2024 11 24 – Luccius, la vera origine della specie
Archeologi
in acido sbagliano in un grande abbaglio.
Che
siano più lucidi sotto africani cieli di diamanti.
Tutti
sanno chi è Lucy e come ne scoprirono il nome in acido.
Ma
la teoria canonica sull'umano calpestìo di questa terra fa acqua.
Ecco
qua la verità su come fu che l’uomo camminò per il mondo.
Sta
scritto nel grande libro evangelico della buona novella della primavera della synfisica.
Testo
sacro della setta
della meraviglia dello sguardo di bambino rapace.
Nel
mentre, in un giorno da favola, come d’incanto, una scimmia quadrupedica si
alzò per caso sulle zampe posteriori.
Si
accorse che era dotata di un certo equilibrio.
Senza
essere sufficientemente intelligente da ricondurre quella prodezza ad una
qualche sorta di giroscopio gravitazionale innestato negli intorcinati meandri
del suo cervello che non sapeva nemmeno essere già ipersviluppato senza motivo
apparente.
Visto
che ne usava un 10 per cento.
Largo
circa.
Non fu nemmeno in grado di riconoscere la forma ricorrente di cotanto cervello, la mente.
Mente
che tanto ricordava a sua immagine quella di un universo intorcinatico e
meandroso.
Fu
invece capace di accorgersi che i suoi pollici erano strani.
Erano
diventati girevolmente opponibili, vale a dire che riuscivano a toccare le
punte delle altre dita.
Ma
non seppe chiedersi a cosa servisse tanta girevolezza.
Così
iniziò a girarsi i suoi nuovi pollici.
Il tempo passava, e quella girandola di tamburellamenti diventò noiosa.
Cosicche’
la scimmia si mise a contare da uno a cinque.
Aveva
scoperto che possedeva dei neuroni fatti apposta per contare.
Ma
non seppe accorgersene né tantomeno comunicarlo a qualcuno.
Perché’
in tutto quell’evolversi, l’evoluzione aveva trascurato omissiva le corde
vocali.
E
quindi la scimmia emetteva solo pochi suoni gutturali e vocali tipo ka.
Per
qualche miracolo di sincronismo, che nessuno seppe ricondurre a fenomeni
di autoemersione e organizzazione della complessità, la stessa cosa era
capitata ad altri suoi simili.
Simultanea mente.
Così
quel patrimonio di informazioni si ridondò di numerosità, come per miracolo, in
modo da non andare perduto.
E
le scimmie guadagnarono tempo per inventare un linguaggio con cui comunicare
quelle scoperte.
Senza
nemmeno sapere perché’ mai avrebbero dovuto comunicarle a qualcun altro.
Visto
che sembravano proprio non servire a nessun ka.
E
così i primati preumanoidi si misero da subito a bighellonare ciondolando per il mondo.
Dondolandosi
in certi prodromi di future danze tribali per testare il loro giroscopico
equilibrio.
Mentre
continuavano a tamburellarsi le dita coi pollici girevolmente opponibili.
Sviluppando
una sempre più sofisticata e preveggente, quanto inutile, capacità di contare
quei primi cinque numeri digitali.
E
fu così che l’uomo iniziò il suo cammino per il mondo.
Con
indosso una residua pelliccia senza traccia di alopecia.
L’origine
della specie non era Lucy.
Era
un essere venuto forse ab originem dal profondo del mare.
Dagli occhi di pesce.
Rivelatosi agli adepti della setta di bambini dagli sguardi rapaci con il nome di Luccius.
Kalimmudda
ipsum dixit
Meraviglioso come è profondo
mare

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