domenica 8 novembre 2020

2020 11 08 – USA e rigetta

2020 11 08 – USA e rigetta

 

E così abbiamo vinto !

Ma noi chi?

Dagli e ridagli siamo usciti dai trampiani deragli.

Almeno così dicono.

Fatto salvo un colpo di Stato dal paravento giuridico.

E speriamo di no, che mi ricordo ancora di quello di Gore.

Quando ero giovine mi intrippavo assai per questa questione delle elezioni della mia superpotenza di adozione.

La prima democrazia mondiale, quella migliore, se non l’unica, che ci sia.

Sembravo un marine mandato a morir di cazzate tutto infarcito, e pronto a farmi immolato.

Restavo sempre attaccato alla televisione, pensando alla fortuna di non trovarmi in unione.

Sovietica.

Eppure alla quale guardavo con curioso candore.

Il solo fatto d’essere alternativa mi pareva degno di rispetto e di nota.

Senza sapere ancora perche’

Oggi se penso alla Russia e m’immagino un apparato di zar, lo paragono a quella che noi chiamiamo democrazia e ne rimpiango l’autoritarchica via.

Ma poi ritornavo alla demagogica ruota e riprendevo dei voti a farmi la conta.

Clinton, Obama, quanta speranza. Ve lo ricordate lo yes we can? Altro che make America greater again.

Poi ho scoperto che ad ogni tornata non ci capivo un cazzo di questa storia dei grandi elettori.

E così ogni volta me la andavo a ristudiare, ed ogni volta mi spariva di mente appena dopo.

Quella si che era rimozione.

E anche adesso osservo con stupore che tutti parlano del grande elettore, come se il suo  significato fosse una cosa scontata. Come se tutti  si vergognassero a non averla capita. Ma dai, dimmi giuro, non sai cusa l’e’ lo grande lettùr?

Allora me la riguardo anche stavolta.

E con stupore mi ritrovo proiettato nel medioevo germanico, quello il cui ceppo pare sia il nucleo centrale di residenti americani con cui si vincono le elezioni.

Non i latinos, non i negritos.

Si vince con lo storico biondo teutonico del mezzo west, che in effetti e’ grande come di praterie.

Allora, in generale, con il termine di grandi elettori si è indicato, nel tempo, un gruppo selezionato e limitato di persone che hanno il potere di eleggere qualcuno a una carica politica o di potere.

Nel Medioevo del Sacro Romano Impero si chiamavano Grandi Elettori (Kurfürsten) i duchi e altri nobili che eleggevano l'imperatore. Il loro numero nei secoli è variato. Risalenti al tempo di Federico Barbarossa, furono istituzionalizzati dalla Bolla d'oro nel 1356. Dal 1644 fu riconosciuto loro il trattamento regio e il diritto di precedenza su tutti gli altri principi dell'impero. Erano distinti in ecclesiastici e secolari.

Nel XVIII secolo erano 9, tutti germanici.

Il XVIII secolo sarebbe 300 anni fa, mica 5.000.

Ma insomma, e’ concetto antico.

Negli Stati Uniti d'America di oggi sono chiamati grandi elettori i delegati che compongono il collegio elettorale che elegge il presidente degli Stati Uniti. Essi sono eletti su base statale e il loro numero è 538, pari alla somma dei senatori (100, due per ogni Stato), dei deputati (435, assegnati proporzionalmente al numero di abitanti residenti in ciascuno Stato) e dei 3 rappresentanti del Distretto di Columbia in cui si trova la capitale Washington.

Dove sta il tarocco della più grande democrazia del pianeta di teutonica memoria ?

A parte i 2 per Stato, che evidentemente non e’ propozionato, sta qua : 435, assegnati proporzionalmente al numero di abitanti residenti in ciascuno Stato. In pratica se in Ohio votano tutti Biden al 100%, poi chi se ne frega. L’Ohio conta sempre in proporzione ai residenti.

Persa la poesia, ma che democrazia?

Ma mica e’ finita qua.

