domenica 16 gennaio 2022

2022 01 16 - Gasiamoci tutti

 2022 01 16 - Gasiamoci tutti

Facciamo per finta.

Sta passando.

Si vede il picco.

Si sogna il bricco.

Come pantani.

Incùbo mortirolo.

Alziamo la testa per vedere se fosse finita.

Come pecore speriamo di si.

Speriamo nel gregge.

Non pensiamo alle schegge.

Non di follia, qua sono di folìa

Ci troviamo nel nuovo mondo.

Abbiamo imparato la lezione.

E ne abbiamo approfittato per fare tutto nuovo.

Abbiamo transìto tutto in verde.

Energia pulita in cambio di geopolitica.

Uno stato di qua, una guerra di la.

Un canale di giù, un tubo di su.

Insomma, mentre il virus pedalava ci han gabbato dalla cima.

Dove son gli attivisti?

Perche’ non gli danno più voce?

Sara mica per i nuovi proclami.

Nucleare e gas in cima alla tassonomia Ue.

Ah, no.

Eran le rinnovabili.

Ups, froidiano.

E’ che non so cosa sia la tassonomia.

Suona di tasso, tassi, tassa, tasse.

Ma per il gas ci fanno la guerra.

Appena finito il tubo norreno, giù un ucraino perde terreno.

Mentre il kazaco la fa da cosacco, e la piana riserva rimane in Siberia lontana.

Ma poi il gas non faceva emissioni?

Mi sa proprio che giocano ai monopòli.

Resta il nucleare, in attesa dell’acqua idrogenata.

Basta farlo piccolo.

E al massimo facciamo un funghetto collaterale molto più piccolo di una centrale.

E ognuno girerà col suo contatore.

Una pila formato stilo farà da nano reattore, infilata ben su, su nel retto inferiore.

Sa tanto di scusa questa del reattorino.

Mentre più vero mi pare il norreno.

E quindi gasiamoci tutti.

Anzi, no.

Era gassiamoci tutti.

Olocausto carbonio.

Un trentennio a disposizione, dicono.

Con l’acqua alta alle coste, credo.

Quella storia dei ghiacciai io l’ho vista.

Svoltavo una curva e si stagliavan di bianco.

Mentre adesso ci trovo solo ermellotta da prato maròn.

Simpatici roditori, per la carità.

Ma a roderci presto il culo sarà.

Intanto io vado a piedi, emettendo solo peti.

E che puozzo fa’.

Io non perdono e tocco .

Kalimmudda a reactionem



mercoledì 12 gennaio 2022

2022 01 12 – La coerenza nel vaccino

2022 01 12 – La coerenza nel vaccino

Ebbene si.

Oggi mi son fatto la pera.

E nessuno mi ha contestato niente.

Nessun dondolìo di disapprovazione

Anzi.

Per la prima volta in vita mia c’era un esercito di esercito li apposta per bucarmi.

Ma come ?

Ma tu non eri quello che io non mi vaccino?

1.      Non sono una cavia

2.      Non approprio plusvalore

3.      Non vedo la cura

Quasi un no vacs.

Anzi no, per la carità, no vacs proprio no.

Sta di fatto che un colpo di spugna  e tanti saluti ai principi, senza accento a trabocchetto.

Ora.

E’ pur vero che la coerenza è la virtù dei cretini.

Ma in realtà non è come sembra

Sono anni che reclamo.

Addirittura pregando Stefanos santos : vaccina nos tu.

E nessuno si decideva

Mentre il tempo passava

E il virus variava

E io sognavo l’ossimorico tiranno illuminato.

Che ordinasse il da farsi.

Senza farse.

Finché è arrivato.

L’obbligator vaccinar.

Che sembra la coda, ma in realtà è quello che infine decide e si impone.

Devo dire che la macchina vaccinale appare subito come una macchina da guerra.

Con tutti i suoi alpini a corredo, addirittura commoventi volontari.

Organizzassero così l’agenzia delle entrate avremmo tappato il buco da 200 che ci attanaglia il futuro.

Comunque all’uscita faccio per accendermi una sigaretta incurante delle statistiche sui morti di tumore.

