sabato 8 maggio 2021

2021 05 08 – PNRC – Piano Nazionale di Resilienza Culturale - New deal

2021 05 08 – PNRC – Piano Nazionale di Resilienza Culturale

Con tanta amata ontologia di cloeconomie, non ci si può arrendere. Il banchiere iscariota dell’amore e’ troppo.

Con quel sottofondo di spesa risolutiva e con il subliminale default sempre incombente e’ intellettualmente quasi insopportabile. Anche perche’ seppur non defaultassimo diventeremo terra di conquista.

Il nostro default costerebbe quasi 3.000 miliardi di euro. Metà alla Ue si dice. Oggi con 250 ci mettono una pezza temporale, poi si vedrà. Se non funziona e’ facile prevedere moti di piazza.

Sono state affascinanti le rivoluzioni, per tanti, ma fanno sempre male.

Oggi viviamo un punto di svolta in quella che definiamo revoluzione perenne, in aggiustamenti progressivi.

Con una disponibilità di conoscenza e coscienza che l’umanità mai ha avuto prima.

L’iscariota deve essere convertito.

Meno neuro, che nemmeno esiste ancora, più pane, sia vero che metaforico.

C’e’ chi lo ha già fatto: in miliardi sappiamo che bisogna cambiare e molti milioni lo fanno già.

Ma l’iscariota va acculturato.

Pur se grati per tutta la massa monetaria messa in circolo, questa deve diventare neuro. Moneta intelligente, misurata e usata in un altro modo.

Ci vuole la sovversione verso un modello culturale, misurato con l’economia, ma guidato da una politica presciente di visione.

Oikos e  Nomos, casa e norma, economia. Grandi parole che alla fine riportano al buonsenso della persona comune. Economia vuol dire, in sintesi, utilizzo di risorse scarse efficiente, equo, sostenibile, ecologico, circolare.

E’ solo questione di come si calcola e se ne agisce la ridistribuzione del profitto, banale ma vero, per attuare quella definita”la revoluzione perenne delle farfalle di sopramezzo”, che portasse non alla società senza classi, ma ad un rigoroso e regolare travaso in una sola classe di mezzo, attraverso perenni aggiustamenti successivi.

Oggi abbiamo una occasione per fare un salto evolutivo della specie umana. Qualcosa ci ha insegnato questa demìa. Ma il sopramezzo non può restare indifferente e felice delle sue piccole riconquiste.

E’ giunta l’ora del PNRC, del Piano Nazionale di Resilienza Culturale.

Ultimo treno per individui avulsi dalla massa, che avevano percepito, per legge, di dovere comunicare. Lo chiede la Ue. Ma non avevano comunicato con l’essenza: non erano synfisici, troppo fieri di un caffè riconquistato per vedere oltre.

E la cultura restava mercimonio, in tante spezzature per nulla “syn”: non qualcosa di messo in comune al servizio comune. L‘intelletto era il vero iscariota: ci voleva l’amore, quello gratuito senza neuri. Intelletto traditore, che amòr curi dottore. Tutto è sempre stato solo per amore. La metafisica presente in ogni cosa. Che fattasi, o essendosi, bellezza, avrebbe curato i mali del mondo.

Ma non divaghiamo

Il banchiere da bravo banchiere aveva recepito la legge del rendimento, ma non quella dell’amore.

Comunicare, si. Basta che costi poco e renda tanto. Ovvio.

Un portale. Voleva fare un portale. Uh signùr.

Eh no! Non ci  serve la lista della spesa.

Ci serve canoscenza, quella intrisa di benpensare, senza retropensare.

Ci serve l’autostrada dell’amore, diffuso in interconnessione pervasa.

E come si fa?

Va bene fare i piani. E poi le opere. Si pecca in pensieri, parole, opere e omissioni. Ma si vola con pensieri, parole, opere e missioni. Questa è manifestazione d’amòr che move il sole, come i cuori.

La missione ha da essere la crescita della coscienza collettiva. Si  deve diffondere appartenenza, orgoglio, conoscenza, si. Con tanta bellezza.

Bello l’evento al Colosseo. Bella la riqualificazione del borgo medioevale. Bella la presentazione della piantagione eolica. Ma è sempre mercimonio. Roba tua, indebito appropriante, non mia. Ma lo Stato sono io. E poi diciamola tutta. Quando comunicate siete noiosi e confusi.

