sabato 26 febbraio 2022

2022 02 26 – Si vis pacem

 2022 02 26 – Si vis pacem

 

Per quello che serve qualcosa bisogna scriverla.

Mi ero promesso di non partecipare al circo delle voci ed opinioni che itinera per tutto il mondo, anche perché l’unica verità è che nessuno sa dove potremmo andare a finire.

Evitiamo allora di partecipare all’orgiastico egotico orgasmo di analisi più o meno fondate, se non per questo piccolo commento.

Ecco che dopo l’attacco, Putin “il lucido” inizia ad essere taggato di follia.

Una sorta di virale patologia nazionalsocialista in questa nuova salsa che credevamo impossibile e che lo ha colpito di improvviso prendendo tutti alla sprovvista.

Ma credo si debba notare che l’origine è sociogenetica ed inizia secoli se non millenni fa.

Il dato di fatto è che l’Europa, ammesso che abbia senso individuarla così, è il continente, o uno dei, più belligeranti della storia dell’umanità.

A stare in pace pare proprio che non ce la faccia.

E così le responsabilità affondano le radici nella storia e sventolano le chiome al vento dell’incertezza.

E’ semplicistico forse dire che gli Usa ci hanno messo del loro per umiliare la apparentemente finita potenza sovietica dopo il crollo dell’Ussr, con una sistematica attività di erosione dei confini russi che gli americani li ha portati a qualche chilometro di pianura da Mosca.

Eppure le cose semplici di solito hanno un fondamento.

Come è semplicistico chiedersi che bisogno c’era di continuare la corsa Nato, per altro mondiale, agli armamenti con la figliazione continua e programmata di ogni ben di Dio distruggitore, fino a missili spaziali e centinaia di nuove testate nucleari fungine.

Eppure io credo che sia davvero così semplice.

Oggi disponiamo di un arsenale di guerre tale, che non vale nemmeno più il trito aforisma di Einstein.

La terza guerra mondiale, ma a pezzi, annunciata tempo fa dal solo Santo Padre, si può fare in una miriade di modi l’ultimo dei quali è quello che ci porterà alle famose clave. 

Se ci arriviamo, fino all’olocausto.

Guerra tradizionale, ma oramai hi tech

Guerra dei cieli e dei mari

Guerra del gas e materie prime

Guerra cyber e dei dati e informazioni

Guerra finanziaria

Non so, forse ne dimentico qualcuna, ma il punto è che ce ne è da divertirsi.

Sembrava che 70 anni di pace fossero per sempre, e invece ci troviamo proiettati nell’incubo senza nemmeno sapere da dove arriverà il pericolo di un attacco che spacchi il delicato perverso equilibrio che ci tiene in piedi.

Noi Europei poi siamo abituati a crederci un centro del mondo, e d’improvviso ci riscopriamo terra di conquista, conquistata ed asservita a giochi più grandi.

E quindi condannando ovviamente l’invasione russa, come tutti siamo buoni a fare, la domanda è :

“Si vis pacem, che amma fa’?”

Rivoluzioni? No

Colpi di Stato? No

Riarmamenti? No

E quindi?

Revoluzione, delle farfalle di sopramezzo.

Ci resta che iniziare a pregare, che è quello che sta succedendo in tutto il mondo.

Si prega in mille modi, non solo in chiesa.

Dalla sobrietà di esternazioni alle proteste di piazza, alimentando la neurosfera di pensieri degni della civiltà dell’intelletto.

Mi scopro papale e confido nella forza del pensiero e nella sua capacità di instradarsi.

Non solo per l’Ucraina.

Ma ora e sempre.

E forse un giorno ci sveglieremo nell'era del brucomente

Si vis pacem, òra pacem.

Kalimmudda òra pacem

Generale la guerra è finita


domenica 20 febbraio 2022

2022 02 22 – Aperture e chiusure

 

2022 02 22 – Aperture e chiusure

 

Per www.parolebuone.org : apertura

Quando e’ iniziato il Covid ero appena uscito da un ricovero.

Ricovero e’ clausura.

E io era come se avessi anticipato l’esperienza di due anni di lockdown e limitazioni.

Ho esultato all’idea che il Covid cambiasse le nostre abitudini.

Meno mobilità.

Meno consumi.

Meno presunto benessere.

Meno droga sociale in genere.

E così via.

Poi sono arrivati i primi morti.

E tutti giù chiusi in casa.

E io ancora chiuso nel mio bozzolo a festeggiare l’arrivo del nuovo mondo.

