venerdì 7 maggio 2021

2021 05 08 – Il cuore aperto del pnrr - New deal

2021 05 08 – Il cuore aperto del pnrr

Con tutto il suo bell’amato ontolink di cloeconomie,  il Kalimmudda non si voleva proprio arrendere.

Il banchiere iscariota era troppo.

E quello stridulìo sublimìneo, dìfolta, dìfolta, non lo poteva proprio sopportare.

Si poteva prevenire, eccome.

Erano cento venti anni che ci si preparava.

O molti di più, in effetti.

Dal principio del principio, in realtà.

Invece già vedeva i moti di piazza.

Gli vennero in mente quelli dei decenni, secoli, passati.

Per anni era rimasto affascinato dalle rivoluzioni.

Ma aveva constatato che fanno sempre male.

Poi aveva evoluto verso la sua concezione di revoluzione, perenne.

Tutte quelle volte che l’umanità sembrava sul punto di spiccare il volo.

Ma poi inesorabilmente si inciampava addosso.

O almeno così sembrava ai più, sempre propensi a pesare i meno, meno i più accumulati.

Bisogno di appropriazione, l’istinto di conservazione, in una costante fame di altro che pur li aveva portati li.

Sempre tra l’orlo del baratro e il volo da vertigine.

Il Kalimmudda ben la vedeva la serie di salti di pozza in pozza fino al fiume dell’oggidì.

Verze e patate.

Petrolio e carbonio.

Fabbriche e proletari.

Consumi e monete.

Profitti e danari.

Monete e banchieri.

Inframmezzati da rivoluzioni, guerre, depressioni, pure tutto cresceva, migliorava, progrediva.

Con una mostruosa capacità di annichilirsi con un semplice colpo di spugna.

Come i bambini coi giocattoli.

Ma anche di creare e costruire.

E stavolta doveva essere quella buona.

C’era qualcosa nell’aria.

Oltre a quella pena di pippa di virus, seppur durato troppo poco per potere ridondare una traccia di vinile già solcata fino all’infinito.

Era tra il monito e l’illuminazione.

Una iniziazione di massa.

Una iniezione di frenìa pervasa.

Nella neurosfera.

Now or never again.

Alcuni dissero che la singolarità era vicina.

Ci fecero anche delle universià dedicate.

E intanto….

Kalimmudda capì.

L’iscariota s’avea da  converti’.

Meno neuro, che nemmeno esisteva ancora, più pane, vero e metaforéo

C’era chi lo aveva fatto il convertendo.

Ma mica quello solo.

Milioni di milioni, come salami scherniti, e invece della revoluzione motori.

Alla fine per questione di cultura.

Ecco.

L’iscariota andava acculturato.

Pur se grati per tutta la massa monetaria messa in circolo, questa doveva diventare neuro.

Moneta intelligente, misurata in joule forse, come quel  profeta di moneta cybratto

Sovversione.

Ci voleva la sovversione.

Che mica vuol necessariamente dire violenta.

Dai due euri per due pani si doveva rieducare all’un pane per un neuro.

Oikos nomos .

Casa e norma.

Eco nomia.

O forse meglio politica dell’economia

Quello che il Kalimmudda parafrasava era la sciensa del portafoglio della sciura Pia.

In sintesi, efficiente uso di risorse.

Vuol dire tutto.

Equo, sostenibile, ecologico, circolare.

E’ solo questione di come si calcola.

E se ne agisce la ridistribuzione.

Il profitto, oggidì sovra proficuo giovamento oblivio di troppe esternevolezze

Nato dal bisogno di accumulare da ancestrale istinto di sopravvivenza, oggi va mediato.

Per guadagnarci tutti.

La revoluzione delle farfalle di sopramezzo, l’aveva chiamata nelle sue sofìe. ReFaSo.

Refaso tutto, questa era l’occasione.

Non senza classi, dunque, ma un rigoroso e regolare travaso in una sola classe.

Del mezzo.

Meglio distribuita attorno alla normale gaussiana.

Il Kalimmudda si ricordò di quando si definiva misura.

