lunedì 26 febbraio 2024

2024 02 25 – Il futuro è sorpassato

 2024 02 25 – Il futuro è sorpassato

 

Rubrica di cronaca.

Questione di costume.

Non da bagno tropezino.

Qua ci basta un tramezzino.

Altro che consumanesimo.

Sprazzi di speranza qua in città.

Gode pure l’albero.

Dal veicolo affiancato.

Grande come un grasso suv.

Speis utiliti vagòn.

Ma va caghèr.

E’ un vagoncino più piccino.

Piuttosto cheap.

Per niente chic.

Una barca a quattro ruote.

La poesia di un metro quadro.

Una casa già assegnata.

All full optional.

Tutta quanta accessoriata.

Con ciò che serve veramente.

Senza fronzoli.

Ma pure ecologica.

Sempre ferma.

Useranno il tram.

Alla nostalgica.

Tramvai vai tram.

Su binari come pista da elefanti.

Stesa sopra il macadam .

Niente bollette.

Niente condominio.

Niente tasse.

Solo qualche dovuto bollino.

Secondo me è di un compagno di pugni.

Uno vecchio troppo avanti.

Compagno pugile trascorso.

Compagno molto assai.

Di quelli che davvero.

Senza fondi nella quercia.

Se potete capirete.

E se no vi fotterete.

Io lo può da quando in rete.

Non compagni di miliardi.

Di scoraggio capitani.

Che si dicono comunisti.

Ben nascosti tra caimane.

Greggi femmine di escorte.

Succhia grana spaccia coca.

O all’inverso.

Cielo terso.

Siamo oltre l’utilità di auto..

E’il camper comodità.

Uno a testa dallo stato.

Vi verrà tosto assegnato.

Tutto il resto va espropriato.

A servire il tutti quanti.

E il futuro è già arrivato.

Con il camper utilitario.

Malinconica allegria.

Già vi vedo in lacrimoni.

Senza i vostri lamieroni.

Revoluzioni a fottoni.

E mi prendo quegli applausi.

Da usurato allenamento.

Da sconfitta ormai in soffitta.

Ma dovuti per amore.

Di ideale comunista.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Sparring partner

 



domenica 25 febbraio 2024

2024 02 25 – La filastrocca del vecchio ciula

 2024 02 25 – La filastrocca del vecchio ciula

 

1.      Vecchio ciula.

2.      Pirla anziano.

3.      Di giovane prole.

4.      Senza mezze parole.

5.      Mentre io ripeto e mi ridico.

6.      Sempre le stesse cose.

7.      Sempre meno sempre quelle.

8.      Sono già vecchio.

9.      Traguardo ai sessanta.

10.  Sempre in ansia di finire.

11.  Sempre fatta più vicina.

12.  Vita vista vera tanta.

13.  Lei sentenzia che sei vecchio.

14.  Veterano la ringrazio.

15.  La memoria mi vacilla.

16.  La velocità traballa.

17.  La vista si smorza.

18.  L’udito non scorza.

19.  Me la hanno pure risonata.

20.  Fu necrosi neuronale.

21.  Che paura che mi presi.

22.  Sta morendo il mio cervello.

23.  E’ un peccato poverello.

24.  Io lo trovo tanto bello.

25.  Dotti medici e sapienti.

26.  Mi hanno messo più tranquillo.

27.  Sto morendo certamente.

28.  Con lentezza, gentilmente

29.  Non si dorme.

30.  Non si tromba.

31.  Niente samba.

32.  Sempre a dieta.

33.  Non si mangia

34.  Non si sala.

35.  Caghi appena.

36.  E peti a iosa.

37.  Camminare è un malapena.

38.  Infarcito di alchimia.

39.  Rintronato artificiale.

40.  Lo sconforto ti pervade.

41.  Ma poi trovi la speranza.

42.  Sono vecchio già ai sessanta

43.  Di una vita consumata.

44.  Manca poco, certamente.

45.  E risorgi colpo a coda.

46.  E’ un incontro inaspettato.

47.  Una giovane Kanaglia

48.  Che piuttosto che uno specchio.

49.  Volo in cielo dritto dritto.

50.  Ciula pirla fesso rinco.

51.  Generazionale.

52.  Si ‘stocazzo vi direi.

53.  Io a parole so volare.

54.  Sarò vecchio da morire.

55.  Ma non giovane bruciato.

56.  Più che un tale pischellino

57.  Figlio di qualcuno dico folle.

58.  Lo saluto e buonanotte.

59.  Da esperienze viste a frotte

60.  Scelgo il volo e ve lo lascio.

61.  Vecchio certo ma sincero.

62.  Nel confronto volo in cielo

63.  Quello blu.

64.  Quello davvero.

 

Kalimmudda ipsum dixit


Nel confronto volo in cielo

 

Up. Going up




 

sabato 24 febbraio 2024

2024 02 24 – La lunga scalata alla montagna dell’empatia di massa

2024 02 24 – La lunga scalata alla montagna dell’empatia di massa

 

www.parolebuone.org su www.shareradio.it : empatia

 

In psicologia empatia pare indichi una qualche sorta di capacità di comprendere lo stato d’animo e la situazione emotiva di un altro.

