
• da 28.001 a 55.000 euro:
38%
6.960 + 38% sulla parte oltre i 28.000 euro
• da 55.001 a 75.000 euro:
41%
17.220 + 41% sulla parte oltre i 55.000 euro
• oltre 75.000 euro:
43%
25.420 + 43% sulla parte oltre i 75.000 euro

Situazione attuale Irpef dipendenti
Anticipo le conclusioni.
E’ difficile trovare soluzioni.
Come sempre.
Per cui in primo luogo, diffidate da chi ve le propone a portata di mano.
Son per lo più venditori di fumo.
Nella tabella seguente sono riassunti i dati utili.

La parte più debole della popolazione, ovviamente è quella che paga l’IRPEF su scaglioni di reddito fino a 15.000 euro, sui quali 15.000 euro si pagano 3.181 euro (Col. V – linea rossa). Sono un bel 265 euro al mese pagati, per la fascia 15.000 euro. Per le fasce più basse si guardi sempre la Colonna V.
Ma comunque parliamo di 7,8 milioni di persone (Col. D1 – linea rossa).
Se qualcuno dovesse avere paura che l’Italia diventi un paese povero, gli direi di svegliarsi: siamo già un paese pieno di poveri.
I 7,8 milioni sono solo quelli che pagano l’Irpef da dipendenti. Non contano i disoccupati, i pensionati e gli indigenti vari.
Il totale imponibile Irpef, che come noto è componente fondamentale del nostro sistema fiscale, è pari a 427 miliardi di euro (Col. E) , ed è pari a circa 1/4 del PIL. Riguarda  20 milioni di contribuenti (Col. D).
Si tenga presente che i dati di cui in seguito non tengono conto di detrazioni e varie altre istanze. Ci riferiamo solo all’ossatura del sistema di scaglioni. Serve come base per fare dei confronti sulle ipotesi seguenti.
Il totale Irpef teorico è di 117 miliardi (Col. Z). 27,4% dei 427 miliardi di imponibile.
Ad ogni modo si vede ad occhio quali sono le fasce di maggior contribuzione: nella Col. Z si notino i dati “più lunghi”.
Se ci riportiamo alla colonna con il numero di contribuenti progressivo (Col. D1) si vede che 16 dei 20 milioni di persone guadagnano meno di 30.000 euro e sono quelli che pagano il 49,7 % dell’Irpef totale.
Se aggiungiamo quelli fino a redditi di 55.000 euro arriviamo a 19,3 milioni di persone, che pagano il 77% dell’Irpef totale.
A 55.000 euro, si pagano quasi 17.000 euro di Irpef. Il 31%.
Ovviamente in tutto questo discorso mancano i contributi previdenziali.
Storia nota, ma secondo me fa sempre bene ricordarselo e vederlo nel quadro di insieme.

Ipotesi variazione aliquote Irpef dipendenti
Come dicevo, trovare una soluzione è difficile.
Ricordo che ipotizzavo maggiori entrate da progressività per 5 miliardi di euro.
Sulle persone fisiche non sono riuscito ad immaginare nulla in tal senso.
Anzi. Il risultato della mia simulazione è di 5 miliardi in meno di Irpef. E non risolve i problemi di potere di acquisto.
Bene, vuol dire che bisogna sempre verificare e toccare con mano le proprie asserzioni.
Bisogna fare i conti, voglio dire. E vale anche per me.
Forse sulle persone giuridiche si troverà qualche margine. Si rinvia a quanto di seguito.
In ogni caso ho provato a fare l’esercizio di ridistribuire e rivedere le aliquote come in tabella seguente. Le nuove aliquote sono quelle con intestazioni colorate . Colonne. G,H,I,L,M

