2025 02 26 - Il Regno delle Dieci Siberie.
Nove giorni di attacchi a provincie e comuni.
Nove
giorni di attacchi russi alla nazione.
Serviva
una certa salvinifica aracnofilia.
All’alba
del decimo giorno il ragno perse la pazienza.
Erano
nove giorni e mezzo che la sua bozzola veniva intasata.
La
bozzolo tela era violata, strappata e profanata.
Bisognava
trovare in quale ganglo vitale.
Si
ricordò che la rete era di teorici uguali tra pari.
Portanti
dorsali diramavano connessioni per tutti.
Capillari
di periferia facevano le provinciali.
Nemmeno
la ridondanza riusciva a sbloccarla.
Percorsi
di schemi neurali alternativi venivano tutti deviati.
Alternative mancate di un enorme problema postale.
I
postini non potevano consegnare pacchetti, ai
Mentre
la tela non concludeva un concetto finito, ai.
Tutto
restava appeso nella lattiginosa vasta densità.
Nella
ontologia della neurosfera e della sua metasfera.
L’impero
dei ping non si era rivelato essere ming.
Forse
comunicava in cirillici concentrici ring o sing.
Il
ragno promossosi “lou gurone” seguiva la vibbrazzione.
Era
innervosito perché condotto da fame perenne.
Gli
avevano solo fatto venire più platonica sete
di libertà.
Con la furia di provare e riprovare arrivò al nodo reale.
Era
una gassa diamante che più la tiravi più si stringeva.
Era un nodo davvero poco provinciale, universale.
Ma chi mai poteva pensare di attaccare tutta l’Italia, tutta l'Italia.
Meglio
partire dai suoi gangli provinciali di poca portata.
Doveva
essere un allertimento di geostile mafioso.
Non
risultavano raggiungibili i siti delle Province di Trapani, Ragusa,
Caltanissetta, Enna.
E
nemmeno del Comune di Catania e della Regione Puglia.
Qualcuno
disse ecco perché ci voleva il
ponte sullo strutto.
Per
avviare la tanto attesa tratta Messina Barletta.
Viadotto
dorsale portante dell’impero dei mai più minga.
L'agenzia
per la cybersicurezza nazionale ha allertato i bersagli e le autorità.
E
fornito suggerimenti per la mitigazione dell'impatto.
Concretizzatosi
in un grande evviva con uffici chiusi e tutti al mare.
I
cirillici però di rivoluzioni se ne intendevano.
Appena
svuotata ogni provincia vi entrarono con i loro nanissimi droni.
E
seminarono tutto di strumenti di precisione dal grande brand kagibi.
Mentre
contavano le principali province il ragno sentì voglia di goulasch.
Ma
le provincie erano tutte in territorio di bisiculo lignaggio reale.
Un
lampo squarciò i suoi pensieri.
Ripensò
all’eurogulasch
tra asteroidi.
E
vide l’opposto manifesto.
I
cirillici stavano invadendo il Regno delle due
Sicilie.
Non
c’era dubbio, bel casino.
Per
ripartire con assolutissimo zarismo a conquistare tutta l'Italia, tutta
l'Italia.
Con
particolare attenzione a Barletta.
Capitale
della orecchietta.
Santissima
‘ricchietta messianica salvezza dell’italietta.
Restaurata
col cyberassenteismo forzoso.
Evocativo
di corso legale del Cryptocarlino.
Riserve
non monetarie, auree o valutarie.
Riserve legali di cibo reale, di grano.
Il
carlino aveva introdotto l’avvento delle crittorecchiette.
Con
il prevedibile esito del cicinammafè.
I
cirillici si erano preparati a deportare i terroni migranti.
Tutti
senza orecchiette nei vecchi gulag già pronti.
Lungo moto
migratorio di migranti dai ponente ai levante.
La
Siberia infatti minchia quanta era tanta.
E
si era sbrinata e fiorita per un autonomo regno.
In
onore del principino venne così restaurato.
O forse in onore del ragno, vai a sapere.
Ragno delle dieci siberie.
Ah, no.
Era Regno
delle Dieci Siberie.
Così fu chiamato.
Moltiplicatorio del Regno delle Sicule Due.
E
orecchiette di educati siberiani per tutti.
Kalimmudda
ipsum dixit
Dal crittocarlino alle crittorecchiette

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