Col passare del tempo la chiusura diventava sempre più abitudine.

E io escludevo controindicazioni, tutto pieno di soddisfazione per la novità che mi sentivo congeniale.

Passarono i mesi e poi gli anni e arrivò il momento di cedere al vaccino per potere riuscire a uscire in quella tanto denigrata normalità di prima.

E uscìi per andare in ufficio la prima volta.

Mi ricordai che all’uscita dal ricovero mi disserro che mi dovevo abituare alla non clausura.

E io pensavo che i matti erano loro.

Voglio uscire, basta varcare la soglia ed e’ fatta.

Invece appena fuori mi sentìì tutto il peso della neurosfera gravare su di me centro di gravità per la mente.

Ricordo una sensazione di peso alterato che mi zavorrava il giro dell’isolato, accompagnato da un operatore che mi continuava a dire che era normale.

Ecco, l’uscita dal lock down mi ha dato la stessa sensazione.

Il cambio di spazio comportava un cambio di gravità che mi faceva voglia di tornare all’ambiente leggero e coperto perche’ chiuso protetto.

Ma poi e’ passato, direte voi.

E invece no.

Adesso coltivo un sogno autarchico.

Apertura zero, praticamente

Chiuso sotto il tetto di casa, immagino cosa serva per non uscire più di casa.

E lo faccio in condizioni estreme, con l’incubo di non avere più soldi.

Penso che bisogna pagare il condominio, e si può evitare che non credo mi possano sfrattare.

E’ casa mia.

Niente luce, seguiamo i ritmi naturali e ci disintossichiamo anche dai media spazzature.

Del gas si può fare a meno.

Senza caldo e cucina non so perche’ mi viene in mente sempre il dottor Zivago.

Il giardino lo adibisco a orto, almeno le patate dovrebbero uscire.

E poi il tocco di genio.

Mi servono proteine, ci metto le galline.

Chissà come me la riderei a portarle al guinzaglio a fare la passeggiata dell’isolato tra lo stupore dei piccolo borghesi di zona.

Nel frattempo causa attacchi d’ansia mi hanno dato degli antidepressivi.

Evidentemente la mancanza di apertura non da soddisfazione che dura.

E autarchico non si può essere, se non nei sogni.

Quindi mi tocca essere sociale.

E riprendere a contribuire a sorreggere la neurosfera onde evitare che il cielo ci cada sulla testa.

Non chiuso per ferie.

Aperto post ferie.

Ma disadattato.

Kalimmudda ipsum dixit

L'autistico



domenica 6 febbraio 2022

2022 02 06 - Domani

 2022 02 06 - Domani

 

Per www.parolebuone.org

Quando ero piccolo avevo spesso periodi di forte ignavia.

Vale a dire che mi prendeva una pigrizia cosmica.

E io non riuscivo a trovare motivazioni, o giustificazioni, per fare nulla.

Mia madre se ne usciva controproducente con varie frasi fatte che manco ricordo più.

Roba tipo comincia  presto che il mattino ha l’oro in bocca.

Prima cominci prima finisci

E cose simili.

E poi c’era la mia preferita.

Non fare domani quello che puoi fare oggi.

Si riferiva soprattutto allo studio, attività che non mi ha affascinato mai troppo da piccolo.

Io che bastian contrario ci sono nato, non mi facevo scappare mai l’occasione.

E rispondevo senza farmi sentire.

Ti sbagli mamma.

Il detto dovrebbe essere non fare oggi quello che puoi fare domani.

Perché affannarmi tanto se domani è un altro giorno a disposizione

Con gli anni il bastian contrario si contrariò da solo

Pur non  ricordando di avere ricevuto grandi punizioni, non so per quale archetipo emerso dal subconscio iniziò a montarmi l’ansia contraria.

Forse tutte quelle ripetizioni si erano innestate comunque nei miei neuroni della pigrizia, blindandoli dentro il bisogno di fare e non lasciare sospesi.

In modo da avere sempre un domani pieno di opportunità.

Il domani divenne fonte di speranza.

Cessando di esserlo di ansia.

Una diversa interpretazione di tempo, come se viaggiasse col riavvolgimento e non con lo scorrimento.

Con la crescita, e le esperienze manicomiali, la ricerca di consapevolezze accompagnò il bisogno di capire tante cose.

Per poi spesso dimenticarle.

Tra queste questa questione del tempo, tale per cui oggi non è domani.