Come detto, ho cercato di mantenere comunque l’importo totale di entrate prossimo ai 117 miliardi di cui sopra.
Ma così facendo il margine di manovra diventa minimo. E comunque non ci sono riuscito : arriviamo a 112 miliardi.
Ciò, è principalmente dovuto a quanto detto prima sulla distribuzione dei redditi per  fasce di reddito.
Se 19 milioni di italiani mi danno il 77% di Irpef è chiaro che se taglio le aliquote su quel 77% l’effetto sarà devastante.
Salta subito all’occhio che non c’è nulla di risolutivamente determinante. Ridurre le aliquote del primo scaglione dal 23 al 20%  comporta Irpef per 2.800 euro invece di 3.200 euro per lo scaglione a 15.000 euro. Sono 35 euro al mese.
Non oso nemmeno pensare “meglio che niente”. Anche se è vero che se si riuscisse a trovare qualche altro margine e si iniziasse a sommare +35 +80 + x + y forse sarebbe diverso.
Ad esempio una possibile iniziativa potrebbe essere quella di “spostare” gli scaglioni, che è prassi già adottata in passato.
Va comunque anche notato che le aliquote dei 2 scaglioni più elevati, sopra i 75.000 euro di reddito, sono state portate al 55%.
Ora, io approvo ogni forma di redistribuzione di ricchezza.
Certo però che il 55% è tantissimo, e io fatico a immaginare sia quelli ipotizzati che ulteriori rialzi per questi 750.000 “ricchi”.
In conclusione, mi sento di dire che non ho trovato nessuna buona soluzione.
Ma almeno adesso ho più conoscenza. Se facessero tutti così sarebbe meglio. O no?

Irpef dipendenti ipotesi flat 20%
Di questa ipotesi ho già accennato prima.
Il dato “interessante” è che costerebbe più di 30 miliardi di euro.
Il totale Irpef passa da 117 miliardi della prima analisi a 85 di questa (20% su 427 miliardi di imponibile).
Ne beneficerebbe la parte di contribuenti sopra i 55.000 euro di imponibile, per i quali (quelli dell’ultima fascia, non tutti) si pagherebbero circa 11.000  euro invece dei 17.000 attuali.
Il beneficio riguarderebbe 750.000 contribuenti circa. Quelli più “ricchi”. Effetto opposto a quello che ricerca e determina la progressività.
Per gli altri (quelli che oggi pagano il 23%) sarebbe intangibile.
Valgono infatti le stesse osservazioni fatte in precedenza e qui riportate.. Salta subito all’occhio che non c’è nulla di risolutivamente determinante. Ridurre le aliquote del primo scaglione dal 23 al 20%  comporta Irpef per 2.800 euro invece di 3.200 per lo scaglione a 15.000 euro. Sono 35 euro al mese.
Pensare quindi di rilanciare i consumi in questo modo per me è impossibile. Mentre sarebbe una certezza il disastro statale.
La si può vedere anche in un altro modo: se taglio veramente di 30 miliardi di Irpef quanti di questi 30 miliardi saranno poi spesi ? E quante tasse in più mi porteranno ? Questo è il calcolo che si dovrebbe fare.
E’ molto verosimile però, che non avvengano travasi totali.
In ogni caso, data la sua natura pro-ricchi, sarebbe ulteriore fattore di divergenze sociali.


Società
Mi sono sempre chiesto perché le società non paghino in maniera progressiva.
Qui di seguito si riportano le aliquote fisse (proporzionali) storiche dell’Ires, che dal 2008 è al 27,5%.
Non sono sicuro, ma vista la tragedia industriale italiana, mi pare di potere dire che il taglio dal 37%, o anche solo dal 33% al 27,5%, non sia servito a niente.
Periodo d'imposta
2014    27,5% IRES
2008    27,5%  IRES
2007    33%     IRES
2006    33%     IRES
2005    33%     IRES
2004    33%     IRES
2003    34%     IRPEG
2002    36%     IRPEG
2001    36%     IRPEG
2000    37%     IRPEG

