lunedì 12 maggio 2025

2025 05 12 – Lisergico biliardo mitraico

 2025 05 12 – Lisergico biliardo mitraico

 

Mitraico di venerando dio sole mica del mitra.

Certo che magnati credo proprio che ci si nasce.

Deve essere una attitudine genotipica.

Un po’ come quella dei signori.

Sempre nati tondi e mai quadri.

I magnati sono dotati di rara lisergica capacità.

Pregna di visionaria rassicurante autorità.

Invece mitraici profeti ci si diventa.

Messianici nunziatori seriali di proprie novelle.

Create in acida soluzione tra pensieri di base.

Anche io modestamente signore lo nacqui.

Poi visionario profeta mi fossi promosso.

E infine certo messianico crebbi credendomi.

Mi diverte assai la connessa missione.

Stanare il più parvenu tra gli spacciatori di bufale.

Questa è bella.

Il sole esploderà.

Salverò l’uomo dall’estinzione.

Lo porterò su Marte.

Ma scherzavo mica ero io.

Non ho mica lsd infatti era Musk.

Comunque stavolta bisogna dargli atto messianico.

Lo predissero già i Maya.

Con solo lieve ritardo su eonica scala.

Il sole pulsa a cicli di dodicimila anni.

Ogni tornata uno tsunami di gravità spazza via tutto.

L’unica soluzione è nascondersi in una conca di tana da marmotta.

Finchè l’onda ti passa sopra.

Poi si conta quel qualcosa che rimane.

Per fare il buco di conca ci vuole il verbo.

Ogni parola è una traccia incisa nel vinile.

Lo san bene religioni e mitraici culti.

Che si affannano a scavare la trincea delle preghiere.

Il pirlomessia invece scappa sul razzo missile.

E dove scappa se parte.

Marte è un deserto di parole.

L’onda lo sbatte in buca con la furia per le fole.

Come una terminale palla 8 nel biliardo americano.

Ignorante di garuffa nella papabile cultura all’italiana.

Palla coperta nel castello.

E il muskietto rivela la sua natura.

L’americano ha doppia faccia e indole.

Ha sempre il grilletto facile, per coltura.

Ed è nato truffaldino, per espatri lì approdati.

Si è venduto i posti letto per andare fin su Marte.

Nascondendo il vero intento di bombardiere genico.

Sempre uguale, stessa storia dell’atomica.

Lui la sgancia dalla pancia e tu ti fotti giù per terra.

Mentre arriva l’onda lunga.

Lui non sa como se ciama qui a Milàn.

In lombardo non so l’onda lunga fa tsunomi.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Non calpestare i fiori nel deserto

 

E non calpestare i fiori nel deserto

 



 

domenica 11 maggio 2025

2025 05 11 – Apporto. Porto. Deporto.

 2025 05 11 – Apporto. Porto. Deporto.

 

Migratori, migranti, migrati.

Di questi tempi viaggiano pure al contrario.

E diventano deportati.

Da trafficanti di stato senza vergogna.

Creano nazioni e confini con la matita.

Poi si mettono a guardare i danni fatti.

In nome di ordini pubblici.

E di pulizia razziale camuffata.

Cambia eccome la sostanza.

Credevano di avercela fatta.

Vengono spezzati in altre gabbie.

Ricordate l’atlante delle nuvole.

Le nostre vite non sono nostre.

Da grembo a tomba siamo legati ad altri.

Non esiste nessuna libertà quando il corpo è uno solo.

Hai potere sulle persone finché non togli loro tutto.

Derubati di tutto tornano liberi, di ritorsione.

Non è solo alta questione di ragione di stato.

È un sentimento più piccolo e radicato.

Ogni torto e ogni cortesia generano il futuro.

Esco dal tabaccaio con le sigarette in mano.

E’ un tabaccaio d’oltre mare.

Pieno di neri alti colossi grandi come alberi.

E’ un angolo di città particolare.

Un crocicchio di moltoetnici stranieri regolari.

Lo so perché arriva spesso un vicequestore.

Li conosce e li ammonisce solo del rumore.

Non sono tutti disperati, tossici o alcolizzati.

Appaiono integrati e mi danno pure idea di protezione.

Quella mattina è il giorno dell’operazione di Daniela.

Sento una voce che grida e sospetto che mi si rivolga.

Sospettavo giusto e mi chiede una sigaretta.

Mentre apro il pacchetto lo guardo.

Non è proprio bene in arnese, un po’ ciucco un po’ fatto.

