2025 02 06 - La riviera dell’elettrosciock
Trump
shock: gli Usa prenderanno il controllo di Gaza, sarà la nuova Riviera in Medio
Oriente
Ma
che bella idea.
Chissà
come mai non è venuta a me.
Anzi
no.
Mi
devo dissentire.
Vi
avevo allertato.
Di
deportazioni e costruzioni con golosa vista mare.
Era
l'era della tregua vista mare dei
bambini feroci.
Il
fatto è che se uno è malato poi le spara a più non posso.
Io me ne ricordo qualcosa.
Erano
dette picconate.
Sono
sintomi di crisi maniacali.
Bipolare
insalata di pensieri e di parole.
Ora
è l’ora della riviera.
Francese
o romagnola tra omelette e piadinette.
Già
che ci sono farei pure una costiera amalfitana.
Ma
la costa a strapiombi e anfratti non la rende replicabile.
I
grattacieli non saprei proprio dove metterli.
Prima
di tutto però devo rilocare i nativi nizzardi e romagnoli.
E’
sconcertante il gioco a traslocare intere popolazioni.
Tanto
più se me li sposto a casa altrui.
Già
sarebbe più accettabile giocare sui terreni di casa propria.
Io
per esempio prenderei i palestinesi.
E
ne dislocherei una invincibile armata.
Nella
terra dei sempre ricchioni con il culo degli altri.
Penso
al Wyoming, inutilizzata repubblicana terra di pianure già degli indiani.
Tanto
quelli li hanno già stroncati e spazzati via.
Poi
progetterei qualche riserva speculativa in zona tipo Yellowstone.
E
la imbottirei di grattacieli, residenze, casinò e tante escort.
Ma
non donerei mica tutto ai diasporati di palestina.
Già
ricevono tanta grazia senza bombe.
Magari
accettano pure i lavori forzati.
Storici
ricorsi di un ricorrente vizietto di schiavismo colorato.
Nel
pensiero di plausibile follia manca solo un tassello.
Non
voglio rovinare il rivierasco giocattolo novello.
No
a guerrafondai mistificati di misticismi.
Per
cui ti asporto anche Israele con tutte le armi e bagagli.
E li metto tutti a raffreddare i bollenti spiriti.
In Alaska.
Mi
sarebbe piaciuta la Groenlandia, ma pare sia di altrui.
Sentiranno
certo un bel freschetto.
Mentre
i palestinesi sogghigneranno nel tepore di piana terra indiana.
A
questo punto la terra di Palestina resta vuota
I
conflitti sono improbabili perché dislocati ben lontani.
La
celebrerò e la chiamerò una pace storica, all’indiana.
La
costruzione della terra sia santa che promessa la appalterò ai cinesi.
Con
le costruzioni sono bravi e con i dazi non rompono i cugghiuni.
Gli
daremo il medio oriente in concessione plurisecolare.
Come
Hong Kong, che ce la possano ricostruire più che florida.
Zitti
zitti alla loro maniera, che non li vedi fino a che non han finito.
A
quel punto potrò dare la scelta a contro deportare
In
riviera, che gioiello.
Fino
su a Gerusalemme.
Ma
non la do mica al primo magnate capitato.
Quello
è goloso ingordo sciroccato.
Ma
stavolta resterà shockato.
Elettroconvulsivato.
Kalimmudda
ipsum dixit
Elettroschock the monkey, donkey
Elettroschock the monkey,
donkey
Ndr
Peter
Gabriel ha dichiarato che, sebbene il brano sia stato visto come una canzone
animalista, in effetti si tratta di una canzone d'amore che descrive come
la gelosia possa scatenare in una persona i suoi istinti più primordiali; la
scimmia citata nel titolo rappresenta una metafora dei sentimenti di gelosia.


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