Mentre penso che se si strutturasse l’imposta facendo pagare il 10/15 % ad esempio fino a 100.000 euro di utile, e poi a crescere per redditi più alti, si farebbe una cosa utile per il nostro tessuto di piccole medie imprese.
Anche in questo caso bisogna prima conoscere bene la distribuzione delle entrate.
E qui si incontra un problema. L’open data già indicato per l’IRPEF non è cliccabile per le società di capitali.
Analisi dei dati ires - anno d’imposta 2012.  Società di capitali: in allestimento (pubblicazione prevista per il 15 gennaio 2015)
Sono disponibili i dati degli enti non commerciali, definiti come ‘enti pubblici e privati diversi dalle società, residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per oggetto esclusivo e principale l’esercizio di attività commerciali’. L’aspetto peculiare di tali soggetti è che, pur essendo assoggettati all’IRES, determinano i singoli redditi in base alle norme esistenti per le persone fisiche; infatti il reddito complessivo è costituito da redditi fondiari, di capitale, di impresa e diversi, prodotti per il periodo d’imposta.
Io questo lo trovo incredibile.
Dopo 2 anni ancora non abbiamo le analisi per la gran parte dei circa 40 miliardi di Ires.
Abbiamo solo un campione di circa 100.000 enti, non rappresentativo del totale, corrispondente a 580 milioni di euro di imposta.
In ogni caso nelle ultime 4 colonne della tabella precedente, si è comunque tentato di fare un’ipotesi di progressività.
Gli importi di differenza di tassazione però non possono essere realmente utilizzati, perché come si osserva nella colonna “% media”, il 27,5% teorico non risulta mai. Intendo dire che al massimo si paga il 20% e non il 27,5%.
Ciò è probabilmente dovuto alla non rappresentatività del campione.
L’unica conclusione che si può trarre con certezza, però, è che una ridistribuzione progressiva dell’imposizione si potrebbe in teoria fare.
Ma senza dati reali non la si può “indovinare”.

mercoledì 16 luglio 2014

2014 07 16 – Primo intermedio : avanzo + 160



2014 07 16 – Primo intermedio : avanzo + 160.
Il titolo evoca i riferimenti cronometrici sportivi.
Penso allo sci in particolare: sport assommante capacità di governo di leve, forze di gravità, centrifughe e centripete relative a un “sistema sciatore” in equilibrio dinamico instabile. Mi pare calzante.
Perché si, siamo in una corsa contro il tempo in cui le forze da governare sono molteplici e spesso antagoniste. Come i muscoli che servono per sciare.
Oggi vorrei soffermarmi su una sommatoria intermedia.
Siamo partiti, in questo viaggio nei conti pubblici italiani, con le ipotesi della prima tabella qui sotto (quella in rosso e verde).
Dopo una serie di ragionamenti e analisi sono stati prodotti i post in azzurro nella seconda parte di tabella.
La somma di essi fa 160 miliardi in più, rispetto allo stato attuale di bilancio.
E 60 miliardi di euro in più rispetto alle ipotesi iniziali rosse e verdi.
La conoscenza produce davvero materia, quindi. Nello specifico soldi. Materia monetaria.
Oggi le ipotesi iniziali mi sembrano molto più realistiche di quando si è cominciato.
Incredibile a priori, o no ?


Le principali variazioni sono le due seguenti.
  1. Evasione.
 + 40 miliardi. Avevo ipotizzato 10 miliardi di recuperi in più, poi guardando i dati di evasione mi sono convinto che si debba recuperare molto di più di 12,5 attuali + 10 miliardi ulteriori. Obiettivo almeno + 50. Come si fa ? Qualche idea l’ho già data.
Ma che ce lo dica anche l’esercito preposto.
Oggi noi abbiamo 60.000 persone in Guardia di finanza, che costano circa 4 miliardi di euro all’anno a cui aggiungere 40.000 persone in Agenzia delle Entrate di cui non ricordo il dato puntuale, ma che è verosimile costino in proporzione circa 3 miliardi di euro. Totale 7.
Per recuperare 12 miliardi di quel mare magnum ? Tanto varrebbe chiudere baracca e burattini.
  1. Regioni e Comuni
Anche in questo caso ero partito con l’idea di recuperare 10 miliardi dalle regioni e 5 dai comuni.
L’analisi prodotta arriva a 35. + 20 miliardi.

Ulteriori margini
Comuni.
Nei 35 miliardi delle regioni non si contempla il taglio del numero di Comuni, per il quale ipotizzavo di passare da 8.000 a 4.000 con un teorico ulteriore risparmio tra 2 e 4 miliardi (a costo medio per Comune rispettivamente di 500.000 e 1.000.00 di euro).

Le partecipazioni statali.
Ho prodotto un’analisi, ma non ho quantificato l’importo recuperabile. La Corte dei Conti ha parlato di 26 miliardi di costi all’anno.