Computatore del processo di revoluzione continua.

Perenne.

Decise che questo era un momento di salto evolutivo, e bisognava saltare bene.

E ritenne di dovere partire per l’acculturare.

Ormai uso all’essere schernito e abbeccato, eppure obbligato dalla canoscenza a lui rivelatasi.

Per spiegare, insegnare, educare e preparare alla grandeure richiesta dal momento.

Ma il soprammezzo restava anormale.

Felice delle sue piccole riconquiste.

Un popolo da un caffè per il mio regno.

Fino a che arrivò la divina pernacchia.

Era giunta l’ora del pnrr.

Ultimo treno per malati di protagonsimo.

Individui avulsi dalla massa.

Avevano percepito, per legge, di dovere comunicare.

Ma non avevano comunicato con l’essenza.

Con la neurosfera, l’anime del mondo, Dio, il tutto.

Fate un po’ voi.

Non erano synfisici, troppo fieri di un caffè per vedere oltre.

E la cultura restava mercimonio, in tante spezzature per nulla syn.

Non qualcosa di messo in comune al servizio comune.

Il Kalimmudda ricordò allora che l‘intelletto era il vero iscariota.

Ci voleva l’amore, quello gratuito senza neuri.

Si, agapò.

Intelletto traditore, che amòr curi dottore.

E l’amore era gravità, con energia.

Si ricordò ancora della sua teneramente donatagli rivelazione della synfisica.

Per amore, per amore, tutto è sempre stato solo per amore.

La metafisica presente in ogni cosa.

Che fattasi, o essendosi, bellezza, avrebbe curato i mali del mondo.

Ma decise di non divagare

E si presentò dal draghetto stellato.

Da bravo banchiere aveva recepito la legge del rendimento, ma non quella dell’amore.

Comunicare, si.

Basta che costi poco e renda tanto.

Ovvio.

Ma non aveva previsto il canale con l’essenza.

Memorie passate presenti e future.

Anime, singole e mundi, neurosfere, inconscio collettivo.

E il conscio a seguire.

Tutto istèss, incisione in gravitone come in un disco di vinile dove tutto era scritto e vivo.

Per amore.

Un portale.

Voleva fare un portale.

Uh signùr.

Eh no, draghetto caro.

Non mi serve la lista della spesa.

Mi serve canoscenza, quella intrisa di benpensare, senza retropensare.

Mi serve l’autostrada dell’amore, diffuso in interconnessione pervasa.

E come si fa?

Va bene fare i piani.

E poi le opere.

Si pecca in pensieri, parole, opere e omissioni

Ma si vola con pensieri, parole, opere e missioni.

Oh.

Questa è manifestazione d’amòr che move il sole, come i cuori.

La missione ha da essere la crescita della coscienza collettiva.

Je devi da dare appartenenza, orgoglio, conoscenza, si.

Con tanta bellezza.

Bello l’evento al colosseo.

Bella la riqualificazione del borgo medioevale,

Bella la presentazione della piantagione eolica.

Ma è sempre mercimonio.

Roba tua, indebito appropriatore inappco, non mia.

Ma lo Stato sono io.

E poi diciamola tutta.

Quando comunicate rompete i coglioni e basta.

Fate allora un vero piano di istruzione colturale trasversale che ce lo spieghi questo pnrr.

Con le visioni per generazioni.

Ma con l’anima dell’amore, non con i numeri della spesa.

Comunicazione, formazione, intrattenimento, racconto, immagini, musiche, arti, mestieri.

Il pnrr come punto di svolta.

Non un arrivo ma una nuova partenza.

Allora si che potrete parlare di ricostruzione.

Ricostruzione del pensiero collettivo e pure del suo inconscio.

Che tutti restano incisi nella neurosfera.

Uno di quei momenti epocali in cui “salta” l’evoluzione.

Un cambio di paradigma è in corso, dunque.

O potrebbe esserlo.

Ecco cosa sentiva nell’aria il Kalimmudda da dovere difendere contro le forze di regresso

Verso la civiltà dell’intelletto diffuso d’amore pervaso.