In modo immediato e prevalentemente senza ricorso alla comunicazione verbale.

Per me è’ roba reciprocamente condivisa e incomprensibile.

Di cui o si è dotati o no.

Così ci si riconosce nei corrispondenti stati d’animo.

Alla fine è una specie di esoterìa quantistica globale.

Perché misteriosa è misteriosa, e vai a sapere dove nasce.

Se dimentichi di evoluzione, adattamento, forza dell’amore, della vita.

Alla fine E’ questione di relazioni e connessioni.

Quelle di cui lamentammo l’amorevole mancanza.

Nati di alchimie, telepatia e genia.

Evoluti nei millenni e adattati alla montagna.

Esiste anche una empatia di massa.

Per ora riservata ad alcune progredite specie animali.

Esistono fenomeni di partecipazione intima.

E di immedesimazione collettiva.

Ci sarà un giorno che varrà anche per gli umani.

Oggi ci piacciono le marmotte.

Lì di connessioni non c’è mancanza.

La colonia è cresciuta di misura senza dismisura.

Stava ai piedi di una falesia.

Una rete sterminata di tunnel collegava i quartieri.

E un refolo di empatia vi faceva circolare i quanti d’amore.

Di cui l’empatia di massa era almeno triplice espressione in connessione.

Diventava infallibili fischi di amore di allarme per tutti, alla vista di un solo punto nero di aquila in cielo.

Si applicava nel miracolo della termoregolazione sociale, trasferendo chissà come calore dove serviva.

Ed infine era questione di evolvere tutti in connessi empatisti seriali.

Quando una marmotta provava gioia o dolore, lo provavano tutte, con gran fremiti e brividi di pellicce.

Sempre nella corrente brezza d’empatia delle gallerie dei tunnel dell’amore.

Dai e dai, la colonia era in effetti arrivata in vetta al suo karma, o al contrario chissà, in un atarassico nirvana di pace ed empatia senza aquile rapaci del sé.

A pellicce sempre frementi.

Si era scoperto infatti che erano quelle i veicoli dell’empatia.

Nel grande ciclo della vita, ove ogni inverno mezza colonia moriva di fame e di freddo, e l’altra rinasceva.

Senza tragedie per tutti, ma con tanta percezione di amore collettivo, evolutivo.

Sapendo che magari oggi empatia no.

Domani però forse.

Ma dopodomani certamente.

L’io non serve più, io non servo più, aveva detto l’aquila dell’io alla maestra marmotta.

Mi reincarnerò per l’ultima volta in un innocuo filo d’erba.

Mentre voi potrete vivere senza paura in questo regno dei peli.

Pieno di comune empatia tanto attesa.

La marmotta non sentì.

Si stava augurando di essere arrivata prima, certo, ma non unica.

Come sta scritto nelle gallerie del codice primigenio.

Sorgente.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Tunnel of love

Ndr: se necessario, tagliare o sfumare l'inizio non la fine


Ndr 2. Ma era empatia, mica fatica di su e di giù.

Non è che la mito parabola è sbagliata?

Non credo, disse il filo d’erba aquilino



 

Tunnel of love - Meaning

Telegraph road that will bring the message out of the tunnels.

 

 

 

  

domenica 18 febbraio 2024

2024 02 18 - Li bucatini artificiali della Sora Lella

 2024 02 18 - Li bucatini artificiali della Sora Lella

 

2024 02 18  OpenAI lancia Sora Lella , l'IA che crea video dal testo.

Ia, ia.

Ma quanto è romanesco.

E oltre.

Raglio, fravaglio, frittura che non quaglio.

Così eravamo noi.

Tra fritture e maccaroni.

'A maccaro', io me te magno.

Mentre adesso il mai più senza è virtuale.

Artificiale.

Guanciale.

Ah no, quello no.

A maccaro’.

M’hai provocato.

Io te distruggo.

E me te magno.

Anzi io non faccio niente.

Non inserisco niente.

Solo un vaffanculo.

E voglio vedere en che me te ‘nstraformi.

Ia.

In effetti pare che se ‘so sbajati.

M’hanno interfacciato en romanesco.

All’anima delli mortacci.

Con qualche artro piccolo problemino.

D'ia.

Che non voglio perdere tempo a raccontare.

Tanto è tutto scritto.

Nel testo elaborato da un umano.

Magari al suono del raglio.

Ma pur sempre d’umano figlio.

Poveretto però.

La disoccupazione.

Si lo so che poi nascono o tornano altri lavori.

Pure ben pagati.

Tra una decina di generazioni.

Ma troppo poco artificialmente virtuali.

Esempi.

Lavori che nessuno vuole più fare.

Netturbino, cuoco, falegname, meccanico, panetterie, fabbro, camionista, idraulico, cameriere.

Pompe funebri.

Epperforza.

Vogliono fare tutti i webbisti, gli Iaisti che nessuno sa ancora che sarà, i seo, i sem, gli sviluppatori di applicazioni, i designer, i copywriter.