Oramai assuefatto ai morti di virus.

Vengo avvicinato da due giornalisti.

Una mi piazza il gelato in bocca.

Fanculo la sigaretta.

Che mi sostituisce col gelato

E presuppone : come è andata questa terza dose ?

La gelo con un : era la prima

E come mai solo adesso?

Perché avevo delle perplessità, e aspettavo l’obbligo.

Eh?

Eh.

Aspettavo che mi obbligassero.

E adesso come si sente ?

Sollevato.

Cioè?

Con un senso di sollievo, che altro cioè?

Me li immagino ancora li a fare domande senza ricevere risposte di dubbiosa coerenza.

Ma non è che la coerenza sia la virtù dei cretini.

E’ il dubbio che è la virtù dei scretini.

E io me lo sono vissuto per due anni.

Che sollievo questa pera.

Un viaggio da chimera.

Anche se non si sente niente.

La leggerezza rimane.

Come pensieri di brezza.

 Devi fare ciò che ti fa stare bene

Kalimmudda ipse immunix




 

lunedì 3 gennaio 2022

2022 01 01 Synfisica - Amore gravità e intelletto civiltà - Immagini PPT


Synfisica
Amore gravità, intelletto radiazione di civiltà e alcune dinamiche dominanti
https://drive.google.com/file/d/0BzJp9QwA8rYgNjZHd1c3b2FUM2M/view?resourcekey=0-6mdr1MEgo7UVtScumHXToQ
Selezionare link, cliccare vai a google e poi scaricare in word

Immagini in costruzione 
https://docs.google.com/presentation/d/1Epc1yGROPNpBtr3KLrRJL408eRoPMfBo/edit?usp=sharing&ouid=110191402270257588225&rtpof=true&sd=true
Scaricare in ppt per vedere testi e relativa costruzione




 


giovedì 30 dicembre 2021

2022 01 01 - Szars kaos

2022 01 01 - Szars kaos

Ouverture.

Gioia.

Bella scintilla divina.

Figlia dell’Elisio,

noi ci accostiamo ebbri d’ardore,

o Divina, al tuo sacrario.

Allarme.

Confusione.

Sono tutti impazziti.

Da quando c’è omicron. 

Tutti i vaccinati danno segno di squilibrio mentale.

Liberi tutti.

Siamo over 100.000.

Non gli frega niente a nessuno.

Figurati di deltacron.

Occhio che a lasciarla andare spunta la Szars.

Imperativa.

Imperiale.

Gassosa.

Intanto. 

Solita tarantella elettorale.

Funiculì.

Solita.

Che ci contagia ogni volta che c’è da eleggere qualcuno.

Almeno una voltanno, dunque.

Tutto bloccato.

Encefali in pappa.

Macedonia delle idee.

Schizofrenìa.

Prende al cervello.

E’ la variante neurale.

Una pioggia normale.

Di norme.

Di norma.

Un pornomane presidente.

Meglio i casini.

Draghi fumanti di giramenti.

Giuramenti.

Intanto.

Poveri a 10 milioni.

Inflazione.

Interesse su i tassi.

Passione di tasse.

Spotere di spesa.

Rabbia di offesa.

Recessione.

Che paura.

O soluzione.

Revoluzione.

Distrazione.

Di fondi.

Di fuoco.

Treno perso.

Investimenti di briciole di pnrr.

Persi.

Una volta li facevamo da soli i 200 all’anno.

Intanto.

Europa dibatte.

Europa si sbatte.

Austeri si, austeri no.

Memorie weimaraner.

Guerra in casa

Ucraina vicina.

Più della Cina.

Dove bastan tre nina,

e ti chiudono milioni.

Nostalgia di genìa,

che sia rinascente,

comandando decisi

e non persi di crisi

Intanto.

Guerra del gas

Nelle mani di zar

Back in the Ussr.

Focolai dappertutto.

Quasi fin dove è tocai.

Ribollita di impero

che paura, sincero.

E se si sveglia il kazako

Gengi's fan zarkhaàn.

Intanto.

Gradi anormali.

Tramsizione verde.

Andate in tram.

Come un sabato italiano.

Già dimenticata pure tu.

Voglio il na no nu cleàr.