Fate allora un vero piano di istruzione colturale trasversale che ce lo spieghi questo PNRC.

Con le sue visioni per generazioni.

Ma con l’anima dell’amore, non con i numeri della spesa.

Comunicazione, formazione, intrattenimento, racconto, immagini, musiche, arti, mestieri.

Il PNRC come punto di svolta.

Non un arrivo ma una nuova partenza.

Allora si che potrete parlare di ricostruzione.

Ricostruzione del pensiero collettivo e pure del suo inconscio, che tutti restano incisi nella neurosfera.

Uno di quei momenti epocali in cui “salta” l’evoluzione verso la civiltà dell’intelletto diffuso d’amore pervaso.

Ma niente esclusiva di conferenze stampa e notizie Ansia, per la carità.

Penserei più a cose tipo streaming in fieri live h24 e sette, per dire che vi si concedan pure due tette.

Come un bel dì crescemmo guardando quattro gambe.

Giochi social, ma belli.

Costruisci più della tua città: fai il tuo libero stato mondo ideale.

Università in realtà virtuale, dritta nel sublimine.

Ricerca a pioggia.

Allora sì che avremo preso la strada per fare il salto.

Dalla comunicazione passiva alla cultura proattiva.

In tutto questo, Presidente, perché ricordi un portale e non la radiotelevisione di stato in convergenza?

E’ una potenza.

Ci si costruiscono i paesi con la tv, anche se oggi  pure di più.

Ci si fanno anche crollare imperi d’utopia, a dire il vero.

Facci delle fiction, piuttosto del portale. Dei giochi a premio intelligenti. Dei cartoni animati illuminanti. Dei festival aggreganti. Dei format intriganti.

Pregni dell’intelletto di cui siamo prìncipi.

Fai un modello a cappello.

Crea un filo conduttore che racchiuda tutto questo PNRC nella visione che ci vendi.

Poi li vendi in tutto il mondo, i format, mannaggia.

Ma non siamo l’aristocrazia della cultura mondiale?

Saremo capaci di fare meglio del centesimo portale sovrapposto e uguale agli altri.

Burocrazia amministrativa e buropazzia comunicativa.

Bisogna diffondere l’appartenenza diffusa al nuovo sogno.

1.      Transizione verde

2.      Transizione digitale

3.      Crescita intelligente, sostenibile e inclusiva

4.      Coesione sociale e territoriale

5.      Salute e resilienza economica, sociale e istituzionale

6.      Politiche per le nuove generazioni, l’infanzia e i giovani

E alla fine viene fuori il Paese “più moderno” di uno Stato senza mercato.

Lo Stato senza mercato, pensa quanta bellezza d’utopìa antica.

Presidente, ti sei solo dimenticato di esplicitare la redistribuzione dei redditi.

Ma comunque.

Ci dovresti fare un libretto rosso, per un reimprinting neurale generale.

Ma ti prego non ridurre tutto alla lista della spesa di quanto hai speso.

Non mi basta sapere nemmeno quanto rende, mentre sarei curioso di mafie e tangenti.

Tutti vogliono sapere a che serve e a chi. Perché Tav si e Seregno Milano no.

Ma devi dircelo con amore, dritto da dentro il cuore.

E’ l’ora della revoluzione della “grana”, che diventi divino strumento.

Mi è necessario essere Sacripanti.

Non ci bastano i banchieri.

Li chiamavano statisti. Erano politici. Derivato da πολίτης  «cittadino». Preposti alla guida di un governo paese verso una visione.

E guidati dalla scienza di economìa della persona comune.

Ma ci si nasce o lo si diventa così?

Nel dubbio, e beninteso, vedete di non sputtanarvelo il PNRC.

Già lo spacciate per tanto, ma non lo è e ne sono affranto.

Citate: quando il banchiere iscariota incontra il branco d’idiota, si riparte da behindtheirironcurtain,

Con tanta utopìa di rivoluzione, senza più re.

 


 

 

 

 

2021 05 09 – Uiua la mamma, no?

 2021 05 09 – Uiua la mamma, no?

Pronuncia incontestabile.

W doppia fa ui, uà. Uahhh.