Poveretto, tiro fuori una sigaretta poi lo riguardo e gliene do 5.

Mi stampa un sorriso grande quanto l’equatore.

Una piccola gentilezza gratuita e lo spirito di mama Africa è con noi.

Esportare e deportare, migratori.

Vuol dire non avere capito un cazzo.

Della vita e del mondo.

Il punto è come tirarli dentro meglio se in maniera organizzata.

Anche se uno tsunami poi si riassesta a vasi comunicanti.

I migratori non solo ci pagheranno le pensioni.

20 milioni in più saranno nuovo mercato interno.

Ci vuole un po’ di creativo madeinitaly del cazzo.

Reinventare dei settori.

Recuperare 4 milioni di ettari abbandonati.

Creare eserciti di sell centers che il madeinitaly lo vendano.

Un servizio per le nostre piccole imprese.

Che producono ma non riescono a tampinare la clientela.

Altro che Amazon, io vi faccio una Lovezone.

Il mercato interiore è potere.

La base di ogni economia è la demografia.

Ma lo so che siete intossicati.

State pensando a dove prendere i soldi.

Li avrei potuti stampare.

Ma oramai la banca centrale è europea.

Ma è sempre facile.

Si prendono fuori spiaggia off-shore.

La dove cresce il cancro dell’appropriazione.

Confiscati tout court.

Per concludere bene il viaggio da deporto.

Partire con i migranti, approdare offshore

 

Kalimmudda ipsum dixit.

Sudd

 

Deportazione



 

sabato 10 maggio 2025

2025 05 09 – Solo un giorno in paradiso, che non va

2025 05 09 – Solo un giorno in paradiso, che non va.

 

Mi ha scritto una Alice dal paese delle meraviglie.

È la madre che ci insegnò del brucomente e dell'attesa del suo risveglio.

Si, non facciamola troppo criptica.

E’ quando le cellule dei brucovermi soccomberanno a quelle di noi farfalle. Immaginative .

Una roba di cui un giorno sappiamo che vi diranno.

Nell’attesa è l'ultimo giorno a Gaza.

Mobilitazione generale contro il genocidio.

Osservo cumuli di macerie.

Una donna urla tutta la stessa rabbia dei bambini feroci.

E chiede di tirare loro contro l’atomica.

Un popolo annichilito si raccoglie in quella unica voce.

A quel punto io non ho più avuto parole.

Ho solo pensato a quei nostri famigerati presunti 80 anni di pace.

La Palestina scippata è figlia dei confini spartiti a matita.

In alternanze di imperi disegnati per gioco dai brucovermi.

Inglesi, francesi, russi, americani, tutti al corso di taglio e cucito.

Vorrei dire che è solo un altro giorno, che non va.

Nell’ inferno che per noi è ipocrita paradiso.

Poi fingo che mi allarmi il papato in potenza arrogato.

Sarà bene impegnato in guerre e pace, per religione.

Nemmeno un mio caffè e Israele si rivela ancora.

Rinnova le sue ambizioni da impero di zona.

Mentre i persiani chiudono saracinesche, dicevano i fiori blu.

Col caffè mi compare il Pakistan contro l'India.

Che bellezza, quanti nuovi orizzonti.

Che meraviglia i celebrati anni di pace post imperiali.

Dove hanno messo mano inglesi e poi americani hanno fatto casino.

Sempre con quella loro ideologia e idolatria per potere e denari.

Bevo un sorso di caffè che mi risveglia il datario.

Ma oggi è il 9 maggio.

Tutti a Mosca per ricordare la vittoria sulla Germania nazista.

Eh già, la guerra l'hanno vinta anche loro,

Quanto poco ce lo ricordiamo.

Appena finita, iniziò l’era della paura dei comunisti.

Non era mica davvero paura che si mangiassero i bambini.

Era paura che l’ideologia dell’appropriazione non reggesse.

Oggi Putin era seduto accanto al presidente cinese Xi Jinping.

Russia e Cina.

Chissà come si sarebbero potute evolvere.

In questi nostri ipocriti 80 anni.

Si dice che la storia non si fa con i se.

Ma che colossale stronzata.

If

Senza se non c'è dubbio.

L’ideologia comunista ha una base etica egualitaria.

La stessa che dovrà diffondere solingo il papa delle Americhe.

Mi tornano in mente i primi kibbutz, a proprietà collettiva.

Perché non tiravano missili ma lavoravano.

Oggi la prevista cultura dell’appropriazione proprietaria asfalta tutto.

