venerdì 22 novembre 2024

2024 11 22– La mirabolante scoperta dei neuroni spicchio

 2024 11 22– La mirabolante scoperta dei neuroni spicchio

 

Il mondo delle neuroscienze fremette di emozione quando furono scoperti i neuroni da rispecchio.

Motori involontari attivi al compiersi di certe azioni, e anche quando si vedono le stesse azioni in altri.

E vabbè imitiamoci pure egualitari, ma non mi risponde al gran perché.

Soprattutto non spiega transumanze collettive nei meandri della dilagazione idiotaria.

Così mi sono messo a ricercare io da solo e ho trovato la spiegazione.

Il problema sta nella densità di concentrazione di presenza dei neuroni spicchio.

Sono neuroni incompleti di forma peculiare, vale a dire di porzionali fettine di neuroni interi.

Ciò fa sì che la biochimica connettiva scivoli inerme non permettendo l’aggancio sinaptico.

Tutto intorno si fa il deserto di connessioni con neuroni di altra specie.

Resta una sorta di cerebrale marmellata galleggiante che ci prova, ma non trova il trequarti mancante.

Insomma, sono neuroni zoppi monchi, motori del dilagare di deficienze cognitive.

Pur nelle loro lacune sono assai fotosensibili, forse un dì fotovoltaici.

E risultano manipolabili con radiazioni a tutto spettro.

Sono esempi di loro alta concentrazione alcune specie animali, come volatili allodole e acquatici polipi.

Le prime oggetto di istupidimento a specchio, i secondi di istupidimento a torcia.

A volte spuntano, nessuno sa perché, individui di specie che riescono ad ovviare alla mancanza.

E così non finiscono nelle reti della umana mattanza, in attesa della di lei buona transumanza.

Vogliamo la prova empirica, siamo Tommaso.

Prescindiamo dai prepotenti fascisti e raccontiamo.

Accompagno una persona a vedere una casa da affittare.

Gli magnifico struttura e impianti, tutto nuovo e tutto a norma.

Quello ciondola valutatorio estimatorio, poi mi scompare sul balcone del cucinino.

Lancio l’amo indagatore, sono curioso, e gli magnifico la vista.

Siamo proprio sotto i grattaceli di quell’indispensabile gioiello di desàign della Trinità dei tonti.

Priapismo d’urbanistica per lo meno a spicchi di due su tre.

Il terzo l’hanno desàignato già ammosciato un po’ barzotto, sarà per proiezione.

Lui si gira e vede lo scorcio, in effetti pregevole tutto illuminato come un albero a natale.

E rimane a bocca aperta a commentare tutte le luci.

La casa delle luci fuga ogni dubbio, fa metropoli davvero, mica Gubbio con affetto.

Lui accetta, mentre io mi chiedo quanto cazzo costeranno tutte quelle luci e le altre dello schailàign.

Mi ricordo mia madre sbraitare la memoria che la luce costava.

In effetti mi sovviene quella canzone famosa.

Per fare un chilovatt ci vuole un albero, a volte fossile a volte fissile, per fare un albero ci vuole un seme, a volte un gene a volte un meme, senza benzene, questo mi preme.

Io mi imbrodo perchè so vedere tanti specchi e non a spicchi, asserisco con un po’ di spocchia.

Comunque l’uomo, l’io spocchia picchio specchio, e l’allodola, un giorno decidono di andare a pesca di polipi, con la i intermedia, in un posto rinomato per l’assembramento di ottopiedi e non ottomani.

C’è una baia di evidenza di riti pagani inneggianti ad una Santavenere, prima planetaria stella di luce.

I purpi si pescano come le allodole, con una torcia di luce subacquea che li stupitèa, come si dice giù.

Arroganti della spocchia noi si credeva di poterne fare razzìa.

E la facemmo per decenni, con grandi abboffate purpatare.

Fino a che i purpi scomparvero tutti o quasi, tranne almeno uno.

Quello a specchio che mi aprì gli occhi appunto come specchi.

Lo vidi, un ennesimo ultesimo bello grosso. 

Luce in faccia, ero pronto a infiocinarlo a tutto sbraccio.

Mi avvicinai per essere a tiro.

Stavo per scoccare la mia fiocina quando quello fulmineo sputa l’inchiostro.

Nella nebbia mi avviluppa un braccio, tirandomi verso la tana. 

Il mio essere predatore si scioglie di panico.

La mia apnea non è mai stata la mia migliore qualità.

Quello, attaccato dappertutto con le ventose nei tentacoli, tira sempre più giù.

Finchè butto fiocina e torcia e nel buio il tiramolla finisce con la sua grazia che mi molla.

Ecco la scoperta.

Quel predatore ammonitore era più dotato di specchi che non di spicchi.

E io sfrinquello allodola ora ancora come allora. 

Scoperta a specchi e non a spicchi.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Octopus' garden

E pure quel sergente, ma si

 

Spaghetti al purpo



 

 

 

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