Hammer review.
I post legati alla spending review producono 25 miliardi di risparmi nella tabella di cui sopra. In realtà nel post ne raggiungevo 23 applicando un “algoritmo democratico”.
Esiste un altro modo di fare i budget. E’ quello che si basa su quella che a me piace chiamare “procedura a martellate”.
Consiste nell’”andarci dentro con la scure”, nella convinzione di avere buona sensibilità per capire dove ci siano margini di risparmio. E imporre il da farsi. Poco democratico, in effetti.
Si basa sulla certezza, di cui anche in seguito, che i tagli a priori apparentemente “impossibili”, una volta realizzati non compromettano il funzionamento di tutto il sistema. Il sistema trova in se la capacità di riassestarsi. Di adattarsi.
Io l’ho fatto questo esercizio. Sulle stesse tabelle che producevano i 23 miliardi. E sono arrivato a un importo tra 35 e 40 miliardi, che su 450 miliardi di costi Stato sono sempre e comunque marginali.
Non le allego sia perché forse ci farò un post, sia per non rimbambire tutti di numeri.

Totale ulteriori margini inespressi
+4+26+15 = 45 miliardi in più rispetto ai 160.
Che ci porterebbero a 205.
Come si vede, quando si inizia a cercare, le strade poi si manifestano.

Sistema globale
Oggi ho letto due notizie, di seguito riportate in stralcio, che mi hanno fatto sperare che forse il pensiero stia davvero circolando più che in passato.
E magari anche che l’Italia possa diventare un modello per tutti. Sempre se non fallisce prima.

La prima notizia.
Il debito degli Stati Uniti dovrebbe raggiungere il 106% dell'economia entro il 2039 dal 74% di quest'anno. E' la stima del 'Congressional Budget Office'. Per avviare le finanze federali su un sentiero più sostenibile, bisogna "aumentare il fatturato, tagliare la spesa" o trovare soluzioni virtuose combinate. "La natura del debito è insostenibile - si legge in una nota di previsioni - se non saranno fatti cambiamenti sostanziali al programma sanitario e sulla 'Social Security', la spesa per questi programmi raggiungerà una percentuale sempre maggiore del Pil nel futuro, arrivando a livelli mai visti in passato".
Bene: rispetto alla pluridecennale storia del nostro bilancio criminale italiano, c’è qualcuno che capisce di doversi muovere per tempo.
Bene secondo me anche che la via indicata sia spiccatamente “micro contabile”, ragionieristica : “aumentare il fatturato, tagliare la spesa”.
Sembra tremendo tagliare la spesa di programmi sanitario e Social Security, eppure io sono convinto che quando una cosa sembra impossibile, esista sempre un altra via per raggiungere l’obiettivo. Magari più difficile. Ma alla fine efficace. Teoria dello scoiattolo. La chiamo così. Nello specifico penso a tagli “di aggiustamento” che non compromettano il funzionamento complessivo.
La seconda notizia
Nel silenzio generale, approfittando della febbre per i Mondiali di Calcio, il Parlamento tedesco ha approvato un piano che costringerà i creditori e i correntisti a salvare le banche. Un progetto di legge che richiama alla memoria il piano di un prelievo forzoso citato dal Fmi in un suo report che ha fatto molto discutere. Secondo l'organizzazione internazionale, imporre un prelievo dai conti correnti delle banche europee superiori ai 100 mila euro sarebbe stato sufficiente per mettere per sempre alle spalle la crisi del debito europeo. Un po' come è successo a Cipro. Mercoledì scorso l'aula parlamentare tedesca ha approvato un piano che prevede il salvataggio delle banche a partire dal 20015, un anno prima di quanto richiesto dall'Europa per mettere al sicuro il settore bancario e evitare nuove eventuali crisi di panico. C'è un solo problema etico: è giusto fare pagare i correntisti per gli errori del management o per crisi del sistema finanziario per cui loro non hanno colpe?
Ecco, io continuo a dirlo.
La soluzione a tutti i problemi mondiali è li a portata di mano. Sono i soldi off-shore. La massa monetaria fantasma.
Certo anche il prelievo forzoso in-shore su importi “grandi” (anche se 100.000 euro non sono un grande patrimonio, di sicuro chi vive in povertà non ce li ha) ha la sua logica.
Lo ipotizzavo anche io nel piano per l’Italia. E’ la patrimoniale progressiva.
La chiamano “prelievo forzoso” per fare meno paura.
Io comunque continuo a pensare a:
  1. Una patrimoniale off-shore in conto capitale una-tantum
  2. Una emersione globale del sommerso che venga quindi cooptato nelle singole economie di Stato.
  3. Una ridistribuzione delle risorse così ricavate, o di risorse ricavate in altro modo.