Sono sicuro che qualcuno ci pensa.

Lo faccio anche io.

Ma tu vuoi vedere che erano meglio i comunisti?

Alla proprietà comune ci si abitua, direbbe Zivago.

L’umano lo fa con tutto.

E poi fidatevi che meno avete, meno rotture di coglioni consumanesime vi troverete.

La chiamo cultura del meno.

In fondo è francescanesimo.

Ma io sono solo il fù matto claudietto che fù.

Pure se a volte mi credevo un gesù.

Io i miracoli non li so fare.

Ma le mie revoluzioni le ho volute tentare.

 

Kalimmudda ipsum dixit

E' solo un giorno che non va

 

Un giorno in paradiso, che non va



venerdì 9 maggio 2025

2025 05 09 – Papa. Guerre e pace, per religione

 2025 05 09 – Papa. Guerre e pace, per religione.

 

Il nostro mondo esulta per delle parole pace.

Poi vacante.

Abbiamo già il nuovo papa.

C’era il rischio di parola vacante.

Invece porta chiusa all’istante.

Caspita che urgenza.

Si sentono distinte le presenze.

Bene e male lottano indefessi.

Ora si puntella il presidio con la fede.

Io mi affido sempre al volo degli uccelli.

Arriva un gabbiano appena prima del fumo.

Simbolo di spirito santo e pura divina presenza.

Non so capire se sia un segno di pace.

Certo il gabbiano non è proprio un rapace.

Però è vorace spazzino e si adatta veloce.

È pure guardiano dei mari e tutti i suoi morti.

Il mondo si divide ancora tra complottisti e spiritisti.

Chi vede la mano del diavolo rosso americano.

E chi spera in quella dello spirito santo che lo guidi.

Un papa di pace e di ponti tra i mondi dell’orbe.

Una cerniera tra nordici e sudici.

Occidenti ed orienti.

Ricchi e poveri.

Primi e ultimi.

Oramai sono tutte categorie opposte desuete.

Se non ci appartenete.

Oggi è tutto frullato in una grande macedonia di differenze.

Difficile districarsi.

Però un po’ di complottismo forse significa solo attenzione.

Così ricordo che oramai parliamo solo di guerre.

Dimenticando quella antica di religione.

Il papa americano è cattolico apostolico nordico e latino.

Rappresenta uno o due miliardi di anime.

Dislocate in mezzo mondo dove prosperano le fedi.

Mentre qui da noi si annaspa in poco credo.

Che ci sia in corso una guerra di religione è un dato.

E il guerreggiante nostro impero potrebbe oggi avere uno scudiero.

Già detiene ancora il più ampio potere temporale mondiale.

Ora così rischia di godere anche di quello spirituale.

A meno che questo papa non sia coscienza.

Pari tra pari sempre super partes.

Non so nemmeno io se sono spiazzato.

Forse c’era qualcun altro da scegliere.

O forse sarà questo ad avere forza per contenere e proseguire.

Dicono che la religione sia morta.

Ditelo a 8 miliardi di credenti e poi vediamo.

Non saranno mica tutti in preda ad allucinazioni collettive.

Saldare fratture, ecco a che servono i ponti sulla storia e memoria.

A ricucire strappi nel tessuto di una stessa sostanza.

Io ho avvertito un po’di fastidio e sorpresa, ecco.

Missionari mandatari contro mandanti comandanti.

In Perù non ci sono mai stato ma ricordo il Guatemala.

In ogni villaggio una chiesa e un emporio di prodotti agricoli.

Sempre gli stessi due simboli.

La chiesa con la sua croce.

L’emporio con il suo logo multinazionale.

E una ideologia latente cucitrice traditrice.

Ora pro nobis davanti alla croce.

Usa sementi e concimi americani per raccolti divini.

Pronti poi da scippare per pochi ceci ai campesinos.

Diffido dunque dal legittimare il diavolo nell’americano.

Ha quella sua gargantuesca gabbiana famelicità.

E’ lui il suo principe inventore.

Il seminatore per questo mondo di sterco del diavolo.

Speriamo che ci pensi il nostro caro spirito con questa venuta.

Ma io poi che ne so.

Sono solo il fù matto claudietto reincarnato che fù.

Ero sicuro e tanto illuminato che mi credevo proprio gesù.

Finìi crocifisso al letto con le cinghie.

Magari la mia mania era davvero lo spirito santo.

Anzi meglio, io credo che sia proprio lo spirito ponte.

