2020 11 08 – USA
e rigetta
E
così abbiamo vinto !
Ma
noi chi?
Dagli
e ridagli siamo usciti dai trampiani deragli.
Almeno
così dicono.
Fatto
salvo un colpo di Stato dal paravento giuridico.
E
speriamo di no, che mi ricordo ancora di quello di Gore.
Quando
ero giovine mi intrippavo assai per questa questione delle elezioni della mia
superpotenza di adozione.
La
prima democrazia mondiale, quella migliore, se non l’unica, che ci sia.
Sembravo
un marine mandato a morir di cazzate tutto infarcito, e pronto a farmi
immolato.
Restavo
sempre attaccato alla televisione, pensando alla fortuna di non trovarmi in
unione.
Sovietica.
Eppure
alla quale guardavo con curioso candore.
Il
solo fatto d’essere alternativa mi pareva degno di rispetto e di nota.
Senza
sapere ancora perche’
Oggi
se penso alla Russia e m’immagino un apparato di zar, lo paragono a quella che
noi chiamiamo democrazia e ne rimpiango l’autoritarchica via.
Ma
poi ritornavo alla demagogica ruota e riprendevo dei voti a farmi la conta.
Clinton,
Obama, quanta speranza. Ve lo ricordate lo yes we can? Altro che make America
greater again.
Poi
ho scoperto che ad ogni tornata non ci capivo un cazzo di questa storia dei
grandi elettori.
E
così ogni volta me la andavo a ristudiare, ed ogni volta mi spariva di mente
appena dopo.
Quella
si che era rimozione.
E
anche adesso osservo con stupore che tutti parlano del grande elettore, come se
il suo significato fosse una cosa
scontata. Come se tutti si vergognassero
a non averla capita. Ma dai, dimmi giuro, non sai cusa l’e’ lo grande lettùr?
Allora
me la riguardo anche stavolta.
E
con stupore mi ritrovo proiettato nel medioevo germanico, quello il cui ceppo
pare sia il nucleo centrale di residenti americani con cui si vincono le
elezioni.
Non
i latinos, non i negritos.
Si
vince con lo storico biondo teutonico del mezzo west, che in effetti e’ grande
come di praterie.
Allora, in generale, con il termine di grandi elettori si
è indicato, nel tempo, un gruppo selezionato e limitato di persone che hanno il
potere di eleggere qualcuno a una carica politica o di potere.
Nel Medioevo del Sacro Romano Impero si chiamavano Grandi
Elettori (Kurfürsten) i duchi e altri nobili che eleggevano
l'imperatore. Il loro numero nei
secoli è variato. Risalenti al tempo di Federico Barbarossa, furono
istituzionalizzati dalla Bolla d'oro nel 1356. Dal 1644 fu
riconosciuto loro il trattamento regio e il diritto di precedenza su tutti gli
altri principi dell'impero. Erano distinti in ecclesiastici e secolari.
Nel XVIII secolo erano 9, tutti germanici.
Il XVIII secolo sarebbe
300 anni fa, mica 5.000.
Ma insomma, e’ concetto
antico.
Negli Stati Uniti d'America di oggi sono
chiamati grandi elettori i delegati che compongono il collegio
elettorale che elegge il presidente
degli Stati Uniti. Essi sono eletti su base statale e il loro numero è 538, pari alla somma
dei senatori (100, due per
ogni Stato), dei deputati (435, assegnati proporzionalmente
al numero di abitanti residenti in ciascuno Stato) e dei 3 rappresentanti
del Distretto di Columbia in cui si trova
la capitale Washington.
Dove
sta il tarocco della più grande democrazia del pianeta di teutonica memoria ?
A
parte i 2 per Stato, che evidentemente non e’ propozionato, sta qua : 435, assegnati
proporzionalmente al numero di abitanti residenti in ciascuno Stato. In pratica
se in Ohio votano tutti Biden al 100%, poi chi se ne frega. L’Ohio conta sempre
in proporzione ai residenti.
Persa la poesia, ma che democrazia?