Come direbbe l’Oms.

Al peggio nanofunghetta un condominio.

Meglio del gas,

rende ostaggio di zars.

Sta tutto da loro.

Varrà più dell'oro.

Intanto.

E intanto l'ltalia giocava alle carte

Eee se ne stava serena nei bar.

O bare.

Non si può comandare.

Ci finisci a turbare

Ne bastavano 100 di euro.

E l'obbligo si svelava farlocco.

Se lo sapeva la nina di cina 

non nascondeva in cantina

chi li chiaman vaccina

Cantate.

Canta che ti passa.

Koro Keplero.

Saturazione di stelle.

Di balle.

Gioia in Senato.

 

Kalimmudda ipsum kaotic


Bonus mamma che kaos
https://www.youtube.com/watch?v=VZnjwST_DAQ


 


lunedì 27 dicembre 2021

2021 12 27 – Le Covicroniche 21

 2021 12 27 – Le Covicroniche 

Stagione 21

Atto Finale

 Come Netflix, chiudo la stagione 21 delle Covicroniche.

Chiudo con Natale Pasquale ritenendo che basti e avanzi.

Sono 67 scritti, oltre quelli della stagione 20 (circa 80) ed alcune riprese storiche.

Due anni di diario virale, o perlomeno che spero sia tale.

Alla neurosfera abbiamo donato abbastanza.

Il web abbiamo educato a sufficienza.

Adesso tocca a qualcun altro.

Nel 22 vedremo se se ne riparlerà

Si trova tutto qui:

http://cloeconomie.blogspot.com/

Casomai voleste volere, usate il box di ricerca.

Saluti da Kalimmudda










sabato 25 dicembre 2021

20 12 25 - Natale pasquale

 20 12 25 - Natale pasquale

 Sono stufo di parlare di roba virale.

Che ci obbliga di nuovo al virtuale.

Fratelli gemelli,

d’errori fardelli,

sul dorso portate

e noi contagiate.

Non che possa negare di averne già parlato a sufficienza.

Dalla Covicroniche stagione 20 alla prossima stagione 21, sono decine di nanoeditoriali in A4

E comunque se non io, ci pensa il popolo bue.

Anzi vaccino.

D’altronde si sa che la gente da buoni consigli quando non può più dare cattivo esempio.

La mia resistenza passiva al vaccino non ha niente a che fare con la paura ne con la libertà.

Ne con il vaccino, a cui sono favorevole se indispensabile.

E’ inoltre totalmente responsabile verso i terzi.

Non esco mai di casa e così facendo rappresento anche uno stile di vita sostenibile, non solo consumi per intendersi. 

Ne aperifè.

Trovo però che la confusione mediatica renda solo l’immagine di confusione mentale in effetti imperante.

Tre punti particolari.

1.      Non sono una cavia, e sfidatemi a non dovermi sentire tale

2.      Trovo insopportabile la logica del profitto applicata alla demìa

3.      Trovo criminale passare al bancomat vaccino senza spingere sulla cura.

Potendo permettermelo sto chiuso in casa e aspetto gli eventi, che guarda caso avevo già immaginato.

Ma ieri sono rimasto basito, attaccato da un vacs a prescindere dal conoscere la mia posizione, esternando un sono tutti coglioni, delinquenti e così via .

Allora non gli ho risposto perché non c’è peggior sordo di chi è infarcito di propaganda.

E non di intelletto.

Dovrebbero bruciarli tutti, ci è mancato poco che mi tirasse riferito alla questione ospedaliera.

Allora ci vuole qualche osservazione che rende una parte di no-vacs ragionevole.

Perché non crederete mica che milioni di italiani, e stranieri anche sanitari siano in preda ad una allucinazione collettiva.

1.      Non sapete quanto e come muta il paniere di virus

2.      Quindi non sapete quanto e se dura il vaccino. Ricordate le prime stime.

3.      Non sapete dove e come inizia, il fantasma del paziente zero.

4.      Non sapete da cosa è veicolato, io ho il terrore delle zanzare.

5.      Dite che tutti i vaccini durano poco, come l’influenza, ma poi arriva l’estate. Ma questa  no, non si è fermato, solo accumulato riserva di carica.