Ecco in manicomio non vale più.

E io mi chiedevo perché

Oggi, domani, ieri, scorrevano tutti uguali

E anche il domani si affaticava a portare speranza.

Perché?

E leggendo di qua e leggendo di là incappai in alcune teorie sul tempo tra cui due opposte.

La prima è che il tempo è una dimensione che abbiamo connaturata nella coscienza.

E la seconda, molto bastian contraria, che il tempo non esiste ma è solo una convenzione con cui misuriamo le variazioni dello spazio.

Questa seconda mi irradiò e io la scelsi per provare a cercare un domani sapendo che non dovevo cercare nelle lancette di un orologio ma piuttosto nel giro di luce di un giorno attorno al sole.

A quel punto il tempo si fermava, o meglio cessava di esistere, e le variazioni dello spazio circostanti diventavano irrilevanti.

La prospettiva non era più quella del domani, ma piuttosto quella di riempire gli spazi che mano a mano si presentavano .

Fare una cosa in un certo “momento” e poi un'altra in un altro “contesto” e così via.

Partendo da mattina per arrivare ad un'altra mattina.

Forse c’entrava quel tormentone del aggrapparsi al qui e ora a cui venni spesso sottoposto in vari gruppi di recupero.

Non saprei, ma una cosa mi strabilia, come spesso capita con le parole.

Domani viene dal latino di mane.

Di mattina, come se preparandosi bene a riempire lo spazio mattutino, il resto della giornata venisse poi da se.

E quindi?

Chiosa alla franzosa: obligatuàr

E quindi:

“domani è un altro giorno”.

Tutto qua.

Chi vuol esser lieto sia.

Del diman v’è si certezza.

 

Kalimmudda de Medici

Bandabardò Fuori orario




 

domenica 30 gennaio 2022

2022 01 30 – Habemus preside

2022 01 30 – Habemus preside

Senza parole, ma non si può.

Sembrerei la Meloni senza tette.

Dai e dai dopo 7 anni habemus preside.

Istess.

Notate non papam, non presidentem.

Ma proprio preside.

Praticamente quello di terza media, anno più anno meno.

E’ che il divide ed impera funziona benissimo.

Avevamo una repubblichina, la prima.

Piccina picciò ricostruita e funzionante.

Poi sono arrivati gli alemanni

Con quelli ammerricanni che mi dicono averne ancora di paura degli alemanni

E dopo decenni di destabilizzazione ci han piazzato li in un botto solo gli scolaretti della seconda repubblichètta.

O terza non so bene, si perde il conto come con i richiami del vaccino.

Controllabili, manipolabili, corruttibili e in più ignoranti.

Evidentemente nemmeno troppo dotati se non riescono nemmeno a darsi un 600 ma restan fieri della 500.

Tutti bocciati.

Ma il punto è che ci hanno fatto sfasciare.

Hanno programmato che ci indebitassimo di modo da zavorrare la Germania garante.

Ci voleva un contrappeso e cosa di meglio di una repubblica delle banane da tirarsi dietro per vendergli qualche golf?

Così adesso tutti scolaretti viziati, felici perché hanno un nuovo preside.

Speriamo sia più buono di quello di prima così magari raccatto un 6.

Ma se è lo stesso, cretini.

Starà anche più attento a non farsi gabbare da una masnada di discoli indisciplinati intrisi di celodurismo.

Ho capito chi voleva una preside donna.

Questione di testosterone, mica parità.

E adesso?

Tra poco si va alle elezioni.

Il preside ce lo abbiamo.

Che bella scelta che è stata.

Sofferta, eh?

Ma alla fine che bel preside.

Come si presenta bene.

Quanto è signorile.

Una così brava persona.

E mo’?

Mo so’ cazzi .

Resta solo un vicepreside.

Che prima o poi gli girano i coglioni.

E va a zappar la terra di alemannia.

E a noi ci lascia senza santo in paradiso.

Ci resta solo la madonna.

Senza testosterone.

Ad avercela.

Ma che ci frega.

Richiamiamo Cicciolina.

Alla faccia della parità.

Di sfintère creperà.

Sfogando il testosterone.

Come nei cessi delle scuole medie.

Il mastino del pompino.

Ehhh.

Ci avevano ragione loro.

Ma loro chi?

 Ehhh.

‘nce lo so io.