Ma mica e’ finita qua.
Va pure rilevato che all'effetto distorsivo dovuto alla
sottorappresentazione degli elettori del Distretto di Columbia, e alla
sovrarappresentazione di alcuni Stati scarsamente popolati, se ne aggiunge un
altro ben più rilevante che può portare a esiti divergenti da quelli espressi
dal voto popolare.
Dal momento che i singoli Stati possono legiferare con larga autonomia sul
sistema elettorale locale, in tutti gli Stati tranne Maine e Nebraska i grandi elettori vengono
assegnati in blocco al partito che ottiene più consensi in quello Stato, senza
criteri di proporzionalità.
Capito? Se lo Stato ha 10 grandi elettori, e se ne ciuccia 6 un partito,
ecco che tutti e dieci diventano di quel partito.
Poesia volata a puttane.
Negli ultimi anni ci siamo giocati Gore e Clinton, Per Bush e Trampetto
A questo punto si sarà capito per chi ho tifato, seppure distratto dal
virus generalmente contratto.
E arriviamo ad un’altra peculiarità.
Stiamo sempre tutti a tifare.
Ma voi ve li vedete i seguaci alla Biden o Trump, incollati alla TV a
vedere se vince Salvini o Berlusconi?
A dire il vero anche si, che nulla di più probabile che ce li abbiano
piazzati loro, al vertice del nostro che di certo non e’ impero, il vero. Ma
semmai colonia di Magonza, se torniamo ai 9 di 300 anni fa.
Ma più facile e’ che deleghino un portaborse, mentre si guardano il
superbowl
E noi tutti a giuggiolare, che sia da una parte o dall’altra.
Che oggi il mondo pare un grande 50 e 50, più o meno de chi, più o meno de
lì.
Oggi, sempre se non me lo ciucciano via ademocraticamente, o ad avvocate o
a fucilate, io non ho tifato prima, ma tifo dopo.
Per questa volta ce l’abbiamo fatta, con ‘sto Biden qua.
Pensate che
poteva capitarvi un trumptwo, the revenge of the hairy president.
E non e’ mica ancora detto, che basta un bel bang da giusto sopra d‘un
tetto.
O qualche scheda tarocca, ad arte piazzata.
Sono specialisti, gli Usa e rigetta.
Han ribaltato paesi per decenni di mesi.
Vuoi che non siano capaci a casa loro, dopo tutte le prove di tiro già
fatte?
E allora noi intanto diamoci un occhio a cosa dice di volere fare.
·
Il
programma di Biden, democratico moderato, è progressista. Si pone come
obiettivo la "ricostruzione della classe media", aumentando il
salario minimo a 15 dollari l'ora, garantendo il rispetto dei diritti sindacali
e approvando un piano di 10 milioni di posti di lavoro nella "rivoluzione
verso la clean-economy". Il programma economico prevede un imponente
investimento in infrastrutture e manutenzione.1.300 miliardi di dollari in 10
anni. (Ne fa 16.000 ogni anno Ndr) per dare lavoro alla classe media, rendere
l'economia degli Stati Uniti sostenibile dal punto di vista ambientale e
arrivare a collegare anche le zone più rurali del paese.
·
In
politica estera e migratoria Biden propone di eliminare il Travel Ban che aveva
sbarrato l’ingresso ai cittadini provenienti da Paesi a maggioranza musulmana
come la Siria e di eliminare le politiche di asilo messe in campo da Trump
(compresa la pratica che prevede la separazione delle famiglie di migranti
irregolari al confine). Biden propone, inoltre, una rinnovata fiducia nella
NATO e un rafforzamento della cooperazione con gli alleati. Per quanto riguarda
l’Iran, il candidato promette che, nel caso in cui Teheran dovesse tornare a
rispettare il patto sul nucleare, gli USA rientrerebbero nell’accordo del 2015.