Ma niente esclusiva di conferenze stampa e notizie Ansia-

Per la carità.

Pensava più a cose tipo streaming in fieri live h 24 e sette, per dire che vi si concedan pure due tette.

Come un bel dì crescemmo guardando quattro gambe.

Giochi social, ma belli.

Costruisci più della tua città: fai il tuo libero stato mondo ideale.

Università in realtà virtuale, dritta nel sublimine.

Ricerca a pioggia.

Allora si che avrai preso la strada per fare il salto.

Dalla comunicazione passiva alla cultura proattiva.

Draghetto, perché ricordi il portale e non la radiotelevisione di stato in convergenza?

E’ una potenza.

Ci si costruiscono i paesi con la tv, non ricordi?

Ci si fanno anche crollare imperi d’utopia.

I poveri soviet annichiliti da un big mac.

Sarà mica un appalto truccato.

Facci delle fiction, invece.

Dei giochi a premio intelligenti.

Dei cartoni animati illuminanti.

Dei festival.

Dei format.

Pregni dell’intelletto di cui siamo prìncipi.

Fai un modello a cappello di storytelling, mannaggia all’inglese.

Crea un filo conduttore che racchiuda tutto ‘sto pnrr nella visione che ci vendi.

Poi li vendi in tutto il mondo, i format, arimannaggia.

Lo fanno già, ma non in tv di quà, che poi noi ce li hamm’accattà.

Ma non siamo l’aristocrazia della cultura mondiale?

Saremo capaci di fare meglio del centesimo portale sovrapposto agli altri.

Burocrazia amministrativa e buropazzia comunicativa.

Devi diffondere l’appartenenza diffusa al nuovo sogno.

Transizione verde

Transizione digitale

Crescita intelligente, sostenibile e inclusiva

Coesione sociale e territoriale

Salute e resilienza economica, sociale e istituzionale

Politiche per le nuove generazioni, l’infanzia e i giovani

E alla fine cosa è che viene fuori, a parte il Paese “più moderno”

Lo Stato senza mercato, pensa quanta bellezza d’utopìa antica

Ma meglio ancora, si può fare di più: il mercato dello Stato.

Utomìa d’economìa.

Ti sei solo dimenticato di esplicitare la redistribuzione dei redditi.

Ma comunque.

Ci dovresti fare un libretto rosso, per un reimprinting neurale generale.

Ma ti prego non ridurre tutto alla lista della spesa di quanto hai speso.

Non mi basta sapere nemmeno quanto rende, mentre sarei curioso di mafie e tangenti.

Tutti vogliono sapere a che serve e a chi.

Perché Tav si e Seregno Milano no.

Devi dircelo con amore, dritto da dentro il cuore.

E’ l’ora della revoluzione della crana.

Magari l’ultima luna.

Esci di banca e fatti una fila alla Caritas.

Vedi dove trovi più virtus.

E inventati il cerotto da vulnus.

Alla fine è questa la synfisica.

Civiltà dell’intelletto diffuso, d’amore pervaso.

Ma ve lo spiego un’altra volta.

Mi è importante rammentare i miei cari 8 metatipi psicologici (292 2223)

1.      Proletario rabbia in prole

2.      Borghese sol pretese

3.      Bambinello meraviglia

4.      Spezzatino da macello

5.      Ignoranti pure inappchi

6.      Satanassi quegli antichi.

7.      Lestofanti quei banchieri

8.      Sacripanti come chiosa.

Ecco.

Sacripanti.

Siate sacripanti.

Non ci bastano i banchieri.

Li chiamavano statisti.

Erano politici .

Derivato da πολίτης «cittadino»

Preposti alla guida di un governo paese verso una visione.

Ma guidati dalla sciensa d’economìa della sciura Pìa.

Ma ci si nasce o lo si diventa così?

Nel dubbio, e beninteso, vedete di non sputtanarvelo il pnrr.

Già lo spacciate per tanto, ma non lo è e ne sono affranto.

Altrimenti preparatevi al grande brrr.

