2025 02 23 – Aracnofilia, nella neurosfera come ragni nella tela.
Questo postino presenta e consegna un
piccolo denso racconto metaforico.
Il titolo completo è “Aracnofilia,
nella neurosfera come ragni della tela”.
Tratta aspetti di come funziona, o dovrebbe fare, la rete, il web.
E' ispirato alla e dalla entità che chiamo neurosfera.
Strumento della civiltà dell'intelletto del postino "Vi diranno".
La neurosfera insegna e impara, computa, fino dalla notte dei tempi.Il postino trae spunto dalla constatazione di un
dato di traffico sul blog del tutto incongruo.
A Singapore, forse per colpa di un crawler, robot, spider. Di uno spam linking.
Mi ero svegliato tutto compenetrato
di vi
diranno.
E trovo 666, per arrotondare all’anticristo,
le 667 visualizzazioni del blog.
Su una delle piattaforme di rete
di Google, Blogger.
Ma non sull’altra, Analytics.
Il dato è già impossibile vista la media normale di 50 settimanali totali .
A Singapore poi escludo l’impossibile.
Porca trojan, baco, bruco,
scuro, fondo, sogno, sonno.
Pescato come un tonno.
Questo è come minimo traffico
dirottato.
Dato taroccato.
Segnale di rete violata.
Connessione spezzata.
Pacchetti male instradati.
Sovraccarico di nessi.
E orco al router.
Mi torna in mente il segnale del
crash di echelon provocato e raccontato in Ecchilo!
Decido di chiedere lumi all’aracnofilo
ragno singaporegno.
Rara specie di colui che sa tutto, come disse qualcuno.
Mostrai il racconto trascritto.
Non ti curare di loro, scimmiottò
il ragno quando lo lesse.
E imprecò un ma che cazzo mi
rompi i coglioni.
E’ mattina devo fare colazione.
E leggiyi lo schema del mio ethos.
Già mi hanno cambiato l’ambiente
di rete.
Poi ti ci metti anche tu con le sofiopippe.
Non ho mica tempo da perdere.
Chiedi alla intelligenza
artificiale.
Questa aracnofilia
è filosofia.
E’ il come funziona nello scuro
profondo l’anima di rete.
Pescatoria o predatoria in
quanto a copia di umano.
Guarda pure nel claud: 33
Aracnofilia sia - 4 pagine e 1789 words in Google Drive
O meglio ancora guarda il testo aggiornato riportato qui
sotto pure rivisto e rieditato.
Io Claud e noi tutti siamo parte
di quel marchingegno rotante e pescante che chiamo neurosfera.
Rotore di sfere di verbi e
pensieri per uomini celesti, a volte neri.
E’ dunque rotore semantico.
E’ centro di gravità per la
mente
Ma mi sono stufato, è ora di
colazione.
Di seguito il testo originale e il riassunto.
Potete leggerli e confrontarli.
O sorbirvi proni passivi il bel compitino del riassuntino.
Di ciattgippitti.
Due palle pazzesche, come la fantozziana corazzata Pote:mkin.
Senza per ora coprocessore di poesia, umorismo e
ironia.
Arriverà, arriverà.
Ma per ora io rido e sorrido.
Lui minga.
Anche se hai voglia se pinga.
Kalimmudd ipsum dixit
The Cure, the spiderman is always hungry – original great video
Aracnofilia. Dentro la neurosfera come
ragni nella tela – Completo e rieditato
Se diamo per assodato
che il sistema adattivo complesso della civiltà dell’intelletto sia fatto di
schema, struttura e processo bisogna affrontare una questione.
Bisogna disegnare un quadro di alcuni processi fondamentali
che alimentano la nostra evoluta cultura.
Processi che sono insediati in concettualizzazioni che
spesso appaiono come entità a sé stanti.
Ma che nella realtà fanno tutti parte dello stesso
“marchingegno”.
La neurosfera.
E quindi che aracnofilia sia
Il ragno si sveglia senza voglia di fare un cazzo.