Va pure rilevato che all'effetto distorsivo dovuto alla sottorappresentazione degli elettori del Distretto di Columbia, e alla sovrarappresentazione di alcuni Stati scarsamente popolati, se ne aggiunge un altro ben più rilevante che può portare a esiti divergenti da quelli espressi dal voto popolare.

Dal momento che i singoli Stati possono legiferare con larga autonomia sul sistema elettorale locale, in tutti gli Stati tranne Maine e Nebraska i grandi elettori vengono assegnati in blocco al partito che ottiene più consensi in quello Stato, senza criteri di proporzionalità.

Capito? Se lo Stato ha 10 grandi elettori, e se ne ciuccia 6 un partito, ecco che tutti e dieci diventano di quel partito.

Poesia volata a puttane.

Negli ultimi anni ci siamo giocati Gore e Clinton, Per Bush e Trampetto

A questo punto si sarà capito per chi ho tifato, seppure distratto dal virus generalmente contratto.

E arriviamo ad un’altra peculiarità.

Stiamo sempre tutti a tifare.

Ma voi ve li vedete i seguaci alla Biden o Trump, incollati alla TV a vedere se vince Salvini o Berlusconi?

A dire il vero anche si, che nulla di più probabile che ce li abbiano piazzati loro, al vertice del nostro che di certo non e’ impero, il vero. Ma semmai colonia di Magonza, se torniamo ai 9 di 300 anni fa.

Ma più facile e’ che deleghino un portaborse, mentre si guardano il superbowl

E noi tutti a giuggiolare, che sia da una parte o dall’altra.

Che oggi il mondo pare un grande 50 e 50, più o meno de chi, più o meno de lì.

Oggi, sempre se non me lo ciucciano via ademocraticamente, o ad avvocate o a fucilate, io non ho tifato prima, ma tifo dopo.

Per questa volta ce l’abbiamo fatta, con ‘sto Biden qua.

Pensate che poteva capitarvi un trumptwo, the revenge of the hairy president.

E non e’ mica ancora detto, che basta un bel bang da giusto sopra d‘un tetto.

O qualche scheda tarocca, ad arte piazzata.

Sono specialisti, gli Usa e rigetta.

Han ribaltato paesi per decenni di mesi.

Vuoi che non siano capaci a casa loro, dopo tutte le prove di tiro già fatte?

E allora noi intanto diamoci un occhio a cosa dice di volere fare.

·         Il programma di Biden, democratico moderato, è progressista. Si pone come obiettivo la "ricostruzione della classe media", aumentando il salario minimo a 15 dollari l'ora, garantendo il rispetto dei diritti sindacali e approvando un piano di 10 milioni di posti di lavoro nella "rivoluzione verso la clean-economy". Il programma economico prevede un imponente investimento in infrastrutture e manutenzione.1.300 miliardi di dollari in 10 anni. (Ne fa 16.000 ogni anno Ndr) per dare lavoro alla classe media, rendere l'economia degli Stati Uniti sostenibile dal punto di vista ambientale e arrivare a collegare anche le zone più rurali del paese.

·         In politica estera e migratoria Biden propone di eliminare il Travel Ban che aveva sbarrato l’ingresso ai cittadini provenienti da Paesi a maggioranza musulmana come la Siria e di eliminare le politiche di asilo messe in campo da Trump (compresa la pratica che prevede la separazione delle famiglie di migranti irregolari al confine). Biden propone, inoltre, una rinnovata fiducia nella NATO e un rafforzamento della cooperazione con gli alleati. Per quanto riguarda l’Iran, il candidato promette che, nel caso in cui Teheran dovesse tornare a rispettare il patto sul nucleare, gli USA rientrerebbero nell’accordo del 2015.