In qualche modo mi pare di essere coerente, o almeno confinante, coabitante, con l’idea di James Tobin. http://it.wikipedia.org/wiki/Tobin_tax che resta sempre affascinante.
La Tobin tax, dal nome del Premio Nobel per l'economia James Tobin, che la propose nel 1972, è una tassa che prevede di colpire tutte le transazioni sui mercati valutari per stabilizzarli (penalizzando le speculazioni valutarie a breve termine, a quei tempi non esistevano gli strumenti derivati), e contemporaneamente per procurare entrate da destinare alla comunità internazionale.
L'aliquota proposta sarebbe tra lo 0,05% e l'1%. I suoi sostenitori affermano che ad un tasso dello 0,1% la tassa Tobin garantirebbe ogni anno all'incirca 166 miliardi di dollari, il doppio della somma annuale necessaria per sradicare dal mondo la povertà estrema.

Buttarsi per imparare a nuotare.
Di una cosa sono convinto.
Sembra tutto difficile, ma si tratta di buttarsi e imparare a nuotare.
Una volta fatte :
  • le strutture di singoli bilanci nazionali;
  • l’integrazione off-shore;
  • la distribuzione di ricchezza di Tobin.
Ne saremo tutti contenti.

Imagine.
Provate a immaginare.
Lo 0,1% di Tobin garantirebbe 166 Miliardi di dollari che secondo Wikipedia sarebbero il doppio di quanto serve a sradicare la povertà estrema.
E l’1 % ? Invece che 166, i miliardi diventerebbero 1.660.
Ci facciamo il giardino dell’Eden planetario.
Imagine, cantava uno.


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Tobin tax
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La Tobin tax, dal nome del Premio Nobel per l'economia James Tobin, che la propose nel 1972, è una tassa che prevede di colpire tutte le transazioni sui mercati valutari per stabilizzarli (penalizzando le speculazioni valutarie a breve termine, a quei tempi non esistevano gli strumenti derivati), e contemporaneamente per procurare entrate da destinare alla comunità internazionale.
L'aliquota proposta sarebbe tra lo 0,05% e l'1%. I suoi sostenitori affermano che ad un tasso dello 0,1% la tassa Tobin garantirebbe ogni anno all'incirca 166 miliardi di dollari, il doppio della somma annuale necessaria per sradicare dal mondo la povertà estrema. I suoi detrattori sostengono che la cifra realmente incassata sarebbe molto minore visto che il grosso delle transazioni finanziarie sono fatte per lucrare sulle micro variazioni dei prezzi e sarebbero insostenibili con la tassa. Si cita l'esempio del tentativo svedese[1] effettuato nel 1984 di applicazione di una tassa simile che portò ad incassi inferiori del 75% di quanto preventivato a causa della diminuzione del numero di transazioni. La Svezia cancellò la tassa nel 1992.
Nel 1972, poco dopo lo scandalo Watergate in cui rimase invischiata l'amministrazione Nixon, e poco dopo che Nixon aveva ritirato gli Stati Uniti dal sistema di Bretton Woods, Tobin suggerì un nuovo sistema per la stabilità valutaria internazionale, e propose che tale sistema includesse una tassa internazionale sulle transazioni in valuta straniera. Tobin ricevette in seguito il Premio Nobel per l'economia nel 1981, e il suo nome rimase legato per sempre a questa proposta, che rimase dormiente per più di 20 anni. Nel 1997 Ignacio Ramonet, redattore di Le Monde diplomatique, rinnovò il dibattito attorno alla Tobin tax con l'editoriale "Disarmare i mercati". Ramonet propose di creare un'associazione per l'introduzione di questa tassa, che venne chiamata ATTAC (Associazione per la Tassazione delle Transazioni finanziarie per l'Aiuto dei Cittadini).