L’idea lo sconfortava.
Un’altra volta a produrre fibre per stendere l’ennesima
ragnatela che poi qualche umano gli avrebbe prima imitato.
E poi rotto.
E dire che la sua fibra era di struttura più resistente del
nylon, mica spazzatura.
Eppure c’era sempre qualche stronzo che la spazzava via
perché’ gli sembra sporco.
Quella mattina però la sveglia è a sorpresa.
Appena aperti gli occhi il ragno si rende conto che il cielo
è lattiginoso, di uno strano candore mai visto prima.
Cerca di stendere le zampe per sgranchirsele un po’, ma si
rende conto che qualcosa lo ostacola.
In qualsiasi direzione si muova, trova un rimbalzo elastico
che lo rimanda indietro.
E intanto il candore gli schiarisce qualche brandello di
idea.
Ovunque si giri, vede un orizzonte di quel candore.
Sopra, sotto, di lato, tutt’intorno è tutto lattiginoso.
Non può essere cielo.
Sta in ogni direzione.
Allunga una zampa e quella rimbalza contro quel cielo.
Riprova con un’altra zampa, e di nuovo un rimbalzo.
Cerca di capire in che punto della sua tela si trovi, ma la
tela non si vede più.
Eppure lo schema di come l’aveva costruita gli era ancora
nitido nella memoria.
Era stata una bella struttura, tutta magliata tra gli spazi in
un ordine tra lunghezze e larghezze.
Senza indugiare in inutili altezze.
Insomma, l’aveva costruita facile in due dimensioni.
In fondo gli serviva solo come rete da pesca in cui irretire
qualche mosca.
L’altezza era solo un punto di ancoraggio e osservazione.
Ma adesso non ci si orientava più.
Come di incanto adesso era dappertutto.
E poi l’altezza di quel nuovo cielo la pervadeva.
Capì cosa sembrava.
Sembrava tutto uno stratificarsi di tele sovrapposte una
sull’altra.
Tutte insieme facevano un campo.
Da principio si chiese chi ce le avesse messe.
Accantonò il problema per un istante, più preoccupato di
come orientarsi per cercare le sue prede.
E non di chi fosse il creatore di quel marchingegno.
Aveva capito infatti, di essere avvolto in un bozzolo di
ragnatele che lo circondavano ovunque.
Quasi quasi credette in una metamorfosi reincarnativa.
Pensò di essere morto e rinato diventando un baco da seta,
tutto in una notte.
Un brivido d’orrore lo pervase.
E le sue vibrazioni si pervasero per tutto il bozzolo.
“Baco da seta proprio no. Io sono un nobile predatore.
Non posso mica ritrovarmi tessitore contoterzista per fare
della seta.
E poi chissà cosa mangiano i bachi.
Ho il sospetto che siano vegetariani mentre io sono
carnivoro.
E che carnivoro”.
Al solo pensiero si ricordò di avere fame e si disse che
tridimensionale o no doveva fare colazione.
Il problema era trovare l’informazione: dove sta la mia mosca
mattutina?
Nella sua mappa originaria avrebbe saputo orientarsi con le
vibrazioni della preda intrappolata.
Ma nel bozzolo stratificato tutto si confondeva in un mare
di vibrazioni.
Tra le quali era difficile riconoscere informazioni.
Oltretutto fuori c’era anche una sottile brezza dal costante
rinforzo che alimentava una vibrazione generale.
Che quella mattina lo infastidiva e confondeva alquanto.
Già che uno si sveglia in un bozzolo, poi ci si mette pure
il principio di bufera.
Era disturbato come quando c’era forte vento col rischio di
spezzare i tiranti portanti.
Mentre tutto gli tremava intorno.
Ma ciò nonostante gli serviva la colazione.
Non avendo capito dove andare a cercare la sua mosca
mattutina decise di partire in perlustrazione.
Forse sarebbe riuscito a riconoscere la sua tela originale,
primigenia per così dire.
