venerdì 18 aprile 2025

2025 04 18 – La lunga marcia al mokacino

 2025 04 18 – La lunga marcia al mokacino.

 

Oh mi farò un bel caffè.

Alla guisa di quel Franco latitante.

Senza essere decadente.

Nel superfluo non deviante.

Prese tutto l’occorrente.

Cioè il caffè già macinato e basta.

Ebbe un sussulto di nazionale indignazione.

Nello stipetto gli avevano lasciato una moka.

Era tutta rossa.

Con una falce e un martello stampigliati

Ma no, ma che falce e martello.

Quelli erano stampati su volatili afferrabili ologrammi.

Dentro i getti di gas russo.

Questa aveva un familiare disegno di luna e stelle.

Chiare evocazioni di quel certo spirito campagnardo.

Transumanato in prosperità e conoscenza.

In una strategia di lungo gioco antico, ben di più che i nostri scacchi.

Tutto era cominciato col motto secolare che arricchirsi è glorioso.

E quelli, ordinati dal partito lo hanno fatto.

Si sono tirati in trappola il mondo intero e l’occidente.

Globalizzato avido e sfruttatore.

La mano d’opera contadina costava poco.

E tutti ci spostarono le fabbriche.

Pochi decenni e quelli diventarono i viceré di tutto il mondo.

Arrivò un giorno la categoria del deus di nome errore.

Fece la faccia da indiano con le orecchie da mercante.

Non c’ero, non vedevo, non sentivo, non dicevo.

E si inventò un Dazionario intero.

Per far pagare al mondo unito il prezzo vero.

Della sua natura avida e ingorda di profittatore.

Ma oramai i viceré si erano riempiti di danè.

E competevano coi re in ogni dove.

Erano pure amici dei benzinai di mezzo mondo.

Sfoggiavano culture millenarie.

E riconoscevano il valore delle altre.

Si compravano ville leonardesche per le loro belle arti.

Un po’ di desaign ma solo dopo molta realtà.

Un giorno mentre noi dormiamo troveranno il bandolo.

E si brevetteranno qualche processo della pizza.

Io lo dissi che si doveva dare in concessione.

Per due secoli almeno tutto il meridione.

Meglio tutta la nazione.

Ma ci pensano da soli, pure senza lo jus soli.

Nell’attesa facimmoci quel caffè e stammo ‘ a vedè.

Eh, ma mi ero scordato che la Moka s'è arrossita.

Tinta rossa vergognosa, lei per la nostra nullapotenza.

Il meidinitali non lo copiano più.

E’ da mo’ che sono passati al buy in Italy.

Scordatevi l’espresso e pure le cialdine.

Lo dico da fù matto claudietto.

E’iniziata l’era del mokacino.

 

Kalimmudda ipsum dixit

'O Padrone e 'Na Tazzulella 'e cafè - 1977 (raro e pedagogico)

 

Moka cino




 

 

 

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