·         Per quanto riguarda il tema ambientale, secondo lui, si potrà trasformare la minaccia del riscaldamento globale in un’opportunità per rilanciare il settore energetico e dare impulso alla crescita economica. Ha detto che mira a rendere l’America una “superpotenza energetica”, sfruttando il sistema degli appalti pubblici per arrivare ad alimentare la nazione interamente grazie ad energia rinnovabile e promuovere la diffusione di veicoli elettrici. Ha detto che ha intenzione di imporre limiti stringenti sulle emissioni di metano, ridurre l’inquinamento atmosferico prodotto dal settore dei trasporti assicurandosi che vengano messe in pratica e migliorate le disposizioni contenute nel Clean Air Act. Si è impegnato a lavorare affinché gli Stati Uniti arrivino a produrre zero emissioni nette entro il 2050 e a richiedere alle società pubbliche di rivelare i rischi per il clima e le emissioni di gas climalteranti nelle loro operazioni e catene di approvvigionamento.

·         Sul controllo delle armi, sostiene con forza provvedimenti molto stringenti sul loro utilizzo guadagnandosi l'avversione dell'NRA (National Rifle Association), l'organizzazione che agisce in favore dei detentori di armi da fuoco. In passato, da Senatore, Biden l'ha già fronteggiata due volte riuscendo nel suo intento: nel 1993 è stato promotore al Congresso del "Brady hundgun violence prevention act", una delle più importanti leggi sul controllo delle armi che ha istituito il sistema di background checks, i controlli cui gli acquirenti vengono sottoposti per verificare che siano idonei al possesso di un’arma, e nel 1994 ha garantito, insieme alla senatrice Dianne Feinstein, l’approvazione di un divieto della durata di dieci anni sui fucili d’assalto e sui caricatori ad alta capacità. Da presidente, ha detto, la affronterà di nuovo.

·         Sulla sanità, Biden ha l’ambizione di ripartire dall’Obamacare, la più grande riforma della sanità negli Stati Uniti avvenuta nel 2010, per poi aggiungere ulteriori tasselli: dare la possibilità ad ogni cittadino di scegliere un’opzione di assistenza pubblica oltre che privata (e non solo a determinate categorie di cittadini), aumentare il valore dei crediti d’imposta per estendere la copertura a più lavoratori e concedere alle famiglie della classe media un credito d’imposta in più per aiutarle a pagare la copertura.

·         Per Biden, l’immigrazione è essenziale per definire l’identità degli Stati Uniti, i valori fondamentali del paese e le sue aspirazioni per il futuro. Per questo il vice di Obama vorrebbe riprendere da dov’è stato interrotto, ripristinando una legge (cancellata da Trump) che permetteva di rinviare di due anni o più l’espulsione dei minori entrati negli Usa illegalmente.

·         Alla Corte Suprema, Biden ha dichiarato che da presidente nominerà una donna afroamericana. Si e’  fatta pure la vicepresidente.

Ora, tutto questo sembra bello, molto bello.

Ma non dimentichiamoci delle cifre granello.

E poi nessuno mai dice, in nessuna politica audace, sel custa tutta la baracchetta, e soprattutto chi ci mette la crana.

Sarà sempre la FED a stampare dane'?

Che poi vanno in giro come il nostro debito biblico?

Col solito dubbio, ma chi se lo accatta,

a meno di avere un ferro alla tempia?

Oppure davvero, dietro a gran paroloni ci son cifre granello?

Qua si entra nel tema della gepolitica, oscura dinamica di equilibri di pratica.

E quindi neppure scordiamoci del si, si vis pacem, para bellum.

E quella e’ un’attitudine.

Tipicamente imperiale.

Sempre d’impero parliamo.

E allora leggiamocelo.

Un impero (dal latino imperium, "potere militare", "potere coercitivo") è convenzionalmente un'entità statale costituita da un esteso insieme di territori e di popoli diversi (per lingua, religione, origine, usi e costumi), a volte anche molto lontani, sottoposti ad un'unica autorità, normalmente (ma non necessariamente) rappresentata dalla persona fisica dell'imperatore. Quando invece il popolo, la lingua, l'origine è compatta e coesa, si parla non di Impero ma piuttosto di Regno.