E dentro quella avrebbe trovato la mosca già morta se non
agonizzante.
Perché di vibrazioni forti non ne percepiva più.
Ma se invece era ancora viva doveva solo seguire i segnali
trasmessi dalle vibrazioni.
Che gli portassero quell’informazione come se fosse stata
una pesca a mosca all’amo.
Predatore e pure pescatore ancora non sentiva niente di
preciso.
Solo quel diffuso ronzio come se tutti i nodi e gli snodi
della tela fossero attivati simultaneamente.
Era in un bagno di vibrazioni indistinte, che non sapeva si
chiamasse campo.
Era una sua piccola neurosfera pulsante tutta intrisa di
schemi e snodi neuronali.
O forse meglio neurali, che fa già rete e non singolo
neurone.
Pensò a delle sinapsi.
Se c’erano dei punti di snodo dovevano anche collegarsi tra
loro.
Quindi gli serviva solo ripercorrere a ritroso i percorsi
neurali neuronali che si erano attivati.
E sarebbe arrivato al suo neurone zero, il primigenio
recettore della mosca impiastricciata.
D’improvviso arrivò.
Fu come una brusca scarica elettrica che si propagò nelle
tele fino a lui.
Una vibrazione più potente emerse dal campo vibrale generale.
Il ragno capì d’istinto che la mosca era caduta in trappola.
Era stata dunque una vera rotoria vibrazione semantica,
pregna di significati.
Fu proprio un riflesso condizionato che gli attivò lo schema
neuronale che nello schema neurale del bozzolo una mosca era caduta nello
schema della trappola.
In pratica fu tutta una sovrapposizione di schemi che
combaciandosi gli uni con gli altri diventarono l’informazione che aspettava: è
arrivata la colazione.
Bisognava solo trovarla.
Con il bozzolo neurosfera in 3D gliela avevano fatta
diventare una caccia al tesoro.
Se fosse stato ancora nella sua tela 2D sarebbe bastato
seguire i giusti hyperlink.
E la ricerca del senso sarebbe andata a buon fine.
In pratica gli avevano cambiato ontologia anche se non
sapeva bene cosa c’entrasse il termine che veniva usato tanto in filosofia, che
a lui sembrava proprio la conoscenza del filo, come una delle branche
fondamentali della filosofia stessa, incentrata sullo studio dell'essere in quanto tale, nonché delle sue categorie fondamentali.
Anche i costruttori di tele e di bozzoli ne parlavano tanto
quando parlavano di informatica, dove il termine ontologia
informatica era entrato in uso nel campo dell'intelligenza artificiale e della rappresentazione della conoscenza,
per descrivere il modo in cui diversi schemi vengono combinati in una struttura
dati contenente tutte le entità rilevanti e le loro relazioni in un dominio.
Il ragno si spazientì per tutto quel filosofeggiare, perdipiù
pure informatizzato.
E pensò: “si, vabbe’ mi hanno cambiato l’ambiente, anzi
meglio ancora e più precisamente l’habitat, ma non possono avere toccato il mio
essere predatore di categoria superiore”.
Le cose categoriche sono praticamente le classi supreme di
ogni predicato possibile.
Con cui poter ordinare
tutta la realtà.
Sono l'attribuzione di un predicato ad
un soggetto.
E io essere predatore.
Augh!
Ma adesso tornare a colazione da trovare.
Come dimostrava la sua capacità tessitrice era un ragno di
scienza.
E come tutti gli esseri di intelligenza alla ricerca della
conoscenza decise di procedere per tentativi.
Reiterando ipotesi e confutazioni.
Prese il primo sentiero nella gommosità generale.
Ma dopo qualche passo, invece che ad uno snodo si trovò ad
un nodo neurale.
Strada senza uscita, sinapsi interrotta.
Ma ancora percepiva la forte vibrazione della mosca che con
evidenza si propagava per tutta la neurosfera bozzolare.