Senza cui tutto sarebbe solo un altro fronte.

Di queste guerre totipresenti.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Cana

 









Cana Testo

El negro junto al cañaveral
el yanqui sobre el cañaveral
la tierra bajo el cañaveral
sangre y sangre que se nos va!
sangre y sangre que se nos va!

Porta e porta cu’’o ggigante
‘a furmicola vattette all’elefante
dicette ‘o pappece vicino ‘a noce
damme ‘o tiempo ca te sportoso

Passano ll’anne e ll’ha visto ‘a ggente
nuje simmo ‘e bbuone e vuje ‘e malamente
pure si bbuone ‘o ciento pe’ cciento
nun so’ manco ‘e muonace dint’’o cunvento però

Vuje site chille ca pigliano a cavece
‘o munno comme nu pallone
nuje cu’ dduje sorde arapimmo
scole e spitale p’’a pupulazione

Forze simmo Don Quijote
ca cumbatte cu’’e mulini a viento ma
tienelo a mmente bbuono
tutto chello ca i’ te conto

Si Davide putette
accidere a Golia
ancora nun saccio comme
ma ll’aggio ‘a vencere io

mercoledì 7 maggio 2025

2025 05 07 – Il richiamo della cotoletta

 2025 05 07 – Il richiamo della cotoletta.

 

A Daniela da noi

Il postino cela un codice segreto.

Ore 6 del giorno dell’intervento.

Serve distrazione dall’asporto.

Dopo un sonno assai corto.

Galoppano le neuroscienze.

Con contorno di linguistica ed etologia.

Dentro su nell’empireo di tutte le scienze.

Sembra ironia ma è davvero interessante.

I cani capiscono le parole che gli interessano.

Anche se non stiamo parlando con loro.

I cani comprendono il linguaggio umano.

Il tono della voce e la prossemica.

La gestione dello spazio interpersonale.

Influiscono sulla reciproca comunicazione.

Non solo il cane imita l’uomo.

Ma anche l’uomo spesso è un cane.

Ma i valenti neurosenzienti scavallano ogni limite.

Immergeteli in un discorso monotòno e non rivolto a loro.

Riescono a captare e isolare parole di significato.

Provo subito e dico “cotoletta”.

Rivolta al cane, non al neurosenziente.

Otteniamo la sua attenzione e fida dedizione.

Si è girato perché ha subito capito.

Non intendevo mica una fetente scatoletta.

Ma proprio una polpetta di “destrutturata cotoletta”.

Una roba vera alla moda del mai più senza.

Cotoletta nata fritta poi ritrita in polpetta.

Capirete che si aprono frontiere sterminate.

Per il controllo dei comportamenti e dei pensieri.

Mica solo del cane.

Ma anche dei senzienti sapiens.

Uomini e cani condividono l'85% del loro Dna.

Affinità genetica frutto di milioni di anni.

Di evoluzione e coesistenza.

Fino alla sostanziale convergenza genotipica.

Fenotipicamente non mimetica.

Cioè, si vede che non siamo lupi.

Magari dentro siamo pecore o caproni.

Per alcuni era meglio tutti cane.

Dicono che peccato per quel 15%.

Come sia sia il cane è derivato del lupo.

Tiragli un calcio e farà sempre bauuu.

Non farà mai chichiricchi.

E’ ciò che non ci rende lupi tra lupi.

La nostra genoquota di pastore dentro all’85 percento.

Ma non divaghiamo, troppo.

Il fatto è che ora sappiamo la novità.

Il cane lupo risponde al richiamo cotoletta.

Allora in analoga genetica si può immaginare di richiamare tutti.

In attesa di repentine funzionali mutazioni.

Si parte dal caos dell’homini lupus.

Si passi all’ordine del senziens del vi diranno .

Intanto lanciamo il comando tipo Alexa.

In diecimila lingue esistenti.

Sarà un richiamo totipotente.

Che riattenzioni tutta la gente.

Un ululato rieccheggia un pirla.

Brutto piecoro caprone.

Ti ho fatto apposta onnivoro.

Il richiamo si chiama cibo.

Metaforica nutrizionale polpetta.

Anzi ecco, cotoletta.

Bauuuu.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Un richiamo...intelligente

 

Cotoletta ancora strutturata



 

 

martedì 6 maggio 2025

2025 05 06 - Cicci namma fà di 'sta grun lànd qua

2025 05 06 - Cicci namma fà di 'sta grun lànd qua

 

Ho deciso e così sia, chi vuol essere grosso sia.