Pur essendo indicate come impero strutture statali anche estremamente diverse tra loro, per le sue caratteristiche, un impero presenta quasi sempre spiccate caratteristiche di multiculturalità e multietnicità, accompagnate però da una marcata distinzione tra i territori metropolitani e i territori periferici, normalmente indicati come province oppure come colonie (in entrambi i casi, spesso, con governatori, viceré o vassalli nominati dall'autorità centrale anziché eletti dal basso) e tra l'etnia dominante e i popoli assoggettati.

L'impero è inoltre in genere caratterizzato da un'ideologia imperiale, cioè dell'ideologia fondante dell'architettura del sistema imperiale, spesso connotata di caratteri di egemonismo ed universalità, sulla base della quale si modellano i meccanismi di controllo politico, sociale, religioso ed economico del gruppo dominante sui gruppi dominati.

Tifate, tifate, ma non crederete mica d’essere il centro, di cui colonietta noi siamo.

E che speriamo che poi ci salviamo, se troppo ad este non ci giochiamo.

Medio oriente, sud oriente, Atlantico, Pacifico, Europa, Cina, India.

Prima flotta, seconda flotta, terza flotta, un flottìo di flotte.

Cyber war, guerra di dati, cavi sottomarini, reti, hub, satelliti.

Trade war, financial war, economy war, energy war, pure space war.

Droni a pioggia, fino a Chioggia, dove sembra non ci sia un cazzo da puntare mentre invece c’e’ Aviano a portata di mare

E mentre di basi, Nato o no, ce ne abbiamo ancora un bel tot., con in capo a Napoli pure un comando, volano droni quasi a milioni.

E l’America e’ arrivata, tante cose c’ha purtato, so’ tant’anni e tante storie ma nun se ne va.

Anzi, meno male che c’avemo il culo di sembrare un calcio nel culo nel centro d’Europa.

Strategicamente piazzato tra gasdotti, viadotti, marerotte, aviorotte, retirotte, enerotte, geocentrotte  e chissà cosa altro otte, che così serviamo ancora a qualcosa.

Il giorno in cui la civiltà dell’intelletto regnerà, e però arriverà, allora non serviremo più a un casso e ci troveremo come successe a Patrasso.

Allora belli i proclami di Biden.

E meglio ‘u Dem che ‘u Rep.

Così, a sensazione.

Ma nel fratte’, visto che parlavamo di virus, facciamolo un annuncio sicuro.

Biden tifa Obamacare.

Ciò vuol dire sanità.

Nel paese più colpito al mondo dal virus,

sarebbe necessario l’intervento in orario.

L’ha promesso, lo giuro.

Ma non mi sento per nulla sicuro.

Intanto sta in giro.

Ma meno male che l’America e’ tanta.

E il virus dilaga, ma diluita e’ la piaga.

Ma il punto e’ il che segue.

E’ questione politica.

Mica di genìa sifilitica.

Allora vi dirò con orrore.

Vuoi vedere che ci aveva ragione il Trampone?

E che ‘sta roba non la puoi controllare.

E allora tanto vale lasciarci a crepare.

Che così non la devi pagare.

Come se la caverà il Biden, alla prima prova del 19?

Non sarà mica un bidon?

In god we trust.

Anybody else pay cash,

Sia che sia rep,

sia che sia dem.

Sempre l’impero,

saranno del grano.

Confidare soltanto possiamo,

nel rigetto che arrivi sovrano.

Come fare all’adesso restare

migliorar non e’dato sapere.

E stavolta non e’ cazzi a loro,

se ci crolla d’impero l’alloro.

Son resilienza di geni,

si ma per quanti decani ?

Sarà mica che già che ho tifato,

la partita l’avìa già perduta?

 

sabato 7 novembre 2020

2020 11 06 - Visoni d’autore

2020 11 06 - Visoni d’autore

 

E  Kalimudda si risvegliò con una delle sue grasse risate.

Aveva fatto uno di quei sonnellini divinatori che era partito da 4 secoli più addietro.

Tra messianicità e buddità il bel Mudda si disse di leggere i giornali.

