sabato 23 novembre 2024

2024 11 23 – Il fascista ha compagnia

 2024 11 23 – Il fascista ha compagnia

 

Chissà chi si ricorda di quella specie animale di il fascista da compagnia.

Io ve l’avevo detto che era tutto vero.

Vi avevo inguardiato che arrivava l’onda che è arrivata.

E non sappiamo manco quanto affonda.

Avevamo cercato anche una categoria a priori di sintesi.

Ne avevamo ricavato che prepotenza è fascismo, categorico.

Come non mi diverte più essere quello che nella stanza ne sente più di tutti.

Ma oramai è successo, l’onda svelata vola fuori da seggi e poltrone legittimata nell’aria.

E’ un onda presidenziale, apicale ove non elettorale, di risacca mondiale, verso nuove guerre globali.

Tutta colpa di certi neuroni spicchio che ora che li sappiamo, sempre in culo lo prendiamo, come prima.

Ma io insito con la regola della setta della meraviglia dei bambini rapaci.

E osservo, misuro, calcolo e prefiguro.

Mi aiuta la contemplazione, ma poi mi rompe il cazzo il dovere di constatazione.

Così mi ritrovo nel mio piccolo quadrante da profeta di quadrante, come siamo tutti quanti.

E’ il giardino fazzoletto per i cani di marcello benedetto.

E’ terreno fertile per indagini sociologiche, nel suo essere crogiuolo di stranieri, medi ceti, benpensanti e tracotanti.

Oggi sto parlando con il fascista da compagnia nella paura che mi rispicchi perle di categoria.

Noto con stupore che da qualche giorno non ci sono più i neghér.

Almeno loro paiono spariti direbbe un fascista dai neuroni irretiti.

O forse son migrati indietro a casa, constata l’italica integrazione mancata.

Perché l’inverno senza il tetto forse è peggio che senza la minestra.

Spunta un ricordo nella mia anziana memoria danneggiata, ed ecco la spiegazione.

Saranno stati deportati.

Come sia sia non si vedono più i tossici e gli spaccia, neanche un ubriaco da malmenare.

Il tenente con la paletta può svelare il sè bambino e giocherella col secchiello nella sua ora di ricreazione.

Si, sono stati deportati anche quelli che mi stavano simpatici.

Canti, balli e ritmo alto ci facevano risalto con il loro rythm and poetry casareccio.

Mentre sono lì che pondero ecco giunge dalla neurosfera il segnale che meritevole aspettavo.

Entra in campo il compagno di quello da compagnia.

Paradosso compagnesco che i fascisti sono camerateschi.

Nota subito il vuoto sociale.

Ci condivide il suo esperito brandello di vita da maestro, di nuoto.

Poveretto anche lui deve campare, ma disgrazia nostra vuole che gli sia capitata una scolaresca ebraica.

“Ma voi dovete vedere come sono bravi, puliti, educati. Avete capito, sono quelli, come si dice, quelli con le treccine, ortodossi o comme cazzo si dice”.

Doppia emme per evocare una a tratti incomprensibile decadenza campana.

Senza alcuna memoria di subìti sudici torti.

Non sa che si è sempre meridionali di qualcuno, né tante altre cose.

Ad un tratto gli parte l’embolo fascista, come già fu pel suo compare.

“Carini sti bambini, no comme questi sciammannati, tossici, puttane di arabi, mussulmani e sa ‘u cazzo chi.

Li accidessi tutti quanti, così per mandare un po’ le cose a posto.

Cheppoi me li aggio studiati, fino agli ottomani ancora ancora, poi so’ diventati tutti stemmerde cu hijab.

Tiene raggione israele, li deportassi e poi accidessi tutti quanti.”

E continua come potete immaginare.

Ovviamente mi dissocio ma è un fiume in piena esondato senza freni, sans frenìe.

Conclusione nel rispecchio, gli altri annuiscono convinti.

Ecco che da un fascista ce ne troviamo quattro.

L’onda monta esponenziale, mentre penso ai ragazzini che scimmiottavano i negroni rapper americani.

Cerco di mettere una toppa al buco nella neurosfera e dico: “a me mancano i negretti musicanti, facevano vita e allegria”.

Una signora, dall’oramai capannellico capannello fascista, mi guarda e mi fa: “in effetti…”

La conclusione è nel moltiplicatore: sempre colpirne cento per salvarne una.

Forse un innesto di ricordi di memoria la renderà inoffensiva.

Io speriamo che arrivano i fascisti buoni.

Ma ci credo poco.

X’ è sempre questione di specchi o di spicchi.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Arrivano i buoni

 

Fasciogaamp



 

 

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