L’ultima Ondivaga Diurna Congrega, Donatella “missfidanza” ha detto che ero venuto a mancare, o ero mancato, non ricordo.

Peccato.

Invece no.

Missfidanza voglio allora vedere chi lo coglie…e resisto alla tentazione di darvi il là.

Per non rovinare il gioco a premi, che chi indovina vince ….un premio ingombrante

E poi decida se è un gentile epitetico insulto o un gran complimento, a lei che è un po’ mamma di tutti noi congreg….ari. isti. anti, greghi.

Greghi mi piace, siamo congreghi.

E che c’entra con la mamma?

E’ che io l’ho ascoltata la parola buona, ed era pure molto bella.

Dopodiché, vuoto mnemonico: m’a ricordi più.

Forse ricordo solo di avere sentito qualche accenno alla libertà, ma davvero me ricordi più.

Allora sono andato sui siti.

Ma mi pare che non ci sia ancora.

E quindi?

E quindi peggio per voi.

Non vi parlo di mamma in quanto grande madre, madre madonna o non so che.

Ma della mia mamma.

Mh……

No mi ricordo niente.

Sembrava tapezzeria

Allora, ora dovete sapere che dopo le mie vicissitudini, ecco qui il mocambo tutto in fior.

Insomma, ho adottato l’approccio dell’irrefrenabile ilarità del Kalimmuda.

E da pigarolo sono divenuto ridarolo.

E cerco di fare ridere chi ho davanti, magari anche dietro a un microfono, in ogni modo.

Più serotonina, o dopamina, o risolina, o idrolitina.

O nina

Una risatina.

In ufficio mi hanno fatto di recente una intervista chiedendomi chi ero e che facessi.

Ho risposto che facevo il giullare.

E per cercare di fare ridere uso, ma in realtà non uso ma emergono, il nonsenso, il controsenso, i sentieri neuronali a doppi sensi, le rime, che a me fanno scompisciare soprattutto quando aprono nuovi sentieri e schemi neuronali che poi diventano le libere associazioni.

Ci ha fondato la psicanalisi, quel maniaco di Freud, ma lui faceva piangere non ridere.

Sto subonscio non si sa bene perché è sempre brutto.

Al parcheggio del bello sembra non sia dato di accedere.

E già direte: si ma la mamma?

Allora, assodato che non ricordo quasi niente, un giorno vado al cimitero che a me mette allegrìa.

Mi da l’idea del villaggio vacanze eterno di pace.

Spunta un leprotto di fianco alla tomba.

Io mi avvicino e quello indietreggia, ma non scappa.

Allora lo copio e indietreggio io.

E lui si avvicina.

Andiamo avanti un po’ finchè ci fermiamo a due metri di distanza, inframmezzati dalla tomba di mio padre.

Io lo guardo e noto quel tipico frinire di narici che hanno anche i conigli.

Mi flasha istantaneo il ricordo dell’unica cosa che mia madre faceva ogni tanto per farmi ridere.

Il frinire di narici a faccia immobile.

E quindi deduco che il leprotto era mamma leprotta.

Come è questa come libera associazione,  mister  professorino (anche questa è a indovinello) Freud?

Ho appena finito di scrivere roba grossa sull'amore universale.

Un riso so, so, che ci sta bene.

Dedica musicale obligatuàr, alla franzosa: imperdibile!!!.

Con la sua libera associazione agli anni 50 e al pnrr e…ancora tu: a educanda mamma Rai.

E che ne so da dove sbucano ste associazioni.

Sarà mamma che alleggerisce o approva, in presenza.

No ?

Kalimmudda kalispera 



venerdì 7 maggio 2021

2021 05 08 – Il cuore aperto del pnrr - New deal

2021 05 08 – Il cuore aperto del pnrr

Con tutto il suo bell’amato ontolink di cloeconomie,  il Kalimmudda non si voleva proprio arrendere.

Il banchiere iscariota era troppo.

E quello stridulìo sublimìneo, dìfolta, dìfolta, non lo poteva proprio sopportare.

Si poteva prevenire, eccome.

Erano cento venti anni che ci si preparava.

O molti di più, in effetti.

Dal principio del principio, in realtà.

Invece già vedeva i moti di piazza.

Gli vennero in mente quelli dei decenni, secoli, passati.