 Ma non si può dire

 

Kalimmudda al poterem

La persa del potere 

venerdì 21 gennaio 2022

2022 01 20 – Preparazione

 2022 01 20 – Preparazione

Per  www.parolebuone.org

Preparazione e studio ci fanno trovare pronti a saltare su cavallo in corsa e affrontare imprevisti di sorta.

Quando ero piccolo non capivo l’importanza della preparazione.

Mi affidavo piuttosto all’improvvisazione.

Mi fidavo di un talento latente che sentivo nascosto tra le pieghe della mente.

Il che vuol dire che non studiavo mai.

Quando mi interrogavano erano frequenti voti improbabili come uno, due, a volte zero.

Io tornavo verso il mio compagno di banco, sogghignandoci, e una volta a tiro ci dicevamo : “embeh, anche questa ce la semo levata”.

Beata gioventude.

Iniziai a capire che dovevo prepararmi quando arrivai all’università.

Al primo esame ero preparatissimo, tranne che per qualche pagina finale di un mattone illeggibile.

Scienza della frustrazione.

Mi interrogarono su quelle pagine e mi bocciarono.

Alla seconda prova saltai le stesse pagine, forse per sfida, e di nuovo mi chiesero quelle  e mi bocciarono.

Lo schema neuronale si infisse nella mia mente.

Imparai soprattutto che è meglio non sfidare i numi della preparazione.

Sono piuttosto cazzimmosi.

E attraverso la neurosfera sanno tutto.

Comunque, preparare vuol dire apprestare prima.

Apprestare è un  derivato di “praesto “e cioè a disposizione.

Insomma mi devo procurare a disposizione prima.

Prima che mi serva.

Dopo, diventa un rappezzare.

Questa sfasatura temporale è quella più difficile da far capire.

Mia figlia ha 18 anni e dice che vuole studiare medicina.

Allora devi studiare, le dico.

Ti devi preparare; soprattutto preoccupato di essere il suo primo paziente.

E invece niente.

Spera che medicina scenda con lo spirito santo come scienza infusa.

Un giorno sarà così: civiltà dell’intelletto.

Intanto e vabbè, anche questa ce la saremo levata, che vi devo dire.

Se penso a ritroso a quando mi sono iniziato a preparare, la risposta non è a scuola o al lavoro o nelle disgrazie.

La realtà è che la preparazione profonda mi è servita dal manicomio.

Ho dovuto preparami postumo a quello che mi era  successo.

Imparando a preparare il mio intelletto, sia in senso lato sia a possibili scivoloni ulteriori.

Ma ho deciso di saltare sul cavallo in corsa e cavalcare l’imprevisto.

Che mi comunicava talmente forte che non poteva non volere dir qualcosa.

Assolutamente non volevo essere esoterico o peggio ancora “new mind”.

E mi preparai, per 5 anni o più, studiando di tutto, fisica dalla quanta alla astro. Biologia, genetica, psicologia, neuroscienze e poi non ricordo nemmeno più.

Ci si prepara per dimenticare, dice il saggio. 

Così si libera l’anima.

Ci ho “vinto” mie teorie, proesie, sofie e infine una ontologia privata, un ambiente semantico, dentro cui adesso mi muovo a piacimento consapevole dell’influenza che esercita su quello che mi circonda e su me stesso.

Anche se sembra che non si veda, tutto è collegato e ogni pensiero incide sulla gravitazionante neurosfera.

Intriso della forza dell’amore che move il sole e pure i cuori.

La preparazione è atto d’amore, dunque?

Si, certamente.

E adesso mi sento preparato a sufficienza.

E anzi diffido di chi chiama preparazione l’avidità di sapere.

Ci vuole fede a prepararsi.

In fondo è un viaggio nel mistero.

Il mio cavallo non galoppa più, ma trotta e danza come in una gara di dressage.

Un amore elegante non solo potente.

Ma io so che quella preparazione mi fa affrontare non tanto le difficoltà, quanto l’interezza delle mie esperienze, con la serenità di chi è pronto a qualsiasi evenienza, finanche, infine, alla morte.

D’altronde solo camminando tanto si trova l’imbocco in qualche porta dell’universo.

Per concludere vi smorzerei e vi direi : preparazione, mica cazzi!

E un omaggio alla baracca 52, non come bombardiere, se non di lovvosfere. 

Kalimmudda preparavit sorpresam 

B52, Love shack






domenica 16 gennaio 2022

2022 01 16 - Gasiamoci tutti

 2022 01 16 - Gasiamoci tutti

Facciamo per finta.

Sta passando.

Si vede il picco.

Si sogna il bricco.