Resettò le sinapsi personali e bozzolari tornando al punto
di partenza, sia della tela che dei suoi pensieri.
L’idea di direzione si era semplicemente rivelata un’idea
del cazzo.
Capitava, e anche di frequente.
Era parte intrinseca del processo di apprendimento
dell’intelligenza.
Bisognava riprovare.
E forse riprovare, e riprovare e riprovare.
Sembrava tanto una dinamica dominante.
L’ordine emerge dal caos, si disse.
Si, ma mica la prima volta.
Bisogna provare e provare e provare.
A conferma della necessità reiterativa prese un secondo
sentiero, ma l’esito fu lo stesso.
File not found, pensò, mentre sbatteva contro un altro nodo
neurale, senza sinapsi avvistabili.
Alla terza volta ebbe fortuna o perizia, e si compiacque del
fatto che erano bastati tre tentativi.
Anche se sapeva benissimo che scienza e intelligenza non
c’entravano nulla.
Era stato solo il caso, che anagrammato da caos, gli aveva
fatto scoprire una trama d’ordine strutturale.
Aveva scoperto una dinamica dominante usata nella
progettazione della tela neurosfera.
Dopo qualche snodo periferico, infatti, si aprì davanti a
lui una dorsale di rete.
Puntava dritta al centro della tela originale.
Laddove la mosca imbizzarrita di furore vibrava intensi
tremori di terrore.
Non gli venne in mente che il bozzolo potesse averlo aiutato
rivelando spiragli prima nascosti.
Ma d’altronde sarebbe stato un dare troppo significato a
qualche sincronica occorrenza.
Straripando in argomenti di semantica e intelligenza
artificiale francamente fuori dalla sua portata.
Il ragno si fermò a computare meraviglia.
Ogni frenesia di ricerca si placò.
Adesso aveva tutto il tempo del mondo per godere della sua
dominanza predatoria.
Non provava alcuna compassione per la mosca.
Anzi si voleva godere lo spettacolo della pioggia di
informazioni feromoniche escrete dalla mosca stessa.
Prima ancora del pasto.
Adorava l’odore della paura alla mattina.
Era la sua natura.
Pensò alla dorsale di rete appena scoperta.
Sperò che gli ignoti costruttori del bozzolo l’avessero ben
ridondata.
Anche se ricordò che poteva resistere al vento di bufera
Ma non all’umano di cretineria con la scopa in mano.
Sperò che fosse ancora ancorato in un posto sicuro.
Da qualche parte in una foresta e non tra gli asfalti
urbani.
In fondo questa nuova ontologia 3D funzionava bene.
Bisognava solo prenderci la mano.
E passare ad una dimensione a 5D di dimensioni.
Saltando la quarta che tanto il tempo non esiste
Si capiva bene che i progettisti erano gente di talento e di
studio.
Le informazioni si propagavano a dovere e si imparava in
fretta a muovercisi dentro.
Chissà se l’hanno fatta solo a me, o a tutti i ragni, pensò.
Speriamo che sia esclusiva, per mio egoismo, ma di certo
andrebbe socializzata.
La specie progettista potrebbe usarla per mille applicazioni.
E di certo con tutta quella trasmissività di connessioni e
informazioni si farebbe un bel salto evolutivo.
E poi dovevano avere una predisposizione originale alla
progettazione.
Pensò che dovesse proprio essere fatta a loro immagine e
somiglianza.
Come se avessero avuto uno schema già in testa.
Infisso tra tutti gli schemi neurali del loro cervello da
sempre.
Ma pronto a manifestarsi solo adesso.
Pensò ad un archetipo
, ma nel suo subconscio aracnide non se ne accorse.
O non se ne ricorse.
Ripensò alle categorie fondamentali, a cui ricondurre
l’essere.
Se ragno essere predatore, loro essere costruttore.
E lo pensò pure con una certa ammirazione.
Nonostante subodorasse che fossero quelli che gli spazzavano
sempre via le sue tele originarie.