Sarà pane per focaccia.

Mi metto a giocare a chi ce l’ha più lungo.

Aridaglie con la Groenlandia.

Da noi in fondo chi se l’è mai filata.

Mo’ d’incanto interessa a tutti.

Non solo agli Usa e getta.

Ma pure a noi europitalietti.

Sento puzza di segreti di stati.

Per me sono i nostri nordici e frugali.

Non ce la hanno contata giusta.

Tutti noi a coltivare spaghetti da esportare.

Hai voglia e quanti che ne devi fare.

E loro invece nel freddo verdeggiare.

Ma che volete che ci sia nella terra dei vichinghi verdi.

Potrei pure documentarmi ma è pigra inutile fatica.

Ci sarà il solito petrolio.

Forse anche olio di balena nauseata.

Terre rare o più compatte.

Oro, cloro, toro, boro e pure mirra.

Quella che nessuno sa che minchia sia.

Più una punta di litio.

Quello si roba buona per io.

Poi la rotta a nord dei cargo.

Per i traffici degli artici.

Per consumare più veloci.

Sempre più feroci e più voraci.

E presidi con segrete basi militari.

E’ che Trump io l’ho capito.

Ci ha la testa newyorkese.

Vuol girare con il taxi giallo.

Vuol saltare con un balzo.

E voi avete capito balzello.

Vuol partire dalla 51esima.

Poi via sopra qualche ponte su qualche stretto.

Per zompare dalla grunland avanti e indietro.

On board onto the nato, come è noto.

Tutto sempre sul suo yellow cab.

Un po’ confuso con un sub.

D’altronde parla sempre coi meloni.

Ma poi pensa a suoi beloved segreti salve o piccini.

Di infrastrutture e fiduciarie suoi campioni.

Ma comunque aveva detto che la pagava.

Come l’Ucraina, a prezzo certamente equo.

Facciamo allora a chi ce l’ha più grosso.

Ora giochiamo a una isola per una isola.

Tieniti pure la grun land.

Tanto non è mica manco più europea.

Ma mi me ciapi le Bahamas, le Cayman, i fuori spiaggia e pure il Delaware.

A origliare in incognito ci mandiamo la cantalupa dei meloni.

Per spiare la grande capitale imperiale.

Da sotto la scrivania dentro il tondo circo ovale.

Ecco che le cade l’occhio vigilocchio su di un top papiello.

Ispi, Trump e la Groenlandia.

Agente Cantalupi, mission impossible compiuta.

Con ardore, con onore e con valore di terra di cielo e di mare.

Ecco leggi qua ciccinammafà dell’isola del grun land qua

Ora basta è ora di estrazione.

Di nostrana esfiltrazione.

Con cadenza amatriciana.

Con per armi i bucatini.

.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Yellow cabmarine

 

Yellow viking newyorker cabmarine.

Never again without



 

 

  

lunedì 5 maggio 2025

2025 05 05 – Commodoro mio capitano

2025 05 05 – Commodoro mio capitano.

 

Chi non ricorda quel meraviglioso film.

L'attimo fuggente.

Beh chi non lo ricorda se lo guardi.

Fu una pietra miliare per una intera generazione.

Un inno di libero pensiero e poesia del cogli l’attimo.

Capitano mio capitano.

Carpe diem.

Così quando ho letto la notizia mi si sono interlacciate le sinapsi.

Commodore 64  riesce a dialogare con ChatGpt

Chissà cosa si sono detti in questa specie di dialogo.

Cosa avranno mai avuto in comune.

Uno di senile generazione pensionata.

L’altro pischelletto di linguaggio avanguardista.

Insieme in un epico scontro generazionale.

50 anni di legge di Moore sono una eternità.

Un Divario di infinita immensità.

Chi se lo aspettava che bastava un cavo.

Epperò qualcosa mi rode.

Mi ricordo tutte le macchine hardware.

Comperate inseguendo lo spacciator progresso.

Io ignaro eppur senziente della sua natura retard.

A rilascio programmato graduale.

Ho ancora un armadio pieno di devices e aggeggi vari.

Parcheggiati nel purgatorio perché marchettati obsoleti.

Testimoniano una mia resistenza comportamentale a buttare.

Come le decine di release di software e meteore.

Tutte quelle meraviglie ancora su dischi.

Mica nelle nuvole binarie.

Che ti senti di comperare manco un little Bit.

Le sinapsi della paranoia si sono connesse.

