2025 04 27 – Cinque giorni sobri.
Francesco
e bella ciao in nome della sobrietà.
Si inanellano le perle nella
collana di perline.
Quella che a Milano viene detta di cose
da pirla.
Già fu proclamato per 5 giorni il
lutto nazionale.
Roba che manco voglio sapere
cosa sia.
Ma evoca risvolti da regime.
Mi sa tanto di orgoglio imposto al
paese.
Di memoria vetusta veterana.
Come sia sia l’impressione pur sbagliata diviene di portata vaticana.
Sembra un’ammissione involontaria.
Una ammissione da confessione.
In gergo di dipendenze anglofone
si dice coppare.
Quanto ti scappa che hai
problemi di sostanze.
E affini demoniache possessioni.
Il proclama non è concordato ma
fa rima con lo Stato.
Sobrietà fa assonanza con
nascoste verità.
Questioni di subconsci e neurochimicità.
Rimozioni e negate perversioni e
distorsioni.
Questa nostra piccola nazione.
Non resiste e cade in
tentazione.
Di arrogarsi pure il potere
temporale.
Di qualche milione o miliardi di
elettori.
Come fosse un militare generale.
Guida tutti in balia.
Della sua dipendenza
da psicotropia.
Piccolo potere iniettato in pere.
O sniffato come polvere.
Instillato nei subconsci.
Prima i propri poi in quelli delle
masse popolari.
Ma adesso ecco la realtà.
È un evento come da beauty farm.
Ti rimettono a nuovo.
Cinque giorni e sangue e anima sono
ripuliti.
Resta solo il desiderio dal
retrogusto aspro.
Ha la forma della scimmia.
Appollaiata sulla spalla.
Qualche fenotipo viene subito in
mente.
Adesso sono passati i 5 giorni.
Tutti gli altri sobri senza bisogno di
proclama nazionale.
La sobrietà è una qualità di
stato d’animo.
Non si impone per decreto di
stato.
Ed infatti adesso sono tutti
pronti.
Arriva un nuovo carico di
potenti.
Si riparte con il doping.
Benedetti siano tutti.
E speriamo che sia roba buona.
Che altrimenti sono accidenti.
Cari i potenti prepotenti.
Kalimmudda ipsum dixit
Cold
turkey, la scimmia del grande tacchino
No alla dipendenza di stato, no allo stato di dipendenza

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