Per anni era rimasto affascinato dalle rivoluzioni.

Ma aveva constatato che fanno sempre male.

Poi aveva evoluto verso la sua concezione di revoluzione, perenne.

Tutte quelle volte che l’umanità sembrava sul punto di spiccare il volo.

Ma poi inesorabilmente si inciampava addosso.

O almeno così sembrava ai più, sempre propensi a pesare i meno, meno i più accumulati.

Bisogno di appropriazione, l’istinto di conservazione, in una costante fame di altro che pur li aveva portati li.

Sempre tra l’orlo del baratro e il volo da vertigine.

Il Kalimmudda ben la vedeva la serie di salti di pozza in pozza fino al fiume dell’oggidì.

Verze e patate.

Petrolio e carbonio.

Fabbriche e proletari.

Consumi e monete.

Profitti e danari.

Monete e banchieri.

Inframmezzati da rivoluzioni, guerre, depressioni, pure tutto cresceva, migliorava, progrediva.

Con una mostruosa capacità di annichilirsi con un semplice colpo di spugna.

Come i bambini coi giocattoli.

Ma anche di creare e costruire.

E stavolta doveva essere quella buona.

C’era qualcosa nell’aria.

Oltre a quella pena di pippa di virus, seppur durato troppo poco per potere ridondare una traccia di vinile già solcata fino all’infinito.

Era tra il monito e l’illuminazione.

Una iniziazione di massa.

Una iniezione di frenìa pervasa.

Nella neurosfera.

Now or never again.

Alcuni dissero che la singolarità era vicina.

Ci fecero anche delle universià dedicate.

E intanto….

Kalimmudda capì.

L’iscariota s’avea da  converti’.

Meno neuro, che nemmeno esisteva ancora, più pane, vero e metaforéo

C’era chi lo aveva fatto il convertendo.

Ma mica quello solo.

Milioni di milioni, come salami scherniti, e invece della revoluzione motori.

Alla fine per questione di cultura.

Ecco.

L’iscariota andava acculturato.

Pur se grati per tutta la massa monetaria messa in circolo, questa doveva diventare neuro.

Moneta intelligente, misurata in joule forse, come quel  profeta di moneta cybratto

Sovversione.

Ci voleva la sovversione.

Che mica vuol necessariamente dire violenta.

Dai due euri per due pani si doveva rieducare all’un pane per un neuro.

Oikos nomos .

Casa e norma.

Eco nomia.

O forse meglio politica dell’economia

Quello che il Kalimmudda parafrasava era la sciensa del portafoglio della sciura Pia.

In sintesi, efficiente uso di risorse.

Vuol dire tutto.

Equo, sostenibile, ecologico, circolare.

E’ solo questione di come si calcola.

E se ne agisce la ridistribuzione.

Il profitto, oggidì sovra proficuo giovamento oblivio di troppe esternevolezze

Nato dal bisogno di accumulare da ancestrale istinto di sopravvivenza, oggi va mediato.

Per guadagnarci tutti.

La revoluzione delle farfalle di sopramezzo, l’aveva chiamata nelle sue sofìe. ReFaSo.

Refaso tutto, questa era l’occasione.

Non senza classi, dunque, ma un rigoroso e regolare travaso in una sola classe.

Del mezzo.

Meglio distribuita attorno alla normale gaussiana.

Il Kalimmudda si ricordò di quando si definiva misura.

Computatore del processo di revoluzione continua.

Perenne.

Decise che questo era un momento di salto evolutivo, e bisognava saltare bene.

E ritenne di dovere partire per l’acculturare.

Ormai uso all’essere schernito e abbeccato, eppure obbligato dalla canoscenza a lui rivelatasi.

Per spiegare, insegnare, educare e preparare alla grandeure richiesta dal momento.

Ma il soprammezzo restava anormale.

Felice delle sue piccole riconquiste.

Un popolo da un caffè per il mio regno.

Fino a che arrivò la divina pernacchia.

Era giunta l’ora del pnrr.

Ultimo treno per malati di protagonsimo.

Individui avulsi dalla massa.

Avevano percepito, per legge, di dovere comunicare.

Ma non avevano comunicato con l’essenza.

Con la neurosfera, l’anime del mondo, Dio, il tutto.

Fate un po’ voi.

