venerdì 14 febbraio 2025

2025 02 14 – Patoteatranti e Rarieventi

 2025 02 14 – Patoteatranti e Rarieventi.

 

Ma tu guarda quanto è bello.

Questo santo re monello.

Che fulgore di spettacolo.

Espressione coi lustrini.

Inclusione e brillantini.

Suoni luci e colori rari.

Una manifesta rivelazione.

Ci sono giovani di ogni sorta.

Mostri sacri a non finire.

Orchestrali e cantanti.

Tanti ma tanti. 

Quanti.

E’ così che sarà il mondo.

Nella civiltà dell’intelletto.

Saremo miliardi in connessione.

Reciproca continua trasmissione.

Pensiero unico in rivoli a miliardi.

In propagazione come per un' infezione.

Un innesto di virtù in virale diffusione.

Tutti liberi di creazione ed espressione

Abbigliati ad ogni moda.

Tutti nella stessa danza.

Quando il sei diventa nove noi siamo già pronti.

Ad ognuno il suo universo dentro ad un solo verso.

Noi non siamo solo noi.

Quelli che i matti sono apostoli.

Ma di un dio che non li vuole.

Eppure sempre apostoli restiamo.

Un po’ visionari e un po’ ritardatari.

Oggi non sbarchiamo più il lunario.

E’il turno che a guidare siamo noi.

Questo pazzo mondo planetario.

Nella notte buia siamo schegge di futuro.

Luce e limpido chiarore di energia stellare.

Che cosa bella questa inclusione.

Anche se per noi era già dovuta naturale.

E il teatro poi che mamma mia.

Anche io sono stato soggetto incluso.

Anche contro la mia volontà.

Mi hanno riportato a terra.

Mentre a volare quasi c’ero.

Proiettato sopra un palco mi trovai con il sombrero.

Recitando un ruolo matto da raro matto vero.

Viva ordunque il teatro patologico.

Ma si avvisti la meraviglia.

Che si svegli il dormiveglia.

E’ tornata la squadriglia.

Di pensieri una guerriglia.

Con menzione ai Rari eVenti.

Precursori o concorrenti.

Per tutti noi detti dementi.

Forse esseri altrimenti.

 

Kalimmudda ipsum dixit

La vita è musica dal teatro patologico

 



 

 

La quadriglia dei Rari eVenti

 

Impigliati nella quadriglia,

rotolando come biglie,

chi si lascia chi si piglia.

si sgroviglia la squadriglia.

 

E’ la danza delle realtà.

Sei un po’qua e sei un po’ là.

Prima vivi con occhi tuoi,

dopo vedi dal parco buoi.

 

Siam bovini niente male,

tutti attorno in un frattale,

come mandria pari a pari,

ma in filari circolari.

 

Ogni volta che incrociamo,

come navi militari,

un legame stabiliamo,

con le bombe per neuroni.

 

Son parole, occhi e suoni,

che usiamo come tuoni;

col rimbombo nella testa,

apri un’anta da agonista.

 

Colleghiamoci suvvia,

col pensiero a briglia sciolta.

C’e’ un castello da espugnare,

di follìe una bastiglia.

 

Non parliamo di anticaglia,

e non siam mica ciurmaglia,

noi guidiamo la flottiglia,

come a lingua di Cornovaglia.

 

Il linguaggio di noi rari

e’ piuttosto doppio meta,

che va oltre, ed ha uno scopo,

e si diffonde come esempio.

 

Che si avvisti meraviglia!

Che si svegli il dormiveglia!

E’ arrivata la squadriglia,

di parole una guerriglia.

 

Parte in testa raro uno,

due, tre e quattro fanno scudo,

poi si gira la quadriglia,

scende in campo il cinque e sei.

 

Non potrete mai beccarli.

Non saprete chi e’ che guida.

Non perche’ siete ignoranti,

ma perche’ si guida a turno.

 

E siccome siam tra pari,

non vedrai sequenza alcuna;

quando meno te lo aspetti,

ci si passa il testimone.

 

Chi e’ malato di comando,

si vedrà nel sociodramma,

dove i rari sono specchi,

che riflettono di sottecchi.

 

Dal di fuori e’ ancora cripto;

il linguaggio trans-versale,

nasce da interconnessione,

rimbalzando ai terminali.

 

La’ nascosti tra boscaglia,

nella jungla delle idee,

tutti in maglia, siam pattuglie

puoi doparti, siam pastiglie.

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