1.1         Indice

Poiché una nazione che agisse da sola troverebbe molto difficile applicare questa tassa, si sostiene che sarebbe meglio gestirla, mediante un'istituzione internazionale, come una tassa globale da applicare a tutti i mercati finanziari (regolamentati e non) nei quali queste transazioni hanno luogo. Una tassazione globale eviterebbe una fuga degli investitori e degli speculatori verso i mercati a tassazione più favorevole, e fenomeni di arbitraggio per trarre beneficio dai differenti regimi fiscali dei vari Paesi.
La gestione di questa tassa da parte delle Nazioni Unite risolverebbe il problema e darebbe all'ONU una grande fonte di sovvenzionamento, indipendente dalle donazioni degli stati membri. Ci sono state comunque iniziative a livello nazionale riguardanti la tassa.
L' idea della Tobin tax è stata oggetto di molte discussioni in Europa nell'estate del 2001. Il 15 giugno 2004, la Commissione Finanze e Bilancio del Parlamento Federale Belga approvò l'implementazione della Spahn tax (versione della Tobin tax proposta da Paul Bernd Spahn). In base a questa decisione il Belgio introdurrà la Tobin tax se tutte le nazioni dell'eurozona introdurranno una legge simile.
In Canada è stata ampiamente rianimata grazie agli sforzi degli attivisti canadesi negli anni 1990, e nel marzo 1999 la Camera dei Comuni canadese passò una risoluzione diretta al governo per "promulgare una tassa sulle transazioni finanziarie in concerto con la comunità internazionale."
Nel Sud America la Tobin tax è stata appoggiata dal presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, e da quello venezuelano Hugo Chávez, che ha recentemente annunciato che sta attualmente studiando un'applicazione di tale tassa.
In Italia, l'associazione ATTAC raccolse 180.000 firme a favore di una legge di iniziativa popolare per l'introduzione di un'imposta sulle transazioni valutarie. La proposta, redatta con il contributo dell'economista Emiliano Brancaccio, venne depositata in Parlamento nel luglio 2002. È entrata in vigore venerdì 1º marzo 2013 in modo più limitato rispetto alle indicazioni della Unione europea[2].
Ad aprile del 2011 mille economisti di varie nazionalità pubblicano su "The Guardian" un appello rivolto al G20 a favore dell'introduzione della Tobin tax.[3]

1.2         L'idea originale e il movimento antiglobalizzazione

In un'intervista[4] rilasciata nel luglio 2001[5] a Radio Popolare James Tobin prese le distanze dal movimento antiglobalizzazione. «Ci sono agenzie, gruppi, che in Europa hanno usato la Tobin Tax come un tema di più ampie campagne, per ragioni che vanno ben oltre la mia proposta. È stata fatta diventare una sorta di pietra miliare di un programma antiglobalizzazione». Questa presa di posizione di Tobin venne citata dall'allora ministro degli Esteri italiano Renato Ruggiero nel corso di un dibattito parlamentare alla vigilia del vertice G8 di Genova, il 12 luglio 2001. Successivamente Tobin ribadì le sue distanze dal movimento antiglobalizzazione anche in un'intervista rilasciata a Der Spiegel nel settembre 2001.[6] Comunque Tobin continuò a sostenere la validità della sua proposta (anche se alcuni oppositori della tassa sostennero il contrario).
Non ho assolutamente niente in comune con questi ribelli antiglobalizzazione. Naturalmente sono compiaciuto; ma il plauso più forte sta arrivando dalla parte sbagliata. Guardi, io sono un economista, e come molti economisti, io sostengo il libero scambio. Inoltre, io sono a favore del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, dell'Organizzazione Mondiale del Commercio. Questi hanno preso in ostaggio il mio nome ... La tassa sulle transazioni in valuta estera venne concepita per ammortizzare le fluttuazioni dei tassi di cambio. L'idea è molto semplice: ad ogni scambio di valuta in un'altra, una piccola tassa verrebbe applicata - diciamo lo 0,5% del volume della transazione. Questo dissuade gli speculatori poiché tanti investitori investono i loro soldi su una base a brevissimo termine. Se questi soldi vengono improvvisamente ritirati, le nazioni devono aumentare drasticamente i tassi di interesse per far sì che le loro valute restino attraenti. Ma alti tassi d'interesse sono spesso disastrosi per una economia nazionale, come hanno dimostrato le crisi degli anni novanta in Messico, sud-est asiatico e Russia. La mia tassa restituirebbe qualche margine di manovra alle banche emittenti delle piccole nazioni e sarebbe una misura di opposizione ai dettami dei mercati finanziari.
Tobin osservò che, mentre la sua proposta originale aveva il solo scopo di porre un freno al traffico in valuta estera il movimento antiglobalizzazione aveva evidenziato le entrate da tasse con cui volevano finanziare i loro progetti per migliorare il mondo. Egli si dichiarò non contrario all'uso di queste entrate da tassazione, ma sottolineò che non era l'aspetto importante della tassa.
ATTAC e altre organizzazioni hanno riconosciuto ciò, e mentre considerano ancora come supremo l'obiettivo originale di Tobin, pensano che la tassa potrebbe produrre fondi disponibili per i bisogni di sviluppo del sud del mondo, e permettere ai governi, e quindi ai cittadini, di reclamare parte dello spazio democratico concesso ai mercati finanziari.