6.      Siete alla rincorsa, sempre un passo indietro.

7.      Non ci mettete nemmeno tempestiva capacità decisionale. E arriviamo a 50.000.

8.      Una mascherina è una tragedia e una cura è un miraggio antimonetario.

9.      E chissà cosa altro

L’arroganza dell’ uomo delle certezze lascia senza parole.

Mi sa che il problema non sono i no-vacs, ma gli arrovacs.

Se fate due conti vedrete che i contagiati non possono che essere anche vacs e non se i  vaccini  funzionassero davvero.

E la questione che i morti possano essere vaccinati resta nel limbo.

Mentre umilmente avanza la variante che ce lo ha piccolo piccolo, o’ micron.

E questo ve lo dicono senza vergogna.

Una dose, 2, 3, in Israele, tra l’altro genìa forte, 4 e 5

In ogni caso avevo detto che mi ero stufato di virale e virtuale.

Se avete un briciolo di testa più di un ragioniere manipolato vedrete che questo natale, sarà piuttosto pasquale.

Ma chissà chi la capisce.

Ps : dimenticavo la ritrita questione della saturazione dei posti in terapia intensiva.

Ecco a cosa vi serve una cura, visto che con il vaccino il virus gira comunque.

Sarei curioso di sapere i dati che ci propinano come sono ripartiti, a parte minatòri “si muore 10 volte di più se non vaccinati”.

Voglio i numeri.

Su 50.000 positivi, quanti vaccinati ci sono?

Ovvero quante volte può fare il giro in un anno?

Poi vediamo i morti.

Ma li ne basterebbe una decina di morti vaccinati per scoprire una malaugurata e inauspicata truffa demìale.

Ma allora, allegrìa. 

Liberi tutti

Tango funebre

 

Kalimmudda ipsum dixit


 

 

 

sabato 18 dicembre 2021

2021 12 18 – L’umiltà dello omicron

 

2021 12 18 – L’umiltà dello omicron

Per www.parolebuone.org

Mi ha trovato ripieno farcito di ilarità la storia della definizione del nome di questa recente variante spuntata a rovinarci lo shopping all’ultima moda natalizia.

La prassi dell'Oms, stavolta, ha subito per la prima volta una deroga e ha infatti saltato le due lettere dell'alfabeto che erano "di turno" per l'assegnazione a nuove varianti: la Nu e la Xi.

La "versione" del virus scoperta in Sud Africa, infatti, avrebbe dovuto essere chiamata Nu, a ruota della variante colombiana che era stata denominata Mu.

Invece l'Oms ha saltato la Nu e anche la lettera successiva, la Xi.

In assenza di spiegazioni ufficiali, inizialmente la decisione è finita al centro di un piccolo giallo che ha alimentato anche polemiche politiche nel momento in cui è parso che la lettera Xi fosse stata evitata per non offendere il presidente cinese Xi Jinping.

In seguito, sollecitata dai media, l'Oms ha emesso un breve comunicato in cui ha spiegato le ragioni dell'esclusione delle due lettere.

Nel caso della Nu, la lettera ha foneticamente troppa somiglianza con la parola inglese New e poteva generare equivoci. (Ndr : ….…..)

Quanto a Xi, la spiegazione dell'Oms, è che si è voluta evitare perché rappresenta un cognome diffuso e l'organizzazione è sempre molto attenta a scegliere per le nuove malattie dei nomi che non offendano "gruppi sociali, culturali, nazionali, regionali, professionali o etnici". 2021 11 28 - www.repubblica.it

Meritoria Oms, sembrerebbe. O no?

Secondo me invece è questione di complottistica manipolazione di massa.

Guarda un po’.

Non possiamo mica dire che un vaccino che svapora dopo qualche settimana non funziona

Non vogliamo nemmeno spingere sul pillolone curavirus o altre trovate della scienza.

Figuriamoci se possiamo ammettere che lo sappiamo da anni che a lasciarlo andare questo virus, genera emergenza dalla complessità, nel senso che emerge in nuove configurazioni come sempre capita ai sistemi adattivi.