Mi si illumina un barlume intelligente.

Stai a vedere che qualcuno ci ha pensato.

Vai a vedere che mi hanno proprio incoolato.

Impalato alla divinità del too cool.

Nuovo chassis, vecchia scheda madre e processùr.

E poi quella troiona della ramona.

Mai abbastante a fare girare una miriade di minchiate.

Chi lo sa cosa servirà al prossimo futuro venturo.

Devo andare a cercare nell’armadio.

Ce l’avevo un commodore sessanta e rotti.

Se solo trovassi il vecchio giusto sartiame.

Potrei navigare da ammiraglio commodoro.

Col mio cavo intuba dati.

Dentro e fuori dal web, dal claud, del meta, dei giga, nei tera.

Si, ma l’attimo fuggente che cazzo c’entra?

Questa è facile, intorpiditi tecnologici.

Commodore mio capitano.

Pensa quante volte ci hanno incoolato

Pensa che poesia di libero pensiero se ci bastavi tu.

Per un attimo fuggente ci ho sperato.

Poi mi son trovato senza carpe.

Solo nudo giù a carponi.

Ancora un diem da compratore.

 

Kalimmudda ipsumi dixit

School, you go back to.

 

Commodore commodoro



 

 


 

 

 

 

domenica 4 maggio 2025

2025 05 04 – Dipensenza cristallina

 2025 05 04 – Dipensenza cristallina.

 

Oramai è dipendenza conclamata.

Soffro di stati di ansia dedotta o indotta.

Da che cosa nessuno lo sa.

Invece lo so io.

Se soltanto mi studiassero vedrebbero l’ovvietà.

Sono le preoccupazioni e angosce esterne.

Quelle che volano nella neurosfera.

E che dopo scendono nella mia antenna.

Altre volte si accendono meccanismi interni.

Secoli di teorie e di scienze e ancora il buio.

Sta di fatto che a volte si presenta con urgenza.

Con delle vere e proprie crisi di astinenza.

Fiato corto dispnoico e tachicardico.

Umore scuro dal tono di un suono fondo.

Ma c’è una cosa che funziona.

Per qualche esoterica alchimia.

Sono questi maledetti postini.

Dipendenza e schiavitù a cui sono asservito.

Oggi lasciamo la casa con la finestra oltre il giardino

Ci aspettano giorni pesanti.

In effetti a me solo di riflesso.

Rientriamo sotto l'altra linea del cielo.

Sento l’urgenza della dipendenza.

Uno strano senso del dovere guida la mia presenza.

Devo scrivere almeno un piccolo post, un postino.

Consegnare e archiviare pensieri ed emozioni quotidiane.

Al servizio postale universale.

Alla neurosfera.

Per educarla certamente.

Ma per un bisogno mio profondo.

E ‘come una necessità di autoanalisi.

In una specie di modulazione di frequenza.

Funziona anche conto terzi.

Ogni esternazione lascia spazio all’invenzione.

E l’invenzione è creazione.

Che porta sempre liberazione.

E leggerezza di migliore umore.

Passeggiamo verso il metrò.

Ma prima mi scappa una creazione.

Ci ho la dipensenza, cosa ci volete fare.

Il messaggio di invenzione ci riporta da sino Gu Leonardo.

Siamo premiati nel paese delle sino meraviglie.

C’è abbondanza di animali.

Tutti quanti di cristalli.

C’è pure il bianconiglio con l’agnellino sacrificale.

Sinoconfusione del mai più senza.

Mancano solo le triglie.

Per carenza di rima con il coniglio.

Sono tutti traslucidi olografici.

Ma non possono essere di luce.

Tiro un sassetto immaginario.

La realtà si infrange e va in frantumi.

Porco il muflone di un caprone.

Anzi no, quello ha le corna a spirale.

E’ una ariete in sezione aurea.

E che ci fa una ariete nel giardino dei cristalli.

O mamma mia con quelle corna.

E’ lo zodiaco della mia mamma già a Musocco.

Vuoi vedere che 'sto sinoGu altro che cristalli di design.

E in grandi casse ha portato cristalli di una nuova droga in città.

Che darà dipendenza a tutta la civiltà.

Per ora vedo solo il volo di agnelli di cristalli.

Un bel di vedremo che ci si fumerà quarti sani di sino vitelli.

Santa cristallina mamma arietessa.

Guarda come si diverte, quel sinolu Gu.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Ciao mamma GUarda come mi diverto

 

Arietessa dalle corna di cristalli