2025 02 20 - Opossi no, marmotte si.
E
il terzo giorno egli si riposò.
Era
soddisfatto della rapida evoluzione degli eventi.
Si
concesse quattro giorni di vacanza.
Praticamente
aveva lavorato precario col miraggio di un weekend lungo.
Aveva
inventato onniscente e preveggente la settimana corta, la minimana.
Certi
posteri pensarono che avrebbe fatto meglio a stare più attento.
Ma
egli amava ciondolare più che andare alle lezioni di onnipotenza.
Quella
di quella scuola da dio era una rottura bella e buona.
Ma
egli era contento soddisfatto della sua totiscienza.
Senza
bisogno di fare troppa scienza.
Data
l’abbondanza di tempo da perdere aveva creato un sacco di specie biodiverse.
Così
per sicurezza aveva replicato filamenti di informazioni.
Dall’alto
dei cieli era proprio un belvedere.
Si
era fatto anche delle specie di predoncini da compagnia con tanto di pratico
marsupio.
Per
riempire di doni sanpietrini colui che custodiva quel paradiso.
Dopo
attenta riflessione li aveva chiamati opossi in onore della sua onnipossanza.
Di
quei topogatti marsupiali si stancò presto, come spesso gli accadeva.
Stufo
di vederli cagasotto piagnisteare e fare il morto ad ogni allarme.
Al
ritorno dalla minimana decise di dare il tocco finale alla sua compiuta
perfezione.
Pensò
a un essere che potesse completare l’operazione.
E
si mise a lavorare mentre discorreva con la montagna giocando all’eco.
La
guardava compiaciuto già come una grande opera niente male.
Ci
voleva ora un mammifero trombaiolo da guardare, che egli tosto modellò.
Con
l’aiuto di una certa eva massaggiatrice con lozione, evalozione.
Gira
e rigira, prova e riprova evalozione partorì la soluzione.
E
ammischiò informazioni dai predatori opossi con quelle di altra prole.
Con
gli opossi inutili, ma con i loro bravi filamenti di riserva.
Immaginò
un essere di una nuova specie perlomeno tripotente.
Anche
se egli millantò una certa totipotente somiglianza, solo per il gusto senza
perdenza.
Trombarolo
ovaiolo camminava erettile moltiplicandosi in diretta.
Ma
solo in alcuni periodici momenti.
Altrimenti andava in letargo con tutti i suoi neu roncini, grandi tipo rognoncini nuovi.
Viveva
in grandi colonie nella montagna perforata di gallerie e germogliata di grattapeli.
Era
dotato di una grande capacità di condividere la risorsa calore con la
termoregolazione sociale.
Ciònonostante
caduco era caduco, perché ogni letargo ammazzava mezza colonica comunità.
In
compenso era diventato pochivoro, nonostante mostrasse una stazza spesso almeno
paffuta.
Pacifico gli
piaceva cazzeggiare, particolarmente spaparanzato sotto qualche sole.
E questa era altra causa di caduca caducità.
Perché se ti addormenti al sole una
qualche aquila ti mangerà.
Si era concepito un sistema di allarme fico.
Al minimo segno di aquilicolo pericolo
un fischio ricappottava tutti nella tana.
Squillo
acuto risuonato contro l’eco delle montagne.
Quelli che non riuscivano a scappare facevano i morti come opossi.
Ma non funzionava
mica tanto bene.
Le
aquile del sè sono sempre scaltre.
Certo
che dall’avvento di questa evaspecie con tutte queste peculiari specialità, l’aquila
faceva la fame.
E
cercò di reincarnarsi in erbivola nutria, nutrizionista nutrice da germogli o
radici.
Fino
a che si estinse nell’ultima reincarnazione dentro un filo d’erba.
Al
grido da eco silente di io non servo più, l’io non serve più.
Mancava
solo un nome giusto per la nuova specie.
Da
immagine somiglianza e possanza.
Egli
pensò “uomo”.
Ma
una voce pulcinellosa da dentro un filo d’erba restituì l’eco che si era perso.
Pirla,
urlò irriverente blasfema.
Ma
quale uomo.
E’
già fatta e perfetta.
E’
la Marmotta
.
Kalimmudda
ipsum dixit
Il grido della marmotta
Lo possino

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