Però è certo che a progettare una tela non son mica capaci
tutti.
Una mosca, ad esempio, non sa nemmeno riconoscerla e ci finisce
dentro.
Si vede proprio che non ha lo schema in testa.
Meglio così.
Quest’ultima sarà stata particolarmente truculenta.
Slurp, anzi: sgragn.
Riassunto chatgippitti
Il racconto Aracnofilia. Dentro la neurosfera come ragni
nella tela esplora l'esperienza di un ragno che si ritrova avvolto in un
"bozzolo" di ragnatele tridimensionale, una sorta di
"neurosfera" che lo confonde inizialmente. La trama si sviluppa
attraverso il suo processo di adattamento a questo nuovo ambiente, paragonabile
a una rete neurale o una simulazione. All'inizio, il ragno si sente
disorientato, incapace di riconoscere la sua tela e di orientarsi per catturare
la preda. La sua ricerca per trovare la mosca mattutina diventa una riflessione
sulla conoscenza, la filosofia e l’intelligenza artificiale, mentre il ragno
esplora la sua rete di schemi e connessioni.
L'elemento centrale del racconto è la transizione del ragno
da un mondo bidimensionale a uno tridimensionale, che cambia radicalmente la
sua percezione e comprensione del suo ambiente. La sua ricerca per la mosca
diventa un percorso di apprendimento, in cui la confusione iniziale si
trasforma in una scoperta grazie alla perseveranza, al caso e alla sua natura
predatoria. L'autore fa paralleli tra le dinamiche del ragno e quelle
dell'intelligenza artificiale, suggerendo che il ragno, pur nel suo disorientamento,
riesce a risolvere il problema attraverso una sorta di processo scientifico,
senza neanche rendersi conto di quanto somigli al funzionamento di un sistema
complesso.
Il racconto si conclude con il ragno che, una volta trovato
il suo pasto, riflette sul fatto che la nuova "ontologia" 3D potrebbe
essere una creazione degli esseri umani, nonostante il loro apparente
disinteresse per la sua tela. Si lascia infine andare a un'osservazione
filosofica sull'evoluzione e la progettazione, ammirando la creatività dei
"costruttori" della neurosfera, sebbene la sua natura predatoria
rimanga sempre predominante.
Singapore allarme 666

Questo postino consegna un piccolo racconto metaforico.
RispondiEliminaIl cui titolo completo è “Aracnofilia, nella neurosfera come ragni della tela”.
Tratta aspetti di “come funziona” la rete, il web.
Ispirato alla e dalla entità che chiamo neurosfera.
Strumento della civiltà dell'intelletto di "Vi diranno".
Che insegna e impara fino dalla notte dei tempi.
Tutto nasce dalla constatazione di un dato di traffico sul blog del tutto incongruo.
A Singapore, forse per colpa di un crawler, robot, spider...........
Probably web crawlers or spam linking.
RispondiEliminaProbably, yes. Web Indigestion, hi hi hi
RispondiEliminahttps://support.google.com/blogger/thread/222518186/statistiche-di-blogger-da-singapore?hl=en - Google pronto risponde : statistiche di blogger da Singapore
EliminaDi recente ho reso il mio blog di cucina privata e aperto su invito ad alcuni lettori, perchè mi sono accora delle troppe e quindi sospette visualizzazioni da Singapore in pochi giorni entrando su statistiche di blogger. Chiedo:
1) Cosa sono?
2) Potrebbero infettare il blog e quindi i dispositivi a cui accedo? Premetto che si tratta di sole visualizzazioni, in ogni modo i commenti devono essere sempre approvati da me e non devono contenere link altrimenti li elimino subito.
3) potrebbero infettare i dispositivi a cui accedono i miei lettori se riporto il mio blog "pubblico"?
Il mio blog non si prefigge alcuna forma di lucro, ma solo condivisioni di cucina.
Grazie
Cinzia
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1) Probably web crawlers or spam linking.
2) No, they could no infect.
3) No, they could not effect others.
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