Non erano synfisici, troppo fieri di un caffè per vedere oltre.

E la cultura restava mercimonio, in tante spezzature per nulla syn.

Non qualcosa di messo in comune al servizio comune.

Il Kalimmudda ricordò allora che l‘intelletto era il vero iscariota.

Ci voleva l’amore, quello gratuito senza neuri.

Si, agapò.

Intelletto traditore, che amòr curi dottore.

E l’amore era gravità, con energia.

Si ricordò ancora della sua teneramente donatagli rivelazione della synfisica.

Per amore, per amore, tutto è sempre stato solo per amore.

La metafisica presente in ogni cosa.

Che fattasi, o essendosi, bellezza, avrebbe curato i mali del mondo.

Ma decise di non divagare

E si presentò dal draghetto stellato.

Da bravo banchiere aveva recepito la legge del rendimento, ma non quella dell’amore.

Comunicare, si.

Basta che costi poco e renda tanto.

Ovvio.

Ma non aveva previsto il canale con l’essenza.

Memorie passate presenti e future.

Anime, singole e mundi, neurosfere, inconscio collettivo.

E il conscio a seguire.

Tutto istèss, incisione in gravitone come in un disco di vinile dove tutto era scritto e vivo.

Per amore.

Un portale.

Voleva fare un portale.

Uh signùr.

Eh no, draghetto caro.

Non mi serve la lista della spesa.

Mi serve canoscenza, quella intrisa di benpensare, senza retropensare.

Mi serve l’autostrada dell’amore, diffuso in interconnessione pervasa.

E come si fa?

Va bene fare i piani.

E poi le opere.

Si pecca in pensieri, parole, opere e omissioni

Ma si vola con pensieri, parole, opere e missioni.

Oh.

Questa è manifestazione d’amòr che move il sole, come i cuori.

La missione ha da essere la crescita della coscienza collettiva.

Je devi da dare appartenenza, orgoglio, conoscenza, si.

Con tanta bellezza.

Bello l’evento al colosseo.

Bella la riqualificazione del borgo medioevale,

Bella la presentazione della piantagione eolica.

Ma è sempre mercimonio.

Roba tua, indebito appropriatore inappco, non mia.

Ma lo Stato sono io.

E poi diciamola tutta.

Quando comunicate rompete i coglioni e basta.

Fate allora un vero piano di istruzione colturale trasversale che ce lo spieghi questo pnrr.

Con le visioni per generazioni.

Ma con l’anima dell’amore, non con i numeri della spesa.

Comunicazione, formazione, intrattenimento, racconto, immagini, musiche, arti, mestieri.

Il pnrr come punto di svolta.

Non un arrivo ma una nuova partenza.

Allora si che potrete parlare di ricostruzione.

Ricostruzione del pensiero collettivo e pure del suo inconscio.

Che tutti restano incisi nella neurosfera.

Uno di quei momenti epocali in cui “salta” l’evoluzione.

Un cambio di paradigma è in corso, dunque.

O potrebbe esserlo.

Ecco cosa sentiva nell’aria il Kalimmudda da dovere difendere contro le forze di regresso

Verso la civiltà dell’intelletto diffuso d’amore pervaso.

Ma niente esclusiva di conferenze stampa e notizie Ansia-

Per la carità.

Pensava più a cose tipo streaming in fieri live h 24 e sette, per dire che vi si concedan pure due tette.

Come un bel dì crescemmo guardando quattro gambe.

Giochi social, ma belli.

Costruisci più della tua città: fai il tuo libero stato mondo ideale.

Università in realtà virtuale, dritta nel sublimine.

Ricerca a pioggia.

Allora si che avrai preso la strada per fare il salto.

Dalla comunicazione passiva alla cultura proattiva.

Draghetto, perché ricordi il portale e non la radiotelevisione di stato in convergenza?

E’ una potenza.

Ci si costruiscono i paesi con la tv, non ricordi?

Ci si fanno anche crollare imperi d’utopia.

I poveri soviet annichiliti da un big mac.

Sarà mica un appalto truccato.

Facci delle fiction, invece.

Dei giochi a premio intelligenti.

Dei cartoni animati illuminanti.

Dei festival.

Dei format.

Pregni dell’intelletto di cui siamo prìncipi.