Non aveva ancora capito bene se fosse nel 1600 a sognar del 21esimo secolo o viceversa.

Appena aperto il giornale mentale che dalla neurosfera gli proveniva quotidiano, capì che c’era qualcosa di strano.

Olocausto di visoni in Danimarca

Subito pensò alla curiosa densità del titolo da sè percepito.

Fatto di etimologia dell’ὁλόκαυστος «bruciato interamente», composto di ὅλος «tutto, intero» e καίω «bruciare».

Con i visoni , che è il nome comune che può riferirsi a 3 differenti specie di mammiferi della famiglia dei mustelidi, europea, americana e marina.

L’ultima già estinta.

Cominciamo bene.

E quello strano riferimento geografico alla Danimarca, che evocava, evocava, evocava.

E che vocava?

Bruciare, estinzione. danesi.

Mah.

Il nesso doveva essere ben circonflesso.

Mentre si arrovellava si accorse che il primo ministro danese, metti figlio del Friedrich sbagliato, aveva sganciato la bomba.

Anzi quattro.

1.      Lanciato l'allarme visoni: vanno abbattuti subito tutti gli esemplari presenti nel paese. 15-17 milioni.

2.      Uno studio dell'agenzia governativa 'Serum Institut' ha identificato una nuova mutazione del Covid.

3.      Nei visoni; ma che si è già diffusa nell'uomo.

4.      Potrebbe potenzialmente mettere a rischio anche l'efficacia del futuro vaccino.

Azz.

La rivolta del regno animale.

A costo della morte totale.

Questo è meglio della Merkel di propagandasi kaput , pensò il Mudda.

Oppure chissà se i danesi sono frugali e ci han qualche fine dubbiatamente pecuniale.

Ma subito ricordò che lui l’aveva detto che tanti avevano detto che sarebbe stato detto.

Fatto.

Mutatis mutandi si mutan nefandi. Karasciò

Lo dicevo io, ripensò, che mutevolmente mutava.

E che rischiavamo una mutazione appena più mortifera, o pestifera, o ubiquera, che portasse una clausura di qualche tempo in più, che poi ci lasciasse nel deserto dell’incerto pieni di solo sconcerto senza più nemmeno un mercato coperto. O aperto.

Tra l’altro quel karasciò, alquanto profetico sembrò, evocando terre del nord di pellicciaia tradizione.

Kalimudda si fece una risata.

E poi un’altra quando lesse: “siamo in contatto con le autorità danesi per saperne di più", riferisce l'Oms in un tweet.

Ohm,s.

Un tweet!

Qua si scatena l’apocalisse e quelli ci dedicano un tweet.

Ah, ah, ah.

Pensò ai poveri visoni, animelle pelose a milioni di milioni, che galoppavano verso l’estinzione, come già prima i loro parenti marini, per maldestrevolezza dell’umana genìa.

Forse era meglio così.

Un’eutanasia di massa, per un vita dietro una grata per niente grassa, anziché nelle praterie a cui nacque destinata.

E poi erano così carini.

Una cosa inquietante però ce l’avevano.

Se al posto dei peli ci mettete due ali, hanno quel musino mustelico che tanto somiglia a quello dei pipistrelli, altra specie imputata al banco dei covidisti, curiosamente sempre più vuoto di umanisti.

Fenotipica genìa condivisa, foriera di pensieri genetisti.

Se pipistrello e visone son parenti di geni, quanti ne avranno in comune gli umani?

Magari abbiamo anche qualche predisposizione virale comune.

Ma vabbè, che ci frega.

Intanto dai che sterminiamo un’altra specie.

Questa volta tutta in una botta.

Che sarà mai.

Ci ci n’amma fè d’u visone?

Magari è la volta buona che facciamo le pellicce ecologiche, pensò Kalimudda mentre ricordava di avere saputo che gli pareva che le avevano già fatte, e pure diffuse.