Li mortaccisti.

A’ regazzi’ che siete de coccio?

Una cosa non sarà mai virtuale.

Magari manco artificiale.

Ma pur sempre speciale.

E provace tu.

E creati mo’ ‘tu 'sti bucatini.

Genuini.

 

Kalimudda ipsum dixit

Ma che 'nce frega.


 
 

2024 02 18  OpenAI lancia Sora Lella , l'IA che crea video dal testo.

 




venerdì 16 febbraio 2024

2024 02 15 – Colpa di Astolfo

 2024 02 15 –Colpa di Astolfo

 

Tutta colpa di Astolfo

Il postino aveva suonato.

Due volte comme il faut

Messaggi di relazioni cavalcavano onde spaziali.

Si discettava di allunare.

E pure di replicare.

Ci sarà la relazione.

Vi sembra di no.

Ma invece io dico di si.

Sono indefesso raccoglitore di nessi.

Spesso piuttosto di fessi.

E’ suonata la campanella.

E’ ora di lezione.

Prima ora di ipersonica aviazione.

L’umanità deve imparare a volare oltre.

Se ci aveva le astrali era più facile.

O perlomeno era un segno.

Invece così deve cavalcare un petardo alla stranamore.

Una supposta spaziale.

Con dentro il primatista dei primati.

Chissà perché non gliele hanno fatte, le ali.

Mi arrovello nel cervello.

Un motivo ci sarà.

In compenso l’umanità si è intrippata al verso dell’asino.

Io, ia.

Eccola qua.

Inizia la seconda lezione.

Ricopiare l’intelligenza.

Sintetico artificio.

Lampante maleficio.

Ubrido sudicio suicidio.

Raglio consapevole del suo terreno di cretino.

E’ come se, se per terra non riusciamo, allora la fame d’altro ci fa provare altrove.

A cavallo dell’astrale destriero.

Già che faccio casini, li esporto pure quocumque.

Con ufo giga robot e l’alabarda spaziale.

Mentre una madre uccide il suo bambino perché non può dargli da mangiare.

E mandiamo ancora gente sulla luna.

Pure infarciti di intelligenza farlocca.

Segno dei tempi.

Ma io lo so perché.

Non solo è questione della cretineria di massa.

E’ tutta colpa di Astolfo.

E chi è codesto messere Astolfo?

Un parente forse di Tatiana?

Ma no.

Quello di cavallereschi poeti.

E’ il principe delle fake.

Ma brutti cretini tecnocrati e crati in genere di ogni genìa.

Dimentichi di connessioni.

Non ricordate nemmeno più quei nessi.

Quella è letteratura.

Mica scienza.

Non lo sapete che fummo noi a mandare Astolfo sulla luna.

A cercare di recuperare il senno perduto dall’umanità.

Presumo nascosto nel lato oscuro.

Pieni di petardi da allunare

Carichi di intelligentissima cretineria.

Mentre l’intelligenza tarocca impazza.

Senza che abbiate capito una mazza.

Pensa poi le risate.

Se non mi ricordavo ‘nu cazzu.

Hubercazzulu galattico.

E via tutti su marte.

Dove troverete solo i primordiali coloni col fascio

 

Kalimmudda ipsum dixit

Sign o' the times

E pure nina simone



martedì 13 febbraio 2024

2024 02 14 – Sposalizi di pace

 2024 02 14 – Sposalizi di pace

 

Figuratevi se potevo sognare.

Io non sogno mai.

O meglio.

Di sicuro sogno un casino.

Como todos.

Immerso in tutte quelle anime.

Ad andare e a venire.

A tessere trame ed orditi.

Della coperta dei quadranti.

Stavolta è stato diverso.

Me ne sono accorto.

Di più.

Mi hanno proprio richiamato.

Parlavano della grande mancanza.

Quella del postino di ieri.

Quella delle connessioni.

Mancate, perdute o smarrite.

E d’incanto eccole là.

Tutte a picchiarmi in testa.

Una volta mi dissero che ero un medium.

Uno dei tanti medium di quadrante.

Preposto a mettere a terra il rotore delle anime.

Come un centro di gravità per la mente.

Ma resta il fatto che è strambo.

E’stato come se tutte le connessioni mancate del mondo mi avessero richiamato ed investito.

All’ordine.

A ricucire.

A fare da testimone.

In una grande festa.

Sposalizio di gioia di vita.

E così mi sono svegliato di soprassalto.

Ero in una grande unione di nozze.

Un corteo di parole d’amore.

In un crogiuolo da ricotta pieno di orgoglio d’amore.

Penso che lo sarà.

Sarà una primavera feconda.

Secondo me.

Me lo hanno detto.

Mi hanno attraversato tremando.

Le connessioni.

Le congiunzioni.

Le unioni.

Le anime.

Delle nozze del mondo.

Portatrici di figli.

Che non mentiranno.

Generazioni di speranza.

Finiranno la mattanza.

And we, we will survive.

Congiunti di orgoglio.

 

Kalimmudda ipsum dixit

We, we will survive