Fai un modello a cappello di storytelling, mannaggia all’inglese.

Crea un filo conduttore che racchiuda tutto ‘sto pnrr nella visione che ci vendi.

Poi li vendi in tutto il mondo, i format, arimannaggia.

Lo fanno già, ma non in tv di quà, che poi noi ce li hamm’accattà.

Ma non siamo l’aristocrazia della cultura mondiale?

Saremo capaci di fare meglio del centesimo portale sovrapposto agli altri.

Burocrazia amministrativa e buropazzia comunicativa.

Devi diffondere l’appartenenza diffusa al nuovo sogno.

Transizione verde

Transizione digitale

Crescita intelligente, sostenibile e inclusiva

Coesione sociale e territoriale

Salute e resilienza economica, sociale e istituzionale

Politiche per le nuove generazioni, l’infanzia e i giovani

E alla fine cosa è che viene fuori, a parte il Paese “più moderno”

Lo Stato senza mercato, pensa quanta bellezza d’utopìa antica

Ma meglio ancora, si può fare di più: il mercato dello Stato.

Utomìa d’economìa.

Ti sei solo dimenticato di esplicitare la redistribuzione dei redditi.

Ma comunque.

Ci dovresti fare un libretto rosso, per un reimprinting neurale generale.

Ma ti prego non ridurre tutto alla lista della spesa di quanto hai speso.

Non mi basta sapere nemmeno quanto rende, mentre sarei curioso di mafie e tangenti.

Tutti vogliono sapere a che serve e a chi.

Perché Tav si e Seregno Milano no.

Devi dircelo con amore, dritto da dentro il cuore.

E’ l’ora della revoluzione della crana.

Magari l’ultima luna.

Esci di banca e fatti una fila alla Caritas.

Vedi dove trovi più virtus.

E inventati il cerotto da vulnus.

Alla fine è questa la synfisica.

Civiltà dell’intelletto diffuso, d’amore pervaso.

Ma ve lo spiego un’altra volta.

Mi è importante rammentare i miei cari 8 metatipi psicologici (292 2223)

1.      Proletario rabbia in prole

2.      Borghese sol pretese

3.      Bambinello meraviglia

4.      Spezzatino da macello

5.      Ignoranti pure inappchi

6.      Satanassi quegli antichi.

7.      Lestofanti quei banchieri

8.      Sacripanti come chiosa.

Ecco.

Sacripanti.

Siate sacripanti.

Non ci bastano i banchieri.

Li chiamavano statisti.

Erano politici .

Derivato da πολίτης «cittadino»

Preposti alla guida di un governo paese verso una visione.

Ma guidati dalla sciensa d’economìa della sciura Pìa.

Ma ci si nasce o lo si diventa così?

Nel dubbio, e beninteso, vedete di non sputtanarvelo il pnrr.

Già lo spacciate per tanto, ma non lo è e ne sono affranto.

Altrimenti preparatevi al grande brrr.

Quel sommesso tremore denso di infrasuoni come di un branco di efelanti al galoppo.

Cattivi, sovversivi, invasivi, perchè vivi.

Al barrìto di dìfolti, dìfolti tu non capirai che la loro lingua tonale ti starà dicendo che quando il banchiere iscariota incontra il branco d’idiota, si riparte da dietro il loro vixi, behind their iron curtain,  

Con tanta utopìa come sinfonìa di voluzione in rì.

Senza più rè.

 

Kalimmudda ipsum dixit

 




martedì 4 maggio 2021

2020 05 04 - Tyrants, Jesters, Warriors & Kalimmuddas - Re deal

 2020 05 04 - Tyrants, Jesters, Warriors & Kalimmuddas

https://www.youtube.com/watch?v=9M05Q02y4SU&list=PLucaM5rs6IejIbMbcTryKvD-WlJftDI9E&index=1 







lunedì 3 maggio 2021

2021 05 03– L’era del draghetto stellato - New deal

 2021 05 03– L’era del draghetto stellato

 La pestilenza si riesiliò.

Nel suo alveo si ritirò.

Forse aveva deciso che l’avvertimento abbastò.

O forse no.

Ma tutti furono molto sollevati.

Pur di credersi risparmiati.

Solo il Kalimmudda non profetò.

Rimase pure a volte interdetto.

Seduto in medighiera sotto la sua ilare quercia.

