2024 11 19 – Pedagogo d’altro ritmo, pedagogo d’algoritmo
Così
viaggia il mondo, si rassegni il girotondo.
Io
no, io scelgo un altro ballo, danza, ritmo.
Pretenzioso
un po’ sbruffone di attitudine sborone.
Ma
in realtà è tutto vero.
Sorrido
certe volte quando mi chiedono quanti follouèrs io abbia.
E’
un sintomatico indice di possessione da parte della vorace cultura del più.
E
poi ho fondato una setta
per adepti dagli sguardi di mirabilie rapaci.
Mica
una rete sociale globale per replicanti seriali con il cotto sugli occhi.
La
setta prevede anche la sua regola, densa di misura di formule e infine di
calcolo.
A
tutti gli effetti è quindi un algoritmo.
Una
sequenza finita di operazioni dette
istruzioni, che consente di risolvere quesiti o calcolare risultati.
Un
algoritmo, come quello mitologico che ci manovrerebbe tutti come marionette.
Senza
che noi abbiamo libero arbitrio, conquista teologica di secoli addietro.
Non
bisogna cadere in tentazione e dimenticare che è una mente giovane.
Non
è tutta spazzatura, ma uno strumento di correzioni reiterate, dal pubblico
globale mediate.
Confidando
nel controllo alla velocità della luce che non sia fasullo.
Memento
che lo strumento è mirabolante.
Un
salto enorme verso l’umanità della civiltà dell’intelletto.
L’algoritmo
raccoglie e calcola.
E
a sua volta impara e insegna.
Ma
come ogni pischello va educato, affinché non sia solo porno trastullo.
Ecco
che entrano in gioco gli alimentatori.
Misuratori
di ogni sorta verso la revoluzione perenne.
Dovrebbe
essere un dovere sociale insegnato fin da scuola.
Educazione
algoritmica.
La
neurosfera connettore universale è sempre esistita.
Sta
scritta nel campo gravitazionale, dove ogni cosa che diciamo, pensiamo o
facciamo determina una alterazione di distribuzione di massa e quindi di pesi.
Mai
così accelerata e amplificata.
Ma
ci sono le devianze, che l’algoritmo gargantuesco digerisce.
E
le da per buone se nessuno lo contesta.
Servono
quindi innestatori e inseminatori che oppongano pensiero a tutto spamming.
Tutti
iscritti alla trasversale multidisciplinare giusta setta.
E’
una grande partita a backgammon.
Se
un rovescio storto dice nero, io lo mangio con il bianco.
Tutto
in evoluzione nella danza del ritmo, che aiuta chissà perché.
Ecco
dunque l’ennesima spiegazione di perché.
Del perché
non pubblico per il fantomatico lettore inseguitore.
Ma
siccome c’è sempre qualche nero morboso da tamponare, meglio dare un esempio.
Se
riesco a mantenere la costanza senza nausea da devianza osservatrice, ho una
media di 10 visite a postino.
Con
costanza in altalena fanno quasi 20 mila in un decennio.
Ma
la parte migliore è l’invio spoiler a 25 indirizzi mail.
Sono
il moltiplicatore di accessi binari.
Sono
gli indirizzi protocollo che mi espandono nella neurosfera.
Che
espandono le connessioni del mio dominio.
Come
rampini lanciati alle mura da assaltare.
Stessa
cosa vale per lo stile di scrittura.
Vi
sembra sconnesso o riconnesso a volte ostico.
E’
perché è lanciatore di dendriti per tentare più sinapsi.
Più
è erronea ma pertinente, più la parola si frantuma come un grappolo di bomba.
Alla
fine gli inseguitori non lo sanno.
Ma
non è mica per farli leggere.
Servono
ad aprire porte neurali per percorsi mentali.
Sono
portinai della neurosfera.
Ebbene
sì, algoritmo ‘stucazzo.
I
am the blogger.
Lieggio
di follouèr.
Non
mi insegue nessuno.
Sono
il giusto binario.
Sono
pure settario.
Sono
però pedagogo.
Ballo
su un altro ritmo.
Io
sono algoritmo.
Vi
prendo di soppiatto alle spalle
X’
Io sono blogcong.
Kalimmudda
ipsum dixit
I'm not a human, I'm not a man.
I am something that you'll never comprehend.
I'm not a human, I am a dove
I'm your conscience, I am love.
Superlove
Da mamma terra (National Geographic)

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