2024 10 31 – Affetto o scherzetto: soul cake, small joke
La
tradizione è quella antica delle povere cose.
Una
ricca cattedrale risuona celta e non stona.
Guardare
per credere o credere per guardare.
Soul cake, soul cake, un biscotto
per l'anima.
Un biscotto per l'anima per
piacere signora.
Una
mela, una pera, una prugna, o basta pure una ciliegia.
Qualsiasi
cosa buona, per metterci allegri.
Le
strade sono sporche, le suole consumate.
Festeggiano
le scuole, ricorda nel dolore chi è rimasto solo.
In
certa tradizione le torte sono anime consegnate a bambini e poveri.
Andavano
di porta in porta il giorno di Ognissanti cantando e recitando preghiere per le
anime dei donatori.
E
ogni torta mangiata rappresentava un'anima che veniva liberata dal purgatorio.
Dalla
cattedrale voliamo nel quartiere molto etnico.
Molto troppo per troppi tanti.
Sono quelli che così non si può più andare avanti.
Crogiuolo
di ceti, di culture e disperati.
E
irritanti benpensanti, che distraggono la pula dalle cose serie.
Obbligata
a pattugliare per drammatico teatro.
Dove
andremo a finire.
Ve
lo dico io e vale per tutti.
In
un mucchietto d’ossa nel campetto nella fossa.
Con
l’anima mendicante almeno una ciliegia o le scarpe risuolate.
Ma
ecco che una porzione di barrio si aggrega.
Hanno
organizzato un gran corteo per i bambini.
Sono
quelli senza buchi nelle suole.
Quelli
certi di andare a scuola.
Mi
danno una vana speranza che non sappiano se ridere o piangere.
Osservo
interlocutorio fino a che capisco che lo sanno.
Guardo
ridere e battere mani tra le voci di mille creature di tutti i colori dai toni
infernali.
Orde
di bambini truccati e agghindati.
Carini.
Per
un attimo.
Prima
di riconoscerli cresciuti benpensanti.
Mi
irritano un po’.
Non
era mica così.
Quando
ero piccolo non serviva una festa da bimbi in più.
Bastava
il natale, ci si organizzava per settimane.
A
festeggiare i santi, i vivi e i morti tutti risorti nei cuori.
Ma
caccio i cattivi pensieri.
Per
i bambini val bene la pena.
Anche
se già so che poi si guasteranno.
Li
guasterà come una mela marcita nel cesto.
E’
quella cultura che venera l’avere senza essere.
Anche
quello delle anime, quello dei dolcetti.
Mentre
dovrebbe bastare l’affetto di uno scherzetto.
Richiudo
la porta e torno verso casa.
Entrando
trovo il mio bastone di raggio di pace.
Lei
ha un cuore bambino sempre felice.
Chissà
per quali meriti mi è piovuta dal cielo.
Nel
dubbio di conoscermi mi fa trovare il pensiero dolcetto.
Ricambio
scherzetto e le schiaccio una tetta.
Piccole
attenzioni reciproche perché volersi bene è riconoscersi dall’umore.
Che
serva e che basti l’affetto.
Affetto
o scherzetto.
Senza
bisogno di dolcetto da avere, comperare e consumare.
Ricordo
mia figlia.
Esattamente
13 anni fa la vestimmo da strega.
Voleva
esibire il costume indossato apposta per visitare la madre morente.
Era
in un letto di ospedale senza scherzetti di rime struggenti.
Oggi
quello che non le manca non sono i dolcetti.
E
non ha lo spirito da scherzetto.
Casomai
un buco di affetto.
Kalimmudda
ipsum dixit
Soul cake, soul cake, un biscotto
per l'anima
Streghetta
o ragnetta

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