Quel sommesso tremore denso di infrasuoni come di un branco di efelanti al galoppo.

Cattivi, sovversivi, invasivi, perchè vivi.

Al barrìto di dìfolti, dìfolti tu non capirai che la loro lingua tonale ti starà dicendo che quando il banchiere iscariota incontra il branco d’idiota, si riparte da dietro il loro vixi, behind their iron curtain,  

Con tanta utopìa come sinfonìa di voluzione in rì.

Senza più rè.

 

Kalimmudda ipsum dixit

 




martedì 4 maggio 2021

2020 05 04 - Tyrants, Jesters, Warriors & Kalimmuddas - Re deal

 2020 05 04 - Tyrants, Jesters, Warriors & Kalimmuddas

https://www.youtube.com/watch?v=9M05Q02y4SU&list=PLucaM5rs6IejIbMbcTryKvD-WlJftDI9E&index=1 







lunedì 3 maggio 2021

2021 05 03– L’era del draghetto stellato - New deal

 2021 05 03– L’era del draghetto stellato

 La pestilenza si riesiliò.

Nel suo alveo si ritirò.

Forse aveva deciso che l’avvertimento abbastò.

O forse no.

Ma tutti furono molto sollevati.

Pur di credersi risparmiati.

Solo il Kalimmudda non profetò.

Rimase pure a volte interdetto.

Seduto in medighiera sotto la sua ilare quercia.

Da dove guardava il mondo rotolare compiacquente.

E arrivò il momento dell’era del draghetto stellato.

E strisciato.

Come uno chef, o come una bandiera, di quelle piene di stelle, arrivò con la ricetta da piatto ricco.

Che poi era ricco quanto un becco.

Di un quattrino.

Ma alli poveracci colli mortacci sembrò di essere nel bengodì.

Il draghetto aveva una grande carta di credito.

Globbale, cioè.

Si dice che sognò da giovane di fare il pompiere.

Sempre questione di incendi.

A volte da spegnere.

A volte da appicciare.

Divenne un banchiere.

Uno di quelli grossi, che se hanno le mani bucate allora caccian soldi a palate.

Promise mari e monti, incurante della brutta fine che rischiava.

Redisse, o redasse, o …

Oh.. insomma, fece un programma.

Bello, perché bello.

Ma il Kalimmudda ci scorse dentro un tranello.

Di cui il draghetto menava il fardello.

Forse non era in malafede, il poverello.

Ma di certo quella dei banchieri è una famiglia “tutta fratello”.

Insomma, una volta che sei in famiglia non puoi tirarti indietro.

Messa così pare pure una associazione a delinquere.

Ma comunque.

Statista sembrava pure, almeno in potenza.

Ma il Kalimmudda dubitava.

Ogni volta che chiudeva gli occhi vedeva le stelle, di tutti i colori, su tutti gli sfondi di colori stellati.

Finchè un bel dì, il bengodì, da sotto agli occhi sparì.

Il draghetto finse un malore morale.

E dissimulò fastidio etico, di fronte a non si sa più quale questione.

Era irrilevante.

Pretesto funesto, si ricordò di non essere ernesto.

Fuoco, fiamme e apò kalò ce li aveva nel dno.

Nel frattempo il Kalimmudda medighierava dubbioso nel dilemma se fosse nato primo il neuro o il pane.

Aveva sintetizzato le due scuole di banchieri moderne.

C’è chi vuole un chilo di pane e quindi gli serve un neuro.

C’è chi ha due neuro e quindi vuole due chili di pane.

In gioventù aveva sempre prediletto il bisogno al superfluo, ragion per cui si riteneva della prima razza.

Ma poi a medighierare per decenni sulle questioni del mondo un dì si era detto perché no.

In fondo i piccioli neurali non esistono nemmeno ancora, allora tanto vale la stamperia.

Almeno money for tutti, e poi si spantegano in giro seppur con qualche tendenza stercorara ad agglomerarsi su se stessi.

E poi basta non doverli ridare a nessuno……

Il Kalimmudda vide la luce, chiara come un lago senza fango.

