lunedì 11 novembre 2024

2024 11 11 – I fiori dei colibrì

 2024 11 11 – I fiori dei colibrì

 

Una foto di assoluta bellezza fa il giro del mondo.

A me scalda l’anima dallo sprofondo.

E’ una famigli di colibrì.

Almeno questo mi sembra.

Poi vai a sapere, nella magnificente meraviglia del regno animale.

Dopo tante devianze dal brucomente non ci sorprende più niente.

E invece una qualche farfalla si immagina segretamente continuamente.

Fino a quando la cellula del bruco non cede di schianto.

Travolta dal disegno che qualcuno avrà bene in mente.

Certo, una curiosa maniera di riprodursi.

Di sicuro funzionale ma per noi irrazionale.

Quella fotografata è invece vissuta speranza.

Memoria di forza del compito di ogni noi colibrì.

Nella giungla scoppia un inferno di fuoco.

Le fiamme galoppano in ogni dove.

Gli animali cercano rifugio e si danno alla fuga.

Il re leone si manifesta il più pavido.

E come spesso fanno i regnanti se la dà a zampe levate.

Correndo correndo il reuccio leone passa sotto un fiore dei colibrì.

Udendo il pigolio alza la testa.

Una mamma e un papà volano veloci facendo la spola.

Forsennata spoletta tra becco riempito di insetti e acqua da spegnere benedetta.

Un insetto alla volta difendono la prole che deve pure mangiare per non pigolare.

Se la foresta brucia solo quella rimane al colibrì proletario.

Meglio difendere fino alla morte.

E volare di pozza in pozzanghera.

Per riempirsi il becco di una goccia di acqua alla volta.

Cosa credi di fare dice il leone.

Non penserai mica di spegnere l’incendio da solo.

Certo che no, risponde l’uccellino.

Ma io spero di fare la mia parte del compito.

E poi non lo vedi che non sono mica da solo.

Di speranza siamo almeno già in tre.

E chissà quanti altri nei fiori.

Questa storia era un cavallo di battaglia di mio padre.

La vita come compito.

Morì chiedendosi se lo avesse assolto.

Io non lo so.

Era un essere occulto.

So di certo però che al suo funerale c’era molta gente sconosciuta.

E di umile ceto sociale.

Non c’erano pusillanimi reucci leoni.

Né troppi troppo decadenti decaduti.

Ma tanti piccini uccellini operai.

Di quelli che vivono di e per la prole.

Che sboccia al sussurro di tanti speriamo noi si.

Per delega c’era anche un papa.

Segrete meraviglie di vita.

A qualcosa sarà pure servita.

Allora anche noi speriamo che si.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Meraviglia di incognito colibrì in incognito

 



 

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