Anche se, se la Danimarca è uno scherzo di sputo di terra, e se solo li ce ne sono 20 milioni su cinque di abitanti, contando metà del pianeta che il freddo ce l’ha, ecco che poco poco uno si immagina la carica dei 101.

Milioni.

Di animelle.

Mandate al creatore nel forno crematore.

E intanto ancora ‘sta Danimarca a picchiare in testa.

E nel mentre, pensava alla dinastia dei virus, per natura incoronati, o per forse meditati, dicendosi che se lo avevano davvero creato in laboratorio, a modo suo era geniale.

Gentile gentile, con tanta dissimulante tenerezza, sembrava controllabile ma ti rendeva monnezza.

E si evolveva, verso forme sue mutande sempre meno controllande.

Una domanda pertinendo lo inquietava.

Ma come fa un umano a prenderselo da un visone?

E poi da uno vivo, o da uno morto?

Vuoi vedere che le pellicce sono diventate ricontagiose?

Un pipistrello vola e ti caga in testa, o nel cibo, o nell’acqua.

Ma il visone ingabbiato come te lo passerà?

Forse solo a mozzichi.

O a ciatate venefiche.

Ma insomma.

Il risveglio dei peli viventi restava qualcosa di oscuro.

Quasi fosse un complotto di stato.

Che poi pareva un reame, già pregno di regno.

Di Danimarca.

Mmmhhh.

Kalimudda medighierava su questa storia del risveglio delle pellicce viventi.

E sui complotti fetenti.

E iniziò a mettere in fila i segni, divinitoriamente divinando su eventuali divinevolezze presenti nelle gelide brezze.

Nel simultaneo una cosa gli strappò una risata di portata.

Adesso stavano richiamando i veterinari per curare gli umani.

Trattati da bestie, quindi, nel vero senso.

Gaia testimoniava ancora di più la karmolontà di rigettarci.

Col contrappasso speciale.

Una mutazione professionale.

Di portata sociale.

Che poi i veterinari saranno pure bravissimi.

Ma la capite la allegra sardonìa, allegorìa della genìa?

E Kalimudda riscoppiò.

E l’unica cosa che disse, tra un singulto e l’altro, fu:  prepatatevi. l'apocalirus galoppa.

Gaia ci rigetta.

L’apocalesse non va più al trotto.

Il ritmo d’adesso è di vocali i terminali.

Oscuri presagi confermano che i segni non mentono.

Ovviamente pochi capirono, molti negazionarono, altri rimossero.

Ma l’evidenza era li.

E Kalimudda canticchiò una risata.

Dieci piaguzze per te.

Si mise a giocare a celo o manca.

Era pur sempre un pulcino, il piccolo Mudda.

E ci aveva bisogno di sverbogarsi.

1.      Tramutazione dell'acqua in sangue. Celo. Goccioline di starsputi fatte sangue ci han fottuti.

2.      Invasione delle rane. Celo. Se batraci sono anfibi, il bacillo ci viaggia in bi.

3.      Invasione di zanzare. Celo. Zanzara è veicolo di roba piccola in pestilenziale profusione.

4.      Invasione di mosche. Celo. Come per le zanzare.

5.      Morìa del bestiame. Celo. Sono ere già capitate, vaccina, pazzina, suina, avicola, e adesso visonica.

6.      Ulcere su animali e umani. Celo. Pustole se tornasse la peste o il vaiolo, oppure pescate pure dal globale paiolo.

7.      Pioggia di fuoco e ghiaccio. Celo. Guerre a pioggia di fuoco e mutamenti climatici a strafottere grandine.

8.      Invasione di cavallette o locuste. Celo. Già arrivata in onda in Sardegna, giunte fino a Milano di cui ancora non pregna.

9.      Tenebre. Celo e manca. Celo nelle menti, manca, ancora, in certe reti. Elettriche. Ele?

10.  Primogeniti. Celo. Se gli ultimi saranno i primi, i primi morti sono anziani. Era primogeniti. Divenne ultimocrepiti

Finito di contare s’accorse che era in effetti un decalogo.