Qua nel bengodì di ridare i soldi arriverà un bel dì.

E dove li andrà a pescare il draghetto?

Ci volle un secondo a ribaltare la prospettiva e il draghetto messianico divenne d’istante l’iscariota imperante.

E per forza, tutte quelle stelle non te le danno mica nell’uovo di pasqua.

E’ roba da imperi, mica di ieri.

Il draghetto allora cambiò fattura e come d’incanto divenne egli stesso l’incendio.

S’è spento, se desto.

Si ritirò a vita privata.

E ci diede la sòla finale, terminale.

Allora capirono.

Tutto il bengodì realizzò quel dì.

Non hai i soldi da ridare agli stellati?

No probblema, mi dai in cambio due isole, una autostrada, qualche museo, il colosseo.

E finalmente ti scoprirai babbeo.

Con la capacità di sopportazione che un criceto in gabbia pare un gladiatore.

Sempre lì a godì nel bengodì che non c’è.

E il draghetto non medighierava, non diceva, non faceva.

Era diventato grande.

Zitto osservava.

E lasciava fare, che a rovinarsi ci pensavano da soli.

Fu così che il più grande banchiere dopo il big Bang fece il big Bot.

Senza fare niente.

Con la sua copertura stellata.

Il Kalimmudda pensò ad una sintesi.

Una trappola per topi.

Vai, vai, spendi, spendi, dìfolta, dìfolta.

Ecco cosa era stato.

Un grande banchiere.

Il suo nome non era mica cerutti gino .

E ora , tutti al giambellino.


Kalimmudda ipsum suspicatur




 

 

 



martedì 27 aprile 2021

2021 04 25 – Che tristezza di caffè - New deal

2021 04 25 – Che tristezza di caffè - New deal

 

Che pena?

Che squallore.

Che pippa di virus.

Che pippa di gente.

Lo dicevo io che se durava troppo poco poi non cambiava niente.

Pernacchie di resilienza.

E che palle di parola.

Chissà quanti sanno che vuol dire.

E’ uscito pure il pnrr.

Una pernacchia di scoreggia.

Che ridonda pure in erre.

Cifre a vanvera.

Manipolazione di speranza.

Più sei.

Sei che?

Che ce ne metti cinque.

Non lo capisci che al massimo puoi sperare di tornare.

Di tornare a che?

Torna, torna.

Tutto torna,

con il ri da tornello.

Tutti in fila lungo il budello.

Oh, se quadra.

E come quadra.

Scendo a comprare il pane.

Tutti i tavolini pieni di gente.

Tutti con il caffè.

Generi di prima.

Necessità.

Compiacimento.

Sorridenza.

Serenitenza.

Ghe sem cagati ‘dòss,

Ma e’ finita, dai.

Ce la siamo chiavata.

Quella sfiga di demìa.

Stridìo.

Di gomme.

E sensazioni.

Un retrò urla dalla puzza del suo scappamento.

Indemoniato, posseduto.

E che cazzo fai.

Ma non lo vedi che non ci entri.

Porcodio e porcalamadonna.

Levati dai coglioni.

Dio cane.

Devo andare a lavorare…..

Manco riaperti.

Già vecchi liberti.

Uno che ne passa di là,

non gli fa manco ba’.

Almeno lù baù, l’è semper lù.

Quello della macchina urlata riesce a scappare.

Il bestemmiatore non lo raggiunge.

E da dietro gliene suonano e urlano di ogni.

Nella via già camera a gas.

Sarebbe già una bella contrappassata.

Ma lui niente, sta ricercando il suo falsetto.

Non di certo da tenore.

Un vibrare di furore.

Il semaforo clorofilla.

Si fa verde.

La fila riparte.

E io guardo fiero di distanza.

Con il mio chilo di pane.

Sottobraccio alla francese.

Stranitamente sorpreso.

Ma non è vero.

Lo sapevo dal principio

Questo ecco che ci vuole.

L’olocausto apocalipto.

Brucio holo, apo calo.

E che mi resti sol quel chilo.