Come pantani.

Incùbo mortirolo.

Alziamo la testa per vedere se fosse finita.

Come pecore speriamo di si.

Speriamo nel gregge.

Non pensiamo alle schegge.

Non di follia, qua sono di folìa

Ci troviamo nel nuovo mondo.

Abbiamo imparato la lezione.

E ne abbiamo approfittato per fare tutto nuovo.

Abbiamo transìto tutto in verde.

Energia pulita in cambio di geopolitica.

Uno stato di qua, una guerra di la.

Un canale di giù, un tubo di su.

Insomma, mentre il virus pedalava ci han gabbato dalla cima.

Dove son gli attivisti?

Perche’ non gli danno più voce?

Sara mica per i nuovi proclami.

Nucleare e gas in cima alla tassonomia Ue.

Ah, no.

Eran le rinnovabili.

Ups, froidiano.

E’ che non so cosa sia la tassonomia.

Suona di tasso, tassi, tassa, tasse.

Ma per il gas ci fanno la guerra.

Appena finito il tubo norreno, giù un ucraino perde terreno.

Mentre il kazaco la fa da cosacco, e la piana riserva rimane in Siberia lontana.

Ma poi il gas non faceva emissioni?

Mi sa proprio che giocano ai monopòli.

Resta il nucleare, in attesa dell’acqua idrogenata.

Basta farlo piccolo.

E al massimo facciamo un funghetto collaterale molto più piccolo di una centrale.

E ognuno girerà col suo contatore.

Una pila formato stilo farà da nano reattore, infilata ben su, su nel retto inferiore.

Sa tanto di scusa questa del reattorino.

Mentre più vero mi pare il norreno.

E quindi gasiamoci tutti.

Anzi, no.

Era gassiamoci tutti.

Olocausto carbonio.

Un trentennio a disposizione, dicono.

Con l’acqua alta alle coste, credo.

Quella storia dei ghiacciai io l’ho vista.

Svoltavo una curva e si stagliavan di bianco.

Mentre adesso ci trovo solo ermellotta da prato maròn.

Simpatici roditori, per la carità.

Ma a roderci presto il culo sarà.

Intanto io vado a piedi, emettendo solo peti.

E che puozzo fa’.

Io non perdono e tocco .

Kalimmudda a reactionem



mercoledì 12 gennaio 2022

2022 01 12 – La coerenza nel vaccino

2022 01 12 – La coerenza nel vaccino

Ebbene si.

Oggi mi son fatto la pera.

E nessuno mi ha contestato niente.

Nessun dondolìo di disapprovazione

Anzi.

Per la prima volta in vita mia c’era un esercito di esercito li apposta per bucarmi.

Ma come ?

Ma tu non eri quello che io non mi vaccino?

1.      Non sono una cavia

2.      Non approprio plusvalore

3.      Non vedo la cura

Quasi un no vacs.

Anzi no, per la carità, no vacs proprio no.

Sta di fatto che un colpo di spugna  e tanti saluti ai principi, senza accento a trabocchetto.

Ora.

E’ pur vero che la coerenza è la virtù dei cretini.

Ma in realtà non è come sembra

Sono anni che reclamo.

Addirittura pregando Stefanos santos : vaccina nos tu.

E nessuno si decideva

Mentre il tempo passava

E il virus variava

E io sognavo l’ossimorico tiranno illuminato.

Che ordinasse il da farsi.

Senza farse.

Finché è arrivato.

L’obbligator vaccinar.

Che sembra la coda, ma in realtà è quello che infine decide e si impone.

Devo dire che la macchina vaccinale appare subito come una macchina da guerra.

Con tutti i suoi alpini a corredo, addirittura commoventi volontari.

Organizzassero così l’agenzia delle entrate avremmo tappato il buco da 200 che ci attanaglia il futuro.

Comunque all’uscita faccio per accendermi una sigaretta incurante delle statistiche sui morti di tumore.

Oramai assuefatto ai morti di virus.

Vengo avvicinato da due giornalisti.

Una mi piazza il gelato in bocca.

Fanculo la sigaretta.

Che mi sostituisce col gelato

E presuppone : come è andata questa terza dose ?

La gelo con un : era la prima

E come mai solo adesso?

Perché avevo delle perplessità, e aspettavo l’obbligo.

Eh?

Eh.

Aspettavo che mi obbligassero.

E adesso come si sente ?

Sollevato.

Cioè?

Con un senso di sollievo, che altro cioè?

