mercoledì 20 novembre 2024

2024 11 20 – Non sparate sul tennista

 2024 11 20 – Non sparate sul tennista

 

Non sparate al tennista.

Se proprio proprio a qualcuno, meglio a uno straccione di pianista.

Di quelli di strada.

L’espressione nasce scritta nei saloon, dove il pianista si poteva trovare in mezzo a rissose sparatorie.

Siamo nel saloon della mia mente, dove è entrato il peccatore di cognome e tutti inneggiano al campione.

Iscrizioni in aumento in migliaia di circoli.

Il topopolino già improvvisato allenatore del pallone diventa pure giocatore.

Ignaro del tempo e talento che ci vuole a diventare un campione.

Memore dei miei tentativi agonistici, l’altro giorno ho beneficiato del bello della diretta.

Il prodigio era in prime time sulla Rai, ho deciso e lo guardai.

Tutto molto bello, molto bravi, bel duello.

Ma io ero un po’ infastidito dal mio pregiudizio, anzi più di uno, al plurale.

Residenza monegasca, tutto in regola.

E se lo dice per iscritto pure un professore di prestigiosa università della capitale sarà vero.

Poi mi spunta nell’orecchio quella pulce malandrina di qualche sostanza assunta per errore.

Il prodigio nazionale ha spiegato di essere stato contaminato accidentalmente dal suo fisioterapista, che in quei giorni stava usando un farmaco da banco contenente tale Clostebol per curarsi un taglio alla mano e aveva poi massaggiato regolarmente il tennista senza indossare guanti, causando così una contaminazione per via transdermica. Perlomeno così dice Wikipedia.

Questa vicenda si fa interessante, il Clostebol è uno steroide anabolizzante, derivato del testosterone.

Veniva utilizzato dagli atleti della Repubblica Democratica Tedesca, la DDR, per aumentare le prestazioni.

E come noto quelli, oggi tedescofoni, non si facevano mica scrupoli a bombare per l’orgoglio nazionale.

Anche in questo caso comunque scende un angelo dal cielo e l’infrazione pare scompaia.

Poi c’è il terzo pregiudizio di genealogica araldica linguistica, e non scompare.

E’ un problema mio lo so, della stessa natula della elle dei cinesi.

L’italiano non ha kappe e ypsilon, solo un acchetta discreta zitta zitta.

Il prodigio ha il cognome peccatore come un panzer, con il papà feldmaresciallo e mamma uscita da un maniero di potenza nibelunga (Qui da i "nomi propri") .

Mi viene in mente lo ius soli, ma quello lo vuole a Montecarlo.

Mi diranno che sono razzista pregiudista e altro ista, ma che ci volete fare.

Archivio saloon, testomassaggi e araldica e mi appapagno nella noia del tennis moderno.

Io ho visto la generazione dei McEnroe, che mi frega delle racchettate di carbonio a pallate.

Mentre guardo sonnecchioso mi risveglio di improvviso.

C’è un riquadro con le vincite che totalifica 29,9 milioni di dollari, con i 9 dei fruttaroli che non fanno 30.

Allora mi salta il nervo che mi ritorna a Montecarlo.

Presumo che 30 sia solo montepremi, tutto il resto sarà offsciò o dentro monegasche scatole cinesi.

Peraltro a onore del vero l’altro non era un ente benefico e stava a 19.

Non mi sta niente bene.

Ci vuole qualche limite a questi eroi campioni di ogni sport, mica sono gladiatori contro dei leoni.

Senza mezze misure direi che se si vuole essere italiano candido santo, bisogna uscire la grana dalla costa azzurra e riportala a girare in casa.

E’ il suo ordine di grandezza quello che fa la differenza.

I campioni saranno pure innocenti in tutti i casi, ma è un problema di etica.

Di quella morale che non so se si insegna alla elementare.

Ho pure lo slogan, se vuoi essere italiano torna a casa e porta il grano.

Magari uno sfrutta la popolarità e fonda un movimento di principi per l’equa distribuzione della ricchezza.

Tipo quelli delle aziende dove un presidente non può guadagnare più di un tot degli impiegati.

Quattro pallate non giustificano milioni a palate.

Qui la gente fa la fame.

Non c’è mica la sciampagna per brindare.

Peccatore.

Penitente oppure niente.

 

Kalimmudda ipsum dixit

U were born an original sin.

Don’t mess with a missionary man.

 

 


 

 

Nessun commento:

Posta un commento