Oh cazzo.

Tutti celo.

Più profezia di così.

L’unico manca è Ele

Estinction level event.

Pensò agli eletanti d’umani rimpianti.

Lacrime di drilli come birilli.

Manco un asteroide farebbe tanto danno, quanto l’imperanti umani fanno.

Ecco cosa altro gli mancava ch’evocava…

L’imperio.

La Danimarca.

Quel reame della marcescenza.

Simbolico aggregato di aristocratiche oligarchiche gerarchiche archìe, poi cresciute in imperìe

E la spartizione imperiale portò fino al danno virale.

Tutti i danni d’umano, son derivati dal suo desiderio.

Che sempre alla fine abusa d’imperio.

Ma Gaia ha trovato la via, e la chiamò pandemìa.

Disse imperiosa: contrappasso t’abbasso sul tuo ventre grasso di satanasso eppure si crasso.

Se solo l’umana genìa avesse prestato attenzione all’opera tutta che, ove non prima, fu già nel seicento fatta, strafatta e rifatta.

L’intelletto del genio avrebbe smorzato l’imperio.

Kalimudda capì perché si era risvegliato con il dubbio di essere nel ‘600.

Interconnesse interazioni probabilistiche si affollavano nei tessuti dei ricordi tra i suoi quantici neuroni.

Non era solo per la similitudine pestilenziale.

Era per quello che cogitare divenne lezione mondiale.

Era per quello che dubitare divenne meme universale.

Nel mezzo l’essenza.

Nel dubitame, sta dell’essère il reame.

Rise tosto di gusto.

Si ricordò del suo dubbio, al gurone instillato.

Ricordò d’aver detto che la vita è uno scherzo di fiume.

Dubitando, malignamente, sul che l’oggetto di vita fosse lo scherzo o il fiume.

Perché la vita non è uno scherzo?

Il dubbio aleggiò.

E in tal guisa persino il guròn cogitò.

E una certezza di almeno quattro secoli addietro, gli sovvenne beffarda cogliendolo dietro.

Se pur imperando avessero dubitato di più, il cielo dell’oggi sarebbe ancor lì, sempre più blu.

Prima di concludere la sua predicazione soliloquiante, il Kalimudda non mancò di chiosare il suo ire dell’io.

E si ricordò di un’aquila che disse l’io non serve più, io non servo più.

Quanta virtù.

Era una delle parabole conosciute dalle raccolte di magie, proesie e sofie.

Era quella da cercare nel nome delle ermellotte sincronizzate e dell’aquila astigmatica.

Ermellini e marmotte mutati in ermellotte.

E i simboli imperiali, ermellini come zibellini, che per i poveri in massa sono visoni, eran tutte creature di predatoria vanagloria.

Eppur essendosi simboli, immeritevoli di riproduzione assistita a vestizione designata.

Di fronte a loro, la socievolezza delle marmotte, rispettose financo della notte.

Paffute coloniche erbivotte, non evocavano l’imperial desiderio.

Del futuro di base genoma, che del refolo beato non pretende la doma.

Con un’aquila renata, simbolica d’ego, alla selezione genica preposta, su tutta la costa.

Ermellini, marmotte, pipistrelli e visoni.

E l’aquila renata.

Parabolici tutti.

Di mutazioni genomate, dall’io a vagoni.

Imperiale stendardo sventolava aquilione dell'evoluzione.

Fino a quando lezione mondiale, unversal terminale, non vi insegni dell’Ele, quale è la morale.

Ele,tanti.

Barrìti d’infiniti.

Dal refolo beato.

Io vi avevo avvisato.

Con amòr sempre tanto.

Da ben più di quattro,

dei secoli scettro.

Il Kalimudda dubitò.

E poi nel fragòr.

del suo ridore scoppiò.

Non abbiate terrò.

Sbagliato si pò.

E’ solo estinziò.

E poi li scherzò.

Provocando questiò.

Ma non è che sarà,

che non è più da vò,

e che genialicamente,

la niuvita è il virò?