Allora, mentre l’economia reclama consumi natalizi assembranti, ecco che bisogna inventarsi qualcosa che distragga l’attenzione.

E cosa di meglio di un minimalisticissimo “omicron” che onomatopeicamente evoca un micro, microbo piccolo, mentre l’umanità ce lo ha lungo lungo.

Così lungo da sodomizzarcisi da sola, col suo proprio uccello.

Creduto alla fine emergenza, l’arroganza umana si scontra con l’umile omicron.

Lo si lascia girare, il virus, e lui fa il sò mestè.

Si replica duplica, triplica e così via per sopravvivere.

Mentre noi ci omologhiamo e ce la prendiamo con quattro non vaccinati che nulla hanno a che fare con il fatto che il vaccino non smette di fare girare il virus, copre solo qualche mese e suscita istinti siringologici diffusi.

Oltre ad un generale suicida istinto alla “liberi tutti”.

Tanto se uno muore è un no-vacs e se lo è cercato.

Ricorda l’Aids.

Sei ricchione: te lo sei cercato.

Fatto salvo qualche proclama di massa sulla vaccinazione mondiale nessuno sembra puntare sulla cura globale.

Mentre il virus gira libero e felice, nella sua beata umiltà di essere inconsapevole.

Dicono che non abbia coscienza.

Ma forse siamo noi umani che non sappiamo in effetti cosa sia la coscienza.

E mentre ci trastulliamo col lungo lungo, restiamo sconvolti e spiazzati di fronte alla avanzata dell’umiltà.

E dire che basterebbe rimettere la mascherina, come in certe zone asiatiche fanno da decenni.

Ma invece dell’umiltà coltiviamo il bacillo dell’arroganza.

E’ passata.

Ci crediamo.

E invece no.

Povero Omicron.

Lui che è solo piccolo.

E umile.

Kalimudda ipsum dixit

Attenti al lupo al lupo

plop



mercoledì 8 dicembre 2021

2021 12 08 – La consapevolezza del tonnetto

 2021 12 08 – La consapevolezza del tonnetto

Per https://www.parolebuone.org/

 Ho pensato di provare ad alleggerire il carico del peso della parola buona “consapevolezza” con una leggera storia di pesca, provando anche a mettersi nell’ottica del pesce.

I pescatori sono consapevoli di chi sono loro, e alcuni anche del  mare, ma ai pesci qualcuno lo ha chiesto ?

Tonnetto, tu lo sai chi sei?

Prendiamo il tonnetto perché si pescano a traina, la vera modalità quasi alla pari.

A lenza morta, così si pescano i tonnetti a traina.

Fuori dall’acqua si naviga a stento, con pochi giri il motore va lento.

La vera difficoltà rimane sempre indovinare da dove arriverà la corrente. Quella che determinerà l’incrocio giusto del branco con il progredire della barca.

Si viaggia appena appena.

Più piano si va meglio è.

Il tonnetto è intelligente e noi dobbiamo far finta di galleggiare, nuotare, passare di la per caso.

Il movimento serve soltanto a una cosa, a tenere in lieve tensione il filo di nylon.

In fondo a quello, ci si è scelta e attaccata un’esca.

Sono contrario alla traina ad esca viva.

Mi sembra sempre un inganno eccessivo.

Far leva sulla connaturata consapevole fame del povero tonnetto mi sembra cosa davvero meschina.

Per cui alla fine della lenza ci metto sempre un pesciolino di plastica.

Altro che reti a strascico.

Ah, se questo stesso codice deontologico fosse più consapevolmente diffuso!

A fior d’acqua il pesciolino di plastica nuota sulla base di qualche algoritmo con cui è stato progettato.

In effetti ne fanno consapevolmente di bellissimi, spesso oggetti da collezionisti.

Sono progettati per muoversi con l’idrodinamica che li investe, e si muovono proprio bene: alcuni fanno addirittura un ciclo “su e giù” e poi un ciclo “destra sinistra”.

Sembrano quasi veri.

Ma almeno al tonno lasciamo in dote la possibilità di quel quasi.