Poi chiediamo a chi la guerra,

se l’è fatta per davvero.

Senza l’impero del sé,

Si può campare, oi né.

Ma senza caffè?

Questo virus è una pippa.

A imparare non ci intrippa.

Paroloni gran proclami,

che vi pescan come ami.

Qua ci vuole roba seria.

Tanta vita di miseria.

Che ci insegni infine ordunque,

ch’era meglio la qualunque.

Perso il treno caro clacson.

Ti si spegne pure il fòn.

Niente più parrucca in massa.

Preparatevi alla messa.

Mentre tutti lì al caffè.

Con il loro bel caffè.

Senza fare manco un beh.

Sollevando un narghilè.

Una cosa positiva però c’è.

Se volessi cheguevare.

Potrei smetter di rimare.

E spiazzare il mondo mezzo

Del caffè con il suo prezzo.

Te lo lascio già pagato.

Marginale quello buono.

Che ti rompa l’equilibrio.

Che credevi di ludibrio.

Con il cambio di un agguato.

A cui mai avei pensato.

Nel tuo crederti pensante.

Perché ancora benestante.

Si con un caffè binario,

sarei rivoluzionario.

Te lo bevi e sei di greggi

Te lo suco e fuorileggi.

Venticinque a porta aperta,

che vergogna da liberta.


Kalimmudda ipsum dixit






domenica 25 aprile 2021

2021 04 24 – Spiraglio di fravaglio

2021 04 24 – Spiraglio di fravaglio

Conguaglio.

Bagaglio.

Aglio.

Qualcosa mi frulla in testa.

Come un sonaglio.

Ma non lo distinguo bene.

Tutto ammassato.

Un caravanserraglio.

Un tizio cammina per strada.

Incrocia un gruppetto.

Confusione.

Partono gli schiaffi.

Che se li prende tutti il tizio.

Arriva la polizia, lo guarda e gli fa : “lei e’ colpevole”

E lo arresta in sedazione.

Questa più o meno e’ la mia ultima doppia settimana.

Senza rompere le balle di dettaglio.

Ma serve lo spiraglio

Dato che bisogna essere positivi, seppur nel senso della doppia negazione eppur senza la prima, che fare ?

La radiovisione nun se po’fa.

Odc non e’ ipnotico, come può uno schermo di deraglio.

Televisione, ci vuole la televisione.

Qualcosa di sensato, ma leggero e delicato.

Denigrata e ripudiata, nuovi media in convergenza, ti risolve l’emergenza.

Manco a farlo apposta, pillole di cultura a sconfigger la iattura.

E diciamolo, allora.

Fuori i nomi.

E’ la bollaneide.

E poi mi magnificano il capitalismo di Netflix, la gran parte delle cui cose sono serie fuffuriose...

E quindi W la Rai.

E poi dimmi se non ci avevano ragione i comunisti con l'economia di Stato pianificata.

Bastava solo un po' di evoluzione.

Ha sbagliato anche Cacciari, stavolta. E facciamolo un altro nome.

Che ha dichiarato, sull'enfasi, che la RAI non è strategica.

Strategica?

E' l'ultimo baluardo prima dell'invasione finale.

Delle serie evolutesi dai polpettoni telenovelici.

Negarlo e’ come dire "facciamo cadere Stalingrado", tanto poi scappiamo in Siberia.

Praticamente Ravisiogrado, con tanto di cavallo imbizzarrito.

Io in Siberia; grazie anche no.

La Siberia ce l’ho già tutto intorno.

E quindi?

O forse ?

Riconnettetevi, bande di sarabande bollande.

Voce del verbo Bollanire, ad evocare bolle papande.

Mi faccio pope.

E ce e la metto io, la bolla papanda.

E chiudo lo spiraglio.

Spiraglio, fravaglio, fattura che vi quaglio.

Ridondo la macumba.

In via dei matti numero zero

Ma era bella bella davvero.

In via dei matti, numero 0,

in via dei matti numero zero.

Io sono fiero di essere zero.

Non come te che sei il nulla.


Kalimmudda ipsum dixit