Da dove guardava il mondo rotolare compiacquente.

E arrivò il momento dell’era del draghetto stellato.

E strisciato.

Come uno chef, o come una bandiera, di quelle piene di stelle, arrivò con la ricetta da piatto ricco.

Che poi era ricco quanto un becco.

Di un quattrino.

Ma alli poveracci colli mortacci sembrò di essere nel bengodì.

Il draghetto aveva una grande carta di credito.

Globbale, cioè.

Si dice che sognò da giovane di fare il pompiere.

Sempre questione di incendi.

A volte da spegnere.

A volte da appicciare.

Divenne un banchiere.

Uno di quelli grossi, che se hanno le mani bucate allora caccian soldi a palate.

Promise mari e monti, incurante della brutta fine che rischiava.

Redisse, o redasse, o …

Oh.. insomma, fece un programma.

Bello, perché bello.

Ma il Kalimmudda ci scorse dentro un tranello.

Di cui il draghetto menava il fardello.

Forse non era in malafede, il poverello.

Ma di certo quella dei banchieri è una famiglia “tutta fratello”.

Insomma, una volta che sei in famiglia non puoi tirarti indietro.

Messa così pare pure una associazione a delinquere.

Ma comunque.

Statista sembrava pure, almeno in potenza.

Ma il Kalimmudda dubitava.

Ogni volta che chiudeva gli occhi vedeva le stelle, di tutti i colori, su tutti gli sfondi di colori stellati.

Finchè un bel dì, il bengodì, da sotto agli occhi sparì.

Il draghetto finse un malore morale.

E dissimulò fastidio etico, di fronte a non si sa più quale questione.

Era irrilevante.

Pretesto funesto, si ricordò di non essere ernesto.

Fuoco, fiamme e apò kalò ce li aveva nel dno.

Nel frattempo il Kalimmudda medighierava dubbioso nel dilemma se fosse nato primo il neuro o il pane.

Aveva sintetizzato le due scuole di banchieri moderne.

C’è chi vuole un chilo di pane e quindi gli serve un neuro.

C’è chi ha due neuro e quindi vuole due chili di pane.

In gioventù aveva sempre prediletto il bisogno al superfluo, ragion per cui si riteneva della prima razza.

Ma poi a medighierare per decenni sulle questioni del mondo un dì si era detto perché no.

In fondo i piccioli neurali non esistono nemmeno ancora, allora tanto vale la stamperia.

Almeno money for tutti, e poi si spantegano in giro seppur con qualche tendenza stercorara ad agglomerarsi su se stessi.

E poi basta non doverli ridare a nessuno……

Il Kalimmudda vide la luce, chiara come un lago senza fango.

Qua nel bengodì di ridare i soldi arriverà un bel dì.

E dove li andrà a pescare il draghetto?

Ci volle un secondo a ribaltare la prospettiva e il draghetto messianico divenne d’istante l’iscariota imperante.

E per forza, tutte quelle stelle non te le danno mica nell’uovo di pasqua.

E’ roba da imperi, mica di ieri.

Il draghetto allora cambiò fattura e come d’incanto divenne egli stesso l’incendio.

S’è spento, se desto.

Si ritirò a vita privata.

E ci diede la sòla finale, terminale.

Allora capirono.

Tutto il bengodì realizzò quel dì.

Non hai i soldi da ridare agli stellati?

No probblema, mi dai in cambio due isole, una autostrada, qualche museo, il colosseo.

E finalmente ti scoprirai babbeo.

Con la capacità di sopportazione che un criceto in gabbia pare un gladiatore.

Sempre lì a godì nel bengodì che non c’è.

E il draghetto non medighierava, non diceva, non faceva.

Era diventato grande.

Zitto osservava.

E lasciava fare, che a rovinarsi ci pensavano da soli.

Fu così che il più grande banchiere dopo il big Bang fece il big Bot.

Senza fare niente.

Con la sua copertura stellata.

Il Kalimmudda pensò ad una sintesi.

Una trappola per topi.

Vai, vai, spendi, spendi, dìfolta, dìfolta.

Ecco cosa era stato.

Un grande banchiere.

Il suo nome non era mica cerutti gino .

E ora , tutti al giambellino.


Kalimmudda ipsum suspicatur