Il tonno consapevole e sgamato sarà quello che saprà sezionare l’istinto di fame dalla percezione visiva. Perché una cosa, forse, l’essere umano non sa imitare, ed è la apparente casualità con cui si manifesta la vita

Insomma, il tonno consapevole di sua natura non abbocca, perché sarà quello consapevole di chi  è lui, predatore rapace, si, ma   “occhio che non siamo mica in cima alla catena alimentare”.

Appena sotto il pelo d’acqua, il pesciolino nuota nella sua plastica, serena, ripetizione.

Ignaro di tutto, inconsapevole, si vede anche staccato dalla canna. Il nylon quasi non si vede, a meno di incrociare qualche fascio di luce con una determinata angolazione.

Parecchi metri più sotto e più lontano, qualche branco di tonnetti si muove in gruppo.

Fino a che uno di loro vede per primo quella che crede essere la sua colazione.

L’istinto predatore si impadronisce di lui in un istante, e il tonnetto esce di botto dal branco puntando alla massima velocità il suo pesciolino.

Quando è a pochi metri si mette parallelo al pelo dell’acqua,  a fauci spalancate, gli si butta addosso e lo investe di lato agguantandolo in bocca.

Dicono che a quel punto il tonnetto si reimmerga a tutta velocità verso le profondità del mare.

E’ la sua natura.

L’aumento della pressione deve fare scoppiare la vescica natatoria del pesce predato.

Tutto ciò avviene in pochi secondi, e noi pescatori dilettanti diventiamo consapevoli e ce ne accorgiamo per il rumore della lenza, la quale era stata lasciata appena bloccata nella frizione del mulinello, in modo che un lieve cambio di peso “attaccato” all’esca avrebbe fatto iniziare lo srotolamento della lenza stessa con il suo tipico “frrrr” .

Inizia la danza del tira e molla, del lasciala e recupera, la lenza a quel punto non più morta, ma viva, della vita che le ha trasferito il tonnetto.

Anche lui diventa consapevole e pensa di sicuro: cazzo mi han fregato.

Credevo di essere furbo e invece.

Il tonnetto va in picchiata per liberarsi , e l’umano lo lascia sfogare e poi recupera con delicatezza.

Fino a che il tonnetto esaurisce l’enfasi della sua natura, l’infoio predatore, e finite le energie viene tirato a bordo barca stremato, per essere “guadinato”.

Sperimenterà così anche lui, senza poterlo raccontare a nessuno, la tragica potenza della strategia della lenza morta.

Quale è la morale ?

E che ne so, io.

Anche se a ben pensarci ce ne sarebbero tante, credo.

Consapevolezza è il riconoscimento del nostro autentico valore.

Allora il tonnetto da pesca “sportiva” non sarà più un trofeo di vittoria da autostima.

Ma io ero consapevole solo che volevo raccontare una storia di consapevolezze subacquee e reciproche.

O no ?

PS: sono sempre stato un pescatore predatore ecologico. Non prendevo quasi mai niente. Per fortuna

Holy mother : entemporanea densità di consapevolezza.

 

Kalimmudda ipsum dixit



 

lunedì 22 novembre 2021

22 11 2021 - A Vittoria. La mia consolazione. E' maggiorenne. AUGURI

 

22 11 2021 – A Vittoria ! E’ maggiorenne !

 

A Vittoria. 

Whenever I Say Your Namе : https://www.youtube.com/watch?v=yq0bl7KjkrQ 

Devi fare ciò che ti fa stare bene



 E così è arrivato.

Il compleanno con cui sei diventata maggiorenne.

Spero che adesso ti possa finalmente alleggerire l’anima dai fantasmi che credo ti accompagnano da tanti anni.

Adesso sei libera e in grado di determinare il tuo futuro.

Noi siamo sempre tutti qui a tua disposizione per aiutarti come crederai.

Nonostante le tue difficoltà, non sei mai stata sola, ma ci siamo sempre stati.

Ringraziamo la mamma e lo zio, o se preferisci promuoviamolo pure a papà, che ti hanno fatto diventare una meravigliosa giovane donna .

E i fratelli che ti hanno dato la famiglia che io non avrei potuto darti.

Io ci sono sempre e ci sono sempre stato, anche se non mi vedevi.