Me li immagino ancora li a fare domande senza ricevere risposte di dubbiosa coerenza.

Ma non è che la coerenza sia la virtù dei cretini.

E’ il dubbio che è la virtù dei scretini.

E io me lo sono vissuto per due anni.

Che sollievo questa pera.

Un viaggio da chimera.

Anche se non si sente niente.

La leggerezza rimane.

Come pensieri di brezza.

 Devi fare ciò che ti fa stare bene

Kalimmudda ipse immunix




 

lunedì 3 gennaio 2022

2022 01 01 Synfisica - Amore gravità e intelletto civiltà - Immagini PPT


Synfisica
Amore gravità, intelletto radiazione di civiltà e alcune dinamiche dominanti
https://drive.google.com/file/d/0BzJp9QwA8rYgNjZHd1c3b2FUM2M/view?resourcekey=0-6mdr1MEgo7UVtScumHXToQ
Selezionare link, cliccare vai a google e poi scaricare in word

Immagini in costruzione 
https://docs.google.com/presentation/d/1Epc1yGROPNpBtr3KLrRJL408eRoPMfBo/edit?usp=sharing&ouid=110191402270257588225&rtpof=true&sd=true
Scaricare in ppt per vedere testi e relativa costruzione




 


giovedì 30 dicembre 2021

2022 01 01 - Szars kaos

2022 01 01 - Szars kaos

Ouverture.

Gioia.

Bella scintilla divina.

Figlia dell’Elisio,

noi ci accostiamo ebbri d’ardore,

o Divina, al tuo sacrario.

Allarme.

Confusione.

Sono tutti impazziti.

Da quando c’è omicron. 

Tutti i vaccinati danno segno di squilibrio mentale.

Liberi tutti.

Siamo over 100.000.

Non gli frega niente a nessuno.

Figurati di deltacron.

Occhio che a lasciarla andare spunta la Szars.

Imperativa.

Imperiale.

Gassosa.

Intanto. 

Solita tarantella elettorale.

Funiculì.

Solita.

Che ci contagia ogni volta che c’è da eleggere qualcuno.

Almeno una voltanno, dunque.

Tutto bloccato.

Encefali in pappa.

Macedonia delle idee.

Schizofrenìa.

Prende al cervello.

E’ la variante neurale.

Una pioggia normale.

Di norme.

Di norma.

Un pornomane presidente.

Meglio i casini.

Draghi fumanti di giramenti.

Giuramenti.

Intanto.

Poveri a 10 milioni.

Inflazione.

Interesse su i tassi.

Passione di tasse.

Spotere di spesa.

Rabbia di offesa.

Recessione.

Che paura.

O soluzione.

Revoluzione.

Distrazione.

Di fondi.

Di fuoco.

Treno perso.

Investimenti di briciole di pnrr.

Persi.

Una volta li facevamo da soli i 200 all’anno.

Intanto.

Europa dibatte.

Europa si sbatte.

Austeri si, austeri no.

Memorie weimaraner.

Guerra in casa

Ucraina vicina.

Più della Cina.

Dove bastan tre nina,

e ti chiudono milioni.

Nostalgia di genìa,

che sia rinascente,

comandando decisi

e non persi di crisi

Intanto.

Guerra del gas

Nelle mani di zar

Back in the Ussr.

Focolai dappertutto.

Quasi fin dove è tocai.

Ribollita di impero

che paura, sincero.

E se si sveglia il kazako

Gengi's fan zarkhaàn.

Intanto.

Gradi anormali.

Tramsizione verde.

Andate in tram.

Come un sabato italiano.

Già dimenticata pure tu.

Voglio il na no nu cleàr.

Come direbbe l’Oms.

Al peggio nanofunghetta un condominio.

Meglio del gas,

rende ostaggio di zars.

Sta tutto da loro.

Varrà più dell'oro.

Intanto.

E intanto l'ltalia giocava alle carte

Eee se ne stava serena nei bar.

O bare.

Non si può comandare.

Ci finisci a turbare

Ne bastavano 100 di euro.

E l'obbligo si svelava farlocco.

Se lo sapeva la nina di cina 

non nascondeva in cantina

chi li chiaman vaccina

Cantate.

Canta che ti passa.

Koro Keplero.

Saturazione di stelle.

Di balle.

Gioia in Senato.

 

Kalimmudda ipsum kaotic


Bonus mamma che kaos
https://www.youtube.com/watch?v=VZnjwST_DAQ