1.3         Dibattito sulla tassa e critiche

Le opinioni sono divise tra chi ritiene che la Tobin tax migliorerà l'economia delle nazioni che sono danneggiate dalla speculazione finanziaria e i difensori degli obiettivi della globalizzazione, che credono che essa vincolerà la globalizzazione in modi che sono in conflitto con le politiche di istituzioni economiche come l'Organizzazione Mondiale del Commercio e la Banca Mondiale, e che quindi deve essere rigettata. Altri sostengono che la tassa promuoverà la globalizzazione ma ne limiterà gli effetti negativi.
Fra gli stessi economisti non è ancora chiaro quanto l'idea della Tobin Tax sia appoggiata o meno[7][8]. In tal senso spicca la netta posizione a favore dell'imposta fatta dall'economista Avinash Persaud.[9]
Un sostegno inatteso alla Tobin tax è arrivato dallo speculatore multimilionario George Soros, il quale ha dichiarato che, mentre la tassa va contro i suoi interessi personali, crede che la sua introduzione avrà effetti positivi sull'economia mondiale.
La rubrica "City Notebook" del quotidiano britannico The Guardian del 30 agosto 2001, pose il caso contro tale tassa in termini diretti. In essa si diceva che gli speculatori sulle valute sono "un gruppo eccezionalmente utile, lavorando giorno e notte, rischiando il loro benessere per fornire una cosa chiamata liquidità. Senza liquidità, i mercati si prosciugano, i prezzi diventano volatili e i beni diventano difficili da muovere." Con la Tobin tax in vigore, continuava l'editoriale, quell'utile lavoro non verrebbe conseguito. "Il risultato netto è che tutti i soggetti coinvolti — produttori, contrattatori, acquirenti — diventano più poveri, non più ricchi".

1.3.1   High frequency trading

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Per approfondire, vedi High frequency trading.
Altra critica riguarda la concreta applicabilità di una tassa all'High frequency trading, un sistema di transazioni che avvengono in tempi di millesimi di secondo. Tuttavia, la tassa è già applicata da anni in mercati dove si pratica l'HFT (a partire dalla Borsa di Londra).
Un limite può risiedere, nel caso specifico, nel modo in cui la tassa viene congegnata: per essere efficace contro l'High frequency trading, la tassa deve colpire tutte le transazioni intermedie e non solo le transazioni a fine di un determinato periodo. Inoltre, bisogna tenere conto del fatto che gli effetti perturbativi prodotti sul mercato dal trading ad altra frequenza sono determinati non solo dalle transazioni concluse ma anche dalle proposte di transazione prodotte inserite, con alta frequenza, nel sistema dei mercati dai software HFT.
L'attuale disciplina italiana (legge 228/2012 e il suo decreto attuativo del 21/02/2013) prevede un meccanismo, da molti considerato facilmente eludibile, per colpire l'HFT con un'aliquota pari allo 0,02%.