Sei sempre stata nei miei pensieri e nel mio cuore.

E lo sarai sempre.

Ogni mattina da quando mi sveglio fino a sera quando mi addormento.

Ma grande petit puce.

Vorrei averti avuto vicino in tutti questi anni e poterti crescere, come in principio.

Per poterti insegnare, aiutare, consolare, supportare, e pure sgridare quando del caso.

E invece è andata in un altro modo.

C’est la vie.

Ma va bene così.

Sei sempre il mio gioiello.

Anzi, non sei mio.

Adesso appartieni alla vita.

Vai, vivitela e gustatela.

Mangiatela.

Con tutte le sue altalene.

La vita è bella.

Che la tua sia una meraviglia.

Te lo sei meritato.

Questo è il mio augurio.

Basta parole.

Che sia un giorno di festa !

Festeggiati !

E’ un ordine.

Da papà.

Ti voglio tanto tanto tanto bene







domenica 7 novembre 2021

2021 11 06 – Ora et elabòra

2021 11 06 – Ora et elabòra

Per www.parolebuone.org

Parola buona: elaborazione

In realtà elaborazione collettiva, ma così erano due parole.

Non so se vale lo stesso.

Come sempre mi colpisce la notizia.

150.000 presenze al salone del libro.

Geniale quel “sembra che ogni italiano voglia scrivere il suo libro”

Non so che tipo di figura retorica sia, ma figura bene e per niente retorica.

In ogni caso mi evoca Leopardi quando disse, o scrisse non so bene, che oramai c’era così tanta gente che scriveva che si sarebbe dovuto pagare chi leggesse.

Va bene così.

Consegnare alla neurosfera forme espressive disparate è un passo verso la civiltà dell’intelletto.

Dal bisogno di leggersi dentro, a quello di condividere la scoperta di quello che dentro ci abbiamo scoperto.

Un abbozzo di uscita dal bozzolo del brucomente, grazie alla vittoria delle cellule immaginative su quelle brucali.

Un principio di sfarfallio delle coscienze.

Un risveglio.

Quando iniziò la pandemia, prima ancora nello stato di epidemia, ricordo che scrissi che era l’occasione  per cambiare modello di vita.

A patto che durasse abbastanza da reimprintare gli schemi neuronali della nostra scala dei bisogni.

Forse, anzi quindi, sta veramente succedendo qualcosa.

Dopo mesi sembrano perdere vigore sia i proclami sui numeri dei contagiati e vaccinati che le polemiche e la loro recezione e manipolazione di massa.

Ma cosa succede esattamente ?

La collettiva elaborazione di un dato di fatto che inconsciamente tutti speravamo sparisse.

Come gli struzzi con la testa nel buco.

E invece non sono sparito, disse il leone allo struzzo.

E ci ha obbligato  a cercare altrove, prima di tutto dove avevamo a disposizione in abbondanza.

Dentro di noi.

Dove tanti hanno scoperto un universo, di cui siamo fatti, che prima era latente.

Ciò ha portato a riscoprire valori di fondo più profondi, per il semplice fatto di avere avuto il tempo per andare in profondità.

Non credo che i movimenti degli attivisti si sarebbero sviluppati con tale forza se la coscienza fosse stata imbottita di tranquillanti da consumismo, antidoto alla paura di morire divenuta bisogno di appropriazione, derivata dall’istinto di sopravvivenza.

Invece la presenza costante della morte, volenti o nolenti non più ricacciabile nell’inconscio, ha obbligato ad evolvere quella che riteniamo vita.

Anche i movimenti di protesta , forse un po’ confusi in effetti, testimoniano un empito vitale  che il mondo anestetizzato non aveva.

O aveva dimenticato da decenni.

A me ricorda il 68 e coda, che pure non ho vissuto.

Questo è quello che credo io, per lo meno.

Ovvero la mia elaborazione individuale, parte conscia di quella collettiva

Come ci sono arrivato?

Beh, questo è facile.

Con il processo sopra descritto, che potremmo sintetizzare come segue.

Ora et elabòra.

E poi imagine .

Col suo radiovisivo (hi hi hi) capolavoro di video originale.

 Imagine

Kalimmudda ipsum dixit