·
Per
quanto riguarda il tema ambientale, secondo lui, si potrà trasformare la
minaccia del riscaldamento globale in un’opportunità per rilanciare il settore
energetico e dare impulso alla crescita economica. Ha detto che mira a rendere
l’America una “superpotenza energetica”, sfruttando il sistema degli appalti
pubblici per arrivare ad alimentare la nazione interamente grazie ad energia
rinnovabile e promuovere la diffusione di veicoli elettrici. Ha detto che ha
intenzione di imporre limiti stringenti sulle emissioni di metano, ridurre
l’inquinamento atmosferico prodotto dal settore dei trasporti assicurandosi che
vengano messe in pratica e migliorate le disposizioni contenute nel Clean Air
Act. Si è impegnato a lavorare affinché gli Stati Uniti arrivino a produrre
zero emissioni nette entro il 2050 e a richiedere alle società pubbliche di
rivelare i rischi per il clima e le emissioni di gas climalteranti nelle loro
operazioni e catene di approvvigionamento.
·
Sul
controllo delle armi, sostiene con forza provvedimenti molto stringenti sul
loro utilizzo guadagnandosi l'avversione dell'NRA (National Rifle Association),
l'organizzazione che agisce in favore dei detentori di armi da fuoco. In
passato, da Senatore, Biden l'ha già fronteggiata due volte riuscendo nel suo
intento: nel 1993 è stato promotore al Congresso del "Brady hundgun
violence prevention act", una delle più importanti leggi sul controllo
delle armi che ha istituito il sistema di background checks, i controlli cui
gli acquirenti vengono sottoposti per verificare che siano idonei al possesso
di un’arma, e nel 1994 ha garantito, insieme alla senatrice Dianne Feinstein,
l’approvazione di un divieto della durata di dieci anni sui fucili d’assalto e
sui caricatori ad alta capacità. Da presidente, ha detto, la affronterà di
nuovo.
·
Sulla
sanità, Biden ha l’ambizione di ripartire dall’Obamacare, la più grande riforma
della sanità negli Stati Uniti avvenuta nel 2010, per poi aggiungere ulteriori
tasselli: dare la possibilità ad ogni cittadino di scegliere un’opzione di
assistenza pubblica oltre che privata (e non solo a determinate categorie di
cittadini), aumentare il valore dei crediti d’imposta per estendere la
copertura a più lavoratori e concedere alle famiglie della classe media un
credito d’imposta in più per aiutarle a pagare la copertura.
·
Per
Biden, l’immigrazione è essenziale per definire l’identità degli Stati Uniti, i
valori fondamentali del paese e le sue aspirazioni per il futuro. Per questo il
vice di Obama vorrebbe riprendere da dov’è stato interrotto, ripristinando una
legge (cancellata da Trump) che permetteva di rinviare di due anni o più
l’espulsione dei minori entrati negli Usa illegalmente.
·
Alla
Corte Suprema, Biden ha dichiarato che da presidente nominerà una donna
afroamericana. Si e’ fatta pure la
vicepresidente.
Ora,
tutto questo sembra bello, molto bello.
Ma
non dimentichiamoci delle cifre granello.
E
poi nessuno mai dice, in nessuna politica audace, sel custa tutta la baracchetta,
e soprattutto chi ci mette la crana.
Sarà
sempre la FED a stampare dane'?
Che
poi vanno in giro come il nostro debito biblico?
Col
solito dubbio, ma chi se lo accatta,
a
meno di avere un ferro alla tempia?
Oppure
davvero, dietro a gran paroloni ci son cifre granello?
Qua
si entra nel tema della gepolitica, oscura dinamica di equilibri di pratica.
E
quindi neppure scordiamoci del si, si vis pacem, para bellum.
E
quella e’ un’attitudine.
Tipicamente
imperiale.
Sempre
d’impero parliamo.
E
allora leggiamocelo.
Un
impero (dal latino imperium, "potere militare", "potere
coercitivo") è convenzionalmente un'entità statale costituita da un esteso
insieme di territori e di popoli diversi (per lingua, religione, origine, usi e
costumi), a volte anche molto lontani, sottoposti ad un'unica autorità,
normalmente (ma non necessariamente) rappresentata dalla persona fisica
dell'imperatore. Quando invece il popolo, la lingua, l'origine è compatta e
coesa, si parla non di Impero ma piuttosto di Regno.
Pur
essendo indicate come impero strutture statali anche estremamente diverse tra
loro, per le sue caratteristiche, un impero presenta quasi sempre spiccate
caratteristiche di multiculturalità e multietnicità, accompagnate però da una
marcata distinzione tra i territori metropolitani e i territori periferici,
normalmente indicati come province oppure come colonie (in entrambi i casi,
spesso, con governatori, viceré o vassalli nominati dall'autorità centrale
anziché eletti dal basso) e tra l'etnia dominante e i popoli assoggettati.
L'impero
è inoltre in genere caratterizzato da un'ideologia imperiale, cioè
dell'ideologia fondante dell'architettura del sistema imperiale, spesso
connotata di caratteri di egemonismo ed universalità, sulla base della quale si
modellano i meccanismi di controllo politico, sociale, religioso ed economico
del gruppo dominante sui gruppi dominati.
Tifate,
tifate, ma non crederete mica d’essere il centro, di cui colonietta noi siamo.
E
che speriamo che poi ci salviamo, se troppo ad este non ci giochiamo.
Medio
oriente, sud oriente, Atlantico, Pacifico, Europa, Cina, India.
Prima
flotta, seconda flotta, terza flotta, un flottìo di flotte.
Cyber
war, guerra di dati, cavi sottomarini, reti, hub, satelliti.
Trade war,
financial war, economy war, energy war, pure space war.
Droni
a pioggia, fino a Chioggia, dove sembra non ci sia un cazzo da puntare mentre
invece c’e’ Aviano a portata di mare
E
mentre di basi, Nato o no, ce ne abbiamo ancora un bel tot., con in capo a
Napoli pure un comando, volano droni quasi a milioni.
E
l’America e’ arrivata, tante cose c’ha purtato, so’ tant’anni e tante storie ma
nun se ne va.
Anzi,
meno male che c’avemo il culo di sembrare un calcio nel culo nel centro
d’Europa.
Strategicamente
piazzato tra gasdotti, viadotti, marerotte, aviorotte, retirotte, enerotte,
geocentrotte e chissà cosa altro otte,
che così serviamo ancora a qualcosa.
Il
giorno in cui la civiltà dell’intelletto regnerà, e però arriverà, allora non
serviremo più a un casso e ci troveremo come successe a Patrasso.
Allora
belli i proclami di Biden.
E
meglio ‘u Dem che ‘u Rep.
Così,
a sensazione.
Ma
nel fratte’, visto che parlavamo di virus, facciamolo un annuncio sicuro.
Biden
tifa Obamacare.
Ciò
vuol dire sanità.
Nel
paese più colpito al mondo dal virus,
sarebbe
necessario l’intervento in orario.
L’ha
promesso, lo giuro.
Ma
non mi sento per nulla sicuro.
Intanto
sta in giro.
Ma
meno male che l’America e’ tanta.
E
il virus dilaga, ma diluita e’ la piaga.
Ma
il punto e’ il che segue.
E’
questione politica.
Mica
di genìa sifilitica.
Allora
vi dirò con orrore.
Vuoi
vedere che ci aveva ragione il Trampone?
E
che ‘sta roba non la puoi controllare.
E
allora tanto vale lasciarci a crepare.
Che
così non la devi pagare.
Come
se la caverà il Biden, alla prima prova del 19?
Non
sarà mica un bidon?
In god we trust.
Anybody else pay
cash,
Sia che sia rep,
sia
che sia dem.
Sempre
l’impero,
saranno
del grano.
Confidare
soltanto possiamo,
nel
rigetto che arrivi sovrano.
Come
fare all’adesso restare
migliorar
non e’dato sapere.
E
stavolta non e’ cazzi a loro,
se
ci crolla d’impero l’alloro.
Son
resilienza di geni,
si
ma per quanti decani ?
Sarà
mica che già che ho tifato,
la
partita l’avìa già perduta?